L’arte del cazzeggio

L’arte del cazzeggio

di Silvia Lachello

Giovedì 21 aprile 2011, sera tardi

Caro Diario,

mi aspettano quattro giorni di cazzeggio assoluto e non so bene come gestirli: non sono tanto abituata a cazzeggiare, magari finirò per annoiarmi.
Di sicuro mi sto annoiando per il solo fatto di domandarmi che cosa potrei fare in questi quattro giorni tutti per me.
Tutti per me:…

di Redazione Toro News

di Silvia Lachello

Giovedì 21 aprile 2011, sera tardi

Caro Diario,

mi aspettano quattro giorni di cazzeggio assoluto e non so bene come gestirli: non sono tanto abituata a cazzeggiare, magari finirò per annoiarmi.
Di sicuro mi sto annoiando per il solo fatto di domandarmi che cosa potrei fare in questi quattro giorni tutti per me.
Tutti per me: wow.
Guarderò qualche film, scriverò un po’, risponderò alle emails che giacciono nella cartella “vuoi deciderti a rispondere?”, farò qualche foto e – perché no? – qualche pisolino.
Ma prima… prima c’è la partita del Toro.
E, prima della partita del Toro, quasi una giornata intera per programmare il cazzeggio.

Venerdì 22 aprile 2011, Modena-Torino 1-1, notte fonda

Caro Diario,

giornata produttiva: ho dedicato le ore che mi avrebbero accompagnata verso la partita a fare… nulla.
Anzi no: ho riso, ho riso tanto, e ho pranzato con un gelato immerso nello zabajone.
Poi partenza per il paesello, l’incontro con i bimbi (non li vedevo da – addirittura! – due giorni e mi aspettavano domani: amo vedere quello sguardo sorpreso per la serie “ma sei qui!”), il coordinamento di una cena, e poi… e poi i Ragazzi.
Morale della favola: benino, dai… si poteva (doveva) fare qualcosa di più, ma non c’è niente da fare: si deve soffrire.
D’altronde è Venerdì Santo (non me ne vogliano i credenti…).
Dopo la partita è passata a prendermi la Stefi ed abbiamo fatto una fuga verso le colline del Monferrato.
Quasi non ci venivano le parole: quel pareggio ci stava un po’ stretto.
Tante domande e tante anche le risposte.
Non tutte ci piacevano.
Le risposte, intendo dire.
Le domande ci piacciono sempre.
Anche quando fan parte del nostro personale breviario, anche quando sono sempre le stesse.
Sai, mentre salivamo su per la strada dissestata che porta in cima a quella collina del Monferrato che ci ha ospitate tante volte, mentre esclamavamo degli “Ohibò” e dei “Machecazz…” in corrispondenza di ogni buca sull’asfalto, si è messo a piovere.
Ciao, Pioggia: ti aspettavo.
Sei sempre puntuale quando ho bisogno di te.
C’è più anima in te che in alcune persone.
E scusaci se ci siamo dimenticate di dedicarti un pensiero mentre ci alzavamo in piedi, ognuna dal suo lato del tavolaccio di legno, e sollevavamo il bicchiere di Barbera.
Ma la pioggia è come il Toro: a volte non ha bisogno di parole.
Il Toro, la pioggia, l’amore… non si dicono: del Toro si è, sotto la pioggia si tace, l’amore si fa.

Domenica 24 aprile 2011, notte

Caro Diario,

ho visto “La Bisbetica Domata” (1967) e non mi sono affatto sorpresa nel trovare tratti comuni fra la mia gentile persona e l’orgogliosa Caterina (per orgogliosa s’intende matta come un cavallo… che poi… i cavalli sono matti? Boh).
Poi ho deciso di cambiare genere e mi sono buttata su “Tommy” (1975) e “The Song Remains the Same” (1976): erano anni, quelli, in cui tutto sembrava possibile. Erano anni, quelli, in cui tutto era possibile.
Jimmy Page era Dio e anche il manipolo di Ragazzi vestiti di Granata era qualcosa che andava al di là.
Al di là delle aspettative, al di là del credere, al di là dei magoni, al di là dei sogni.
Sono felice di averli vissuti, sono felice di potermi voltare indietro, guardarli, sorridere, e poi andare avanti: sai com’è… fra le tante ombre luminose che mi accompagnano, ne spicca una in particolare: quella della curiosità per il futuro.
Ne parlavo giusto due giorni fa con Michele… sono un po’ preoccupata per il suo continuo e disperato rimpianto per il passato che non torna più. A forza di rimpiangere ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere, si preclude la delizia di vivere il presente.
Non riesce a venire a patti con il tempo che passa e allora, invece di viverlo per catturare gli attimi, quelli buoni e anche quelli cattivi, chiude gli occhi e si tuffa nel passato quando, secondo lui, tutto era migliore, tutto era ancora da vivere, tutto doveva ancora succedere.
E io non riesco a trasmettergli la serena consapevolezza che tutto deve ancora succedere anche ADESSO.
Forse, in questo momento, non comunico efficacemente, forse non voglio rendermi conto che per dialogare bisogna essere in due a farlo.
Ma lasciamo stare… il processo della Vita va avanti comunque e io, piccola egoista dai capelli ricci, non voglio perdermene un attimo.

Lunedì 25 aprile 2011

Caro Diario,

ultimo giorno di cazzeggio: iniziavo a non poterne più (ballista).
E inizia anche il conto alla rovescia per la prossima partita… veramente è iniziato venerdì sera intorno alle ventuno, ma volevo far finta di niente.
Tentativo mal riuscito… e chi se ne frega.

Martedì 26 aprile 2011

Caro Diario,

alcuni capiscono che sta piovendo perché vedono l’asfalto farsi a pallini, altri perché sentono le gocce cader loro in testa, altri ancora pensano che la pioggia sia un complotto, un bastone fra le ruote, una gran rottura di pelotas.
A forza di volere a tutti i costi cercare significati reconditi dietro a qualunque evento, si finisce per dimenticare che la pioggia è solo… pioggia. (*)

Mercoledì 27 aprile 2011, alba

Caro Diario,

buon compleanno a te, a te, a te e anche a te (**): se vi mettessi tutti e quattro su una barca, Jerome K. Jerome (***) sarebbe fiero di me… e non ci sarebbe neppure da tacer del cane!
Ognuno di voi ha fatto, fa e farà parte del mio percorso: grazie e tanti auguri di cuore (Granata).
Poi ti devo raccontare dell’attacco allergico che mi è venuto due giorni fa mentre tiravo due calci al pallone al campo sportivo, ma se mi dilungo ancora un po’ arrivo tardi in ufficio e tutto si complica, quindi il “non adesso, non adesso…” è categorico.
Tra l’altro: forza Toro alé.
Via, verso nuove avventure!
(Mamma mia, com’è tardi…)

NOTE:

(*) Sentite questa: The Rain Song.Tanta roba, eh? Alla fine dice: Sopra tutti noi deve scendere un po’ di pioggia
(**) Voi quattro sapete chi siete… nel senso che avete raggiunto abbastanza consapevolezza da non avere bisogno di riconoscimenti e applausi e piaggerie. Questo è il senso del mio voi sapete chi siete. E, oltre a ciò, sapete chi siete per cui non è necessario che faccia i vostri nomi. Auguri! 🙂
(***) Avete letto “Tre uomini in barca”, vero? No?!?!? E che cosa aspettate? Ma tu guarda…

P.S. Vi consiglio caldamente i tre film che nomino sopra: ognuno di essi ha qualche cosa da insegnare e noi abbiamo sempre tanta voglia di imparare, vero? 😉

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