Toro, dopo 10 giornate più ombre che luci

Toro, dopo 10 giornate più ombre che luci

Sono passati due mesi di Serie A e, provando a tirare le somme, si può dire che il Toro abbia dimostrato delle qualità che possono fare ben sperare ma anche delle problematiche su cui c’è da lavorare: in primis ovviamente l’atavica difficoltà nel difendere un risultato favorevole….

Sono passati due mesi di Serie A e, provando a tirare le somme, si può dire che il Toro abbia dimostrato delle qualità che possono fare ben sperare ma anche delle problematiche su cui c’è da lavorare: in primis ovviamente l’atavica difficoltà nel difendere un risultato favorevole. Da non dimenticare che, a frenare l’ andatura dei granata in questo avvio di campionato, hanno contribuito anche diverse sviste arbitrali che però non sono l’unico motivo per cui  il Toro si attesta alla non tranquillizzante quota di 11 punti dopo 10 giornate.


LIMITI DEI SINGOLI
– In molti si riteneva, alla fine del calciomercato, che la rosa non offrisse sufficienti garanzie soprattutto nei ruoli chiave: portiere, regista e centravanti. Ebbene, dopo dieci giornate quei dubbi non sono stati fugati.
Padelli si è dimostrato portiere che alterna all’interno della stessa partita ottimi interventi a pasticci evitabili, e questo non trasmette sicuramente sicurezza alla difesa. Vives, colui che è stato impiegato da regista del centrocampo a 5 da Ventura con più continuità, non sembra essere un giocatore con una caratura tecnica tale da poter essere il perno del centrocampo di una squadra di livello, con tutto il rispetto che si deve a un giocatore che è al Toro da due anni e mezzo e non fa mai mancare il suo contributo. Immobile sta cominciando a trovare la porta con continuità, ha buona tecnica e uno spirito battagliero, ma per ora non è quel centravanti che può caricarsi l’attacco sulle spalle, e vedendo quanto stanno facendo bene per esempio Denis a Bergamo e Toni a Verona, si capisce quanto manchi al Toro un giocatore di quel tipo.


SEMPRE RIMONTATI
– Ma la cosa che più balza gli occhi è la fragilità psicologica del Toro come squadra nel suo complesso. E’ davvero insolito vedere una squadra che quasi mai riesce a difendere un risultato favorevole, o che si trova così frequentemente a perdere punti nei minuti finali delle partite. E ciò che è più preoccupante è che si tratta di una tendenza che dura dalla scorsa stagione, e le sole 10 vittorie in 48 partite di Serie A stanno lì a dimostrarlo.  Se poi, come ultimamente sta succedendo, anche elementi di solito affidabili come Moretti e Darmian vanno in confusione, si capisce come il fatto che il Toro sia attualmente la terzultima difesa della Serie A, con 18 reti prese in 10 partite, non sia un caso… Insomma, non possono non bastare mai neanche 3 gol fatti per vincere una partita, e una squadra che a tratti gioca bene ma non è in grado di stringere i denti e serrare le fila nei momenti duri non è certo quello che si aspettano i tifosi.


SFORTUNA E ARBITRI
– E’ sempre opportuno ribadire che il Toro è stato vittima di errori arbitrali che gli hanno tolto almeno 3-4 punti in più, il più bruciante dei quali è stato sicuramente quello nel derby. Ma sarebbe inutile oltre che controproducente nascondere dietro alle sviste dei fischietti i problemi della squadra: sta a Ventura e ai suoi giocatori lavorare per migliorare i propri difetti ed essere più forti anche della sfortuna. Il Toro ha comunque di certo le potenzialità per salvarsi tranquillamente come dimostrato per esempio contro Milan, Inter e Bologna, ed evitare ai suoi tifosi un campionato di tribolazioni come lo sono stati gli ultimi.

Gianluca Sartori
(foto Dreosti)

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