Franco Ossola: “Il Grande Torino era l’orgoglio italiano anche se ha sempre avuto il destino avverso…”

Franco Ossola: “Il Grande Torino era l’orgoglio italiano anche se ha sempre avuto il destino avverso…”

ESCLUSIVA TN/ Il figlio di Ossola: “Io non ho mai visto mio padre ma sono riuscito a ricostruire comunque la sua storia. Filadelfia? Luogo dove si possono coagulare le energie tra tifosi, squadra e società”

 Il 4 Maggio 1949 è una data indelebile nelle menti di tutti i tifosi granata, in questa giornata funesta hanno perso la vita tutti i giocatori del Torino  che era riuscito a vincere cinque scudetti di seguito, con l’interruzione della guerra in mezzo. Per ricordare i campioni che furono, abbiamo contattato Franco Ossola, figlio dell’omonimo padre perito nella strage di Superga, che non ha mai potuto conoscere.

Franco Ossola, il 4 Maggio è una giornata di un tragico ricordo per tutti i granata. Cosa ci può dire di suo padre anche se non l’ha mai potuto conoscere?

“Purtroppo non ho nessun ricordo, dato che non ero ancora nato quando è morto. Di ricordi diretti io non ne ho nessuno ma ho solamente testimonianze indirette, di quello che mi veniva raccontato da mia madre e da quello che poi mi raccontarono i suoi amici che l’avevano conosciuto personalmente o anche ex calciatori che, appunto, avevano potuto giocare con lui. Quindi è una situazione piuttosto diaframmata, io ho cercato di ‘conoscerlo’ meglio quando sono diventato più grande e consapevole: questa per me è la ricostruzione della figura di mio padre”

Dopo sessantasei anni la memoria di quella squadra di invincibili è ancora intatta. Secondo lei, oltre che per risultati sportivi, perché quella squadra resta ancora indelebile nella memoria della gente?

“E’ evidente che, aldilà delle imprese sportive, mio padre e i suoi compagni avevano un profondo senso di moralità ed erano un esempio importante da offrire ai giovani italiani nell’immediato dopo guerra. Proprio a questi giovani bisogna dire grazie se il ricordo di quei campioni che furono è ancora vivo dato che coloro che hanno visto il Grande Torino giocare hanno trasmesso a quelli che non l’ hanno mai visto giocare le emozioni che regalava quella squadra e così i ragazzi di adesso che non hanno mai visto giocare Mazzola e compagni hanno tante nozioni e conoscenze; per questo bisogna anche ringraziare gli autori dei diversi libri e i produttori dei film sugli eroi di Superga”.

Questa squadra detiene ancora record imbattuti tutt’oggi, chissà se avesse continuato negli anni che imprese avrebbe potuto compiere…

“I famosi due record che quella squadra conserva ancora sono: i dieci uomini in Nazionale nel 1947 in occasione di Italia-Ungheria e il 10-0 contro l’Alessandria che è il risultato più clamoroso maturato da quando il campionato è a girone unico (dal 1929); certamente i record sarebbero potuti essere altri dato che c’è stata anche l’interruzione per la guerra, se non ci fosse stato quello stop per due anni sarebbero sicuramente stati sette gli scudetti di fila e se non ci fosse stata Superga staremmo qui a parlare di un’altra storia… Di sicuro il destino non è stato favorevole a quella grande squadra sia per l’interruzione per la guerra sia per la terribile tragedia che si è portata via tutti”.

VIDEO – 4 maggio dedicato al Grande Torino: Solo il fato li vinse

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Posted by Toro News on Lunedì 4 maggio 2015

Nonostante l’interruzione della guerra non abbia rappresentato un vantaggio per quei giocatori, il Grande Torino è riconosciuto come l’orgoglio italiano dopo quel terribile periodo…

“Nel momento in cui le condizioni morali degli italiani erano zero, era un periodo terribile per tutto il nostro paese ed era anche un periodo di guerre civili, ripicche e vendette; e vedere le patite alla domenica ha aiutato a tornare alla normalità e alla routine. Come il Toro, a suo tempo, c’erano anche altri sport in cui l’Italia trionfava come il ciclismo con Coppi e Bartoli che riuscirono a rispolverare situazioni brutte e stati d’animo decisamente bassi. Questo è uno dei meriti che quella squadra ebbe, cioè riconciliare la gente con la normalità e le domeniche sportive che erano state interrotte, facendo loro riprendere il regolare corso”.

La morte di quei campioni è resa ancora più poetica dal fatto che morirono proprio nella città che aveva regalato loro tante gioie sportive…

“La grandezza in tutto questo è che se ne sono andati via tutti insieme e per di più a seguito di un gesto di solidarietà in quanto andarono a giocare quella partita in Portogallo per dare una mano a Francisco Ferreira che avrebbe ricevuto l’incasso della partita. Ferreira che, grazie alla sua amicizia con Capitan Valentino, era riuscito a far arrivare il Grande Torino nella penisola iberica e proprio il fatto di lasciare la vita per un gesto d’amicizia rende commovente la loro morte. Se morirono proprio nella collina di Superga non venne mai chiarito in quanto ci furono tre inchieste, per cercare di capire cosa avvenne ma nessuno è mai riuscito a svelare il motivo di questa tragedia. In ogni caso la morte avvenuta di tutta la squadra in quell’aereo nell’apice del successo del club fa diventare la creatura costruita fa Ferruccio Novo da storia a vero e proprio mito”.

Quest’anniversario, finalmente, si commemora anche dopo aver conseguito degli ottimi risultati sportivi come la vittoria nel derby…

“Direi che il senso della cerimonia è sempre quello, cioè quello di tenere viva la memoria di quei campioni indipendentemente dal modo in cui stanno andando nell’attualità i risultati sportivi ma è evidente che arrivare a ricordare il Grande Torino dopo la vittoria nella stracittadina è una soddisfazione che aggiunge intensità alla celebrazione e sarà bello perché, oltre al senso di raccoglimento, ci sarà anche molta euforia”.

Cosa rappresenterebbe per il club granata la ricostruzione del Filadelfia?

“Vorrebbe dire, se fatto nei modi tradizionali e storici, ridonare alla città un vero e proprio monumento e in secondo luogo regalare al Toro una sorta di casa, dove potersi ritrovare e coagulare le energie tra squadra, società e tifosi. Si rimetterebbe in circolazione quella perfetta amalgama tra giovanili e prima squadra, creando un rapporto continuo tra i campioni e i ragazzi più giovani”.

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