Giorni di gloria

di Andrea Ciprandi

Fra i graditissimi commenti al mio articolo di settimana scorsa ce n’è uno in cui si menziona il Nottingham Forest. Detto che sarò contento di scrivere pezzi anche in base ai vostri suggerimenti (e a tal proposito non mancheranno notizie sui Club gemellati col Torino), l’accenno a questa squadra del centro Inghilterra per la quale provo grandissima simpatia fin…

di Redazione Toro News

di Andrea Ciprandi

Fra i graditissimi commenti al mio articolo di settimana scorsa ce n’è uno in cui si menziona il Nottingham Forest. Detto che sarò contento di scrivere pezzi anche in base ai vostri suggerimenti (e a tal proposito non mancheranno notizie sui Club gemellati col Torino), l’accenno a questa squadra del centro Inghilterra per la quale provo grandissima simpatia fin da quand’ero bambino ha risvegliato in me un duplice sentimento: di orgoglio pensando a com’era il calcio e di stizza per quel che è diventato.

Il Nottingham Forest, infatti, incarna senza alcun dubbio uno degli esempi più fulgidi di gloria calcistica avendo dato vita a fine anni Settanta a una cavalcata senza precedenti e mai più ripetuta. Promosso nel 1977 dalla Seconda alla Prima Divisione (l’attuale Premier League ma senza i soldi di oggi), subito nel ‘78 ha vinto il suo primo e unico campionato per poi alzare la Coppa dei Campioni sia nel ‘79 che nell’80! Se avete inizato a capirmi potete immaginare quanta poca importanza io dia ai trofei vinti rispetto al gioco espresso e alla riuscita anche in altri campi, dato che la vita di ogni Club fa storia a sé, ma è innegabile che un’impresa come quella del Forest non può lasciare indifferente nemmeno uno come me.

C’è da fare un’importante puntualizzazione circa questa vicenda. Ai tempi andavano in Coppa dei Campioni solo le vincitrici dei diversi campionati, quindi il successo in quello inglese del Nottingham Forest, già storico di per sé essendo rimasto l’unico dalla sua fondazione nel 1865 a oggi, era anche imprescindibile per tentare la più ambiziosa avventura europea. Altro che puntare al quarto posto per mettere in cassa qualche milione di euro, come accade oggi che si bada più al bilancio che allo sport…

Un altro aspetto importantissimo della cosa, anzi imprescindibile, è la guida di quella squadra, affidata ai due tecnici inglesi di maggior talento di quegli anni ma forse anche di sempre: Brian Clough e il suo talentuoso assistente Peter Taylor, da alcuni considerato addirittura il vero artefice di tanti successi. Questa coppia innanzitutto di amici, trasversale rispetto all’intero movimento calcistico inglese avendo lavorato allo Hartlepools United, al Derby County dei miracoli che riuscirono a condurre al suo primo titolo, brevemente al Leeds United, al Brighton & Hove Albions e poi finalmente al Nottingham, è letteralmente entrata nella leggenda. Quando erano alla guida del Derby County (curiosamente uno dei più acerrimi rivali del Forest), Clough in particolare, poi, ebbe parole molto poco lusinghiere nei confronti della Juventus, da cui venne sconfitto in una Semifinale europea a detta sua dopo un doppio confronto non troppo leale: episodio che a molti di voi può far ricordare questo personaggio già scomparso con un pizzico di simpatia… Così come il Forest, benché indirettamente, può essere guardato di buon occhio sempre da chi ama il Toro in considerazione del fatto che le maglie a strisce verticali bianconere della Juventus furono procurate dai suoi rivali cittadini, il Notts County. Spigolature. 

Tornando al Nottingham Forest, che quest’anno ha clamorosamente mancato la Finale dei playoff per tornare nella massima divisione, quello entusiasmante di fine anni Settanta poteva contare su giocatori divenuti molto conosciuti quali Peter Shilton in porta, Viv Anderson (il primo giocatore di colore a vestire la maglia dell’Inghilterra) in difesa, Tony Woodcock e Trevor Francis in avanti. Sì, proprio quel Francis che si sarebbe trasferito prima all’Atalanta e poi alla Sampdoria, ove giocò con Greame Souness, dieci anni più tardi allenatore del Torino per un breve periodo e che da calciatore del Liverpool di Coppe dei Campioni ne aveva alzate addirittura tre. 

Se il Forest è a prescindere uno dei Club più tradizionali d’Inghilterra, certamente l’era Clough-Taylor resta la sua più splendente ed è anche una delle parentesi più belle di tutto il calcio d’Oltremanica. Brian Clough restò alla guida dei rossi per quasi un ventennio, fino al termine della carriera, portando nella sua bacheca anche 4 Coppe di Lega e una Supercoppa Europea. L’affetto che gli diedero tifosi e consocenti, però, va oltre i confini della sua città d’adozione, come testimonia la statua in bronzo eretta nel centro di Nottingham, appunto, ma anche quella che si trova in un parco della sua città natale, Middlesborough; entrambe lo ritraggono con indosso il suo classico pullover sopra una semplice polo, che nel mondo a colori erano spesso rispettivamente verde e rossa. Quella più importante, però, sarà scoperta il mese prossimo a Derby: lo ritrarrà insieme all’amico Peter Taylor, al quale fu legato da amicizia molto più di quanto facciano pensare alcune furiose litigate che hanno costellato la loro lunghissima carriera.

Concludo augurandomi che Brian e Nigel Clough non facciano eccezione rispetto alla regola che vuole che qualcosa passi di padre in figlio. Nigel, infatti, dopo avere mosso i primi passi da calciatore professionista nel Nottingham ancora allenato da suo papà (fino a poco prima che l’ex granata Andrea Silenzi vi si trasferisse per qualche mese) e proseguito la carriera di attaccante con Liverpool e Manchester City, è attualmente manager del Derby County. Che la storia si ripeta? Lo vorrei tanto.

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