Il bambino che aveva paura di pedalare

Il bambino che aveva paura di pedalare

 di Walter Panero

 

 Oggi proprio non me la sono sentita di scrivere qualcosa che abbia a che fare col nostro Toro e col calcio in generale. Spero che troviate piacere nel leggere questo racconto che parla di altre vicende umane e sportive. Lo dedico a tutti gli sportivi: quelli vincenti, quelli perdenti, quelli che non sono più qui con noi. Buona lettura a chi avrà…

di Redazione Toro News

 di Walter Panero

 

 Oggi proprio non me la sono sentita di scrivere qualcosa che abbia a che fare col nostro Toro e col calcio in generale. Spero che troviate piacere nel leggere questo racconto che parla di altre vicende umane e sportive. Lo dedico a tutti gli sportivi: quelli vincenti, quelli perdenti, quelli che non sono più qui con noi. Buona lettura a chi avrà voglia di seguirmi fino in fondo!

 

 

Domenica 24 aprile 2011.

 

L’uomo si guarda attorno. Volge gli occhi a destra e a sinistra. All’improvviso, sulle sue labbra si disegna un sorriso. Anche i suoi occhi sorridono, pur nella fatica del momento. Sì, non ci sono dubbi: è proprio quello il punto in cui….tanti anni prima…

 

 Un sabato di aprile del 1987

 

“No, no…non ce la faccio, nonno!…Ti ho già detto che non ce la faccio!…E se proprio vuoi saperlo penso che non ce la farò mai!…”

“Certo che ce la fai!…Devi solo convincerti che puoi!…Tutti i bambini ci riescono, prima o poi….anch’io da piccolo….poi tuo padre, che ancora me lo ricordo bene…dai….dai…ora ci riprovi ancora una volta e vedrai che ci riesci…forza! Forza Filippo!”

 

 (2011)

 

“Forza! Forza Filippo!” gridano tutti.

Sono davvero tantissimi. Sembrano non finire mai. Tantissimi, rumorosi, colorati ed imbandierati. Filippo le conosce bene, quelle bandiere. Fu la maestra, a scuola tanti anni prima, ad illustragliene il significato. “Ecco, ecco quella della mia regione! Ecco quella del mio Paese!” pensa Filippo mentre passa in mezzo alle bandiere, digrigna i denti e cerca ancora una volta di abbozzare un sorriso che forse in realtà è una smorfia.
Fa caldissimo, anche se siamo solo in primavera. E’ raro che da quelle parti faccia così caldo in questo periodo dell’anno in cui sono più i giorni di pioggia e neve che quelli di sole. Fa caldissimo e Filippo vorrebbe bere qualcosa. Qualcuno gli spruzza addosso dell’acqua e lui avrebbe voglia di ribellarsi. Ci prova, ma poi si accorge che il fresco dell’acqua gli fa piacere.
Lo applaudono. Tutti. Anche coloro che sventolano bandiere diverse da quella del suo paese.
E’ come se tutti quanti lo stringessero con un forte abbraccio. Attendono un suo scatto, uno scatto secco dei suoi che lo porti verso la vittoria, verso il trionfo.
Sanno che arriverà. Non può andare diversamente. Non può.
Arriverà….arriverà…

“Tra un po’…” pensa Filippo “…se voglio vincere devo provare a scattare tra un po’….mancano poco più di venti chilometri all’arrivo ed è questo il punto migliore per fare selezione. Andare via da solo? Forse è meglio di no. Forse è meglio che mi porti dietro due o tre altri corridori per poi cercare di resistere fino a batterli in volata. Tutti mi aspettano. Dicono che sono il favorito, perché quest’anno ho già vinto diverse corse importanti. Ma qui è tutto molto diverso e molto più difficile. E infatti non ho mai vinto. Sono anni che ci provo in tutti i modi a vincere questa benedetta corsa, ma non ci riesco. Non c’è verso. Sembra quasi una maledizione e comincio davvero a pensare che non ce la farò mai…Eppure  queste strade le conosco bene. Bene come le mie tasche. E’ su queste strade…proprio nel punto in cui stiamo passando ora che io…diversi anni fa…”

 

 (1987)

 

Filippo, dopo averlo appoggiato per l’ennesima volta a terra, porta il piede destro sul pedale. Con l’altro si dà lo slancio, e poi lo porta sull’altra pedivella. Le sue gambe iniziano a girare. Una, due, tre volte. La bici oscilla e lui è tentato di mettere nuovamente il piede a terra arrendendosi  ancora una volta per paura di cadere. Ma poi parte. Fa dieci, venti metri da solo. E’….è una sensazione semplicemente meravigliosa….semplicemente meravigliosa….

“ Te l’avevo detto! Hai visto che ce l’hai fatta? Bravissimo Filippo!!!” urla il nonno che gli corre dietro tutto contento.
Intanto Filippo pedala. Non la smette più di pedalare. E pedalando sorride. Sorride. Sorride…

 

 (2011)

 

Filippo sorride alla gente. E pedala. Poi si volta e guarda indietro. Controlla le facce dei suoi rivali. Quello che lo scorso anno lo aveva sorpreso e battuto si è già staccato: forse è caduto, forse ha avuto un problema meccanico. Lo Spagnolo, quello che l’altro giorno è stato l’ultimo a resistergli, è ancora lì con la sua andatura caracollante. E anche i due fratelli che vengono dal Lussemburgo sono lì, e sembrano davvero fortissimi. Imbattibili? Forse. O forse no.
“Ora uno dei due ci proverà, non so quale, ma so che ci proverà e se anche andassi a prenderlo partirebbe subito l’altro” pensa Filippo.

Ed eccolo lo scatto tanto atteso del più giovane dei due.
Fa male. Molto male.
“Devo resistere ma non ci riesco. Mi sta staccando. Non ce la faccio! Non ce la faccio!”

 

 (1987)

 

Lungo la discesa, la bici di Filippo all’improvviso sbanda. Sembra un cavallo imbizzarrito. Filippo perde il controllo e viene disarcionato. Cade miseramente battendo forte il ginocchio da cui esce un rivolo di sangue.
Il bimbo sente un dolore forte come quello di una coltellata. Avrebbe voglia di piangere, ma sente una voce dentro di sé: “Sei grande, ormai. Non devi piangere! Non devi piangere!”.
Il nonno, tutto trafelato, corre e si china per soccorrere il bambino ancora a terra.

 

 (2011)

 

“Sì che ce la faccio!” dice ancora Filippo tra sé e sé.
“Non posso mollare! Non adesso. Questo è il momento di tenere duro. Per me. Per loro…” pensa ancora osservando la folla.
Filippo digrigna i denti. Porta il dito sulla leva del cambio. Cambia rapporto. Quindi si alza sui pedali. Scatta oscillando le spalle. E si riporta alle calcagna del fuggitivo. Gli passa al fianco per farsi vedere. Quasi a voler dire: “Ecco, ci hai provato a staccarmi, ma io sono ancora qui! Più forte che mai. Sono qui e adesso non mi stacchi più! Sono qui e adesso all’arrivo dovrai vedertela con me! Tutti e due dovrete vedermela con me!”

 

 (1987)

 

Il nonno interrompe la sua corsa. Si ferma. Vede il bambino che si rialza da solo. Agita le mani sulle ginocchia per togliere la polvere. Poi volta la testolina verso la sua bici rimasta a terra. La guarda con un misto di odio e di amore. Imbranca il manubrio con entrambe le mani e la rimette in piedi. Poi sale appoggiando il sedere sulla sella. Rimette il piede destro sul pedale e riparte con molta più decisione e facilità di prima.

 

 (2011)

 

Mancano ormai pochi metri all’arrivo. La volata è lanciata da uno dei due fratelli. Filippo non si disunisce. Lo insegue. Lo affianca. Lo supera. Lo batte. Con una facilità disarmante.
Un boato mai sentito sale dalla folla. E’ tutto un tripudio di bandiere, di urla e di abbracci. E di boccali di birra.
Filippo ha appena tagliato il traguardo a braccia alzate.
La corsa che aveva sempre sognato, fin da bambino, la corsa che andava a vedere con nonno e papà, la corsa che gli era sempre sfuggita, la corsa che pensava di non vincere mai è sua. Finalmente sua!

 

 (1987)

 

Filippo pedala che è un piacere sulla strada che prima scende e poi inizia a salire. Sorride. Un gruppo di ciclisti con le maglie strane e colorate gli passa vicino e lo supera.
Uno di loro rallenta e dice: “Ehi ragazzo! Sei forte! Prima o poi vincerai anche tu su queste strade, come ha fatto lui e come spero di fare io domani!”. Mentre dice queste parole indica un ragazzo ricciolino che indossa una maglia bianca con una fascia orizzontale di tanti colori.
Filippo scuote la testa, arrossisce e sorride. Certo gli piacerebbe un giorno correre in bici come il papà e come il nonno. Non sa niente della corsa di cui parlavano quelli. Ma pensa che gli piacerebbe davvero tanto vincerla, se è così importante come hanno detto.
Anche il nonno, che non si è perso un secondo della scena, osserva e sorride.
Lui li conosce quelli che parlano col suo nipotino.
Lui lo sa chi sono e cosa hanno fatto.

 

 (2011)

 

Filippo è sul podio. Ha un bambino di pochi mesi in braccio, il suo bambino. Sorride ancora mentre la folla applaude. Gira lo sguardo verso destra. C’è un uomo che batte le mani. Poi l’uomo gli si avvicina. Gli stringe la mano. Gli fa i complimenti. Filippo lo guarda con curiosità. Gli sembra….sì….gli sembra proprio di riconoscerlo. Ma certo! E’ uno di quelli che lo avevano visto quel giorno mentre imparava ad andare in bici. Mentre otteneva la sua prima vittoria. La più importante di tutte. Quella senza la quale niente sarebbe stato possibile: nessuna corsa, nessun trionfo.
Pur andandoci vicino un’infinità di volte, quell’uomo non avrebbe mai vinto questa corsa. Né il giorno dopo. Né mai.
Invece Filippo ce l’ha fatta! Oggi!
Ed ora saluta la folla che lo applaude e lo porta in trionfo. 
Guarda sua moglie che se ne sta timidamente appartata in un angolo.
Punta gli occhi in alto, verso il cielo.
Gli sembra….sì….gli sembra proprio di sentire una voce che conosce benone…una voce che non udiva più da un sacco di tempo, ma che distinguerebbe tra altre centinaia di migliaia…

“Certo che ce la fai!…Devi solo convincerti che puoi….tutti i bambini ci riescono, prima o poi….forza! Forza Filippo!”

Filippo lancia un mazzo di fiori verso la folla che applaude.
Sorride.

“Bravo Filippo! Hai visto? Ce l’hai fatta anche stavolta!” gli mormora in un orecchio la stessa voce di prima.

E il viso di Filippo si copre di lacrime.

 

 

Grazie mille  a Sabrina. Lei sa il perché.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy