Toro, la sindrome del terzino

Toro, la sindrome del terzino

di Ivana Crocifisso

Il modulo, gli interpreti più adatti nello schema di Lerda, il partner ideale di Bianchi. Di questo e di altro si parla sin dall’inizio della stagione, ma lo scorso agosto nessuno avrebbe mai pensato di trovarsi oggi a mettere in discussione i due terzini del Torino. L’annata di D’Ambrosio e di Garofalo non è stata all’altezza delle previsioni per motivi diversi. Del primo non si spiega…

di Ivana Crocifisso

Il modulo, gli interpreti più adatti nello schema di Lerda, il partner ideale di Bianchi. Di questo e di altro si parla sin dall’inizio della stagione, ma lo scorso agosto nessuno avrebbe mai pensato di trovarsi oggi a mettere in discussione i due terzini del Torino. L’annata di D’Ambrosio e di Garofalo non è stata all’altezza delle previsioni per motivi diversi. Del primo non si spiega l’involuzione: più che il fratello gemello, dato che quello c’è e gioca a Trieste, sembra un cugino lontano.

Una vera e propria sindrome del terzino che al momento sembra aver colpito anche sulla sinistra. Certo, Garofalo ha dalla sua il fatto di rientrare da un infortunio (cosa che non vale per il collega di destra), ma al di là della singola prestazione con il Piacenza, sono i numeri a parlare. Ventinove le presenze, abbastanza da consentire un’analisi, e prestazioni troppo altalenanti.

Ma, ancora più impensabile mesi fa, la capacità di Luciano Zavagno di non fare assolutamente rimpiangere il compagno. Non si tratta solo di una questione puramente legata alle caratteristiche più da copertura dell’argentino, poiché Zavagno ha mostrato anche di sapere arrivare sul fondo e sfornare qualche cross. L’infortunio di quest’ultimo e quello di Rivalta (decisamente più in forma di D’Ambrosio) non lasciano molto spazio ai ragionamenti. Lerda potrebbe concedere un’altra occasione a Garofalo: il giocatore ha bisogno di entrare in condizione e merita ancora una possibilità. Possibilità che D’Ambrosio sembra non avere più.

 

(foto M. Dreosti)

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