Toro: dov’è finito mister Libidine?

Toro: dov’è finito mister Libidine?

Tackle / Contro il Milan tutti vogliono vedere un altro spettacolo

Raramente, guardando una partita del Toro, ho provato il desiderio impulsivo di spegnere rabbiosamente il televisore o abbandonare di corsa lo stadio. Persino quando subodoravo chiaramente il fetore della sconfitta, o l’inferiorità tecnica nei confronti degli avversari era imbarazzante, voltare le spalle alla squadra l’ho sempre percepito come una forma di tradimento.

Ma la gara contro il Chievo è purtroppo l’ennesimo episodio della recente gestione Ventura in cui il ribrezzo per lo spettacolo ha superato la voglia di tifare spassionatamente. Abbiamo già parlato (leggi qui) dell’impellenza di ribaltare questo statico 3-5-2, che imbriglia i giocatori in ruoli inadatti alle loro caratteristiche. Ormai è difficile capire se in Ventura prevalga più l’ostinazione o l’ingenuo ottimismo di riuscire a scovare prima o poi un barlume di idee tattiche a queste condizioni. E non inganni la larga vittoria contro il Copenhagen, avvenuta in circostanze particolari, senza destare alcun entusiasmo per il gioco espresso.

Di certo, in questi mesi la filosofia dell’allenatore è mutata radicalmente. Non si parla più di libidine, di esportare bel calcio, di rendere il Toro degno della sua originalità nel panorama italiano ed europeo. Dov’è finito mister Libidine? Il primo obiettivo di Ventura era stato quello di risvegliare la cellula granata, ma ora rischia di farla addormentare.
Il tifoso granata è abituato – ce l’ha nei geni – a soffrire, persino a perdere, spesso malamente e immeritatamente. Si può chiedere al tifoso del Toro di adeguarsi alla mediocrità dei risultati, di accontentarsi di un punticino racimolato contro formazioni modeste, forse anche di rassegnarsi a non competere per molto tempo con i migliori club in circolazione. Il tifoso del Toro è, per natura, comprensivo e paziente: ne ha viste troppe per illudersi. Ma quello che non si può chiedere al tifoso del Toro è di rinunciare alla propria identità. Non può accettare una squadra rinunciataria per scelta, e non per necessità, che davanti alla lotta agonistica mette la ricerca di un pareggio anonimo per smuovere la classifica. Se si arriva a chiedere questo al tifoso del Toro, di guardare solo al risultato, tanta vale chiedergli di tifare per l’altra squadra della città, visto che da quel lato le vittorie giungono più frequentemente.

Sarebbe ora di recuperare la vera essenza del calcio: non si guarda una partita per il risultato, ché a quel punto converrebbe aspettare che siano i giornali a comunicarcelo e passare in modo più produttivo quei 90 minuti, ma lo si fa per godere di uno spettacolo di intrattenimento. A Madrid, i supporter del Real spinsero il presidente a liberarsi di Capello perché, sì, vincere la Liga era figo, ma allo stadio ci si annoiava.
Quindi, mister Ventura, noi tifosi le chiediamo il bel gioco, e dei risultati risponda alla società. E magari, col bel gioco, anche i gol arriveranno.

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