Toro, la testa è già a Livorno

Toro, la testa è già a Livorno

 Nel calcio si ragiona partita per partita. Soprattutto nel Torino, dove un giorno si vince e l’altro no, offrendo prestazioni indecenti come quella di oggi al San Paolo. In una squadra dove i calcoli e la programmazione non sono di casa, è un azzardo concedersi il lusso di guardare più in lò dei 90 minuti. Difficile…
 Nel calcio si ragiona partita per partita. Soprattutto nel Torino, dove un giorno si vince e l’altro no, offrendo prestazioni indecenti come quella di oggi al San Paolo. In una squadra dove i calcoli e la programmazione non sono di casa, è un azzardo concedersi il lusso di guardare più in lò dei 90 minuti. Difficile pensare che la testa fosse già a Livorno, ma viene  attrettanto spontaneo dire che il  Toro è arrivato alla partita con la rassegnazione di chi conosce in anticipo il proprio destino. Va bene che il Napoli è una grande squadra, ma così non ci siamo…

Bastava guardare i giocatori in campo: stanchi, svogliati, poco aggressivi e senza gioco. Come se mente e corpo fossero già sul campo del Picchi. Gli unici due che ci hanno creduto fino alla fine – e di questo bisogna dargliene pieno merito – sono stati Meggiorini e Padelli. Fino all’ultimimo hanno provato a rendere meno amara e meno pesante la sconfitta. Per il resto, il buio. Il fatto è che, al di là dei due rigori (decisioni molto approssimative), il Toro non ha nulla da recriminare. Perchè il Torino non ha giocato. In verità, quando Ventura ha tolto Cerci e D’Ambrosio si è capito immediatamente che il Toro aveva tirato i remi in barca. Rassegnandosi alla sconfitta. Risparmiare i giocatori di maggior talento per Livorno. Scelta saggia, visto l’importanza della partita. “Tanto qui le cose non cambiano“, avrà pensato Ventura. Meglio un uovo oggi che una gallina domani? Non sempre.

Cosa c’è da salvare di questa partita? Niente. Spunti su cui riflettere? Tanti. Sicuramente questa partita verrà analizzata a fondo da Ventura e i suoi ragazzi per capire il perchè di questo black-out. Condizione fisica? Mentale? Paura. Va a sapere… Comunque, c’è pericolo che quanto successo oggi lasci delle scorie nella testa dei giocatori? Impossibile. Ventura ha già dimostrato di saper lavorare bene a livello mentale. E poi, i due rigori subiti (ingiustamente?) devono servire a risvegliare il troppo abusato “Cuore Toro” che da tempo non batte più. Servirebbe il defibrillatore. I granata possono trovarlo nei torti subiti e nella voglia di riscatto. Sappiamo che il vero Toro non è quello visto oggi. Il Toro è ben altro. Quello di oggi è solo un brutto episodio. E tale deve rimanere. Adesso c’è il Livorno. Che a questo punto potrebbe rappresentare la svolta. I granata non devono fallire.

Federico Lanza

(foto Dreosti)

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