Toro, gli altri non possono sapere…

Toro, gli altri non possono sapere…

Buonanotte granata/ Riviviamo insieme l’emozione di una serata che non scorderemo mai

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Quello che gli altri non possono sapere è quanto è dolce l’attesa. L’attesa di una giornata in cui, già svantaggiati, andiamo incontro alla nostra fede, più impazienti di bambini alla vigilia di Natale. Prepararsi, i biglietti, la maglia e la sciarpa per riconoscerci nei nostri colori, e il viaggio dei tanti di noi. I km in macchina o in pullman, partire presto per arrivare prima possibile ad accogliere la squadra. Cercare il posto migliore dove veder passare i ragazzi; urlare e cantare per caricarsi e caricarli, per mostrare a noi stessi che con quella passione si può superare ogni ostacolo.

Quello che non sanno gli altri, che scelgono una fede e la sfoggiano sul petto, è cosa si sente quando è la fede che ti sceglie, e tu ti arrendi, fin da bambina, a quelle sensazioni, a quelle emozioni che ti marchiano il cuore, a quella febbre che dovrebbero strapparti dall’anima per togliertela. Quel battito accelerato che dura oltre la gara, ti accompagna prima del fischio d’inizio, quando respiri Toro e vivi il Toro nei gesti e negli sguardi, mentre catturi il granata intorno a te e ti senti invincibile. Non sanno che davvero non conta il risultato, perchè si può essere tremendamente orgogliosi in una vittoria che ti fa perdere, più che in un susseguirsi di risultati utili, ma privi di quel fremito.

Quello che io non sapevo davvero, fino a ieri sera, era quanto fosse bello uno stadio che trabocca d’amore puro e fine a se stesso, che applaude e si infiamma, e, che, se gli fosse stato possibile, sarebbe entrato in campo, a lottare con loro e avrebbe portato la palla in rete con la forza del pensiero, non per il risultato, ma per passione. Quanto fosse forte la voce di una tifoseria intera, che, ora lo so, provava le mie stesse sensazioni. Quello che non sapevo è quanto fosse imponente la potenza di quell’abbraccio granata e quanto valore aggiunto potesse dare ad una squadra. Il valore del dodicesimo uomo… fino a che non ci sei dentro fino al collo, tu non lo puoi davvero sapere.

Quello che gli altri non possono capire è come una ragazza razionale e con la testa normalmente sulle spalle, si sia scoperta in lacrime nell’urlare il nome di un capitano, così immenso da riaccendere sei minuti di speranza in migliaia di cuori pulsanti. E non possono immaginare che al fischio finale sia arrivato, insieme al sogno infranto del passaggio ai quarti, un senso di rispetto per una serata che non scorderò mai e che mi ha reso felice e orgogliosa di questa fede. Sì, felice, perchè quello che gli altri non possono capire è che di un Toro così noi siamo innamorati e felici oggi più di ieri.

Tutto questo gli altri non lo sanno, e l’esaltazione di una vittoria qualunque non avrà mai il peso specifico di una “sconfitta” così bella. 

Toro formato Europa, sei stato immenso e mi manchi già. Non farci aspettare altri vent’anni… noi, innamorati di te, a cui ieri hai marchiato ancora più profondi i tuoi colori, che camminiamo a testa altissima, orgogliosi e fieri.

Buonanotte granata…

 

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