Vento, Luna e…

Vento, Luna e…

di Silvia Lachello

 

Giovedì 14 aprile 2011, notte fonda

Caro Diario,

il mondo si divide fondamentalmente in due gruppi: quelli che per vedere sanno che devono credere  e quelli che credono solo quando vedono.
Punti di vista inconciliabili: pazienza.
Io credo, credo sempre, credo anche quando vacillo, credo anche quando non ci credo, credo anche quando…

di Redazione Toro News

di Silvia Lachello

 

Giovedì 14 aprile 2011, notte fonda

Caro Diario,

il mondo si divide fondamentalmente in due gruppi: quelli che per vedere sanno che devono credere  e quelli che credono solo quando vedono.
Punti di vista inconciliabili: pazienza.
Io credo, credo sempre, credo anche quando vacillo, credo anche quando non ci credo, credo anche quando tutto è contro ogni ragionevole credere, credo pure quando tutto è perduto.
In quest’ultimo caso, il credere è semplicemente gettare un ponte verso il futuro.
Se mi capita di essere sull’orlo di un baratro, guardo giù: mi affascinano le profondità, siano esse protese verso il basso oppure verso l’alto.
Mi affascinano le profondità, punto.
Non soffro di vertigini, anzi… mi ricordo che l’ultima volta in cui sono andata a Mizen Head mi sono venute le vertigini, ma erano vertigini quasi di piacere: essere lì, su quel ponte saldo, ma chi lo sa, quel ponte sulle rocce e sull’oceano (uh, quanto è rabbioso l’oceano a Mizen Head), il vento… sì, il vento.
Quale posto migliore per far sventolare la bandiera?
La tenevo stretta stretta stretta con le dita per evitare che mi volasse via.
Sai, la sindrome di “Nonvogliochemivolivia”, in realtà, cammina con me come un’ombra.
Lì, sotto le carezze di quel vento, era ancora più forte.
E mi sentivo tanto leggera… mi sentivo come si sentirebbe il ponte di Mizen Head se avesse un’anima (e forse ce l’ha): sospesa fra gli scogli, in alto, forte.
Forse l’anima degli oggetti risiede negli esseri viventi che fanno caso ad essi… discorso complesso e arzigogolato, te ne parlerò un’altra volta.
Da dove ero partita? Dai due gruppi in cui si divide l’umanità: quelli che sono del Toro e quelli che non lo sono.
Cavolacci loro.

Venerdì 15 aprile 2011

Caro Diario,

domani è sabato: niente partita. Uffa.
La prossima settimana, però, ce ne sono due nel giro di cinque giorni.
O troppo o niente, eh?
Che… che uffa.
Che voglia di Toro.

Sabato 16 aprile 2011

Caro Diario,

mi ricordo che una volta sono andata in radio a parlare e mi hanno chiesto come si facesse a crescere dei bambini del Toro.
Oh be’… la domanda giusta rivolta alla persona giusta: io, modestamente, me la sto cavando.
Ricordo che avevo detto di raccontare la Tragedia del Quattromaggio per quella che era: una Tragedia.
I bambini hanno il pelo sullo stomaco, sanno digerire qualunque sasso.
L’altro giorno ho incontrato Simona: una Sorellina (è simpatizzante), ma si rifiuta di raccontare ai suoi figli (sfegatati), e che hanno l’età dei miei, quel che fu Superga dopo che divenne Superga.
“Vuoi mica che li traumatizzi??? No, dai… come si fa a parlare della Morte a dei bambini??? E’ da delinquenti!”
Simona, io ti voglio bene, ma fattene una ragione: la Morte esiste.
Non si scherza con la Morte, ovviamente, ma non si scherza neppure con il Toro… e mi sa che i tuoi bambini l’hanno capito meglio di te.

Lunedì 18 aprile 2011, Torino-Reggina 1-1

Caro Diario,

anche noi segniamo negli ultimi minuti.
Tié.
Domani ti dico meglio.

Martedì 19 aprile 2011, mezzanotte appena scoccata

Caro Diario,

come ti dicevo poco fa… anche noi segniamo negli ultimi minuti.
A me piacerebbe che segnassimo ogni quarto d’ora, ma è solo un desiderio.
E se i sogni son desideri, i desideri sono sogni?
E i sogni sono solo sogni o sono viaggi in altre dimensioni?
No, non mi è venuta la marzullite… è solo che sono serena.
“Bella roba… sei serena per un pareggio del ca§§o?”, non mancherà di chiedermi il barista gobbo, già lo so… quello che non so è se limitarmi a guardarlo senza favellare o se dirgli di pensare ai loro pareggi, ché dei nostri ci occupiamo noi.
Cavoli… non riesco proprio a chiamare il sonno.
Troppa birra in corpo.
No, non sto parlando della meravigliosa bevanda a base di cereali… è birra dell’anima, quella strana forza che un gol in chiusura di partita genera e sembra non fermarsi/fermarmi più.
Vabbe’, mi corico lo stesso: qualche cosa succederà.

Martedì 19 aprile 2011, le tre e poco più

Caro Diario,

sai che cos’è successo? Mi ha svegliata la Luna.
Io dormo con le tapparelle alzate, detesto l’effetto ‘bara’ che le stanze refrattarie alla luce restituiscono a chi, per qualsiasi motivo, dovesse alzarsi nella notte.
All’improvviso mi sono svegliata poco fa: stavo sognando che una luce mi chiamava.
Vedi… io non sono strana, non più di tanti altri, però faccio sogni strani (così dicono i pochi eletti – hey, è ironia – con cui li condivido).
Io ero coricata sull’erba morbida di una collina ed intorno a me infuriava la tempesta, quando… mi sono sentita chiamare.
Non sentivo chiaramente il mio nome, era più una voce che percepivo nel mononeurone.
Allora mi mettevo seduta e cercavo la fonte di quella voce: era una luce.
A quel punto mi sono svegliata e l’ho vista.
Tonda e quasi accecante.
La Luna.
Sai che cosa vuol dire vedere la Luna di notte all’improvviso?
Vuol dire sorridere al buio parziale e sentirsi in pace.
Mi basta sempre così poco, per sentirmi in pace.
Sorridere al buio parziale e sentirmi in pace e integra.
E ricordare che anche giusto poco più di diciannove anni fa la Luna era così: era il 15 aprile 1992 ed ero uscita dallo stadio con le braccia per aria, correvo forte, senza seguire un percorso, correvo e gridavo per la gioia.
Se anche tu 15 aprile 1992, dopo la partita avevi i crampi alle guance per la gran felicità… be’, non ho niente da aggiungere, se non che, ora, vado a dormire altrimenti domani… be’, domani sarà un altro giorno nel segno del Toro.

Poi ti devo raccontare di tutti quelli che non aspettano altro che ci sia una partita del Toro per telefonarmi… il giorno dopo, però: si divertono un sacco a sentire la mia voce arrochita ed anche arrancante. Che bello: si divertono e intanto mi chiedono del Toro, alcuni hanno finito per considerare il Toro la loro squadra di riserva… non è mica una brutta cosa essere di riserva: si è considerati qualcosa o qualcuno che c’è ed essere, di questi tempi, è un gran lusso. Peccato, appunto, che la voce frusta non mi permetta di essere cinciallegramente parlante e allora io mi limiti a rantolare: “Non adesso, non adesso…”…

Approfondimenti:
– Mizen Head: http://www.youtube.com/watch?v=seWo2osR2hs (ah, l’Irlanda…)
– Il Vento: soffia sempre, anche quando sembra che non si muova una foglia. Provate a stare immobili con gli occhi chiusi: lo sentirete cantare. Un po’ come il Toro: c’è.
– La Luna: per alcuni è un satellite, per altri è Magia.
– Il 15 aprile 1992: http://www.youtube.com/watch?v=YNf2wzmRXmg

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