Toro: perché continuare insieme

Toro: perché continuare insieme

Una presa di posizione importante quella del Centro Coordinamento Toro Clubs. Una richiesta ufficiale, accorata ed appassionata al presidente Cairo affinché lo sconforto per una classifica diversa da quella sperata alla vigilia del campionato non si traduca in un brusco cambio di rotta alla guida tecnica della squadra. Decisione che a mio avviso equivarrebbe ad un salto nel vuoto.
Sul nostro sito abbiamo ospitato più…

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Una presa di posizione importante quella del Centro Coordinamento Toro Clubs. Una richiesta ufficiale, accorata ed appassionata al presidente Cairo affinché lo sconforto per una classifica diversa da quella sperata alla vigilia del campionato non si traduca in un brusco cambio di rotta alla guida tecnica della squadra. Decisione che a mio avviso equivarrebbe ad un salto nel vuoto.
Sul nostro sito abbiamo ospitato più che volentieri (e continueremo a farlo) i pareri di tanti tifosi granata attraverso le mail giunte in redazione ed attraverso i commenti al fondo dei singoli articoli. Ognuno è liberissimo di esprimere il proprio punto di vista a riguardo (a patto, ovviamente, che venga fatto con toni civili) e nelle ultime settimane abbiamo letto tante opinioni di tifosi favorevoli ad un esonero del tecnico attuale ed alla chiamata di un nuovo allenatore (che poi per molti sarebbe quello vecchio, ovvero Novellino).

Capisco lo stato d’animo di questi appassionati granata che soffrono nel vedere la squadra in difficoltà e propongono soluzioni pratiche alla situazione. Ma siamo certi che un eventuale sostituto di De Biasi a stagione in corso sappia fare meglio di lui?
Ci si ricorda come è andato via Novellino l’anno scorso e come è tornato GdB per la terza volta? A furor di popolo.
Ecco, credo che il mister di Sarmede si meriti di disputare un’intera annata al comando del Torino. Innanzitutto perché se lo è meritato sul campo: non sarà Ferguson, Mourinho e nemmeno Capello ma è lui ad aver riportato in Toro in A nel ’06 ed averlo salvato nelle due stagioni successive. Se avesse voluto avrebbe potuto abbandonare al termine del campionato scorso ed ora sarebbe un eroe per tutti gli innamorati dei colori granata. Invece è rimasto perché credeva di poter crescere ancora insieme alla squadra. Si è rimesso in discussione.

Noi come redazione, ed io personalmente come direttore, abbiamo sostenuto l’idea che continuare la stagione con Gianni De Biasi fosse la mossa più logica così come credere dall’inizio alla fine nel progetto avviato quest’estate. I motivi che mi inducono a formulare tale pensiero sono molteplici. A partire dalla considerazione che il Toro finalmente ha una struttura di squadra riconoscibile e chiara, così come non avveniva da un bel po’ di tempo. Certo, sarebbe sciocco far finta che i risultati raggiunti finora siano soddisfacenti: 11 punti in 12 partite sono pochi, non c’è che dire.
Infatti la squadra può e deve migliorare in molti aspetti, dalla gestione del risultato, all’attenzione nella fase difensiva, senza dimenticare l’importanza di un maggiore cinismo sottoporta.
Anche GdB a mio modesto parere se riesce a schierare dal 1’ minuto formazioni abbastanza convincenti capita che convinca meno nella gestione dei cambi.

Di errori sino ad oggi ne sono stati commessi, e nelle nostre analisi tecniche non abbiamo dimenticato di metterli in risalto. Un conto però è una critica costruttiva, volta ad un effettivo miglioramento della situazione, un altro abbandonarsi al disfattismo.
Quello granata è un ambiente davvero appassionato, caloroso ed esigente. Se le cose vanno bene ed i risultati arrivano questi fattori diventano un impressionante punto di forza a proprio favore, se vanno male, invece, si finisce fatalmente in una centrifuga di considerazioni che finiscono per minare qualunque certezza assodata in precedenza. E così capita di mettere in discussione giocatori e tecnici che fino a poco tempo prima erano considerati salvatori della patria. Da De Biasi stesso, a Rosina, fino a Sereni. Ripeto, una cosa è sottolineare anche con toni perentori che qualcuno abbia sbagliato, un’altra è considerare tutto da buttare.
Restare uniti in frangenti come questo è l’ideale per tutti. Per un popolo che ha fatto della propria identità uno stile di vita inconfondibile, per una squadra che deve crescere ancora parecchio e per una società che si gioca molto a livello di credibilità: credere nella forza delle proprie idee e non cambiarle come avvenuto nelle due stagioni passate. E i conti si faranno alla fine.

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