Niente, come al solito niente

di Silvia Lachello

 

Giovedì 8 luglio 2010, sera

Caro Diario,

è buffo: quando ero piccola e sentivo dire una parola che non mi piaceva, la ripetevo fino allo sfinimento, fino a che essa non perdeva di significato.
Era il corrispettivo mentale della dissolvenza cinematografica: poco…

di Redazione Toro News

di Silvia Lachello

 

Giovedì 8 luglio 2010, sera

Caro Diario,

è buffo: quando ero piccola e sentivo dire una parola che non mi piaceva, la ripetevo fino allo sfinimento, fino a che essa non perdeva di significato.
Era il corrispettivo mentale della dissolvenza cinematografica: poco per volta la potenza della parola perdeva di colore e ripartivo da un mondo tutto nuovo.

La parola Toro – unica fra migliaia – sfuggiva alla regola della dissolvenza.
Anzi: la usavo come intensificatore di memoria quando non riuscivo a ricordare qualcosa, quando avevo un concetto sulla punta della lingua e non c’era verso di dargli voce.
Mi mettevo al centro di una stanza, al centro del cortile della nonna, al centro di un luogo qualsiasi, chiudevo gli occhi, ripetevo mentalmente: “ToroToroToroToroToroToroToro…” e, come per magia, tutto tornava ad essere chiaro.

Uso questo piccolo ‘incantesimo’ ancora adesso, adesso che sono diventata grande, grande abbastanza per ragionare, fare uso della dialettica, tentare vie di dialogo, ascoltare ed eventualmente ribattere, senza prevaricare, in presenza di idee antitetiche rispetto alle mie.

Uno dei miei ‘problemi’ più grandi è quello di riuscire a tradurre in parole tutto quello che sento dentro.
C’è fin troppa roba lì.
Dentro di me.
Sempre sul punto di traboccare.
Sempre sull’orlo del baratro.
Con la paura di volare.

Ti spiego meglio, dai… ho spesso l’impressione di avere il cervello (il mononeurone) più rapido della parola. Penso cento e riesco a dire undici. Tolto l’undici che riesco a dire, ne rimane ancora un bel po’ da esprimere. E mi si blocca lì: sulla punta della lingua.
Allora dico: “ToroToroToroToroToroToroToro…”, con la voce che è della mia forza vitale e non della mia bocca, e veleggio anche con la parola espressa.

Con questo che cosa voglio dire? Niente, come al solito niente.

Mi congratulo, una tantum, con me stessa perché sono diventata grande e, ti dirò, il risultato è sorprendentemente positivo.
Però ora basta con l’autocelebrazione perché… come dire… autocelebrarsi è un po’ come ripetere sempre la stessa parola (a meno che non sia Toro…): perde di significato, non ha valore aggiunto, annoia, fa venire sonno, fa sbadigliare… yawn, che noia…

 

Venerdì 9 luglio 2010

Caro Diario,

ieri è stato giorno di riflessioni e di condivisioni.
Riflessioni su questa estate calda, calda meteorologicamente parlando ma anche no… ricordo che i primi clamori e i primi calori (chiamiamoli così…) della scorsa estate mi erano giunti telefonicamente mentre ero in Irlanda.

Bella l’Irlanda, eh?
Che cosa avevo risposto a Mauro quando mi aveva chiesto come fosse l’Irlanda? Fammi pensare, devo avertelo già detto, aspetta aspetta… ah, sì: “E’ verde.”
Mamma mia, quanto si era arrabbiato… ma che cosa pretende, poi? Di irridermi e di ischerzarmi solo lui? No no no.
Tra l’altro: l’Irlanda è piena di pecore. Piena. Inimmaginabile. Pecore dappertutto. No, nella Guinness no. Ma quante pecore…

Mauro si era arrabbiato ancora di più quando gli avevo detto di essere su Valentia Island… ma che ci azzecca tutto ciò? Niente, come al solito niente.

Però ieri ci siamo visti a pranzo ed abbiamo condiviso un’ora di tanto, un’ora di dialogo, un’ora di un mondo che è il mondo che sogno da sempre.
Un mondo in cui si urla solo a ragion veduta perché c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltarti.

C’è tanta gente che urla in giro, néh? Un po’ come quei bambini che parlano urlando perché non vengono ascoltati.
Urlano sperando disperatamente di essere ascoltati.
Anche alcuni adulti lo fanno, alcuni adulti non si discostano dall’urlare, non si discostano da quello che da comportamento diventa atteggiamento, atteggiamento indiscutibile, atteggiamento nocivo, atteggiamento pericoloso.

Qual è la sottile linea che separa un atteggiamento da un reale modo d’essere? Devo ancora capirlo, ma mi sto applicando, sto studiando, sto imparando… mica mi fermo qui: devo capire ancora tante cose della vita…
Che poi… non mi piace neppure pensare ad un mondo in cui non esistono contrasti e diatribe… però mi piace pensare ad un mondo in cui ci si scanna e poi si ritorna a parlare, un mondo in cui ci si dispone, quanto meno, ad ascoltare.
Ascoltare.
Rimanendo eventualmente sulle proprie posizioni.
Prendendosi qualche minuto per riflettere sulle differenze.
Mettendosi pacificamente (avverbio di difficile messa in pratica) in discussione.
Tutto questo genere di belle cose.
A volte mi sembra di essere Gandhi, ma è solo un atteggiamento. O no?
Boh, il mio mondo ideale è un mondo in cui si litiga, si soffre, ci si “noncomprende” e poi si cammina insieme. Insieme.
Non rinuncerò mai al mio idealismo: mi mette le ali e non mi fa precipitare. In nessun caso.

Domenica 11 luglio 2010

Caro Diario,

buon compleanno a me, buon compleanno a meee, buon compleanno a me-eeeee, buon compleanno a meeeeeee.
Alessandro mi ha detto che l’11 luglio 1965 il Toro è diventato più forte.
Io ringrazio, metto in tasca e vado avanti.
Con un gioiello in più nel mio scrigno dei tesori.
E quando mi viene il dubbio di meritare tanta stima e tanto affetto… caccio il dubbio.
Avanti.

Lunedì 12 luglio 2010

Caro Diario,

tutti a destra, tutti a sinistra, tutti avanti, tutti indietro.
Sai una cosa? Tutti a destra, tutti a sinistra, tutti avanti, tutti indietro: io no, però.
Io.
Io io io.
Io io io io io.
Uh, accidenti: che cosa vuole dire “io”? Mannaggia… a forza di dirlo ha perso di significato… e come faccio adesso? Aspetta… provo my way: “ToroToroToroToroToroToroToro…”.
Niente da fare.
Riprovo: “ToroToroToroToroToroToroToro…”.
Ufffff.
Ma forse… forse… forse quando si parla troppo di “io” il “ToroToroToroToroToroToroToro…” non funziona… sì, dev’essere proprio così.
Allora dico solo “ToroToroToroToroToroToroToro…”: è fine, non impegna e dice tutto.

Poi ti devo raccontare che l’altro giorno una persona mi ha chiesto se io fossi vera e, incredibile incredibile, non stava facendo dell’ironia gratuita (e neppure a pagamento).
Nella mia vita succedono cose belle. Nella vita di tutti succedono cose belle.
Spesso manca la volontà di vederle… io per ora me la cavo: ho gli occhi spalancati anche quando sono chiusi e sai una cosa? Cerco di gustarmi tutto, anche i momenti terribili.
Quando mi volterò indietro per guardarli, saranno talmente piccoli da avere bisogno di una lente d’ingrandimento per capire di che cosa si tratta e… forse sarò già concentrata su qualcos’altro, qualcosa di bello, qualcosa di interessante, qualcosa di nuovo, qualcosa di non stantio… perché credo che il mio segreto per vivere a fondo sia proprio questo: provare sempre e costantemente curiosità per il futuro nonostante tutto.
ToroToroToroToroToroToroToro…

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