Torino, la metamorfosi della difesa: adesso è tornata un punto di forza

Torino, la metamorfosi della difesa: adesso è tornata un punto di forza

I granata, con Mazzarri, hanno incassato due sole reti in quattro incontri: al di là dei numeri, il reparto non concede quasi nulla agli avversari

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Quattro partite, medesimi punti collezionati nel girone d’andata, ma una rivoluzione in atto: Walter Mazzarri ha ribaltato il Torino dal suo approdo sulla panchina e, sebbene “tutto sia perfettibile”, i primi frutti di questo duro lavoro cominciano non soltanto ad emergere ma anche ad essere raccolti. Sono tante le trasformazioni che il tecnico toscano sta apportando a livello tattico – come vi abbiamo a lungo spiegato questa mattina – e mentale, ed i numeri favorevoli non sono che una logica ed in qualche modo inevitabile conseguenza. Tra le tante statistiche ed i molteplici argomenti passibili di analisi, è davvero impossibile che all’occhio non saltino quelli relativi alla fase difensiva di questo Torino. Quello che, più di tante altre lacune, è stato il vero e proprio tallone d’Achille della compagine granata nelle ultime stagioni: ai 66 gol incassati al termine dell’anno passato non aveva finora risposto in questo campionato una retroguardia in grado di trasmettere sicurezza ed affidabilità.

Ebbene, negli ultimi quattro incontri – dall’approdo di Mazzarri appunto – il Toro ha incassato solamente due reti: una su palla inattiva, ieri pomeriggio a Marassi, ed una su azione frutto della bella giocata di Berardi sul campo del Sassuolo. Due reti inviolate – tra le mura amiche sono arrivati due 3-0 consecutivi – e due partite con un solo gol incassato: praticamente un passivo ridotto quasi al minimo. Quel che assume maggiore rilievo non è però questo dato, bensì la concretezza della realtà al di là di numeri e statistiche. La retroguardia granata è tornata a trasmettere sicurezza, ad esprimere tranquillità, a concedere occasioni agli avversari con il lumicino. Certo, non sempre è stato così: al Mapei Stadium i granata hanno traballato in più occasioni ed infatti al termine dell’incontro Mazzarri non si era dimostrato soddisfatto. Per il resto, però, si tratta di un processo di crescita netto ed inequivocabile, oltretutto con tempistiche incredibilmente rapide.

Di fatto nulle le occasioni concesse al Bologna – forse una al di là del calcio di rigore -, qualcuna in più al Benevento che però non ha sortito effetti, ma la vera metamorfosi è emersa ieri pomeriggio: di fatto annullato il potenziale offensivo (elevato ed invidiabile!) della Sampdoria. I blucerchiati, tra le mura amiche che tanti scalpi pregiati hanno collezionato, hanno avuto due sole vere occasioni: la prima sfruttata come meglio non si poteva, con la punizione di Torreira, la seconda arrivata in pieno recupero nel secondo tempo con un grande tiro di Verre, con i granata in inferiorità numerica. Per il resto una linea difensiva – composta da quattro esperti veterani come De Silvestri, N’Koulou, Burdisso e Molinaro – che davvero non ha concesso nulla. Ecco un altro effetto del lavoro di Mazzarri: la retroguardia può, finalmente, tornare ad essere uno dei punti di forza di questo Torino. La strada è, di certo, quella giusta.

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  1. abatta68 - 3 settimane fa

    La difesa rischia molto meno con un centrocampo cosi, perchè si fà molta densità e nessuno ti scappa mai sulle fasce, quindi i cross avversari arrivano sempre dalla trequarti con la difesa piazzata (cosa che non era avvenuta a Sassuolo, dove abbiamo rischiato molto di più), dove abbiamo giocatori come NKoulou che non sbagliano praticamente mai, ma anche De Silvestri e Molinaro sono molto meno esposti alle iniziative avversarie.

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  2. granata - 3 settimane fa

    Sicuramente con Mazzarri ci sono equilibri tattici sensati e la difesa se ne avvantaggia. Ma il merito della solidità va anche allo schieramento prudente, che ha visto il Toro giocare (come ha sottolineato su Sky Luca Pellegrini) con il 4-5-1 e non con l’ annunciato 4-3-1-2. Quest’ ultimo schieramento tattico viene spesso sbandierato, ma è in realtà solo apparente: Iago Falque è il classico tornante, con arretramenti fino alla sua area (ieri ha anche ricevuto la palla dalle mani di Sirigu), e Baselli si è spesso posizionato sulla linea degli altri quattro compagni (Iago Falque, Aquah, Rincon e Obi/Ansaldi). La densità a centrocampo ha favorito la tenuta difensiva, cosa che non capiva Mihajlovic che è riuscito a far giocare il Toro con due soli centrocampisti contro la Juventus.

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