Il suono del silenzio

La telefonata è arrivata lunedì pomeriggio.
Avevo in mente un dolce arpeggio di chitarra che non mi abbandonava e non capivo perché.
Sapevo da sempre che sarebbe arrivata.
Ma non immaginavo che sarebbe stata così.
In una frazione di secondo che ha preceduto le parole della cornetta,  forse intuendole, mi si sono parati di fronte agli occhi ricordi di una vita lontana, nel suo inesorabile…

di Redazione Toro News

La telefonata è arrivata lunedì pomeriggio.
Avevo in mente un dolce arpeggio di chitarra che non mi abbandonava e non capivo perché.
Sapevo da sempre che sarebbe arrivata.
Ma non immaginavo che sarebbe stata così.
In una frazione di secondo che ha preceduto le parole della cornetta,  forse intuendole, mi si sono parati di fronte agli occhi ricordi di una vita lontana, nel suo inesorabile fluire di immagini.

 

C’erano una volta quattro persone, Attilio e Onorina, Pierino e Teresa, nati all’inizio del secolo scorso.
Due coppie che non si conobbero tra loro fin quando la loro vita non aveva già imboccato il viale del tramonto.
Attilio era arrivato dal Veneto negli anni 30, e aveva sposato la piccola casellese Onorina, Pierino invece che era un operaio torinese e aveva la musica come hobby, aveva sposato la sua Gina, di Montaldo Torinese.
Non potevano essere più diversi tra di loro, eppure stravedevano per un bimbo nato sul finire degli anni ’60, sperando per lui un futuro diverso da quelli che erano stati i difficili anni di un passato che ogni tanto raccontavano.
Pierino era stato il primo ad andarsene, sul finire del 1974, a soli 67 anni, col tempo di provare tristezza per non potere seguire quel bambino che stava crescendo, seguito due anni più tardi da Attilio, che aveva lasciatola sua Onorina in un freddo giorno di Dicembre.
Ucciso da un male tanto ignoto quanto conosciuto, in tempo però per vedere la città esultare per una gioia che accomunava nonni e nipoti granata.
E poi… e poi erano stati lunghi anni per Onorina e Gina, che non avrebbero pensato di poter riuscire a vedere quel bimbo diventare uomo, sopperendo col loro amore a quello che, chi non c’era più, non era riuscito a dare o che la vita aveva reso difficile.
Onorina se ne era andata nel gennaio 2006 a 98 anni e Gina…
Gina resisteva. Aveva perso contatto con la realtà, Si basava sulle voci e sui ricordi più sulle persone che non riconosceva più.
Ma resisteva.

 

– Mauro… la nonna se ne sta andando…

 

Sono corso in macchina trascinando nella mente un film infinito fatto di immagini che scorrevano ingenue e inesorabili, mentre l’ingenua speranza era frantumata da quello che avevo appena ascoltato. Ricordi che si alternavano a quel triste arpeggio di chitarra che non mi avrebbe più abbandonato.

 

I hear the drizzle of the rain
Like a memory it falls
Soft and warm continuing
Tapping on my roof and walls

 

Le cifre del 1970 che avevo incollato sulla tua credenza, le giornate al mare a Borghetto, quando avevo la febbre alta, il gelato con “il ghiaccio fuori e la panna dentro”, così complicato che me lo avevi fatto comprare da solo nel negozio, le volte in cui al mare cantavo “Quanto è bella lei” dal balcone ed i vicini ti dicevano di farmi studiare canto, la scatola dei Lego sul treno del ritorno, la sera in cui era morta Anna Magnani, la casa di Sommariva e Fram nella sua casetta sul retro, il puzzle di Pinocchio appeso al muro, i budini al crem caramel del sabato a pranzo, la nevicata a Sommariva, i miei ruzzoloni dalla bici sulle tue zucchine, l’orchestra Val Po e il K2, la casa di Carignano e il nonno che stava male, la patente presa a 61 anni per poter andare in visita al cimitero, le lunghe estati brucianti e calde, la paura che io sudassi, la scatola del “Giro d’Italia”, le caramelle allo zucchero nel vaso sopra il mobile…

 

Da diversi anni non ci conoscevi più.
Ma lunedì quando ci hai visti… oh, hai riconosciuto tutti.
Mi hai stretto le mani nelle tue, ormai consumate e smunte.
E anche se non riuscivi più a parlare, ti sei portata una mia mano alla bocca e l’hai baciata
Nonna, ho visto tante cose nella mia vita.
Ho visto tante cazzate in questo mare di follia e odio.
Raramente avevo visto una cosa così semplice e bella.
Poi ci siamo salutati con gli occhi, ti ho detto che sarei andato a dormire nella stanza accanto.
Hai sorriso come per dire “Chi vuoi fregare?”
Sapevo che sarebbe stata l’ultima volta che ti avrei vista.

 

And this song I was writing is left undone
I don’t know why I spend my time
Writing songs I can’t believe
With words that tear and strain to rhyme

 

Questa canzone così triste e meravigliosa non mi lascia un istante.
Forse era destino che fosse questa, anche se tu probabilmente non l’hai mai ascoltata.
Avresti pensato che avrei pianto così tanto, a 42 anni?
Sai, la gente non capisce.
Si sorprendono del fatto che io avessi ancora una nonna, nonostante gli anni e sembrano rimproverarmi per il mio dolore.
Il tempo passa per tutti e sta scivolando anche per me.
Ora è come se, con te che eri l’ultima nonna, un pezzo di mondo si fosse staccato e fosse volato via.
E’ quel mondo fantastico della mia felicità, quello della fine degli anni ’60 e dell’inizio dei ’70, quello dei Beatles e dei giovani che vestivano sgargianti, quello di un’epoca di libertà.
Quello nel quale, grazie a quattro persone che ora non ci sono più, ho potuto vivere un’infanzia serena e felice.
Alle volte credo che si venga al mondo soltanto per vivere quegli anni meravigliosi.
Volevo ringraziarti per questo.
C’è questo suono che vorrei che tu sentissi con me, prima di lasciarti andare.
E’ questo suono senza rumore, un’eco lasciato dal tuo mondo che se ne sta andando
E’ il suono del silenzio ed è quello della mia dolce tristezza.

 

And so you see I have come to doubt
All that I once held as true
I stand alone without beliefs
The only truth I know is you

 

Questo ricordo, terminerebbe qui.
Ma oggi, 09/07 lo sciopero dei giornali ha impedito che potessimo pubblicare un necrologio.
Trovo incredibile e ingiusto che una persona che ha vissuto per 97 anni e che ha condotto la sua vita attraverso immagini di dignità e onestà, non possa aver un ricordo tutto per sé.
Mi perdonerete, cari amici se lo pubblico qui di seguito, come lo avevamo originariamente pensato per il quotidiano, La Stampa.

 

E’ mancata.
Teresa Saglietti (Gina),
nata Fasolo,
di anni 97
Lo annunciano il figlio Rinaldo con Loredana, i nipoti Oscar e Mauro con la piccola Anita.

 

I funerali si terranno sabato 10 luglio nella chiesa di Ceresole d’Alba alle 9:30, con partenza dalla casa di riposo “Il Mughetto”.
La cara salma verrà poi tumulata nel cimitero di Piobesi Torinese.

 

 

Perdonatemi, Amici, se ho approfittato di questo spazio per questo ricordo, ma non mi sentivo di scrivere altro.

Per chi volesse sintonizzarsi sulle note che hanno fatto da sfondo a queste emozioni.
http://www.youtube.com/watch?v=MuPLTQWBlNg&feature=related

 

 

MAURO SAGLIETTI

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