Torino-Zenit: la differenza tra milioni investiti parla chiaro, ma non dice tutto

Torino-Zenit: la differenza tra milioni investiti parla chiaro, ma non dice tutto

Europa League / L’undici tipo del Toro è stato pagato 14,83 milioni, quello dei russi 183,6 milioni. Lo stacco è notevole, ma dà la possibilità ai granata di compiere un’impresa epocale

Il calcio di oggi, si sa, è oramai lontano anni luce a quello sport che era decenni fa. I grandi interessi economici che stanno dietro al mondo pallonaro, infatti, hanno ribaltato molte delle gerarchie pregresse, con grandi investitori disponibili ad investire capitali enormi nelle società calcistiche, garantendo ingaggi milionari ai calciatori e patteggiando prezzi assurdi con ipotetici compratori.

Lo Zenit San Pietroburgo è una di queste società milionarie, che hanno fatto dello “spendere tanto” una ragione d’essere, ma non è sempre stato così. Fino al 2005, infatti, la squadra russa non era mai stata campione nazionale e non vantava nessun grande giocatore tra le proprie fila. Cinque anni dopo il 2000, però, venne acquistata dalla compagnia russa Gazprom, che nel girò di 10 anni ha regalato, a suon d’investimenti stratosferici, tre campionati russi e un’ Europa League ai tifosi dello Zenit. Per far capire meglio la portata degli investimenti attuati dalla dirigenza russa, basta prendere come riferimento il valore monetario (non il prezzo di mercato, ma il prezzo a cui sono stati acquistati i calciatori) dell’11 tipo degli azzurri di San Pietroburgo: 183,6 milioni di euro, di cui 40 a testa spesi per Hulk e Witsel, e ben 18 per il solo Shatov.

Dall’altra parte, i russi, si troveranno una squadra fuori dal giro dei grandi investitori, una formazione rimasta grande nella storia e nel blasone, ma che non dispone dei capitali oramai necessari per rilanciarsi ad altissimi livelli. Una squadra dal cuore grande e dal budget ristretto, il Torino di Giampiero Ventura. Una squadra che ha saputo regalare autentiche emozioni ai propri tifosi nelle ultime due stagioni, una formazione che senza investimenti da capogiro è riuscita a ritagliarsi uno spazio anche a livello europeo. Domani, quella squadra, il cui prezzo d’acquisto complessivo è di 14,83 milioni, si troverà di fronte chi ha investito 10 volte tanto su i propri giocatori e l’occasione è troppo ghiotta per non essere colta: qualificarsi ai quarti di finale di Europa League, frantumando ogni logica legata ad ingaggi ed investimenti milionari, rivendicando la bellezza di un calcio “povero”, ma dalla grande insita ricchezza. Quel calcio, quello fatto di cuore, passione, appartenenza, che domani proverà a sconfiggere l’”harem” calcistico della più grande compagnia energetica di tutta la Russia. E’ quasi una nemesi scritta, un retorico “Davide contro Golia”, e l’auspicio, questa volta, è che finisca nello stesso modo.

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