Non voglio abitare in quella città

di Rosa Granata

E’ gennaio: smontati gli alberi di Natale l’attenzione delle signore del pallone non è rivolta ai saldi come accade al resto delle donne italiane, bensì al calciomercato. Tutte sintonizzate su Sky Sport 24 per controllare che il procuratore sia all’Hilton a parlare con i direttori sportivi, monitorando nel frattempo le trattative su internet. E non appena compare il nome del marito accostato…

di Redazione Toro News

di Rosa Granata

E’ gennaio: smontati gli alberi di Natale l’attenzione delle signore del pallone non è rivolta ai saldi come accade al resto delle donne italiane, bensì al calciomercato. Tutte sintonizzate su Sky Sport 24 per controllare che il procuratore sia all’Hilton a parlare con i direttori sportivi, monitorando nel frattempo le trattative su internet. E non appena compare il nome del marito accostato ad una squadra parte la sfilza interminabile di telefonate alle mogli dei compagni fino ad arrivare a quelle della società di destinazione per avere le informazioni indispensabili per accettare il trasferimento.

Importante è la località dove vivono i giocatori, visto che le wags preferiscono abitare tutte vicine, nonostante finiscano sempre per litigare tra di loro. Così i genoani stanno ad Arenzano, mentre i sampdoriani preferiscono Nervi. I bolognesi vivono a Casalecchio, i catanesi ad Acitrezza e via dicendo. I giocatori granata prediligono tutti la città: i nuovi arrivi ed i giovani solitamente la zona Sisport – stadio Olimpico mentre chi già conosce Torino sceglie il centro.

Le mogli analizzano le informazioni sulla nuova destinazione: dai negozi che praticano sconti ai calciatori alla presenza di saloni di Aldo Coppola per mantenere la nuance di colore dei capelli (anche se poi c’è chi ha percorso trecento chilometri per farsi una stiratura). L’asilo è importante, ma solo per alcune mamme. Ne ricordo una che non ha iscritto la bimba al nido per il costo a suo dire eccessivo, ma non ha mancato di fare puntualmente visita all’Olympic: “Lì abbiamo lo sconto”, si è giustificata dopo averla incontrata ogni settimana con borse del negozio.
L’ingaggio è importante, ma quello che le signore dichiarano è sempre più alto rispetto al reale, giusto per scatenare le gelosie.

Se la nuova società non è ritenuta abbastanza griffata arrivano i capricci per evitare il trasferimento: i classici sono “I figli non possono cambiare di nuovo la scuola” e “La moglie deve partorire”, come se non vi fossero scuole e ginecologi ovunque. Seguono la depressione della compagna ed i generici problemi di famiglia.
La rete delle wags, che parlano rigorosamente al plurale (“Ci vuole il Torino”), è efficientissima: nel giro di un paio di ore riescono a sapere tutto sulle future compagne di tribuna, persino nomi e cognomi delle amanti del marito.

Attenzione però: se arriva la telefonata alla persona sbagliata la trattativa può saltare in un battibaleno. Nel calcio l’invidia è molta e c’è chi non si lascia sfuggire l’allettante occasione di bloccare il trasferimento ad una squadra ambita del fidanzato di qualcuna che ha commesso il reato di comprare il vestito uguale al suo. Ecco quindi partire un’altra miriade di telefonate dirette a dirigenti, amici di dirigenti e chi più ne ha più ne metta per impedire il passaggio del giocatore reo di essere stato incastrato dalla persona sbagliata.
Ed il procuratore nulla può fare davanti al dietrofront della società, se non sperare che il suo prossimo assistito decida di sposarsi il più tardi possibile…

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