Toro e amicizia

 

di Giacomo Serafinelli

Buongiorno Toro…quante volte al giorno noi granata pensiamo al Toro? Ovviamente nessuno di noi si mette a contarle, ma se possedessimo un ipotetico “contaToro” una specie di contatore di Toro, potremmo stupirci del numero di volte in cui entrerebbe in funzione.

Alzi la mano chi,…

di Redazione Toro News

 

di Giacomo Serafinelli

Buongiorno Toro…quante volte al giorno noi granata pensiamo al Toro? Ovviamente nessuno di noi si mette a contarle, ma se possedessimo un ipotetico “contaToro” una specie di contatore di Toro, potremmo stupirci del numero di volte in cui entrerebbe in funzione.

Alzi la mano chi, ad esempio, non si ritrova a ripassare con la mente i cori da stadio. A me capita spesso. O magari al bar, quando sfogliando un giornale troviamo la foto di Bianchi che esulta col pugno stretto e gli occhi da bambino felice, chi non ha un fremito d’orgoglio?

Tutti noi, chi più chi meno, siamo malati di Toro e ci emozioniamo quando troviamo un fratello, magari nel luogo di villeggiatura. Galeotto può essere un cappellino, o un portachiavi, o un pupazzetto che fa bella mostra di sé sul cruscotto della macchina; e allora scattano saluti, abbracci, ricordi e qualche lamento recipoco. Tutti gli incontri tra granata, poi, da quello abituale a quello più inaspettato, si concludono con una formula di rito, quasi una preghiera laica, in cui ognuno ha la sua parte:

“Ciao, e Forza Toro!”

“Sempre!”

Ognuno, però, vive il Toro a modo suo. Alcuni hanno bisogno di esternare e di liberare le energie tingendole di granata, altri invece preferiscono vivere la squadra in una dimensione più intima: le gioie e le soffrenze sono le stesse, ma diverso è il modo di esternarle e di proiettarle sugli altri.

Ci sono poi tifosi che ogni tanto sentono il bisogno di staccare, di prendersi la cosiddetta “pausa di riflessione”. Ciò non significa che non si interessino più al Toro, tutt’altro, anzi torneranno più appassionati di prima, semplicemente hanno bisogno di riprendere fiato. Troppa passione, a volte, può anche far soffrire, specie quando di motivi per non essere sereni ce ne sono molti.

M., mio caro amico e compagno di tante battaglie, si trova in uno di questi momenti, ma io so che non ha mai smesso di amare la maglia e di pensarci tutti i giorni.

Caro M., quando vorrai torneremo di nuovo a guardare le partite insieme e sarà bello urlare fino a perdere la voce. Ricorda che il Toro è una malattia che non va più via, ed è forte come un’amicizia.

 

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