Fisiologia e Biomeccanica nel calcio

Fisiologia e Biomeccanica nel calcio

Nasce una nuova collaborazione editoriale tra TN ed il dottor Stefano Suraci, fra i più apprezzati medici dello sport in Piemonte nonchè responsabile negli anni scorsi dello staff sanitario del Torino FC. In questo spazio settimale verranno approfonditi i temi d’attualità, dall’attenzione alla salute nello svolgimento di sport amatoriale e professionistico fino alle grandi inchieste ed ai casi di doping e malattie derivate…

di Redazione Toro News

Nasce una nuova collaborazione editoriale tra TN ed il dottor Stefano Suraci, fra i più apprezzati medici dello sport in Piemonte nonchè responsabile negli anni scorsi dello staff sanitario del Torino FC. In questo spazio settimale verranno approfonditi i temi d’attualità, dall’attenzione alla salute nello svolgimento di sport amatoriale e professionistico fino alle grandi inchieste ed ai casi di doping e malattie derivate dall’assunzione di sostanze proibite, nonchè agli spunti che ci offrirà l’attualità (ad esempio, l’infortunio di un calciatore). Questa rubrica sarà anche un’occasione per tutti i lettori di TN di confrontarsi settimanamente con un medico dello sport ed eventuale porgli dubbi, domande o richiedere il suo parere: suggerite domande e approfondimenti, l’email è a vostra disposizione, approfittate dell’occasione!

 

 

Ritenendo che il suo regolamento sia universalmente conosciuto potremmo definire il calcio come uno sport di movimento e di contatto, basato sulla pratica di un esercizio intermittente dove si alternano l’utilizzo delle capacità aerobiche con quelle anaerobiche ora lattacide ora alattacide e dove risulta fondamentale la destrezza nell’eseguire con rapidità anche i gesti tecnici più complessi.

Durante la partita si alternano fasi in cui il giocatore compie uno sforzo finalizzato al suo spostamento sul campo ad altre in cui tale sforzo viene indirizzato al controllo del pallone: è perciò richiesta all’atleta la capacità di usufruire delle sue capacità neuromotorie e contemporaneamente di quelle metabolico-energetiche.

Accelerazioni, decelerazioni, corsa lenta, scatti rapidi, cambi di direzione e gestualità di controllo della sfera qualificano il calcio tra le discipline con importante componente tecnica.

L’analisi di una partita può mettere in luce dati precisi riguardo sia la qualità  che la quantità del lavoro svolto in campo dai giocatori.

La tecnica scientifica di analisi è stata messa a punto da Nettleton e Sandstrom che nel lontano 1963 si occuparono di un match di football australiano.

Successivamente questo metodo è stato applicato al calcio da diversi autori,che negli anni a seguire hanno riportato dati sostanzialmente concordanti riguardo le distanze percorse e le andature sostenute dai vari calciatori durante gli incontri nonché del tempo di contatto con il pallone (vedi tabelle 1 e 2).

Tabella  1 : DISTANZA TOTALE COPERTA

Tabella 2 : ANALISI DELLE DISTANZE TOTALI (IN METRI)

 

Primo dato significativo ad emergere da tali studi sono i metri percorsi dal singolo giocatore durante i 90 minuti che risultano essere mediamente 11527, con lievi differenze tra ruolo e ruolo: i centrocampisti sono quelli che coprono le maggiori distanze.
Va poi considerato come tale distanza venga suddivisa in varie andature. Cammino e corsa lenta coprono la parte quantitativamente più importante (70,9% della distanza totale). Esse vengono percorse sfruttando un metabolismo puramente aerobico.
Maggiormente impiegate in questo movimento sono le fibre muscolari di tipo I, rosse, lente. La corsa veloce e gli scatti occupano, quindi, una parte più modesta del chilometraggio del calciatore (29,1% nella distanza totale).
Anche per questo motivo, sia le prestazioni di tipo esclusivo, che utilizzano un metabolismo di tipo anaerobico alattacido, sia le prestazioni sopramassimali ripetute, con utilizzo di un metabolismo anaerobico lattacido, sembrano le caratteristiche fondamentali che permettono al calciatore di anticipare l’avversario nel controllo della palla.
Le fibre bianche e veloci di tipo II, chiamate in causa in questi movimenti, sono perciò particolarmente importanti nella struttura muscolare del giocatore .
Sempre qualitativamente importante è l’insieme dei movimenti compiuti durante il periodo di tempo nel quale si verifica il possesso della palla, soprattutto perché quantitativamente questo tempo è molto limitato. Esso rappresenta infatti una percentuale assai esigua dell’intera frazione di gioco. Tuttavia, elevazione, calcio, marcatura, rovesciata, aggancio, controllo, tuffo, corsa in ogni direzione alle diverse velocità rappresentano le più comuni manovre messe in atto dai calciatori durante le fasi di gioco e necessitano di particolari accorgimenti neuromuscolari che richiedono l’utilizzazione rilevante di forza e potenza muscolare. La necessità di una grande abilità tecnica nel controllo dell’attrezzo palla condiziona lo sviluppo della struttura muscolare dell’atleta calciatore. Esso si presenta mediamente come un soggetto ecto-mesomorfo con un apparato muscolare molto sviluppato specialmente a livello dei glutei e degli arti inferiori .
Le masse muscolari sono voluminose anche a causa dell’importante componente eccentrica del lavoro svolto durante i movimenti legati alla gestualità tecnica.
L’andatura sul campo è caratterizzata dal particolare tipo di corsa: ovvero una corsa con il piede radente al suolo, atteggiato in rotazione esterna, ginocchio con flessione ridotta, tipica del giocatore in possesso di palla (corsa radente). Caratteristico ed in qualche modo identificativo del calciatore di alto livello è il particolare rapporto tra muscoli agonisti ed antagonisti relativi, nonché la differenza tra un arto inferiore e quello controlaterale.
Si è evidenziato infatti come nella coscia esista un incremento del rapporto flesso-estensori che risulta maggiore rispetto a quanto rilevato in altri atleti.
Risulta di conseguenza fondamentale lo studio della biomeccanica e fisiologia del calcio al fine di conoscere a fondo i meccanismi per la prevenzione primaria degli infortuni.

 

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