Torino, in viaggio verso una terra di agricoltori e di muratori dediti

Torino, in viaggio verso una terra di agricoltori e di muratori dediti

Guida al granata in trasferta / Sull’autostrada A4 in direzione Venezia…

In macchina, autostrada A4 in direzione Venezia, l’arrivo a Bergamo è segnalato da una lunga curva capace di sorprendere gli autisti più distratti – e di scatenare varie serie di improperi – e dalla Torre dei venti, eredità del ventennio, capace di incuriosire gli sguardi dei passeggeri puntati sulle colline. Per molti Bergamo è solo questo, un passaggio verso est o verso l’aeroporto di Orio al Serio. Per altri Bergamo è la collezione dei suoi stereotipi: un dialetto incomprensibile con accenti particolari, una terra di agricoltori e di muratori dediti a ingurgitare quanta più polenta possibile. Un luogo comune fortemente deprimente, capace di appiattire secoli di storia e di cultura, che Bergamo cela come in uno scrigno.

Città articolata, quella orobica, divisa in Bergamo alta e bassa: se la prima è il vero e proprio centro storico la seconda, risultato dell’insieme di vari borghi nati già in epoca moderna, fuori dalla cinta medioevale. Proprio da qui, da Bergamo bassa, si può partire alla scoperta della città, percorrendo la lunga arteria che collega la stazione alla città alta, che chiude la prospettiva del viale. L’immissione in piazza Vittorio Veneto, il salotto di Bergamo, regala al turista ancora oggi sensazioni di forza retorica, esattamente la stessa impressione provata ai tempi della sua costruzione (diretta da Marcello Piacentini, l’urbanista che segnò anche Torino, con la realizzazione della nuova via Roma e di piazzetta CLN). Oltrepassata la piazza, la via inizia a inerpicarsi sul fianco della collina e ai suoi fianchi le case, dopo mesti esempi di edilizia razionalista e popolare, iniziano a mutare in villine più ricercate. La salita ha finalmente termine quando, dopo una curva, porta Sant’Agostino – sovrastata dal leone di San Marco – sottolinea l’ingresso nel cuore storico di Bergamo, oltre le mura cinquecentesche che ancora oggi dividono la parte alta dal resto della città.

Qui ad attendere il nostro tifoso in trasferta cìè un intricato sistema di vie e viette, dove riposano nell’ombra palazzi d’epoca, in un’epoca sospesa, quasi che il centro di Bergamo sia capace di mettere tra parentesi ogni bruttura della contemporaneità, lasciata la panorama che si apre sulla pianura. Sono tante le meraviglie che questa città sa regalare attraverso i suoi monumenti; forse il più commovente è la basilica di Santa Maria Maggiore, con i suoi esterni – gli absidi, la porta dei Leoni rossi e il campanile – mentre lì vicino la cappella di Bartolomeo Colleoni è sicuramente uno dei capolavori rinascimentali più importanti di quest’area del Nord Italia. Ma non solo: un giro in piazza Vecchia, con la sua torre civica (il “campanone”, come viene chiamata da queste parti) il suo palazzo della Ragione e davanti la fontana Contarini; tutto a Bergamo sembra fatto per affascinare.

Per gli amanti dell’arte e della storia dell’arte questa città conserva anche due musei di primo piano: l’Accademia Carrara e la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. Se la prima conserva capolavori dei grandi maestri che nei secoli del rinascimento e della prima modernità declinarono in modi innovativi gli insegnamenti delle grandi scuole (pittori come Lorenzo Lotto e Giovan Battista Moroni furono di casa tra le mura di Bergamo) la seconda si snoda tra le opere dei grandi maestri tialiani e stranieri del ‘900 (con particolare attenzione al bergamasco Giacomo Manzù, famoso per i suoi Cardinali scolpiti).

In un contesto simile quale squadra poteva nascere se non l’Atalanta. Particolari almeno quanto la loro città, i nerazzurri portano il nome di Atalanta, figlia di re e cacciatrice (per non dire podista: sfidò infatti in gare di corsa tutti i suoi pretendenti). Un mito, quello della giovinezza selvaggia della loro “dea”, che gli orobici hanno trasformato in una vera e propria missione calcistica, incardinando molta della forza della società sul suo vivaio, impostosi ormai da decenni come trampolino di lancio per giovani emergenti e futuri campioni. Si potrebbe dire che Bergamo, dopo aver dato molti dei suoi giovani per fare l’Italia – tra le file dei Mille di Garibaldi – abbia fatto con i suoi giovani anche un pezzo di nazionale italiana. Scorrendo velocemente alcuni nomi troviamo infatti atleti come Bassetto, Zauri, Doni, Longoni, Porrini, Gabbiadini e Donadoni. Grazie a questa particolarità, la “Regina delle Provinciali” ha saputo imporsi come protagonista stabile del nostro campionato, regalando ai suoi tifosi stagioni incredibili come nel 1988, quando raggiunse la semifinale di Coppa delle Coppe pur disputando il campionato di Serie B. Il palmares della Prima squadra conta una sola Coppa Italia, vinta nel 1963 a San Siro proprio contro il Torino, con cui lungamente ha conteso il primato del miglior vivaio italiano.

Così oltre alla polenta e alle meraviglie artistiche e storiche, la trasferta di Bergamo riproporrà per l’ennesima volta la sfida tra due protagoniste storiche del calcio italiano, in una gara di sicura intensità agonista; un crocevia per entrambe le squadre: da una parte l’Atalanta, alla ricerca di punti salvezza, dall’altra il Toro, chiamato a misurare le proprie ambizioni a dieci gare dalla fine.

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