Torino, parla Ventura: ”Attaccante? Occorre un giocatore che abbia rapidità e attacco della profondità”

Torino, parla Ventura: ”Attaccante? Occorre un giocatore che abbia rapidità e attacco della profondità”

Dal ritiro / Il tecnico ai microfoni di Sky: ”La Juve ha perso tanto, ma ha acquistato altrettanto. Il Milan sarà la sorpresa. Cairo è un ottimo presidente con il quale lavorare. Ho dato tanto e ricevuto altrettanto in granata. Ai tifosi dico di fidarsi di noi”

Ultimo giorno di lavoro a Bormio per il Torino che ora prende due giorni di pausa e poi salirà a Chatillon per continuare la preparazione estiva. Nel frattempo il tecnico Ventura traccia un primo bilancio stagionale: ”Vogliamo e speriamo di confermare quanto di buono fatto nelle ultime due stagioni. Con l’intento di migliorare sempre. Il Torino è un club storico e deve ambire a grandi traguardi. Qui a Bormio ci hanno accolto a braccia aperte e trattato bene per l’ennesimo anno di di fila. É il posto ideale per un ritiro. Siamo contenti”.

“Fare l’allenatore è una cosa, fare l’allenatore del Torino è un altra. Se si pensa di arrivare qui e trovare un posto come un altro per allenare, ci si sbaglia: qui c’è un amibiente diverso dagli altri perché c’è una storia unica dietro. Quando sono arrivato qui, come prima cosa ho voluto capire cosa significa il Toro. Cosa significa il granata. Se no avrei rischiato di trovarmi in difficoltà”

Quindi un pensiero al campionato e alle avversarie: ”Credo che sarà un torneo molto equilibrato, probabilmente più dell’anno scorso. La Juve ha perso giocatori importanti come Tevez e Pirlo, ma allo stesso tempo ha acquistato giocatori di livello assoluto. Certo, non è mai facile restare in cima. Il Napoli di Sarri, che è e resta un valido allenatore, ha le carte in regola per disputare un ottimo torneo. Discorso simile per la Fiorentina che si è affidata all’esperienza di Paulo Sousa. Molto se non tutto dipenderà da come l’allenatore reagirà al primo impatto da tecnico con il campionato italiano”.

E se la Roma potrebbe risultare un’incognita, per Ventura la vera sorpresa potrebbe essere un’altra squadra, rimasta nell’ombra negli ultimi due anni: ”Credo che il Milan con Mihajlhovic potrà davvero sorprendere tutti. Sono quasi certo che faranno un grande campionato con lui in panchina”.

Il tecnico, poi, parla del rapporto con la tifoseria: “Abbiamo circa 10mila abbonati e c’è ancora tempo per sottoscrivere la tessera. Non penso siano pochi, certo se ripenso che contro il Brommapojkarna eravamo in 20mila persone a metà agosto, oppure all’ultima col Cesena, a campionato chiuso, anche il quel caso con lo stadio pieno, uno potrebbe dire che 10 mila abbonati sono pochi. Ma in realtà non è così. Bisogna considerare anche e soprattutto il difficile momento storico attraversato dal Paese e dalla Città. Io sono solo che i nostri tifosi si sentono nuovamente orgogliosi e hanno voglia di divertirsi. Poi in generale la tifoseria granata mostra sempre un certa diffidenza, ma credo di poter assicurare una cosa: chi fa l’abbonamento, porta a casa un affare”.

Quindi il futuro del Toro con Ventura: ”Voglio, anzi spero che inizi un percorso straordinario. Torino è particolare, prima di poterla vivere, devi imparare a capirla e non è semplice. La storia di questo club è talmente grande che se non hai la piena consapevolezza di cosa sia il Toro, allora non puoi allenare. Penso di aver dato tanto al Torino e il Torino mi ha dato altrettanto. Mi sento gratificato. La gente ha capito che siamo dei professionisti seri, che non si nascondono dietro i piagnistei. Lavoriamo per costruire qualcosa di importante”. 

Dunque, la domanda da un milione di dollari: qual è l’obiettivo del Torino? ”Non vogliamo solamente tornare in Europa ma vogliamo fare in modo che il Toro possa giocarsela ogni anno su ogni fronte e contro qualunque avversario. Vogliamo confermare il trend e ripeto vogliamo costruire un progetto importante”.

“Abbiamo lavorato col gruppo al completo negli ultimi 6-7 giorni” dice il tecnico Ventura, compiendo un piccolo bilancio sul ritiro: “Ho visto grande disponibilità da parte di tutti, oltrechè la voglia di mettersi in discussione. Queste sono le basi per poter lavorare bene”.

Il tecnico passa poi a soffermarsi brevemente sul calciomercato: “La rosa è completa, manca un ultimo tassello. E poi saremo in grado di portare avanti il lavoro iniziato quattro anni fa, che mira a far tornare il Toro quello che è stato. L’ultimo rinforzo non so quando arriverà e non fatto richieste particolari in merito. Io faccio l’allenatore. Mi aspetto però che chiunque arrivi lo faccia con lo spirito giusto e con voglia di mettersi in discussione. Che tipo di attaccante serve? Certamente non faccio nomi, ma occorre un giocatore che abbia rapidità e attacco della profondità, viste le caratteristiche di chi abbiamo già. Per quanto riguarda le cessioni, chiaro che se qualcuno vuole andar via è inutile tenerlo. Io al massimo posso dare dei consigli. Tutti vorrebbero giocare in Champions League: ma per arrivarci c’è la porta principale o quella di servizio. Se non hai la possibilità di entrare da quella principale, meglio aspettare ancora. A me però sembra che tutti i nostri giocatori siano orgogliosi di stare al Toro: una bella gratificazione per il lavoro fatto in questi anni”.

Due parole sul presidente: “Cairo ha capito il mondo del calcio e io posso dire di averlo aiutato in questo. Da lui invece ho imparato molto, ad esempio come si vive l’imprenditoria. Al momento è un ottimo presidente: ma può diventare straordinario. Siamo passati da una squadra di prestiti a una con il 75% di giocatori sotto i 23 anni e tutti di proprietà, con un futuro estremamente radioso”.

Per quanto riguarda Marco Benassi, l’allenatore dice: “Ha svolto un percorso difficoltoso. L’errore nel derby e l’espulsione con lo Zenit hanno pesato tanto. E allora era di fronte a un bivio: andarsene per le critiche oppure trarne la forza per diventare un giocatore vero. Ha preso la strada giusta. Può diventare un grande giocatore.”

Un commento infine sul girone della Nazionale per i Mondiali 2018: “Un sorteggio non facile. La Spagna è fucina di grandi giocatori. Se ci saranno miei giocatori a giocarsi le qualificazioni? Speriamo, ma non dipende da me. Darmian ero convinto che ce l’avrebbe fatta, e adesso è al Manchester United. Altri possono seguire le sue orme, ma a decidere è il campo e solo quello”.

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