Una storia senza eroi

Devo arrendermi ed inchinarmi all’evidenza dei fatti.
Quasi diecimila contatti per un articolo da queste parti non si erano mai fatti neanche con il candeggio. Devo ringraziare la mia amica Silvia Saint e la sua intervista della settimana scorsa.
Come diceva quel passo sul carro di buoi?
Non lo ricordo, ma lo trovo tristemente adeguato alla situazione.

 

E’ notte, come sempre quando si scrive “Istantanee”.

di Redazione Toro News

Devo arrendermi ed inchinarmi all’evidenza dei fatti.
Quasi diecimila contatti per un articolo da queste parti non si erano mai fatti neanche con il candeggio. Devo ringraziare la mia amica Silvia Saint e la sua intervista della settimana scorsa.
Come diceva quel passo sul carro di buoi?
Non lo ricordo, ma lo trovo tristemente adeguato alla situazione.

 

E’ notte, come sempre quando si scrive “Istantanee”.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso, ma non mi potevo accomiatare senza un saluto, prima della pausa estiva.
Fuori, oltre il balcone, il mare percuote le sue onde e comprendo che il suo suono sia pieno come lo è il silenzio sulla punta di una montagna.
Strano che riesca a cullare anche un montanaro come me, ma ci sarà un motivo.

 

Basta allontanarsi per qualche giorno.
Basta staccare da una routine fatta alle volte di click, per dimenticare quello che hai alle spalle, che credi indispensabile come l’acqua, mentre invece ti accorgi che sta diventando deserto.
Tre giorni distante, tre giorni senza pensare al Toro.
Oddio, mi fa persino effetto scriverlo, ormai.
Ne parliamo, ne parliamo e ne riparliamo, come fosse cosa viva.
Ma chi ci dice che questa entità esista ancora, se non nel nostro gioco di fantasmi?

 

Tre giorni.
Tre giorni senza sapere niente.
Il vento che ti scrolla di dosso la sabbia del vivere malevolo, lo sguardo che spazia all’orizzonte, i ritmi che si cadenzano diversi, il sorriso di tua figlia che scopri ogni volta più meraviglioso.
Tre giorni.
E poi… un pensiero improvviso.
Un sms che arriva da qualcuno rimasto in città.
Ah, già… il Toro…
Hai dimenticato tutto perché non c’è nulla da ricordare.
Un click, una chiavetta, una connessione tra le onde.
E poi ti rituffi, non estraneo nel mare,  ma estraneo in un mondo che sa di stantio, falso e alieno.
Questa è proprio una storia senza Eroi.

 

Mio Dio.
Ma che roba è questa?
Ma che cosa è diventato questo giardino che una volta si abbelliva di colori esclusivi?
Da dove salta furor questo letamaio, questo campo di battaglia, questa cloaca a cielo aperto?
Possibile che mi ci fossi abituato così tanto da non sentirne il tanfo insopportabile?
Il giardino è diventato una trincea, dove diventa quasi nobile, e soprattutto folle, risibile e penosa parodia wagneriana, l’immolarsi in una guerra fratricida sulle ali della coscienza di far parte di quelli che detengono la Verità.
Cazzate, cazzate su cazzate e badate che mi riferisco a tutto l’ambiente.
In hoc signo vinces?
No, in hoc signo perdes.

 

Insulti.
Rabbiosi.
Invidie.
Minacce ovunque.
Intimidazioni.
Isteria
Accuse di infamia.
Accuse di disonestà.
Tu qui.
Tu là.
Loro sono quelli che si sbattono.
No, io mi sbatto di più.
Io mi sbatto tua sorella!
Leone da tastiera, ti nascondi dietro a un nick.
Gemelli da balconata, cartabombista!

 

Ma che è sta schifezza?
Me lo richiedo, lo urlo alle onde del mare: ma che è sta schifezza?
Qualcuno mi deve spiegare una cosa, ma sinceramente.
Si vuole arrivare allo scontro fisico?
Tra persone che si chiamavano Fratelli fino a pochi mesi fa?
Davvero? E’ questo che si vuole come extrema ratio?
Altro che eroi, gli eroi probabilmente sono già caduti sul campo di battaglia.

 

Ai tempi miei, che erano bei tempi, si chiudeva la saracinesca, terminato il campionato.
E le poche volte che dicevi “Toro”, lo dicevi con gli occhi, quando riconoscevi un qualcuno che era della tua specie, quando mettevi a frutto quello che  avevi imparato durante l’anno in Curva.
Quando, pensa che ti ripensa, non vedevi l’ora di riabbracciare gli amici ed essere ancora una volta partecipe della stessa colonna sonora.
Ora, quando ci sarà la ripresa, chi ha voglia di abbracciare chi?
Un caro amico, ma veramente caro, non rinnoverà l’abbonamento perché non ne può più della Maratona dopo 30 anni, un altro ce l’ha con Cairo e bye bye pure lui, un altro si sposterà di settore…
Anche gli amici erano Eroi, e anche loro stanno scomparendo.

 

La scorsa settimana, prima della partenza, mi è capitato di intavolare un discorso con un tifoso come me, che ho scoperto in seguito fare parte del forum ForzaToro.net (o .it, perdonatemi).
Persona squisita, non poteva pensarla in maniera più radicalmente opposta dalla mia.
Però, durante la nostra chiacchierata, nessuno dei due ha pensato per un attimo che l’altro potesse essere in malafede.
In fondo agli occhi ognuno di noi ha letto lo stesso antico background col quale siamo cresciuti.
Lui mi ha esposto la sua rabbia, io i miei forti dubbi e alla fine è calato come un manto di tristezza, perché entrambi, assai prima di essere pro o contro Cairo (questa domanda comincia a seccarmi), siamo tifosi del Toro.
Ma un conto è guardarsi in faccia, sapendo che, ovunque si voglia andare, andremo sempre dalla stessa parte, che ci verrà indicata dalla rabbia in fondo ai nostri occhi.
Un conto invece è l’insulto, la fazione, la sottofazione, la rabbia che acceca.
E dulcis in fundo, l’interesse personale.
Difficile trovare eroi in questa storia, anche tra le persone comuni.

 

Facciamoci coraggio.
Facciamo il punto in questa palude?

 

Cairo.
Non mollerà l’osso tanto facilmente.
Credo gli siano state promesse determinate cose al momento del suo arrivo, che poi gli sono state negate dopo pochi mesi, quali la possibilità di investire in zona Comunale.
E’ una possibilità, si intende.
Fino a quel momento non credo proprio che vivremo investimenti diversi da quegli attuali.
Non ci resta che affidarci al lavoro competente di Petrachi, e sperare che sia più forte di tutto.

 

Squadra.
A parte il fatto che il calcio moderno concia le maglie di gioco come le Ferrari, con sponsor ovunque, tiferò la maglia granata perché forse è l’azione istintiva più sensata che ho intrapreso in tutta la mia vita.
Sarebbe poi il momento di piantarla lì una volta per tutte con quarto d’ora granata, tremendismo, lassù qualcuno ci ama, Superga vi guarda e compagnia cantante.
Queste cose sono state e sono la nostra storia e molto più che spesso sono state la nostra benzina in un presente nel quale eravamo a secco.
Ora basta. Abbiamo menzionato così tante volte queste cose, me incluso, da farne diventare retorica.
Nessuno capitan Valentino, per grane che sia, scenderà dal cielo a darci una mano.
Per quanto grande sia stato, credo si sia anche un po’ rotto le scatole della storia delle maniche rimboccate.
Lui se le rimboccava nel presente, mica andava cercare il ricordo di Libonatti o Rossetto II per essere grande.
Prima ci caliamo nel presente, nel NOSTRO presente, meglio è.
Per quanto sia tardi e forse inutile.

 

Un’altra cosa, lo dico a chiare lettere.
Sono molto preoccupato per Bianchi, qualora dovesse rimanere.
Sì, perché ora è all’apice della nostra passione e stima.
Ma c’è sempre un campanello d’allarme che mi dice di stare attento.
Sì, perché spesso da noi (ma non solo) quando i giocatori sono troppo amati, scatta qualcosa di masochista che fa sfogare la nostra rabbia.
Prego e spero di sbagliarmi, ma non vorrei che Bianchi venisse contestato, qualora incappasse anche in numerose giornate storte.
Ripeto, spero di sbagliarmi.

 

Tifoseria.
Tasto dolente, dolentissimo.
Quella che è stata la forza prima e devastante della nostra squadra, ora è attraversata da lotte intestine e da contraddizioni devastanti.
Capaci di radunare e convogliare una passione incredibile con una scintilla di risultato, una sola scintilla.
Encomiabili nell’attaccarsi a un qualcosa che ai più non ha mai regalato neanche una soddisfazione.
Spesso i più accesi fanno veramente quello che possono, vessati negli anni da una legislazione assurda, che ha preferito colpire tamburi, striscioni e bandiere, noti strumenti di tortura, piuttosto che i delinquenti.
Ma lacerati e distanti da molti, anche a causa di una certa socialità che non può ripetere il passato.
Sarebbe inutile e ipocrita negarlo, bisognerebbe che i ragazzi si chiedessero il perché non riescono più a coinvolgere nelle loro iniziative la gran massa delle persone.
Chiedersi il motivo per cui molta gente reagisce con fastidio o con avversità alle loro lotte.
Solitamente il mondo ultras si chiude orgogliosamente a riccio in queste situazioni.
Ma non si otterrà la verità credendo che tutte le persone che non la pensano come te siano degli stronzi.
Una ragione ci sarà, e vorrei tanto che si trovasse la lucidità per individuarla.
Basta non pensare di detenere il verbo a priori, o con decisioni già prese in partenza.
Non so se siamo ancora in tempo, perché questa spaccatura rischia veramente di sancire la nostra fine.

 

Fila
Solito discorso, solita bestemmia.
Se su quel prato avessero costruito dei palazzi, ora avremmo meno problemi.
Ma questa è una bestemmia e tale rimane.
Sono in campo diverse organizzazioni, Cairo al momento sembra disinteressarsi.
Ma sul discorso, pesa e continua a pesare il discorso degli spazi commerciali.
Edilizia, edilizia e ancora edilizia, lo ripeterò fino alla nausea.
Speculare su quell’area può far gola a molti
Continuo a ripetere che l’unica soluzione plausibile per scoraggiare possibili falchi, sia quella di ridurre la metratura degli spazi commerciali, originariamente previsti dal Piano regolatore.
In questo senso mi sento di sposare la battaglia che Marina Gismondi sta conducendo da tempo.
In ogni caso però, ragazzi, un altro anno se ne è andato e la musica è (quasi) rimasta la stessa.
Fate un salto in zona Continassa e date un’occhiata a quanto la città ha fatto e sta facendo per gli altri.
Scusate se li ho nominati.
E’ vero, è vero, sono un dietrologo e bla bla bla.
Curioso che oramai prendersela con i gobbi sia passato di moda.
Loro non c’entrano, scusate.
Anche gli eroi in negativo stanno scomparendo.

 

Passaggi societari
Sono mesi (a dire la verità quasi un anno), che sento e leggo i nomi di Aghemo e Forieri, della Data Management, accostati al Toro come possibili compratori della società da molti “ben informati“.
Sempre mezze parole qui e là, gente che sa, gente che dice.
Forieri era comparso sulla scena nell’aprile del 2009, quando aveva dichiarato di essere pronto a investire sull’area del Fila, i giornali cittadini avevano riportato l’intervista.
Aveva incontrato il sindaco Chiamparino ed il tramite era stato appunto Aghemo, lo ricorderete tutti.
Qui finisce la storia e cominciano le voci, credibili o meno.
Ora, dal momento che ‘sta cosa mi ha veramente stufato quasi quanto una notizia di calciomercato, non sarebbe utile che arrivasse finalmente una smentita ufficiale, al momento mai arrivata, da parte degli interessati a queste voci?
Un sì o un no?
Bertarelli in fondo non ha impiegato molto a dire di non essere interessato al Toro.
Sarebbe utile sapere se c’è stato o c’è un interessamento o meno.

 

Tessera del Tifoso.
Una porcheria epocale, consentitemi lo sfogo.
Mi ha ricordato molto da vicino l’obbligo di tenere in macchina il giubbino con i catarifrangenti, ricordate?
Un uomo disse “Il calcio del futuro sarà sempre più portato ad avere stati piccoli e a vivere sulle televisioni”.
Quando lo disse, l’uditorio si ammutolì per la delusione.
Era il 1990, si era al Fila e chi lo disse fu Gian Mauro Borsano.
Di tutto si può dire di lui, meno che fosse uno sprovveduto.
La profezia di Borsano si è avverata in peggio.
Quest’anno gli stadi saranno vuoti per la maggior parte.
Al di là della schedatura, è proprio l’inutilità della stessa iniziativa a ripugnare.
Iniziativa che rischia di mettere in crisi molti club.
Viene chiesto loro di non fare abbonamenti, ma molti di loro vivono sul rinnovo della loro tessera, al momento della prenotazione dell’abbonamento stesso.
Capisco comunque i Fratelli che non resisteranno e faranno questa tessera.
Per me i fratelli che tifano Toro non saranno mai degli infami.

 

Arrivederci dunque.
La rubrica va in vacanza.
Una riflessione finale.
Molto spesso si crede di voler il bene del Toro, mischiandolo con i nostri interessi particolari.
Ma il Toro non è mai stato queste minchiate, perdonatemi se parlo chiaro.
Quello che è stato il Toro, tanti, tantissimi anni fa, la sua essenza, è stata collettività, mai interesse particolare, mai una Babele inutile, incomprensibile e per giunta poco credibile.
E se l’interesse particolare c’è stato, se ha superato l’interesse collettivo, ne è sempre venuto fuori un disastro.
Forse se mettessimo la collettività di fronte a tutto, faremmo veramente il bene del Toro.
E conseguentemente, come logica conseguenza, i nostri interessi.

 

Consentitemi un’amara e sarcastica considerazione.
Uniti come il pugno chiuso?
Sì, quello di una mano monca.
Come un pugno di mosche, se preferite.
O di cenere.

 

La rubrica va in vacanza dunque.
Per molti sarà un sollievo.
Figuratevi per me.

 

E’ notte, come sempre quando si scrive “Istantanee”.
Fuori, oltre il balcone, il mare risuona con le sue onde.
Strano che riesca a cullare anche un montanaro come me, ma, se questo avviene, allora ci sarà un motivo.

 

MAURO SAGLIETTI

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