Una vita da mediano

Una vita da mediano

di Michele Ferrero

E’ il ruolo che fa per noi. Il tifoso granata stravede per chi lotta impegnandosi a fondo, è disposto a perdonargli anche qualche carenza tecnica, purchè dia tutto. In realtà, se pensiamo che i giocatori fanno quello tutto il giorno, avere il piede impreciso in serie A è comunque un difetto grave: ogni tanto mi infastidisco quando sento in curva esaltare un De Ascentis…

di Michele Ferrero

E’ il ruolo che fa per noi. Il tifoso granata stravede per chi lotta impegnandosi a fondo, è disposto a perdonargli anche qualche carenza tecnica, purchè dia tutto. In realtà, se pensiamo che i giocatori fanno quello tutto il giorno, avere il piede impreciso in serie A è comunque un difetto grave: ogni tanto mi infastidisco quando sento in curva esaltare un De Ascentis per un tackle e poi criticare uno che sa trattare la palla. Ovvio che correndo molto per tappare i buchi altrui si perde lucidità, succede anche a quelli bravi, ma per esempio tra Ardito e Rosina prendo il secondo, anche se sono necessari entrambi. Trovo giusto in ogni caso onorare chi gioca per rendersi utile, ed il mediano ci riesce spesso più dei compagni super reclamizzati. Quelle della celebre canzone di Ligabue sono parole vere: la natura non ha dato al numero 4 lo spunto della punta e nemmeno del 10, altrimenti si sarebbe divertito di più. Il suo destino è faticare e poi dare il pallone a chi teoricamente sa cosa farne. Ma noi siamo del Toro, non dell’Inter, e qui il mediano è sacro. Anche perché non sta scritto da nessuna parte che non debba avere anche lui piedi discreti.
Giacomino Ferri, ospite a casa mia una sera di qualche anno fa, ci tiene per esempio a ribadire che i suoi piedi non erano poi così male, tanto che nei giochetti in allenamento non sfigurava nemmeno davanti a Dossena. Solo che il suo mestiere era l’interdizione, la rottura del gioco avversario. Non ricordo in effetti clamorosi errori di misura quando doveva fare un passaggio anche semplice. La giocata sembra ancora più semplice se non la si sbaglia. Il cuore granata di Big Jim poi era proverbiale. Picchiava per noi, a richiesta, ma anche senza. Ama tuttora il Toro come pochi al mondo, e quella volta che prese Brio per il collo appendendosi a lui lo adorai, e decisi che sarebbe stato tra i miei idoli per sempre. Sarò di parte, ma per me il numero 1 granata in questo ruolo è lui.
Chiaro che in senso assoluto abbiamo avuto gente decisamente più quotata: Dino Baggio ha fatto 60 presenze in Nazionale ed aveva mezzi fisici straordinari, mentre Fusi e Crippa (azzurri anche loro) hanno vinto col Napoli scudetto e coppa Uefa da protagonisti. Un eventuale podio varato da uno sportivo neutrale indicherebbe questi tre ai primi posti.
Crippa in particolare era il mediano tipico, di grande corsa e carica agonistica nei contrasti, mentre Fusi, il più veloce nei recuperi, aveva un senso tattico superiore che lo ha portato a diventare anche un ottimo libero.
La categoria Cuori Toro annovera necessariamente diversi mediani. Agroppi l’ho visto giocare molto poco ma di lui si raccontano mirabilie, in chiave prettamente granata. Del resto ancor oggi non perde occasione per ricordarci la sua indole tremendista, sbandierando amabilmente il suo odio per i gobbi. Il suo erede, con caratteristiche più moderne e quindi più adatte al pressing, è stato Patrizio Sala, protagonista dello scudetto al di là dei meriti individuali. Infatti il suo innesto, insieme a quello di Pecci e Caporale (al posto dei senatori Agroppi, Ferrini e Cereser) diede freschezza e dinamismo ad un gruppo che aveva posto solide basi per quella grande impresa. Riconosciuti i meriti della vecchia guardia, con gente più fresca fu possibile a Radice impostare il suo gioco innovativo ad alti ritmi. La caratura di Pat è quasi pari a quella di Fusi.
Negli anni 80, oltre a Ferri, ha sudato la maglia anche Ezio Rossi, ruvido ma fisicamente potente ed anche avveduto. Il suo contributo da mediano (o da difensore) è stato molto più sostanzioso di quello offerto poi come tecnico.
E poi Pileggi, onesto comprimario utile in vari ruoli di sacrificio, il giovane elegante Mandorlini, che si è affermato come libero nell’Inter qualche anno dopo la sua militanza granata, e Venturin, ultimo dei cuori Toro vecchia maniera. Impostato regista nelle giovanili, Giorgio è diventato un mediano decisamente completo, dal fisico brevilineo ma solido e dalla corsa continua e intelligente. Molto simile a lui, anni dopo, è stato Vergassola, che ha fatto le stesse cose in un calcio diventato ancora più veloce.
Di caratteristiche diverse è stato Sordo, più adatto all’impiego sulla fascia per la facilità di corsa e per una certa tendenza alla disattenzione difensiva, che in zona centrale si paga più cara.
A proposito di talenti inespressi mi viene in mente lo statuario Diawara. Questo qui fosse stato un po’ meno stupido avrebbe giocato un calcio devastante, più ancora del sempre rimpianto Mudingayi, un altro colored dal fisico esplosivo. Il belga ha invece saputo disciplinarsi, ed oggi gioca nella Lazio con grande rendimento. A fianco di De Ascentis (non quello sbiadito dell’ultimo anno, ma il cagnaccio ancora tonico e pieno di voglia prima del fallimento) formava una diga di mediani difficile da superare.
Arrivati al Toro troppo spremuti per rendere secondo le loro possibilità sono stati Bacci, Mendez e Cauet, che ha fatto appena in tempo a firmare un gol nel derby dopo anni di corse dispendiose nell’Inter.
Poveri tecnicamente, ma generosi e positivi in un contesto di serie B sono stati Enzo, Mezzanotti, Nunziata, Fiorin, Tricarico e Sanna.
Scarsoni epocali Minaudo, il giraffone Jurcic, Frezza e soprattutto Landonio, buttato nella mischia in serie A direttamente dalla C2, nel tentativo di pescare un altro jolly dopo quello di Crippa dell’anno precedente. Infatti il Toro in quel disgraziato 88/89 retrocesse, e Landonio ancor oggi viene ricordato come uno dei peggiori giocatori che abbiano mai vestito la maglia granata.
Chiudo con un saluto carico di stima per Andrea Ardito, del quale ho già parlato a lungo nell’articolo del 22 maggio. In due anni è riuscito a guadagnarsi un posto di rilievo tra i Cuori Toro, ed i suoi sacrifici sono stati molto importanti per raggiungere la serie A e soprattutto per mantenerla. Auguriamoci che il nuovo acquisto Grella sia in grado di non farlo rimpiangere.

Alla prossima
Michele

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