Bang bang

di Silvia Lachello

 

Giovedì 22 luglio 2010

Caro Diario,

vorrei capire perché quando dico che voglio stare lontana dal Toro non mi crede nessuno o quasi.
Ma che cosa significa voler stare lontana dal Toro? E be’… non lo so neppure io.
Non potrò mai allontanarmene e per varie ragioni… è già successo in passato…

di Redazione Toro News

di Silvia Lachello

 

Giovedì 22 luglio 2010

Caro Diario,

vorrei capire perché quando dico che voglio stare lontana dal Toro non mi crede nessuno o quasi.
Ma che cosa significa voler stare lontana dal Toro? E be’… non lo so neppure io.
Non potrò mai allontanarmene e per varie ragioni… è già successo in passato che io mi sia allontanata dallo stadio ma il pensiero-Toro era sempre presente.
Bastava vedere una bandiera al balcone, un bambino con il cappellino Granata, un bollino su una targa… ma, più spesso, non serviva niente: ero lì, ero sempre lì.
D’altra parte come ci si può allontanare da qualcosa che SI E’?

Mi ero solo allontanata dallo stadio, in realtà, ed era stato un allontanamento utile.
Ci sono tornata dopo avere affrontato tante esperienze che mi hanno cambiata, cambiata totalmente, ci sono tornata con la voglia di stupirmi nel vedere la gente Granata.

La gente Granata.
Ognuno dei suoi componenti è un mondo a sé stante, un mondo con i suoi riti, con le sue frasi fatte, con i suoi movimenti.
Mi fermerei a parlare con ogni persona che vedo transitare intorno allo stadio prima della partita.
Vorrei fare almeno una mezza dozzina di domande ad ognuno.
Le stesse domande.
Ad ognuno.
Riceverei risposte diversissime: lo so, lo sento.

E’ che… non lo so, è come se ci fosse molto di più di quello che riescono a vedere gli occhi, come se non riuscissi a discostarmi da quella che è la mia dimensione mentale di “gente che va allo stadio a vedere il Toro”, come se volessi far finta (o dimenticare?) che le cose sono cambiate.
Quindi mi pongo una domanda: sto forse diventando refrattaria ai cambiamenti?
Può darsi.
O forse… forse cerco di trovare qualcosa di positivo anche quando infuria la tempesta.

La tempesta.
Di solito inizio a parlare di tempeste intorno alla metà del girone di andata, negli ultimi anni quanto meno… dovrei fermarmi un momento a riflettere sul perché io abbia iniziato a parlarne già ora, mentre i giochi non hanno ancora avuto inizio.
Non so tu, ma io, io… io voglio stare lontana dal Toro.
E so bene che il significato di quello che dico è semplicemente che, allontanandomi dal Toro, non faccio altro che rifugiarmi nella mia grotta per godermelo meglio: sto da sola e quando sono sola il Toro c’è ed è perfetto.

Non ci sono rumori, non c’è chiasso, non ci sono luci… ed è tutto così chiaro.

Venerdì 23 luglio 2010

Caro Diario,

sai che è morto John Lennon?
Sì, proprio così.
E’ successo trent’anni fa, praticamente ieri.

Aperta parentesi: il tempo non mi avrà MAI. Trent’anni fa è ieri, se si sanno immagazzinare e conservare le emozioni. Chiusa parentesi.

Era un lunedì e il giorno dopo, dalle otto alle dieci, avrei avuto il compito in classe di latino.
La versione da tradurre parlava di Diogene, il pazzo (altro che pazzo… solo cinico, solo splendidamente cinico) che, con una lanterna in mano, andava per le strade a cercare l’Uomo.
Quel giorno il preside aveva comprato il giornale per tutti.
Era un evento tragico troppo grande per non essere celebrato con un pizzico di follia, era un evento troppo tragico per non essere condiviso.
Avevo divorato le pagine del giornale con avidità e disperazione, con interrogativi enormi e probabilmente stupidi in testa.
A Torino, negli anni precedenti, era stata ammazzata gente per strada, c’era il terrorismo, ricordi?
Ma gli Dei, gli Dei… gli Dei generalmente non vengono ammazzati davanti al portone di casa. E Lennon, nella fattispecie, era una specie di Dio.
Diventa Dio chiunque ti faccia sognare e ti faccia pensare e credere che una via d’uscita c’è.
E me ne fotto, sì: me ne fotto, di chi possa pensare che esagero.
Bene.
Ti dicevo: avevo divorato tutti quegli articoli che dicevano che Dio era morto e non capivo.
Negli anni successivi la morte di John Lennon mi avrebbe tormentata ancora ed ancora ed ancora.
Quando mi capitava di leggere il nome o vedere una foto di Mark D. Chapman sentivo montare la rabbia cieca. Mi capiterà sempre. Anche quando Chapman non ci sarà più (prima o poi capiterà anche a lui di ‘andarsene’, no? E io, quel giorno, ci sarò).
Ero arrivata a pensare che anche Salinger fosse colpevole della morte di Lennon.
Aveva scritto “Il giovane Holden”.
Chapman l’aveva letto ossessivamente, a tal punto da immedesimarsi nel protagonista della storia, prima di recarsi davanti al Dakota, dire “Mr. Lennon?” e poi piantare cinque pallottole in corpo a Dio fatto rock’n’roller.
La domanda è: se Salinger non avesse scritto “Il giovane Holden”… John Lennon sarebbe ancora vivo?
Può darsi.
In ogni caso posso interrogarmi fino alla fine della mia vita ma non avrò mai una risposta.
E tra un battito di cuore per Lennon, uno spasmo dello stomaco per Chapman, la più totale indifferenza per Salinger (pace all’anima sua), infilo pensieri.
Per esempio: è più utile interrogarmi sul perché John Lennon sia stato ammazzato davanti alla propria casa oppure godermi quel che ci ha lasciato?
O magari: è più utile rimuginare sul torello che è stato, senza più pensare al Toro che fu, oppure dare già per scontato che non possa almeno esserci il Torino?
Chissà se riesco a spiegarmi… trovo molto difficile comunicare in questi giorni…

Sabato 24 luglio 2010

Caro Diario… anzi, no:

Cari Caterina e Giacomo,

oggi avrei dovuto essere con voi a Siena, per condividere un vostro importante momento di vita, ma non mi è stato possibile per tutti i motivi che conoscete e anche per quelli di cui vi parlerò poi ma adesso… adesso è il VOSTRO momento.
Siate felici.
Semplicemente: siate felici.
Marco mi ha mandato un sms al termine della cerimonia: “Fatto! :-)”.
Ho tirato fuori la bandiera dallo zainetto (no, non l’ho ancora messa via… non la metterò via quest’anno…) e l’ho sventolata.
Spero siate riusciti a vederla fino lì.
Ci vediamo presto in ogni caso e vorrà dire due cose: che saremo riusciti a combinare i vostri impegni con i miei e, più egoisticamente, che avrò la mente più leggera.

Domenica 25 luglio 2010

Caro Diario,

mi accade una cosa strana.
Non ho tanta voglia di scrivere di Toro in questi giorni eppure… eppure l’emozione di sentire le storie Granata che quotidianamente ricevo in dono è sempre la stessa.
E’ che ho voglia di scrivere di altro e lo sto facendo.
Lo sto facendo solo per me.
Credevo di non esserne capace, ma tutto si svolge con estrema naturalezza sotto le mie dita: mi metto davanti al monitor e le parole si mettono in fila, una dopo l’altra, come una di quelle cascatelle di montagna che sembrano scorrere tranquille ma intanto, intanto, scavano la roccia.
Mi dedico a ciò che è mio (me stessa) senza azzardarmi ad entrare in altri ambiti che potrebbero essere miei (il Toro), ma non lo sono.
C’era un tempo in cui dire/pensare “Il Toro siamo noi” mi riempiva d’orgoglio.
Poi ho avuto modo di vedere che per alcuni dire “Il Toro siamo noi” equivaleva a dire “Il Toro è nostro”. O, quanto meno, questa era ed è la mia percezione.
Che la mia percezione sia giusta o sbagliata non ha grande importanza… se non dentro di me.
Non ho mai inteso come ci potesse essere una relazione fra amore e senso del possesso, in tutte le forme d’amore che mi è stato dato modo di toccare, compreso l’amore per il Toro.
Me ne sono resa conto quando ho sentito pronunciare l’ennesimo “MIO” nei confronti di quelle maglie.
Ho provato un moto di ribellione.
“MIO” sulla base di che cosa? “MIO” perché?
Boh… probabilmente sono io che non capisco.

Lunedì 26 luglio 2010

Caro Diario,

Lennon cantava che “happiness is a warm gun”… si sbagliava.
Anche gli Dei sbagliano.
Figuriamoci quelli che Dei non sono, ma si credono tali…
Che cosa succederà ora? Ah, boh, non lo so…

Poi ti devo raccontare altre cose e cioè che… oh, cavoli… non mi ricordo: ho bisogno di una pausa… e me la prendo.

Post scriptum
“Caro Diario” va in vacanza per qualche settimana e ritorna il 25 agosto (credo…).
Ringrazio di cuore (Granata): Ado, Alessandro, Fabio, Extasya, Marco, Sonia, il Toro e tutti quanti gli altri, soprattutto quelli che hanno voluto intavolare lunghi momenti di confronto civile.
Il “mio” Toro continua e continuerà a nascere da tutti voi. Io, intanto, porto la mia bandiera Granata a svolazzare per il mondo. A presto…

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