Torino: il grande talento di Lentini e quel trasferimento che danneggiò tutti

Torino: il grande talento di Lentini e quel trasferimento che danneggiò tutti

Figurina/ Il feeling con Mondonico, l’addio al Toro e poi il ritorno: e in mezzo quel maledetto incidente

Compie oggi 46 anni Gianluigi Lentini, uno dei talenti più puri e cristallini che abbiano vestito la maglia granata dagli anni ’80 ad oggi, un talento che forse avrebbe avuto una carriera diversa senza quel trasferimento nel super Milan piglia-tutti di Berlusconi e senza quel terrificante incidente in macchina nella notte del 2 agosto 1993 che per poco non gli costa la vita.

Lentini cresce nelle giovanili granata e proprio nel Torino esordisce in Serie A, il 23 novembre 1986 contro il Brescia; Radice lo mette in campo a 9′ dalla fine al posto di Corradini con il Toro già sotto 2-0; ha appena 17 anni. In quella prima stagione colleziona 12 presenze tra campionato e Coppa Italia; in quella successiva salgono già a 20. Lentini va un anno in prestito all’Ancona in Serie B, poi torna in granata, con il Torino che suo malgrado si trova lui pure nella serie cadetta. Con Fascetti in panchina segna i suoi primi gol con la maglia del Torino e in stagione gioca 23 partite. L’esplosione però arriva con l’avvento sulla panchina del Toro di Emiliano Mondonico: con lui gioca 89 partite, segna 16 gol, diventa uno dei fenomeni del calcio italiano ed europeo. Sfiora nel 1992 la Coppa Uefa, svanita contro l’Ajax con quel maledetto doppio pareggio tra Torino ed Amsterdam dopo aver eliminato il Real Madrid. Nell’estate ’92 però Borsano deve far cassa e lo vende a quasi 20 miliardi di lire al Milan di Berlusconi, scatenando una rivolta di piazza tra i tifosi del Toro.

In rossonero però è uno dei tanti: fa bene il primo anno, poi il tremendo incidente gli tarpa le ali. Non si riprende mai del tutto e va in rotta con Capello, che nella finale di Champions del 1995 lo mette in campo solo per 5′. Nel 1996 se ne va all’Atalanta dove ritrova il suo secondo padre, Mondonico, e un po’ di felicità.

Poi è la volta del ritorno in granata: dal 1997 al 2000 sono altre 104 presenze con la maglia del Toro, che riesce a riportare in Serie A al nel 1999, dopo il tremendo spareggio perso l’anno prima contro il Perugia. Nel 2000 il Toro retrocede e lui sembra ritirarsi, poi decide di accettare le offerte del Cosenza, dove resta 4 anni, seguendo persino la squadra in serie D dopo il fallimento. Continuerà poi a giocare nelle categorie minori, e adesso è un padre orgoglioso che segue il proprio figlio Nicholas, portiere del Bari Primavera.

Tanti auguri da parte della Redazione ad un grandissimo campione della storia del Toro

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