Memoria, memorie e…

di Silvia Lachello

Venerdì 21 gennaio 2011

Caro Diario,

Alessia mi accusa (con quale diritto, poi…) di vivere di memorie.
Vai a spiegarle che la realtà è che io vivo LA memoria (e non solo…) e non DI memorie.
Tutta questione di materia grigia: la mia trattiene i ricordi in maniera, talvolta imbarazzantemente, nitida a livello sensoriale,…

di Redazione Toro News

di Silvia Lachello

Venerdì 21 gennaio 2011

Caro Diario,

Alessia mi accusa (con quale diritto, poi…) di vivere di memorie.
Vai a spiegarle che la realtà è che io vivo LA memoria (e non solo…) e non DI memorie.
Tutta questione di materia grigia: la mia trattiene i ricordi in maniera, talvolta imbarazzantemente, nitida a livello sensoriale, la sua no.
Lei, però, è specializzata nel ricordare volti e nomi: a ognuno il suo.
Quante volte mi è successo di far finta di ricordare alla perfezione con chi io stessi parlando ed invece… ed invece una delle mie voci interiori diceva: “Oddea… io so di aver già visto questa faccia, ma non ha assolutamente un nome…”
Viva le differenze.

Anyway… lei mi accusa (aridaje…) di vivere di memorie.
E se anche fosse? Se anche fosse, non ci sarebbe nulla di strano… credo.
Sempre più a fatica tollero l’intolleranza, dunque finirò per essere assimilata da tutto ciò che più mi infastidisce.
Oppure, quando sarò sul bordo del buco nero che potrebbe inghiottirmi, opporrò una tale resistenza da creare un infinito effetto ping pong che mi metterà in stasi.
Indigestione da Star Trek? Troppo prog rock?
Può darsi.
It’s just a feeling… and it’s mine.

Chiudo gli occhi, quante volte chiudo gli occhi, quante, e la memoria è lì: viva.
Quanta vita c’è in me?
Tanta.
Ti farò avere le numerose referenze che ho raccolto durante i decenni: stupiscono pure me.

Sabato 22 gennaio 2011, Vitellino-Cittadella 1-1

Caro Diario,

splendida giornata di sole, una di quelle giornate serene e fredde, che non fanno rimpiangere (a me) i giorni di pioggia, una di quelle giornate con tutte le premesse della primavera.
Avessi visto com’era contenta la Stefi… tornava allo stadio dopo un po’ di assenze causa lavoro ed era proprio felice. Quell’orso con cui mi pregio di condividere l’esistenza da nove lustri e poco più aveva le fossette sulle guance, quelle fossette che le vengono solo per il Toro.

Mentre percorrevano via Tunisi, praticamente a metà del nostro abituale percorso, mi ha chiesto: “Solito giro?”
“Solito giro”, le ho risposto.
Chissà se ha colto le vena di amarezza nella mia voce.
Sicuramente sì, ma ha fatto finta di niente.
Oppure è così avvezza ai miei improvvisi momenti di amarezza, che ne prende atto senza farsi e farmi troppe domande.
Il solito giro.
Via Tunisi, via Spano, via Giordano Bruno, via Filadelfia, e poi dritti fino al parcheggio.
Chissà chi è Peter Pan e chi è Wendy… tutti Bimbi Sperduti, in ogni caso.

Solito giro: fatto.
Parcheggio: trovato.
Panino lurfido: mangiato.
Amici: abbracciati.
Partita: oddea… dobbiamo proprio parlarne?
Io non ne ho voglia.
Dove giochiamo la prossima? A Crotone.
Ah, ok: ma ‘giochiamo’ o giochiamo? Boh.

Domenica 23 gennaio 2011

Caro Diario,

che poi… sai una cosa?
Ieri ho visto tutte, ma proprio tutte!, le facce dell’essere Granata.
Il prima, il durante, il dopo.
Ero come l’assetato che si trova al cospetto dell’agognata oasi.
Bevevo, bevevo, bevevo, e la sete non si colmava.
Che arsura, nonostante il gelo.

Lunedì 24 gennaio 2011

Caro Diario,

quanti bei volti nuovi! Vabbe’, sono “solo” due, ma… nuova linfa.
Parte della sete è placata, urrà.
Nuova linfa per i Ragazzi, per NOI, per… il futuro?
Io, come sempre, scelgo di credere di sì.
Si tratta sempre di scegliere fra il continuare a masticare l’amarognolo gusto della recriminazione e il predisporsi a conoscere e, possibilmente, gustare nuovi sapori.
E se si ripresentasse l’amarognolo di cui sopra? Poco importa… non siamo forse quelli che del Destino riescono a farsi beffe, contro tutto e contro tutti, contro – addirittura – le leggi del Tempo?
Oh boy, quanto sono pesante… eppure son capace di volare… da aggiungere all’elenco: contro le leggi della Fisica, noi si va contro le leggi della Fisica.
Bravi!

Martedì 25 gennaio 2011

Caro Diario,

ho fatto un sogno.
C’erano due stanze separate da un muro sottile, al cui centro campeggiava una finestra che consentiva la comunicazione visiva fra un locale e l’altro.
Fuori dalle stanza, la moltitudine e la moltitudine sapeva che tipo di situazione avrebbe trovato entrando in una stanza, piuttosto che nell’altra.

La stanza sulla destra aveva il pavimento cosparso da sassolini rotondi come biglie e chi vi accedeva barcollava buffamente.
Chi vi entrava aveva dapprima l’espressione stupita di chi sente mutare il terreno sotto ai propri piedi, poi rideva divertito.
Evidentemente le gag, anche quelle più scontate, fanno sempre venire il buon umore.
Chi perdeva l’equilibrio, cercava di aggrapparsi a chi sembrava essersi già abituato a quella strana pavimentazione semovente e lo faceva alla cieca, guidato – forse – dalla sicurezza istintiva di essere fra simili.
I simili si aiutano spontaneamente fra loro, senza ragionarci sopra.
Questo principio, proprio come le gag, funziona anche nei sogni, evidentemente.
C’era allegria, nonostante il disagio.

La stanza sulla sinistra aveva il pavimento di marmo, ma per aria volavano biglie ruvide come sassolini.
Chi entrava lì si copriva il volto come poteva, soprattutto con le sciarpe: era inverno, per meglio sopportare quell’inusuale grandine, afferrava le biglie a piene mani per scagliarle addosso ai compagni di sventura.
Mentre sognavo, pensavo: “Ma non potrebbero agire di concerto e fare muro tutti insieme?”.
Li guardavo un po’ basita dalla finestra.
Be’, sì: IO ero andata nell’altra stanza, ça va sans dire.
La cosa curiosa era che il mio essere basita derivava dal fatto di notare, dopo un po’, che per ognuna delle persone presenti nella stanza in cui ero io, c’era un’esatta copia dall’altra parte.
C’era anche un’altra me stessa (oddea, sarebbe veramente troppo, nel mondo reale!) e la guardavo con crescente interesse, come se avessi avuto l’impossibile opportunità di vedere come sono quando metto l’IO davanti a tutto il resto, davanti a tutti gli altri.
Non era una bella visione, per niente… e mi svegliavo.

Che ci azzecca questo sogno con il Toro? Uh, se ci azzecca… prenditi un po’ di tempo per rifletterci sopra e vedrai anche tu quanto ci azzecca.

Poi ti devo raccontare di quando, qualche sera fa, avevo il cuore invaso da così grande tristezza da non riuscire a contenerla se non con il silenzio, e poi dal silenzio è arrivato un canto, ed il canto faceva così “… e io lo so…”, ed io rispondevo “… perché non resto a casa!”, ma non adesso, non adesso…

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