Torino-Sassuolo, l’emblema di una stagione compiuta a metà

Torino-Sassuolo, l’emblema di una stagione compiuta a metà

A mente fredda / Un primo tempo da Europa, una seconda frazione omonima. Più di tutte le altre, forse, l’esordio nello stadio dedicato agli Invincibili racchiude le contraddizioni della squadra di Ventura

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Resta da capire qual è veramente il Torino. Perché ieri, nell’arco dei 90′ minuti, si sono viste due squadre diverse, parenti lontane l’una dell’altra, capaci di entusiasmare come di far sbadigliare nel giro di pochissimo.

La prima frazione è stata specchio della primissima parte di campionato: Torino brillante e agile, la difesa che fa circolare con lucidità il pallone trovando sempre l’uomo libero in apparente sicurezza, un centrocampo che si muove bene, con le mezzali abili ad allargarsi nel duettare con gli esterni e ad accentrarsi quando si tratta di puntare la porta, le punte in costante movimento e sempre sul punto di esplodere, il carattere di rialzarsi immediatamente da una situazione di svantaggio attaccando con convinzione e quel poco di coraggio. Davanti c’era una squadra che, seppur in emergenza, ha la concreta ambizione di giocarsi la prima, storica qualificazione ad una competizione europea, e non è un dato da poco.

Poi, nella seconda metà, il crollo, e si sono rivisti tutti i difetti strutturali ammirati – si fa per dire – da ottobre in avanti: giropalla improvvisamente confuso e macchinoso, mediana statica (anche a seguito di un doppio cambio che non ha carburato) e attaccanti immobili, tutto il peso dell’attacco sostenuto da un Peres cui, seppur in stato di grazia, non possono essere richieste sia la fase offensiva sia quella difensiva al 100% per 90 minuti consecutivi: emergono comprensibili limiti umani. Il Sassuolo, nel secondo tempo, ha semplicemente dovuto fare la sua partita, colpendo nell’altra grande breccia di questa ambivalente annata del Toro: i calci piazzati. Il terzo gol, infine, rappresenta tantissimo per il suo autore (Trotta, alla prima segnatura in Serie A), molto di meno per tutti gli altri, vista una partita naufragata colpevolmente dopo il nuovo vantaggio neroverde.

Insomma, un primo tempo che, se fosse stato lo standard granata in questa stagione, avrebbe messo Glik e compagni in condizione di lottare, ancora una volta, per un posto in Europa. La storia ci ha raccontato un prosieguo diverso, dell’annata come della partita. E la speranza per un futuro migliore lascia spazio, anche, a qualche goccia di rammarico per ciò che poteva essere, ma non è stato.

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  1. aterreno - 11 mesi fa

    ‘da europa’ …

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