Torino-Juventus e quei tre cambi insieme: la prima crepa dell’era Mihajlovic

Torino-Juventus e quei tre cambi insieme: la prima crepa dell’era Mihajlovic

L’ultimo precedente / L’11 dicembre 2016 il tecnico serbo fece tre sostituzioni contemporanee e due minuti dopo la Juventus vinse la partita con Higuain

di Gianluca Sartori, @gianluca_sarto

Erano in 26.436 le persone che affollavano il “Grande Torino”, nell’ultimo derby giocato nello stadio del Toro un anno e due mesi fa. Era l’11 dicembre 2016 e la squadra di Mihajlovic ospitava la corazzata di Allegri. Fu una partita equilibrata, che la Juventus vinse negli ultimi dieci minuti per 1-3, in un finale di partita che fece molto discutere e rovinò un’ottima partita giocata dai granata.

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Il Torino era saldamente nelle mani di Mihajlovic, da più parti ritenuto l’allenatore che la sponda granata della città aspettava da tanto tempo: sanguigno, passionale, in grado di predicare un calcio offensivo. Erano i mesi della grande esplosione di Belotti, che aveva appena firmato il rinnovo con la clausola da 100 milioni. I granata erano reduci da un ottimo autunno: tre vittorie consecutive con Cagliari, Crotone e Chievo avevano alimentato le speranze di Europa League, solo parzialmente frenate dal capitombolo in casa della Sampdoria (0-2). Proprio il Gallo portò avanti il Toro al 15′ del primo tempo, con un bellissimo gol di testa su assist di Zappacosta. Lo stadio ai piedi del bomber granata, ma l’illusione durò poco: al minuto 27 una zampata di Higuain rimise il risultato sull’1-1.

Nel secondo tempo le occasioni da gol latitarono da entrambe le parti, anzi, fu il Toro ad andare vicinissimo al vantaggio con una rete sfiorata da Benassi. Al minuto 81 la strana scelta di Mihajlovic, che optò per una mossa che si vede molto raramente nel calcio di Serie A: tre sostituzioni tutte insieme, a meno di dieci minuti dal novantesimo. Fuori Benassi, Baselli e Falque, dentro Acquah, Boyè e Martinez con cambio di modulo annesso. Forse, il tecnico serbo sperava in un’iniezione massiccia di forze fresche che aiutasse la squadra a trovare lo spunto per vincere la partita nei minuti finali. Il risultato però fu catastrofico. Passarono meno di due minuti e bastò un semplice lancio per Higuain a permettere al bianconero di bucare la rete di Hart, approfittando di un Toro che non si era ancora riorganizzato in campo nel migliore dei modi, tra marcature e distanza tra i reparti.

Di lì a poco, una discesa fenomenale di Dybala permise a Pjanic di chiudere la partita sull’1-3. Illusioni svanite per il Torino, a cui non bastò una partita gagliarda per 80 minuti. A posteriori, la mossa delle tre sostituzioni contemporanee può ritenersi la prima vera crepa dell’era Mihajlovic: a quel punto sorsero i primi dubbi su un allenatore che fino a lì non aveva sbagliato un colpo o quasi. Un’avventura, quella di Sinisa, che è terminata il 4 gennaio 2018, proprio dopo un’altro derby.

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  1. prawn - 7 mesi fa

    Fuori Benassi, Baselli e Falque, dentro Acquah, Boyè e Martinez, quindi considerando che c’erano gia’ in campo Iago, Gallo e Ljacic mise dentro cinque punte.

    Forse mi ricordo, forse ho cancellato dalle memorie.

    un allenatore cosi’ pagato e cosi’ scarso in serie a non credo si sia mai visto

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    1. Insaneinthebrain - 7 mesi fa

      Iago e Falque sono lo stesso giocatore

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      1. prawn - 7 mesi fa

        ahahah se sono fulminato

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  2. rokko110768 - 7 mesi fa

    Oggi con Mazzarri non capiterebbe una situazione simile, neanche con la più incredibile delle congiunzioni astrali.

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  3. starman - 7 mesi fa

    Penso che in cuor suo Mihailovic sappia di essere piuttosto scarso come allenatore. Certo, finchè trova dei fessi che gli offrono contratti, soldi e credibilità…

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    1. prawn - 7 mesi fa

      Son curioso di vedere se dopo il quarto (o son di +?) fallimento in una squadra di serie A qualcuno avra’ ancora il coraggio di offrirgli un contratto

      secondo me finira’ in cina (o qualche altro paese emergente) o smettera di allenare

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  4. Zagor - 7 mesi fa

    Accontentarsi non vuol dire essere rinunciatari, ma oculati

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