Tutto scorre

di Silvia Lachello

Venerdì 24 dicembre 2010, sera

Caro Diario,
anzi no: caro te, che te ne sei andato questa mattina, quasi senza fare rumore, se non fosse che te ne sei andato proprio alla vigilia di Natale… caro te, che ho definito stravagante, provocante, sfidante, assordante, elegante… e, invece, eri semplicemente Dante e te ne sei andato questa mattina.

di Redazione Toro News

di Silvia Lachello

Venerdì 24 dicembre 2010, sera

Caro Diario,
anzi no: caro te, che te ne sei andato questa mattina, quasi senza fare rumore, se non fosse che te ne sei andato proprio alla vigilia di Natale… caro te, che ho definito stravagante, provocante, sfidante, assordante, elegante… e, invece, eri semplicemente Dante e te ne sei andato questa mattina.
L’ho saputo mentre mi aggiravo fra gli scaffali di una libreria, mi accadono spesso cose strane mentre mi aggiro fra i libri.
Che cosa mi resta da dire? Grazie per esserci stato, mancherai, riposa in pace.

Mercoledì 29 dicembre 2010

Caro Diario,

puntuale come una colica nel di’ di festa, è giunta la novella dell’appetibilità della mia squadra.
La mia squadra è il Toro, nei secoli dei secoli.
La mia squadra è nata a dicembre e a dicembre la mia squadra diventa oggetto di mercato, di voci, di noia.
Noia che non proviene dalla mia squadra medesima – chi avvicinasse le parole Toro e noia, non avrebbe idea di che cosa sta parlando – ma da… yawn… voci, prima sostenute, poi flebili, come una ninna nanna… yawn… che noia… yawn…

Venerdì 31 dicembre 2010

Caro Diario,

mentre attendo che arrivi l’ennesima inutile mezzanotte, ti scrivo circondata dagli effetti più cari.
Sì, sì: ho scritto effetti, nel senso di effetti personali… la coperta di pile, i fazzoletti di carta, il propoli. Zodo balada, insomma. Vabbe’, ho più tempo per poltrire, ho più tempo per pensare, ho più tempo per dimenticare, ho più tempo in generale: mi piace.
Questa mattina Giulia ha voluto subito raccontarmi che aveva fatto un sogno.
Aveva sognato di essere allo stadio perché giocava il Toro e il Toro vinceva, Rolandobianchiiiii aveva fatto dieci gol (apperò), gli altri zero (tié) e l’arbitro era un cagnolino.
I seguaci del culto della Dea Madre ritengono che la Dea esaudisca sempre i desideri dei bambini: vero, Giulia, che hai espresso un desiderio? Vero, che non si trattava proprio di un sogno? Che la Dea ti ascolti. Olé.
Tra l’altro buon fine di decennio: a me, a te, a tutti.
Tra poco inizia l’11 e, ça va sans dire, mi piace, mi piace assai.
Non ha un bel suono? Senti qui: undici. Un-di-ci. Undici.
Undici: non è solo un numero, non è solo il mio numero preferito, è una parola che ha una forma, che ha un movimento, che si può pronunciare con un sussurro e quel sussurro si apre un varco nell’universo… dici che la febbre ha preso il sopravvento? Può darsi.
Da quando ho scoperto di essere del Toro, mi sento sempre la febbre addosso: a volte moscia come una pelle di daino, più spesso iperattiva come un colibrì.
Quando ho scoperto di essere del Toro? Non lo so mica… o forse sì… forse è successo quel giorno in cui, nel cortile della nonna, Aldo mi disse: “Io ho deciso di tenere per la giuve” e io gli risposi: “E io sono del Toro!”.
Vedi la differenza? Essere del Toro fa usare i punti esclamativi anche quando non si sa neppure come scriverli e, me lo ricordo bene, quando Aldo pronunciò quella sconcezza, io ero lì lì per iniziare le elementari: che cosa potevo saperne di punti, virgole e compagnia bella?
Dai, sento che sta arrivando, anche se non porto orologio, sento che sta arrivando.
Lei, l’ennesima inutile mezzanotte.
Ma che importanza ha il tempo per chi, come me, veste il Granata? Te lo dico poi: ciao, 2010, portati via tutte le malinconie che hai prodotto e grazie per le sorprese inaspettate. Ciao, 2010: c’è l’Undici che mi aspetta.
Forza Toro, tra l’altro, forza Toro sempre.

Mercoledì 5 gennaio 2011

Caro Diario,

mi sono scoperta invidiosa. Sarà che ho fatto indigestione del buonismo capodannizio, delle noiose e scontate asserzioni che s’appendono agli alberi di Natale, di tutti quei mostriciattoli che, quando scocca il nuovo anno, si danno una riverniciatina di angelicità dichiarando di volere la pace nel mondo, la fine di tutte le carestie, volemose bbene e altre cose… sarà che all’ennesima richiesta della serie: “Quali sono i tuoi buoni propositi per l’anno nuovo?”, ho risposto: “Chiedimi quali sono i miei cattivi propositi, piuttosto…”, sarà quel che sarà, fatto sta che mi sono scoperta invidiosa. Starò davvero mettendo in pratica un cattivo proposito?
Chi lo sa… comunque sia, ti spiego com’è andata.
Parlavo con la Stefi e, improvvisamente, ho taciuto (evento raro).
“Che cosa ti succede?”, mi ha chiesto lei.
“Stavo pensando, Stefi”, le ho detto, “stavo pensando che nel 1976 i miei genitori avevano quarant’anni. Noi abbiamo vinto lo Scudetto all’inizio della nostra vita, ma loro… loro lo hanno vinto a quarant’anni… e i quarant’anni sono l’età più bella… ormai lo sappiamo entrambe che è così… che invidia…”
“Ca§§o, che botta… mi hai tolto un pezzo di quella gioia bambina, però… però hai ragione…”
Siamo rimaste in silenzio per un po’ e, ognuna, per conto suo, anche se l’impalpabile ponte creato dai nostri due cellulari continuava ad unirci, ha pensato pensieri di nostalgia, di fatica, di stanchezza, di sospiri.
Mi è tornata alla mente quella volta in cui papà, qualche mese fa, mi ha detto: “Mi dispiace morire senza aver vinto un altro Scudetto…”. A parte il fatto che, al di là di questioni puramente anagrafiche, nulla è mai perduto anche quando nulla mai si vince… viva l’ottimismo (e viva anche il realismo, via…).
Mi è tornata alla mente quella volta in cui io, qualche decennio fa, sono entrata in classe e il giorno prima avevo vinto lo Scudetto.
Mi è tornata alla mente l’invidia per mio papà quarantenne (bambino derubato da Superga, parzialmente ricompensato dallo Scudetto), mi è salita nel cervello l’invidia per me quasi undicenne (bambina vincitrice di uno Scudetto, derubata dal Dopo).
E l’invidia non era una brutta cosa, l’invidia era un sentimento, mi piacciono i sentimenti, mi piacciono i sentimenti forti, io sono forte, io sono del Toro, essere del Toro non significa essere un angioletto buono e remissivo, essere del Toro significa sperimentare l’Inferno ed essere, volenti o nolenti, integri.
Integri, non integerrimi.
La “perfezione” lasciamola agli altri.
Agli altri, non agli altri, quelli a righe non colorate… chissà se domani ci fanno un regalo… chissà…

Giovedì 6 gennaio 2011, tardo pomeriggio

Caro Diario,

ho voglia di recitare una filastrocca, senti qui:

La Befana vien di notte
Con le scarpe tutte rotte
Il vestito alla romana
Viva, viva la Befana!

Tutto qui? No, va avanti così:

C’era il Parma qui in città
Quattro pere ha mollato a quelli là
Uh, che faccia aveva Delneri
Poverini i bianconeri!

In Arkansas piovono merli e muoiono pesci, a Torino – che è stata e resterà Granata – grandinano goals, chissà come stanno le pizze a Napoli… chi vivrà vedrà e vedi Napoli e poi muori e tutto questo genere di cose.

Poverini i bianconeri! Viva, viva la Befana!

Sabato 8 gennaio 2011, pomeriggio

Caro Diario,

sai una cosa? Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente, e se una radio è libera, ma libera veramente, piace anche di più perché libera la mente.
Bravo Eugeniofinardi (tutto attaccato), avevi ragione già nel 1976. (*)
Questa mattina sono andata a farneticare in radio e mi sono divertita: mi piace.
Tra l’altro… niente Ansia Pre Partita, c’è ancora tempo, ma sento strisciare e sibilare come una serpe una strana – ma non estranea – sensazione.
Chiedo in continuazione “Che ora è???” a chiunque mi capiti sotto tiro, con la stessa insistenza con cui Ciuchino chiede “Siamo arrivati???” a Fiona e Shrek. (**)
No, davvero… non è Ansia Pre Partita… è… è che mi mancano i Ragazzi in campo.
Una specie di vuoto che mi invade lo stomaco e, come ti ho detto mille e più volte, a volte il vuoto occupa più spazio di qualunque altra cosa.
Passerà.
Tra l’altro… che ora è???

Sabato 8 gennaio 2011, notte, Padova-Torino 1-1

Caro Diario,

che gol ha fatto? CHE GOL HA FATTO???
A volte preferisco soffermarmi sui particolari, piuttosto che vedere e/o guardare l’insieme, e il dettaglio (chiamalo dettaglio, stolta…) è una di quelle cose che raramente dimenticherò: grazie, Rolando.

Domenica 9 gennaio 2011, notte foooooonda

Caro Diario,

che cosa diceva qualche giorno fa quel tipo al bar? Fammi pensare, fammi pensare… ah sì! Mi ricordo: “Gu: il Parma ce lo mangiamo in un boccone, gu, e a Napoli, gu, c’è il gol dell’ex, gu…” (***)
Non ci posso fare nulla: certi eventi mi commuovono e poi… te lo dico domani.
Cavani: ti voglio bene.

Martedì 11 gennaio 2011

Caro Diario,

ieri non ho avuto tempo per raccontarti… per raccontarti che ho riso per quasi tutto il giorno.
Non era una risata continua, no… era piuttosto qualcosa che prendeva origine dalle viscere, come una scossa di terremoto benevola, un sobbalzare dell’anima che saliva prepotente fino a… farmi ridere ogni volta che incontravo un gobbo.
Uno di essi mi ha detto: “Gu, lo sapevo che mi avresti pigliato per il cu#o…” (“Io??? Ma non scherzare… rispetto il tuo dolore e proprio per questo mi sono ripromessa di stare zitta…”. Non sono riuscita a trattenermi e ho riso riso riso).
Un altro ha profferito: “Gu, gu, seriebbì, seriebbì!” (Non ho detto niente ma, facendo il numero sette con le mani, sono scoppiata a ridere).
Un altro ancora ha detto: “Gu…” scuotendo il capo (Mi ha fatto perfino tenerezza ma… oddea, che meraviglia ridere di gioia… no, non si tratta di godere dei mali altrui, solo di godere e basta…).
Enrico dice che me ne pentirò, che dobbiamo limitarci a guardare nel nostro orticello per cercare di farlo crescere, che siamo in una situazione terrificante, che qui, che là, che… che par di cispoleeeeeeee.
E ridi una volta, Enrico, vivi il momento, enjoy life: non è difficile ed è pure gratis.
Poi ti devo raccontare dell’amarrigano che ho casualmente incontrato qualche giorno fa da 8 Gallery e che mi ha detto che lo store degli strisciati era bello. Dopo un breve attimo di trasalimento, ho iniziato a spiegargli che a Torino c’è una sola squadra e che… uh, non ho tempo, devo dedicarmi alle altre migliaia di cose che abitualmente faccio e anche a quelle che gli altri pensano io faccia per occupare ulteriormente il mio tempo… il tempo… che roba strana, mutevole come quello meteorologico, difficile da spiegare a chi non sia dentro di noi… il tempo… quella cosa che cura (quasi) tutti i mali e che è intangibile… un po’ come il Toro… ecco, sì: devo ricordarmi di parlarti del tempo e anche del Toro, ma non adesso, non adesso… ho ancora qualche risata in canna da sparare e non riguarda i gobbi: mi piace la mia vita…

Note:
(*) La Radio
(**) “Siamo arrivati?”
(***) Ove si trovi scritto “Gu”, si legga “M!nch!@ oh”.

La foto a corredo dell’articolo: non ho parole per commentare ciò che sta accadendo a Superga. Il mio grido di dolore è nell’immagine che ho scelto. Nessun bla bla bla. Per ora.

 

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