E se…

Questa rubrica nasce dall’esigenza di molti tifosi e lettori che, in modo più o meno velato, desiderano “spezzare una lancia” a favore di Cairo, il quale nonostante azioni, atteggiamenti e dichiarazioni talvolta discutibili e criticabili, non si è rivelato affatto il presidente peggiore della nostra gloriosa storia.
Per questo ho ritenuto opportuno chiedere alla Redazione…

di Redazione Toro News

Questa rubrica nasce dall’esigenza di molti tifosi e lettori che, in modo più o meno velato, desiderano “spezzare una lancia” a favore di Cairo, il quale nonostante azioni, atteggiamenti e dichiarazioni talvolta discutibili e criticabili, non si è rivelato affatto il presidente peggiore della nostra gloriosa storia.
Per questo ho ritenuto opportuno chiedere alla Redazione di dare voce e spazio anche a coloro che, senza facili polemiche e isterismi, volessero cercare di ritrovare unità con il nostro Presidente.
I vostri commenti e le vostre mail saranno di primaria importanza e costituiranno l’unica base per la vita di questo spazio, qualunque sia la vostra opinione.

di Renzo Sassi

Vi invito a riflettere.
Per un attimo immaginate di avere 28 anni e di cercare dentro di voi il primo ricordo nitido legato al Toro. Il mio risale al 1989. Vincemmo 2 – 0 con l’Inter futura Campione d’Italia, ma non bastò e retrocedemmo ugualmente.
E poi Borsano. Che goduria! Dominammo la B, volammo in A, fummo considerati l’anti-Milan, giocammo con “alterne” (…)  fortune con corazzate del calibro di Real Madrid e Ajax, ci esaltammo per le imprese di O’Animale, di Rambo e di Tarzan, vincemmo una Coppa Italia peraltro non senza sofferenze, dominammo derby e non so quante altre partite importanti. Ma non dimentico  in che acque ci ritrovammo di lì a poco.
E poi il vuoto. Non mi direte che furono anni esaltanti, caratterizzati da un grande Toro o almeno degno della nostra gloriosa storia. Dirigenze discutibili, allenatori non certo all’ultimo grido, giocatori di seconda e terza fascia. E come se non bastasse, finanze perennemente sull’orlo del tracollo.
E poi Cimminelli, forse l’unico in grado di costruire una squadra a cui tuttora siamo affezionati, visto il rimpianto con cui parliamo di Acquafresca, di Sorrentino, di Mudingayi, di Mantovani, di Quagliarella (sì, sì proprio lui..),  e ultimamente, sento da più parti, anche di un certo Balzaretti, salvo poi lasciarci con un pugno di mosche, alla spasmodica ricerca di 180.000 euro per non scomparire nell’oblio più assoluto.E ancora oggi credo che un grazie ai Lodisti sia doveroso.
E poi Cairo. Quest’uomo di Alessandria, tifoso granata, ricco e con grande potenzialità mediatica. La querelle con Giovannone, le manifestazioni sotto il Comune, gli striscioni “Papa Urbano”, il Presidente in pectore che salutava con la mano le centinaia di appassionati che con forza chiedevano un impegno concreto per la rinascita del Toro. Insomma, era l’uomo giusto, quello che da tempo immemorabile sognavamo, quello che ci dava garanzie, quello che avrebbe fatto di tutto per i colori, la squadra, i tifosi. E i fatti sembrarono darci ragione. Squadra costruita in pochi giorni, giocatori affamati, una Curva compatta, una Societa, un Presidente. Andò bene e ottenemmo la promozione, ma chi di voi per 2 o 3 secondi non trattenne il fiato sperando che quel maledetto diagonale di Gasparetto non centrasse la porta? E fu un brivido.
E poi la recentissimia storia. Culminata nello sconforto, nella rabbia, nella contestazione, nell’insulto. Ci siamo fatti prendere dal nostro infinito sentimentalismo, sfociato nella confusione tra il termine “passione “ e il concetto di “contingenza”. I 5 milioni spesi per Barone sembrarono rappresentare un ottimo investimento, la presentazione di Recoba portò centinaia di innamorati allo stadio, WAN parve incarnare i valori del Fila, retrocedemmo solo per colpa del Palazzo e credemmo che in B i 100 punti e i 50 goals della coppia DDM – Bianchi fossero il minimo dovuto, ma non andò così.
Ora tanti di noi sono stufi. Da un anno e mezzo la ferocia con cui si attacca Cairo sta compromettendo tanto, anche la genuinità con cui siamo ripartiti quel lontano giorno al Delle Alpi con l’Albinoleffe.  Sostenere Cairo non significa necessariamente condividere, vuol dire essergli vicino e porci nei suoi confronti in modo propositivo e costruttivo. Nonostante le agguerrite polemiche degli ultimi tempi, non siamo scomparsi e abbiamo dignità, o almeno abbiamo quella di chi lotta pur sapendo di non poter  primeggiare.  E che cosa saremmo noi in grado di fare al posto suo? Quali investimenti destineremmo al reale miglioramento della squadra? Quanto saremmo capaci di gestire difficoltà societarie, di spogliatoio e di risultati? Non credo che nel mondo di oggi un potenziale acquirente agirebbe diversamente, a meno che non operasse nell’ombra per il bene del Toro. Cairo forse verrà ricordato come un buon traghettatore. Il Toro di oggi è in serie B, tutti insieme dobbiamo fare i conti con la realtà, ma sorridere al futuro. Chi arriverà, se mai arriverà, sarà certamente più tifoso, più capace e più ricco di lui.

P.S. Sorrido ripensando che durante la presidenza Cimmi-Romero invocammo un lettone, qualcuno ne ha notizia?

Il confronto e il dialogo rappresentano la base per il proseguimento di questa rubrica, che nel suo esordio vuole essere una provocazione stimolante e propositiva da parte dell’autore. Eventuali commenti o mail saranno sempre letti, riletti e utilizzati come spunto di riflessione.

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