Torino, il rapporto difficile con i calci di rigore a favore

Torino, il rapporto difficile con i calci di rigore a favore

Approfondimento / Dagli 11 metri il Toro ha scritto un non invidiabile record, ma ora sembra tornato tutto nella norma, a cominciare dai clamorosi rigori non fischiati a favore come a Verona

Il calcio di rigore è un momento particolare del gioco del pallone. E’ più un duello di nervi, una specie di sfida tra due cowboy nel vecchio West. Un giocatore pronto a tirare e segnare contro un portiere che non ha nulla da perdere. Spesso si sente dire che a sbagliare il rigore è sempre l’attaccante, sono pochi i casi di portieri che effettivamente parano rigori ben calciati. Nel 2014 il Toro ha avuto un rapporto piuttosto conflittuale con i rigori a favore.

La serie di cinque rigori consecutivi sbagliati in campionato è qualcosa che raramente si vede in giro e che, sicuramente, è costato più di qualche punto alla squadra di Ventura. L’anno nero dal dischetto inizia un pomeriggio all’Olimpico, quando Immobile si fa parare un rigore da Consigli portiere dell’Atalanta. Quell’errore è ininfluente per il risultato, ma dal il via ad un maledizione che ha accompagnato il Toro per mesi. La maledizione continua anche a Firenze quando il Toro si gioca l’accesso in Europa League con il Parma. I ducali quella sera fanno un solo boccone di un derelitto e già retrocesso Livorno, mentre i granata sono ospiti della forte Fiorentina. 2-2 fino al 90′ ed anche oltre, le speranze dei tifosi del Toro sono ridotte e tendono a zero fino a che un fischio interrompe la quiete. Fallo su Larrondo, rigore per il Toro. A tempo scaduto. Sembra un sogno, sul dischetto va il simbolo di quel Toro, Alessio Cerci. Nessuno dei compagni si porta al limite dell’area per l’eventuale ribattuta, come se già sapessero che quel tiro è destinato ad entrare. Invece il tiro del numero 11 è brutto, quasi osceno. Un pallone calciato a mezza altezza centrale e senza troppe pretese. Rosati era rimasto in piedi, respingere quel tiro diventa un gioco da ragazzi. La partita finisce, il Toro è settimo, fuori dalle coppe europee. Poi le vicende fuori dal campo del Parma permetteranno al Toro di partecipare e dire la sua anche in Europa League, ma quel rigore sbagliato non è sparito dalle memorie dei tifosi. L’Europa League parte a luglio, nelle due partite contro il Brommapojkarna due rigori vengono assegnati al Toro e sono altrettanti gol a firma Larrondo e Quagliarella. Contro i croati dell’RNK Split è un freddo El Kaddouri dagli undici metri a regalare il sogno fase a gironi al Toro, ma poi inizia il campionato e dal dischetto la musica cambia. In Europa, però, continua il momento positivo dal dischetto con Quagliarella che regala tre punti decisivi segnando un rigore a tempo scaduto contro il Copenaghen a Torino.

Contro l’Inter è Larrondo a farsi ipnotizzare dal pararigori Handanovic, due giornata dopo tocca a El Kaddouri farsi parare un rigore decisivo da Rafael, portiere del Verona. Infatti i veneti vincono quella partita proprio perchè il numero 7 del Toro si fa parare il rigore che poteva valere il pareggio. L’ultimo di questa serie di cinque rigori clamorosamente falliti dai granata è quello di Sanchez Mino contro il Sassuolo, Quagliarella aveva lasciato all’argentino il calcio di rigore per dargli fiducia, ma l’errore dal dischetto a definitivamente complicato il percorso di ambientamento dell’ex Boca.

Ad interrompere la maledizione in campionato è il bomber principe di questo Toro, l’unico che può permettersi il lusso di sbagliare un rigore, Fabio Quagliarella contro la Sampdoria. Il numero 27 si è poi ripetuto sabato contro il Verona a dimostrazione del fatto che la maledizione sembra terminata.

Il Toro è squadra che di calci di rigore ne batte pochi, non è un mistero. Le piccole squadre devono sudarsi ogni risultato ed il Toro non fa eccezione, i regali da parte degli arbitri sono pochi e rari, quindi segnare un calcio di rigore diventa fondamentale ai fini del risultato. Contro il Verona il Toro ha fornito una prestazione nettamente superiore agli avversari, ma la partita poteva essere chiusa molto prima evitandosi la sofferenza finale. Ai granata, infatti, manca un clamoroso rigore per il fallo di Marquez su Quagliarella lanciato perfettamente a rete da Vives. In quel caso il regolamento parla di rigore ed espulsione, ma Fabbri non si è avveduto del fallo mal assistito dai suoi collaboratori.

Il 2014 aveva lasciato un Toro incapace di segnare dagli undici metri in campionato, ma spietato in Europa, adesso che in Italia la maledizione è terminata cosa succederà in Europa? 

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