Torino, la Riforma-Longo: “Ecco come favorire davvero i nostri giovani”

Torino, la Riforma-Longo: “Ecco come favorire davvero i nostri giovani”

Il tecnico della Primavera granata: “Inserire quattro giovani in rosa non basta. Spiace vedere in campo 22 stranieri in una partita, ma ad oggi è normale che sia così. Il nostro calcio ha bisogno di una scossa”

Longo

Moreno Longo, tecnico campione e supercampione d’Italia uscente con la sua Primavera lancia la sua “Riforma” per curare il calcio italiano e favorire davvero i vivai del nostro territorio: “Inserire quattro giovani del proprio vivaio in rosa è un inizio, ma non basta.  Occorre introdurre dei limiti riguardo agli stranieri anche nei settori giovanili, così facendo si può dare la priorità al lavoro di ricerca e formazione sul nostro territorio. La percentuale di stranieri è troppo alta”.

L’allenatore della Primavera del Torino, in una lunga intervista rilasciata a La Giovane Italia continua: “Fatto questo, occorre inserire delle regole ben precise, normative che disegnino un percorso da seguire. Infine saranno gli uomini a fare la differenza, con la propria volontà di fare bene il proprio mestiere. Serve l’impegno concreto di tutti”. 

La Riforma-Longo entra nel dettaglio: “Personalmente introdurrei come criterio di dividendo degli utili, l’obbligo di destinare una percentuale fissa del budget alla realizzazione di strutture adeguate, come i centri sportivi per la prima squadra e per i vivai, e di stadi d’impostazione europea. Un’altra cosa che oggi manca, è un vero percorso di specializzazione per gli allenatori dei Settori Giovanili in modo tale che questi non siano un semplice trampolino per chi vuole arrivare in Prima squadra. Ma qualcosa di più specifico. Molti lavorano per se stessi e non per i giovani”. 

Infine, una battuta su quello che è stato uno dei casi più discussi della settimana: 22 stranieri in campo in Inter-Udinese. “Spiace osservare una situazione del genere – chiosa Longo -. Ma va anche detto che in questo momento il calcio italiano ha bisogno di talenti, espressioni della nazione e del territorio. Il fatto che ci siano tanti stranieri in campo non è altro che la conseguenza, lo specchio, del lavoro svolto sinora nei vivai su scala nazionale”.

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