A che punto siamo?

di Walter Panero

 

Col pareggio ottenuto all’Euganeo di Padova si è conclusa la prima metà della nostra stagione. Finora abbiamo raccolto 33 punti che sono il frutto di nove vittorie, sei pareggi ed altrettante sconfitte (media punti 1,57) e che ci hanno permesso di chiudere il girone in sesta posizione, a 9 punti dalla promozione diretta ed a 7 dal terzo posto.
E’ stata…

di Redazione Toro News

di Walter Panero

 

Col pareggio ottenuto all’Euganeo di Padova si è conclusa la prima metà della nostra stagione. Finora abbiamo raccolto 33 punti che sono il frutto di nove vittorie, sei pareggi ed altrettante sconfitte (media punti 1,57) e che ci hanno permesso di chiudere il girone in sesta posizione, a 9 punti dalla promozione diretta ed a 7 dal terzo posto.
E’ stata finora una stagione dai due volti: abbiamo perso ben sei dei primi undici incontri, durante i quali siamo riusciti ad ottenere solamente tredici punti, con una media di 1,18 punti a partita;
quindi, dopo l’inattesa e bruttissima sconfitta interna col Frosinone all’undicesima giornata, si è verificata una decisa inversione di marcia: non abbiamo più perso ed abbiamo raccolto la bellezza di venti punti (cinque vittorie e cinque pareggi) con una media di 2 punti a partita.
Appare evidente che il passo tenuto nella prima metà del girone appena conclusosi non avrebbe portato a nulla di buono, mentre quello che ci ha contraddistinti da novembre in poi è stato tale da alimentare più di qualche speranza.
Ipotizzando di mantenere, nel corso del girone di ritorno, la medesima media punti ottenuta nelle ventuno partite finora disputate arriveremmo a quota 66 punti; invece, supponendo di continuare sui ritmi tenuti nelle ultime dieci partite (non sarebbe affatto male!), ne raccoglieremmo ben 42 che ci porterebbero a chiudere il campionato a quota 76.
Basterà? In effetti, la domanda che tutti quanti ci poniamo, e che io stesso mi pongo, è la seguente: quanti punti dovremmo ottenere nel girone di ritorno per poter sperare ancora nella promozione diretta? Ci sono ancora possibilità di raggiungerla, oppure dobbiamo rassegnarci fin d’ora all’idea che l’unico obbiettivo realisticamente raggiungibile è quello dei play off?
Pur consapevole del fatto che nessuna statistica è in grado di dare una risposta soddisfacente alle domande che mi sono posto sopra, credo che un metodo valido per avere quanto meno qualche indicazione sulle nostre speranze per il futuro sia quello di dare un’occhiata alle stagioni del recente passato.
Per semplicità, mi sono limitato ad esaminare le tre stagioni che ci hanno visto protagonisti della serie cadetta da quando è entrato in vigore il regolamento attuale che prevede la promozione diretta per le prime due squadre classificate, e la disputa dei play off tra le squadre giunte dal terzo al sesto posto. Mi riferisco alle stagioni 2004-2005 (quella della finale col Perugia e del fallimento), 2005-2006 (quella dell’arrivo di Cairo e della finale col Mantova) e 2009-2010 (che purtroppo ricordiamo tutti benissimo).

 

2004-2005:

Fu la stagione dei due verdetti: quello stabilito dal campo e quello determinato in estate dai Tribunali sportivi e non.
In ogni caso, sul campo il campionato venne vinto dal Genoa con 76 punti (19 vittorie, 19 pareggi e sole 4 sconfitte), davanti all’Empoli con 74 punti che giunse a pari merito con noi e col Perugia. Il Treviso (64 punti) e l’Ascoli (62) si classificarono rispettivamente al quinto ed al sesto posto e vennero eliminati dal Perugia e dal Toro in semifinale. Un Toro che seppe poi vendicare nella finale contro gli umbri la sfortunata sconfitta ai rigori nello spareggio del 1998 a Reggio Emilia.
Tuttavia, nel volgere di pochi giorni, lo scenario cambiò radicalmente: a seguito della storiaccia della valigetta di Preziosi, il Genoa venne retrocesso in serie C, ma né il Toro, né il Perugia furono in grado di iscriversi al massimo campionato nel quale salirono, oltre all’Empoli, le citate Treviso ed Ascoli.
Per la cronaca, il girone d’andata aveva visto il dominio dei rossoblu di Serse Cosmi (46 punti ed una sola sconfitta) davanti al Perugia con 39, al Toro con 37 ed all’Empoli con 36. Ascoli e Treviso si trovavano al sesto ed al settimo posto, rispettivamente con 35 e 32 punti.
In conclusione, a prescindere da quanto poi accadde, la quota necessaria per essere promossi direttamente fu quell’anno di 74 punti, mentre per giungere ai play off ne furono sufficienti 62.

 

2005-2006:

Il campionato fu vinto dall’Atalanta con 81 punti (24 vittorie, 9 pareggi, 9 sconfitte) davanti al Catania che ne raccolse 78 (22 vittorie, 12 pareggi, 8 sconfitte). Il Toro giunse terzo con 76 punti (21 vittorie, 13 pareggi, 8 sconfitte) davanti al Mantova (69 punti), al Modena (67) e al Cesena (66).
Tutti (o quasi) ci ricordiamo di quel play off e dell’eroica rimonta nella finale di ritorno col Mantova, sulla quale non mi sembra il caso qui di ritornare.
Mi preme invece segnalare che l’Atalanta, che come detto a fine campionato arrivò davanti a tutti, aveva chiuso il girone d’andata solo al quarto posto con 38 punti, staccata di 4 punti dal Mantova capolista (42) e di 2 dal Catania secondo che di punti ne aveva 40. Terzi eravamo noi con 39 punti frutto di 11 vittorie, 6 pareggi e 4 sconfitte.
Al quinto posto c’era il Cesena (36 punti) davanti al Brescia (34) che poi calò fortemente nel corso del girone di ritorno.

 

2009-2010:

I tre campionati ai quali non prendemmo parte (ogni tanto ci è accaduto anche di giocare in serie A…) furono vinti rispettivamente dai gobbi (94 punti meno 9 di penalizzazione per i fatti di Calciopoli); dal Chievo (85 ) sul Bologna (84) e sul Lecce (83);  dal Bari (80) sul Parma (76) e sul Livorno (68).
Ma veniamo alla stagione scorsa che ci vide protagonisti di un campionato a corrente alternata.
Partimmo benissimo (12 punti nelle prime 5 partite), poi affondammo letteralmente chiudendo il girone di andata al dodicesimo posto con 27 punti, staccati di 11 lunghezze dal Lecce capolista con 38 punti e di 9 punti dalla coppia rappresentata dall’Ancona e dal Sassuolo che ne aveva 36. Il Grosseto, all’epoca sesto, di punti ne aveva 33.
Fu un campionato stranissimo, visto che molte delle squadre che a metà percorso occupavano i primi posti della classifica (Ancona, Empoli, Grosseto, Frosinone) cedettero lasciando il posto ad altre squadre che arrivavano da dietro, quali il Brescia che girò a 31punti, il Cittadella che concluse l’andata a 28 e noi con i citati 27.
Grazie ad un ottimo girone di ritorno le sopra citate squadre riuscirono a conquistarsi un posto nei play off che poi, purtroppo per noi, furono vinti dalle “rondinelle” lombarde.
Per la cronaca, il campionato venne invece vinto dal Lecce con 75 punti, davanti al Cesena con 74 e al Brescia con 72. Quarto giunse il Sassuolo con 69, mentre noi fummo quinti con 68.

 

Quanto esposto sopra conduce alle seguenti considerazioni:

 

Nelle ultime sei stagioni di B, lasciando da parte la stagione 2004-2005 i cui verdetti vennero come detto stravolti nei tribunali, il punteggio minimo che si è reso necessario per conquistare la A diretta è stato di 74 punti (Cesena l’anno scorso, al termine di uno dei campionati più anomali e modesti degli ultimi anni).
 In alcuni casi ne sono stati necessari molti di più, vedi gli 84 del Bologna nel 2008 ed i 79  del Napoli nella stagione precedente.

 

  • La squadra che ha conquistato la A diretta ottenendo il minor numero di punti nel girone di andata è stata il Cesena l’anno scorso con 35 punti.

 

  • Fatta eccezione per la stagione 2007-2008, che vide il Pisa sesto con 71 punti, in genere sono sufficienti 66 punti (quelli ottenuti dal Cittadella lo scorso anno e dal Cesena nel 2006) per giungere almeno al sesto posto, l’ultimo che dà la possibilità di accedere ai play off.

 

  • Da quando esistono i play off, è sempre stata la terza classificata nella “regular season” ad uscire vincitrice dagli spareggi di fine anno. D’altra parte, il regolamento degli stessi è tale da agevolare chi meglio si piazza nel corso del campionato.

 

  • Non sempre chi domina la prima parte del campionato è destinato a festeggiare a fine stagione. Il caso più eclatante finora è stato quello del Mantova che, come detto, vinse il girone d’andata nel 2005-2006 con 42 punti (ed una sola sconfitta), ma poi calò vistosamente perdendo otto volte e chiudendo il campionato al quarto posto con 69 punti.

 

  • Pur avendo raccolto finora ben 6 punti in più rispetto all’andata della scorsa stagione, il distacco del Toro dalla promozione diretta è pari a 9 punti, ovvero esattamente il medesimo di un anno fa. Questa è la migliore dimostrazione dell’assoluta mediocrità del campionato scorso rispetto a quello attuale.

 

 

Che cosa dicono le statistiche e le considerazioni elencate sopra, anche alla luce di quello che è stato il nostro rendimento nella presente stagione?
In sostanza possiamo affermare che, mantenendo nel girone di ritorno un rendimento medio analogo a quello (non eccelso) avuto nel corso dell’andata, non dovremmo avere problemi a classificarci in una posizione utile per accedere ai play off; occorre peraltro ribadire che disputarli partendo dalla quinta o dalla sesta posizione equivarrebbe quasi certamente ad una condanna.
D’altra parte, continuando col passo intrapreso nelle ultime dieci giornate, raggiungeremmo quota 76 che potrebbe essere sufficiente per conquistare, non dico la promozione diretta, ma almeno il terzo posto con tutte le garanzie che esso comporterebbe.
Naturalmente bisognerà vedere come si muoveranno (in campo e sul mercato) le squadre che ora ci stanno davanti, in particolare Atalanta, Novara e Siena che attualmente ci precedono di svariati punti e che, se dovessero mantenere un passo analogo a quello tenuto finora, ben difficilmente potrebbero essere raggiunte.
Tuttavia, se è vero che le statistiche sono importanti, è altrettanto vero che oltre a quelle contano le sensazioni che si hanno seguendo la squadra da bordo campo: così appare evidente che, al di là del notevole distacco in classifica, non abbiamo sfigurato con nessuna delle squadre che ora ci precedono, fatta eccezione per il Varese che però affrontammo quando eravamo ancora in fase di pieno rodaggio. Siamo una squadra in crescita, mentre altri potrebbero già aver sparato le loro cartucce migliori. Dopo aver rischiato l’esonero, il Mister sembra essere finalmente riuscito a trasmettere qualcosa di positivo ai ragazzi. Prendiamo meno gol rispetto all’inizio. Alcuni giocatori hanno recuperato la forma e si esprimono adesso su livelli decisamente buoni. Abbiamo scoperto, quasi a sorpresa, di avere in squadra dei giocatori veri come De Vezze e Lazarevic. Infine, abbiamo l’orgoglio di schierare (speriamo d’ora in poi con continuità) quello che è certamente il miglior giocatore della serie cadetta: il nostro Capitano.
Tutte queste ragioni mi consentono, al di là dei numeri , di essere ottimista e di nutrire ancora molte speranze. Speranze che aumentano ulteriormente se penso a come stavamo lo scorso anno a questo punto della stagione. Al di là dei sei punti in meno rispetto al campionato attuale, eravamo una squadra allo sbando che aveva appena perso il direttore generale, che aveva cambiato due volte l’allenatore, che aveva rivoluzionato la rosa, e che si apprestava ad affrontare la prima di ritorno col Grosseto circondata dallo scetticismo generale e da un clima che era diventato irrespirabile.
All’epoca chiedevamo ai ragazzi solo un po’ di dignità e nessuno poteva immaginare che, da lì a qualche mese, saremmo arrivati a giocarci la promozione fino in fondo, giungendo ad un passo dalla meta.

Certo, si è visto che questo campionato è caratterizzato da un livello medio più alto rispetto a quello scorso il che, oltre a renderli non paragonabili, ci dice anche che da questo momento non si può più scherzare.
Bisogna continuare lungo la strada intrapresa da novembre in poi. Bisogna, laddove possibile, rinforzare la rosa con alcuni acquisti mirati. Bisogna soprattutto continuare a vincere, e farlo non solo in casa, ma anche in trasferta.
Questo già a partire da oggi. Il Varese, che ci ha umiliati all’andata, non perde in casa da oltre due anni; ma questo non significa che debba continuare a restare imbattuto all’infinito.
L’unica volta in cui misi piede a Varese (settembre 2008, guarda caso nel periodo in cui ebbe inizio l’imbattibilità del Franco Ossola), tornai a casa da Campione del Mondo grazie al sorprendente e grandissimo Ballan (chi segue il ciclismo ha ben presente che cosa intendo…). Oggi, in occasione del mio ritorno nella cittadina lombarda, non potrò aspettarmi tanto, ma desidererei almeno tornare a casa con la soddisfazione di aver visto un bel Toro e, se possibile, con tre punti in più in saccoccia.

Ci sono ancora ventuno partite da giocare. Tutto è ancora possibile. Nulla è scontato. Nulla è perduto.

Forza Toro sempre comunque ed ovunque!

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