Vera gloria?

di Walter Panero

 

2006 l’anno di….

 

L’anno del ritorno del Toro in serie A dopo tre anni: nella finale di ritorno sconfiggiamo per 3 a 1 il Mantova che all’andata ci aveva battuti per 4 a 2, il che è sufficiente per conquistare la promozione in virtù del miglior piazzamento in classifica.

di Redazione Toro News

di Walter Panero

 

2006 l’anno di….

 

L’anno del ritorno del Toro in serie A dopo tre anni: nella finale di ritorno sconfiggiamo per 3 a 1 il Mantova che all’andata ci aveva battuti per 4 a 2, il che è sufficiente per conquistare la promozione in virtù del miglior piazzamento in classifica.

L’anno del nostro Centenario.

L’anno di “Calciopoli” e della retrocessione della Juventus in B per illecito sportivo.

L’anno della seconda vittoria del Barcellona in Champions League: nella finale di Parigi, i Catalani sconfiggono per 2 a 1 gli Inglesi dell’Arsenal.

L’anno delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. La fiaccola viene accesa da Stefania Belmondo la sera di venerdì 10 febbraio e si spegne nella notte del 26 febbraio. Tra i momenti più belli si ricordano le vittorie inaspettate del pattinatore Enrico Fabris e il trionfo di Giorgio Di Centa nella 50 chilometri di fondo.

L’anno del trionfo di Paolo Bettini nel Campionato del Mondo di Ciclismo disputato a Salisburgo.

L’anno della quarta vittoria consecutiva di Roger Federer al torneo di Wimbledon. In finale il campione elvetico sconfigge lo Spagnolo Rafael Nadal.

L’anno della vittoria al Festival di Sanremo di Povia con la canzone “Vorrei avere il becco”. Secondi giungono i Nomadi con “Dove si va”. Terza Anna Tatangelo con “Essere una donna”.

L’anno della vittoria di Laura Pausini ai Grammy Awards. La cantante romagnola si aggiudica il prestigioso premio nella sezione dedicata alla musica latina con la canzone “Resta in ascolto”.

L’anno della diffusione in tutta Europa del virus dell’influenza aviaria.

L’anno del rapimento e dell’uccisione a colpi di pala del piccolo Tommaso Onofri, di soli 17 mesi, nelle vicinanze di Casalbroncolo (PR).

L’anno in cui il Premier israeliano Ariel Sharon viene colpito da emorragia cerebrale. Gli succede Ehud Olmert.

L’anno della vittoria della coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi nelle elezioni politiche in Italia. Il premier uscente Silvio Berlusconi esce sconfitto dopo cinque anni di Governo.

L’anno in cui Giorgio Napolitano viene eletto Presidente della Repubblica Italiana dalla maggioranza parlamentare di centrosinistra. 

L’anno dell’arresto del boss mafioso siciliano Bernardo Provenzano dopo 43 anni di latitanza. Anche  Vittorio Emanuele di Savoia viene arrestato con le accuse di corruzione, associazione a delinquere e sfruttamento della prostituzione.

L’anno in cui Michelle Bachelet viene eletta Presidente del Cile: è la prima donna a ricoprire tale carica.

L’anno della morte, sempre in Cile, del deposto dittatore Augusto Pinnochet.

L’anno in cui il Cardinale Tarcisio Bertone, già arcivescovo di Genova, succede ad Angelo Sodano alla carica di Segretario di Stato in Vaticano.

L’anno in cui Olindo Romano e Rosa Bazzi uccidono a coltellate e sprangate i vicini di casa Raffaella Castagna, il figlio di due anni Youssef Marzouk, Paola Galli (nonna del bambino) e Valeria Cherubini. I pluriomicidi verranno condannati all’ergastolo.

L’anno dell’esecuzione della condanna a morte ai danni dell’ex dittatore iracheno Saddam Hussein.

L’anno dell’uscita dei film: “Apocalypto” di Mel Gibson; “Borat” di Larry Charles; “Il Caimano” di Nanni Moretti; “Il Codice da Vinci” di Ron Howard; “Il diavolo veste Prada” di David Frankel; “Io e Beethoven” di Agnieszka Holland; “The Queen” di Stephan Frears con Hellen Mirren e Michael Sheen; “Notte prima degli esami” di Fausto Brizzi; “Volver” di Pedro Almodovar.

 

L’anno di…

 

Freudenstadt. Foresta Nera (Germania). Sabato 24 giugno 2006.

 

Silenzio in strada. Silenzio e caldo. Mi affaccio alla finestra e non vedo nessuno. Solo un cane che cerca di difendersi dalla calura all’ombra di un vecchio acero. La televisione è accesa nella stanza. All’improvviso, si sente un urlo che proviene da fuori e si unisce a quello che giunge dalla televisione. Lukas Podolski, l’emigrato polacco, ha portato in vantaggio la Germania. L’ottavo di finale tra i Tedeschi padroni di casa e gli Svedesi è iniziato da soli quattro minuti, e già si è capito come andrà a finire questa partita che si disputa a Monaco in questo pomeriggio assolato di inizio estate.
Altro urlo. Altri abbracci in campo. Altri strombazzamenti provenienti da strade prima silenziose. Ancora Podollski ed è  2 a 0!
Laura riposa, o sarebbe meglio dire riposava fino al primo gol di Podolski.
L’ho conosciuta poco meno di tre anni fa all’aeroporto di Malpensa. Indossavo una maglietta nera con una lingua rossa acquistata a luglio al concerto dei Rolling Stones a Marsiglia, mentre lei portava una maglietta bianca con uno strano disegno grigio, o era nero, non ricordo.
Laura è di Genova e, in quell’agosto torrido, aveva deciso di passare le proprie vacanze non in qualche affollato villaggio turistico della Riviera, della Spagna o della Grecia, bensì in Perù. Io  avrei voluto andare in Canada. O in Islanda. In un posto freddo, insomma. Mi ritrovai invece a mia volta, non per scelta ma per mancanza di possibilità, su quel volo per il Perù. Guardavo Laura cercando di non farmi notare. Non so se lei guardasse me, anzi credo proprio che non lo facesse. A me piaceva la sua faccia, ma evidentemente a lei non piaceva la mia. Ci saremmo salutati alla fine del viaggio e non ci saremmo visti mai più,  pensavo. Lima, Arequipa, Cuzco, l’alba romantica di Macchu Picchu: bei ricordi su una foto sbiadita. Al termine della vacanza, lei se ne sarebbe tornata a Genova e alla sua vita, e io me ne sarei tornato a Torino, al mio Toro e alle altre mie passioni. Fine di una storia fatta solo di sguardi. Fine di una storia mai iniziata.
E invece….abbiamo iniziato a scriverci qualche volta….poi più spesso….poi a vederci: una volta, sarà una sola volta, pensavo. Ma a quella volta ne seguirono altre, e altre ancora.
 
Insomma: da agosto dello scorso anno mi sono trasferito da Torino alla sua Genova e viviamo insieme lì. A settembre ci sposeremo nella chiesa dei miei sogni su in montagna. Senza che quasi me ne accorgessi, lei è diventata la donna della mia vita: quella con cui viaggiare e progettare. Quella che cercavo da sempre. Quella che non avevo trovato mai.
La mia compagna di viaggio sempre. Cosa non facile, per lei. Infatti non è per niente semplice  accompagnare uno per cui c’è da seguire il Toro allo stadio, poi il Giro d’Italia e il Tour sulle strade e quest’anno pure le Olimpiadi invernali e i Mondiali. Che vita! Che bello! Almeno per me…

Già. I Mondiali. Stamattina sono andato a prendere Laura che lavorava di notte e poi ci siamo messi in viaggio. Un viaggio più lungo del previsto. Ma ora, finalmente, eccoci qui. In questa bellissima stanza immersa nel verde della Foresta Nera, che poi chissà perché la chiamano così, visto che qui è tutto verde. Immersi nella quiete della campagna di questa Germania dove ovunque, dalle grandi città ai piccoli villaggi di campagna, si respira l’aria di festa tipica dei grandi avvenimenti. Si respira l’aria dei Mondiali.

Germania – Svezia è finita 2 a 0. Forse era già finita prima di iniziare. La gente si riversa in strada. Giovani dalle teste bionde che indossano la maglia della Nazionale e hanno le facce dipinte di giallo, rosso e nero. Giovani dalle origini più diverse felici e festanti. Giovani che hanno conosciuto gli orrori e le tragedie che hanno coinvolto il loro popolo solo dai racconti dei nonni e dalle spiegazioni dei professori a scuola. Giovani per cui la Germania è sempre stata una e inscindibile, dal Reno all’Elba. Giovani che ancora non erano nati quando la Germania ospitò il suo primo mondiale e lo vinse. Giovani che erano troppo piccoli per ricordare il trionfo di Matthaeus & C. nelle Notti Magiche di Italia ’90. Giovani che stanno vivendo un sogno: quello della loro Germania dalla faccia pulita che ospita il Mondiale. E magari lo vince pure. E se proprio non lo dovesse vincere, in fondo, pazienza. La birra qui scorrerebbe ugualmente e, dopo qualche lacrima, tutti tornerebbero a sorridere e a festeggiare. Perché il calcio è importante e aiuta a vivere. Ma quel che conta di più è proprio vivere. E sorridere.
Com’è lontana l’immagine della Germania che mi aveva inculcato mio nonno. E anche mio padre. Come sono lontani i Tedeschi brutti e cattivi di certi vecchi film di guerra. Qui sorridono tutti. Sarà la magia del Mondiale, penso. O forse questo popolo è davvero cambiato negli anni. Forse vuol farsi perdonare i grandi errori del passato. Forse vuol farsi accettare. E per questo sorride e ti disarma prima che tu possa diffidare di lui.

Dopo la festa tutti sulla piazza principale del paese, ebbri di gioia e di birra. Sul maxi schermo trasmettono le immagini di Messico-Argentina, sfida da cui uscirà la prossima avversaria dei Tedeschi. Il Messico passa subito in vantaggio con Marquez, ma pareggia Crespo dopo pochi minuti. Il tecnico dei Messicani, per ironia della sorte, è un Argentino scaltro e forse non a caso si chiama La Volpe. La sua squadra riesce ad irretire gli Argentini e a trascinarli fino ai supplementari. Ma non è sufficiente: al 98′ Maxi Rodriguez porta in vantaggio i biancazzurri allenati da Pekerman.
Come da pronostico, il primo quarto di finale di questo Mondiale vedrà contrapporsi Gemania e Argentina, come nelle finalissime dell’86 e del ’90. Sarà durissima, ma per ora il popolo dei ragazzi Tedeschi non ha voglia di pensarci. Questo è il momento in cui bisogna godere del momento stesso. Questo è il momento di festeggiare. E di sorridere. Al futuro, bello o brutto che sia, si penserà a cominciare da domani.

 
Stoccarda. 25 giugno 2006.

Dicono che Stoccarda sia una città fredda e grigia. Ma oggi è l’esatto contrario. Fa un caldo insopportabile. Ci saranno quasi quasi quaranta gradi qui nella zona dello stadio. E ci sono tanti colori: il bianco dei tifosi Inglesi con le loro bandiere crociate di rosso. Il giallo dei tifosi dell’Ecuador che indossano i vestiti più strani. Poi Tedeschi che per lo più portano la maglia della loro Nazionale o quella gialla dei Sudamericani. E’ vero che i Tedeschi bevono e sono un popolo in festa, ma penso che nessuno di loro, anche al culmine della gioia o pieno di alcool, indosserebbe mai la maglietta della Nazionale Inglese. La storia è una cosa seria, da queste parti. E l’Inghilterra rimane il nemico. E lo è anche dal punto di vista calcistico visto che, quando si parla di football e di Mondiali, da queste parti aleggia il fantasma di Hurst e del 1966.
Non riusciamo a trovare dei biglietti a prezzo onesto, visto che si va dai 200 euro in su. Una cifra decisamente eccessiva per un ottavo di finale tra Inghilterra ed Ecuador che certo non passerà alla storia, se non per gli Ecuadoriani che per la prima volta hanno superato la fase a gironi di un Mondiale. A Genova, dove la comunità del piccolo paese Sudamericano è molto numerosa, festeggiano da giorni. Si incontrano nei bar a vedere le partite, vincono e festeggiano.

Ci spostiamo verso il centro della città dove è stato allestito un maxi schermo. C’è un infinità di Inglesi che non sono riusciti a entrare allo stadio e si consolano dandoci dentro con la birra. All’improvviso un urlo sovrumano sale dalla folla: Beckham su calcio piazzato ha portato in vantaggio l’Inghilterra. Finisce 1 a 0. Oltre Manica possono festeggiare. Mentre in Ecuador e nei vicoli di Genova è calato il silenzio. Questo è il calcio: alla fine qualcuno sorride e festeggia,  qualcun altro piange.
E di solito piangono sempre i piccolini. Purtroppo.
Ce ne torniamo nel nostro albergo giusto in tempo per vedere il Portogallo che fa fuori l’Olanda al termine di una battaglia finita in 9 contro 9. Ora, Inglesi e Portoghesi si affronteranno in un altro bellissimo quarto di finale.
Domani ce ne andiamo da qui. Ci spostiamo più a Nord. Verso Heidelberg. Verso Kaiserslauteren dove si disputa un altro ottavo di finale. E, per fortuna o purtroppo, allo stadio saremo presenti anche noi.

 

Kaiserslautern. Fritz Walter Stadion. Lunedì 26 giugno 2006. Pomeriggio.

 

Ma cosa ci faccio qui? Su questo autobus pieno di gente con la maglia azzurra o gialla che porta verso lo stadio e che mi ricorda un po’ i pullman che prendevo a febbraio per andare a vedere le gare olimpiche su a Sestrière o a San Sicario.
Ma cosa ci faccio qui, con la mia maglietta e la mia faccia granata in mezzo a tutte queste magliette azzurre e a queste facce da gobbi? Il mio amico Simone dei Castelli romani indossa la sua maglia azzurra con le tre stellette. Ed è fiero di essere qui. E’ fiero di essere Italiano. E’ fiero di questa Nazionale.
Io non lo sono per niente. L’unica certezza che ho è che vorrei essere lontano da questo posto. In un’altra città. Nei pressi di un altro stadio. Quando acquistai il biglietto che ora tengo in mano mentre salgo sulla rampa che porta allo stadio, non ci badai più di tanto. Volevo assistere a una partita di questo Mondiale Tedesco. Meglio se un match ad eliminazione diretta. Avevo un paio di giorni di ferie da fare proprio in questo periodo. E poi Kaiserslautern, pur non essendo così vicina all’Italia, è una città comunque raggiungibile dal nostro paese in automobile.
Sono solito calcolare tutto. Ma stavolta no. Non mi ero accorto che quest’oggi, qui a Kaiserslautern, avrebbe giocato l’Italia qualora avesse vinto il proprio raggruppamento, cosa che è prontamente avvenuta grazie alle vittorie per 2 a 0 su Ghana e Repubblica Ceca, intervallate dal pareggio per 1 a 1 con gli Stati Uniti.
Come sarebbe stato bello veder giocare il Brasile. O l’Inghilterra. O la Francia contro la Spagna. O il Portogallo contro l’Olanda. E invece no. Eccomi qui tra migliaia di tamarri che gridano “po-po-po”, circondato fortunatamente anche da una simpatica marea gialla di gente allegra che tiene fieramente in mano canguri gonfiabili.
Qualcuno, qualche Italiano, mi guarda strano per la maglietta granata che indosso. L’unica maglia in cui mi riconosco. Saranno belli loro con quella faccia da gobbi. Loro che si identificano in una squadra di dopati e di corrotti. Loro che se la tirano mentre cantano l’inno Nazionale e sbagliano pure le parole. Loro che rumoreggiano con un vociare da mercato al suono dell’Inno australiano. Scusate, passerò per anti patriottico e magari anche per pazzo, ma io non posso applaudire questa Nazionale. Una squadra il cui capitano si è detto fiero dei successi del suo club a strisce che neppure nomino, proprio nei giorni in cui veniva appurato che quei successi erano frutto di un sistema mafioso atto a manipolare arbitri e partite intere. Una squadra in cui giocano simboli del male che rovina il calcio italiano quali Buffon, Del Piero e Camoranesi. Una squadra di cui fa parte   un macellaio senza scrupoli come Materazzi che noi conosciamo bene da quasi dieci anni. Una squadra il cui allenatore è il peggio del peggio che si possa immaginare: uno che ci ha rubato uno scudetto quando giocava nella Sampdoria, uno che ha vinto campionati in serie grazie all’epo che veniva somministrata ai suoi giocatori, uno dall’arroganza senza pari e senza limiti.
Per questo sto con l’Australia di quella vecchia volpe di Hiddink. Per questo esulto quando l’arbitro spagnolo Cantalejo sventola il rosso sotto il nasone di quell’impunito di Materazzi. Per questo spero che si vada avanti, ai supplementari e magari ai rigori. Per questo ci rimango male quando Grosso, in pieno recupero, entra in area palla al piede e cade fulminato come un sacco. Per questo mi incavolo quando vedo l’arbitro correre verso il dischetto per decretare un rigore inesistente. Per questo spero che Totti faccia il famoso cucchiaio e che stavolta gli vada per traverso. Per questo non riesco ad esultare quando la palla entra inesorabilmente in rete provocando le lacrime delle migliaia di tifosi australiani. E l’esultanza degli Italiani.
“Po-po-po-po” gridano tutti. Se a loro va bene vincere in questo modo, a me non piace affatto. Non ci sono abituato. Preferisco starmene zitto. Voglio scendere. Voglio andar via di qui. Voglio tornare a casa. Questa è la Nazionale di “calciopoli”, figlia di un calcio corrotto dalla testa alla punta dei piedi. Non sarà mai la mia Nazionale!
E anche se dovesse diventare Campione del Mondo, come è possibile vista la fortuna sfacciata che la sta accompagnando, questa squadra non mi vedrà mai salire sul suo carro. Mi spiace, ma se su quel carro festeggiano gobbi e corrotti, io ne scelgo un altro, o me ne sto a casa. A tifare per gli altri.

 

Heidelberg (Germania). 26 giugno 2006. Sera.

 

“Oggi è andata bene, eh ragazzi?”

Mentre la televisione trasmette le immagini di Svizzera-Ucraina, il gelataio sorride sotto i baffi. Avrà una cinquantina d’anni. Forse più. Ci racconta di essere nato ed aver vissuto per molti anni in Veneto. E poi di essere venuto quassù a cercare fortuna.

“Si trova bene qui?” gli domando.

“Qui ho il lavoro…..qui sono nati i miei due figli….sì…ci sto bene….questo è il mio mondo, ormai….” sussurra mentre sul suo sorriso si posa un velo di tristezza. E prosegue: “ma questa non è casa mia….casa mia è sulle montagne del mio Paese…..è lì che voglio tornare, prima o poi…..”

“Ma l’Italia non è quella che sognate voi da qui…..non è quella che dipingono alla televisione….è un paese con un sacco di problemi e….” provo a controbattere.

“Ascolta ragazzo: ogni paese, ogni posto ha le proprie grane….prova a vivere per anni e anni lontano da casa tua, dal tuo mondo….e poi capisci cosa intendo dire. E capiresti anche quale immensa gioia ho provato oggi dopo il rigore segnato da Totti….sì, sì, forse non era fallo, ma Dio si sarà messo una mano sulla coscienza…..che bello sarebbe se dovessimo andare avanti e affrontare i Tedeschi in semifinale. E se li dovessimo battere come in Messico, come in Spagna. Non hai idea di che gioia sarebbe per me, per tutti noi, una vittoria dell’Italia in questo Mondiale….”.

Gli sorrido. Non ho il coraggio e la forza di controbattere. Non riesco a trovare le parole. O forse non esistono parole per spiegare le ragioni per cui io, e non solo io, proprio non riesco a identificarmi in questa Nazionale. Non gli posso spiegare lo schifo in cui naviga il calcio italiano. Non capirebbe e comunque non glie ne importerebbe nulla. Per lui, quei ragazzi vestiti d’azzurro sono semplicemente il simbolo di casa sua. La sua speranza di rivalsa contro le frustrazioni quotidiane. Lo capisco. Non riesco a dargli torto. E forse la penserei esattamente come lui se fossi al suo posto. Ma, per fortuna o purtroppo, non lo sono. E mi tengo le mie convinzioni. Alla fine ci salutiamo calorosamente. Mentre ce ne andiamo ci grida un “Forza Italia!”.
Non posso fare a meno di rispondere con un sorriso.

Da un bar vicino, sempre nella magnifica e romantica città che ci ospita, si odono delle grida. La partita tra Svizzera e Ucraina si è conclusa, ma non ha vinti né vincitori. Si va ai rigori. Le urla di prima provenivano da un numeroso gruppo di tifosi elvetici che si trovano qui. Evidentemente si tratta di studenti della locale Università che non sono riusciti a trovare un biglietto per lo stadio di Colonia, dove si sta disputando quella partita. I rigori sono una sofferenza tremenda, ma forse il fatto di affrontarla in gruppo la rende meno pesante. Poco più in là, c’è un ragazzo dal sorriso un po’ triste. Si vede che anche lui soffre, ma lo fa in compagnia solamente di un boccale di birra. Quando Sheva sbaglia il primo rigore per l’Ucraina, il ragazzo inizia ad imprecare in una lingua a me sconosciuta.
Ma è evidente che lui parla ucraino e che il suo cuore, solo al mondo, palpita per Shevchenko e compagni. Esulta in silenzio, ma sorridendo, agli errori di Streller, Barnetta e Cabanas. Quando Gusev segna il penalty decisivo, la sua gioia diventa incontenibile, anche se gli altri ragazzi del locale lo guardano male. Ci diamo il cinque a vicenda. E uniamo, facendoli titillare, i nostri boccali.
Italia e Ucraina sono ai quarti di finale. E si affronteranno sabato prossimo quando noi saremo tornati a casa. Il ragazzo è ultra felice. Io un po’ meno. Ma va bene lo stesso. Questa è una qualificazione storica e merita di essere festeggiata. Anche se ho l’impressione che l’Ucraina farà una brutta fine contro l’Italia.
Inizio davvero a temere il peggio. Un brivido mi percorre la schiena. L’Italia rischia davvero di vincere il Mondiale. Il che porterebbe di sicuro all’insabbiamento di tutto lo schifo che era venuto fuori con le intercettazioni di maggio. Altro che serie B per la Juve. Li eleggeranno in Parlamento, se davvero dovessero riuscire a portare a casa la Coppa.

 

Ritorno a casa. Trionfo per chi ci crede.

 

Il mio presentimento era fondato. Mentre dall’altra parte del tabellone, la Francia fa fuori la Spagna e il Brasile, l’Italia batte l’Ucraina per 3 a 0 e giunge in semifinale senza aver incontrato praticamente nessuna squadra di livello. La solita fortuna gobba di Lippi.
Ormai tutto è possibile. Anche battere la Germania in casa propria violando lo stadio di Dortmund dove i Tedeschi non avevano mai perso nella loro storia. Piange il popolo Tedesco: l’Italia va in finale dopo dodici anni e la gente festeggia per strada mentre io mi chiudo in casa per non sentire i “po-po-po-po” che giungono dalla finestra.
Rimane la Francia. La Francia allenata da Domenech e guidata da Henry e Zidane. Una Francia che è partita in sordina, ma poi ha fatto fuori tre grandi come la Spagna (data per favorita ma sconfitta in rimonta per 3 a 1), il Brasile (altra grande favorita della vigilia) e il Portogallo. La Francia che appare nettamente più forte degli Azzurri.
Infatti segna subito Zidane su rigore, ma rimedia Materazzi. Si va avanti. La Francia domina senza riuscire a segnare. L’Italia si difende e riparte. Si va ai supplementari. Ci si avvia stancamente verso i calci di rigore. E’ a quel punto che Zidane, all’ultima partita in carriera, dà una violenta testata sul petto di Materazzi che lo aveva provocato come solo lui sa fare. Nella testa di Zidane c’è tutta la frustrazione di un campione che si vede sfuggire dalle mani un titolo che riteneva di aver meritato. C’è la rabbia di tutta la Francia! Tutta la Francia che, da allora, quando sente il nome dell’ex difensore del Perugia, prova un moto di sdegno. Lo stesso che il tifoso granata dotato di memoria prova nei suoi confronti da oltre una decina di anni.
Si va ai rigori. Sbaglia Trezeguet e gli azzurri segnano tutti. L’Italia, che ai rigori aveva perso contro il Brasile la finale del 1994, stavolta ha la meglio. Gli Azzurri, per chi ci crede, sono Campioni del Mondo.

Per strada è un delirio di gente urlante e festante. Credo che molte di quelle persone non abbiano manco visto la partita di stasera e siano lì solamente per fare festa e casino. Il paradosso è che stasera la maggior parte della gente che segue il calcio da anni se ne sta a casa propria mescolando gioia a disgusto. Per strada c’è prevalentemente chi ha solo voglia di assordarsi col “po-po-po-po”.
Non vedo l’ora che tutta questa farsa finisca e che ritorni il campionato. Non vedo l’ora che il mio Toro ricominci a giocare in serie A. Non vedo l’ora che i cosiddetti Campioni del Mondo scendano in campo nella Juve, in serie B. Sempre se nel frattempo non li avranno fatti santi.
Penso che, se fossimo stati un paese serio, quella squadra a strisce sarebbe stata cancellata e chi avesse voluto rifondarla avrebbe dovuto iscriverla alla terza categoria. E invece c’è chi grida allo scandalo per la retrocessione in B. C’è anche chi sostiene che è un delitto che i Campioni del Mondo siano costretti a giocare nella serie cadetta. C’è chi invoca l’amnistia. Per fortuna, in questo strano paese, c’è ancora un minimo di vergogna. E allora che ci vadano a giocare a Rimini i Campioni Buffon, Camoranesi e Del Piero. Che ci vadano pure. Sono campi indegni per la loro classe? Pazienza. Se ne faranno una ragione.
E anche noi riusciremo senza dubbio a far meno di loro.

 

Giovedì 24 giugno 2010. Quattro anni dopo.

 

L’Italia è fuori dal Mondiale. Finalmente l’uomo dal capello bianco china la testa. Il signor “so tutto Io perché Io non sbaglio mai”, convinto di questo anche dai suoi tanti adulatori, deve assumersi le proprie responsabilità: arrogante fino in fondo. Troppo comodo andarsene dicendo: “tutte le colpe sono mie e basta”. E’ un modo, credo studiato, per sfuggire agli attacchi sulle singole colpe, che sono tante. Anche se oggettivamente non è colpa sua se il calcio italiano, pieno di spocchia nel nome del “noi siamo Campioni del Mondo e nessuno ha nulla da insegnarci” non produce da anni calciatori decenti. O comunque ne produce troppo pochi e nel dubbio li lascia casa.
Tutti colpevoli di tutto. Nessun colpevole. Eppure ci avevano voluto convincere che la nostra squadra era ancora competitiva, una delle più forti del Mondiale. Nessuno, o quasi, aveva sottolineato che quattro anni fa solo una serie di circostanze fortunate e irripetibili l’aveva portata alla vittoria. L’Italia era Campione del Mondo, e quindi zitti. E voi, pochi, che avete il coraggio di criticare ve ne pentirete, vi faremo rimangiare tutto.
Che cosa ci si aspettava da una squadra che, per supponenza e incompetenza, schierava gran parte della rosa di un club di cui la stagione aveva reso evidente lo sfascio? Che cosa ci si attendeva da giocatori ormai logori e da giovani ancora troppo inesperti? Eppure hanno provato a raccontarci la partita contro il Paraguay come un mezzo trionfo. E a descrivere il match con la Nuova Zelanda come un incidente di percorso sfortunato e ancora tutto sommato rimediabile. Tutti si dicevano convinti che con la Slovacchia le cose sarebbero tornate a posto. Ma le avevano viste le partite precedenti? Avevano visto che la difesa era un colabrodo, che bastava attaccare per bucarla e che l’attacco era inconsistente? Ma certa gente che parla di calcio in TV e che si vanta di capire di calcio ha gli occhi foderati dal prosciutto del tifo o è semplicemente incompetente?
Comunque, Italia a casa al termine del peggiore Mondiale della sua storia. Molti hanno sostenuto che oggi il Mondiale è finito. Per me, e penso per molti altri, inizia proprio ora. Da oggi si potranno seguire liberamente le partite in santa pace scegliendo ogni volta la squadra per cui tifare. Da oggi, le voci degli ultrà incompetenti e servi che lodavano la nostra Nazionale sempre e comunque passeranno dalla parte dei più spietati critici. Di quelli del “noi l’avevamo sempre detto”. Peccato che nessuno glie l’avesse sentito dire quando lodavano Lippi e compagnia.

Pazienza. Cesseranno anche le critiche da psicodramma. Mentre il Mondiale va avanti e offre le grandi emozioni che sempre il calcio sa dare. Il Mondiale va avanti e sembra premiare le squadre sudamericane e allora tutti ad esaltarle, cercando di inserire il fallimento dell’Italia nel contesto di un globale declino del calcio Europeo. Anche questo si dovranno rimangiare: l’Olanda manda a casa il Brasile e la Germania umilia l’Argentina. Tre squadre europee su quattro vanno in semifinale. Guarda caso le squadre di Nazioni che hanno cercato di costruire il loro calcio dal basso. Lavorando sui vivai. Insegnando ai giovani a giocare a calcio. Umilmente e con entusiasmo e gioia.

Coraggio, Cesare. Il tuo compito non sarà per niente facile anche se parti dal fondo e non potrai che risalire. Perlomeno ci abbiamo guadagnato in simpatia ed umiltà.
Anche se sei stato gobbo, mi sei simpatico. Forse, dopo tanti anni, ti sei persino depurato. Forse, dopo tanti anni di avversione, tornerò persino io a simpatizzare per la tua Nazionale. A patto che tu non esageri con le convocazioni gobbe. A patto che tu sappia continuare così. Con poca arroganza. Con un semplice sorriso.
Anche se so che non mi leggerai, ti auguro buon lavoro!

 

Ritorno al 2006. Formula e svolgimento.

 

Al Mondiale del 2006 in Germania parteciparono, come di consueto, 32 squadre: 14 Europee, 4 Sudamericane, 5 Africane, 4 Asiatiche, 4 in rappresentanza del Nord e del Centro America, e l’Australia in rappresentanza dell’Oceania.
Le formazioni partecipanti vennero suddivise in otto gironi da quattro squadre che prevedevano la qualificazione agli ottavi di finale delle prime due classificate.
La situazione nei vari gironi fu la seguente:

GRUPPO A: fu vinto dalla Germania a punteggio pieno (9) davanti al sorprendente Ecuador (6). Fuori la Polonia (3 punti) e il Costa Rica (0).

GRUPPO B: Inghilterra (7 punti) e Svezia (5), su Paraguay (3) e l’esordiente Trinidad e Tobago (1)

GUPPO C: il girone più difficile del Mondiale venne dominato dall’Argentina e dall’Olanda (7 punti ciascuna), davanti alla Costa d’Avorio (3) e alla deludente Serbia (0 punti, 2 gol fatti, 10 subiti).

GRUPPO D: Portogallo a punteggio pieno (9) davanti al Messico (4). Eliminate l’esordiente Angola (2 punti) e l’Iran (1).

GRUPPO E: Italia prima con 7 punti, davanti al Ghana con 6. Fuori la Repubblica Ceca (3) e gli Stati Uniti (1)

GRUPPO F: Brasile primo a punteggio pieno (9) sull’Australia (4). Eliminate Croazia (2) e Giappone (1).

GRUPPO G: Svizzera (7 punti) davanti a una zoppicante Francia (5). Escluse la Corea del Sud (4) e  l’esordiente Togo (0).

GRUPPO H: dominato dalla Spagna (9) sull’esordiente Ucraina (6). Fuori la Tunisia e l’Arabia Saudita con 1 punto a testa.

Il quadro degli ottavi di finale fu il seguente:

Germania – Svezia 2 – 0 (4′ e 12′ Podolski)

Argentina – Messico 2 – 1 (6′ Marquez (M), 10′ Crespo (A), 94′ Maxi Rodriguez (A))

Inghilterra – Ecuador 1 – 0 (60′ Beckham)

Portogallo – Olanda 1 – 0 (23′ Maniche)

Italia – Australia 1 – 0 (95′ rig. Totti)

Ucraina – Svizzera 0 – 0, 3 – 0 dopo i rigori

Brasile – Ghana 3 – 0 (5′ Ronaldo, 46′ Adriano, 84′ Zé Roberto)

Francia – Spagna 3 – 1 (28′ rig. Villa (S), 41′ Ribery, 83′ Vieira, 92′ Zidane)

 

I quarti di finale furono invece:

Germania – Argentina 1 – 1 (5 – 3 dopo i rigori) (49′ Ayala, 80′ Klose)

Italia – Ucraina 3 – 0 (6′ Zambrotta, 59′ e 69′ Toni)

Portogallo – Inghilterra  0 – 0 (3-1 dopo i rigori)

Francia – Brasile 1 – 0 (57′ Henry)

Quindi le semifinali:

Germania – Italia 0 – 2 dts (119′ Grosso, 121′ Del Piero)

Francia – Portogallo 1 – 0 (33′ rig. Zidane)

Infine la finale che si concluse come tutti sappiamo.

 

 

 

CLASSIFICA FINALE MONDIALI GERMANIA 2006:

 

1)ITALIA
2)FRANCIA
3)GERMANIA
4)PORTOGALLO

 

LA FINALISSIMA:

Domenica, 9 luglio 2006

Berlino, Olympiastadion

Italia – Francia 6 – 4 (dopo i rigori); 1 -1 d.t.s.

Reti: 7′ Zidane (F), 19′ Materazzi (I)

ITALIA (All. M. Lippi): Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Materazzi, Grosso, Pirlo, Gattuso, Camoranesi (86′ Del Piero), Totti (61′ De Rossi), Perrotta (61′ Iaquinta), Toni

FRANCIA (All. R. Domenech): Barthez, Sagnol, Thuram, Gallas, Abidal, Vieira (56′ Diarra), Makelele, Ribery (100’Trezeguet), Zidane, Malouda, Henry (107′ Wiltord)

SEQUENZA RIGORI: Pirlo (I) trasformato, Wiltord (F) trasformato, Materazzi (I) trasformato, Trezeguet (F) traversa, De Rossi (I) trasformato, Abidal (F) trasformato, Del Piero (I) trasformato, Sagnol (F) trasformato, Grosso (I) trasformato.

ARBITRO: Elizondo (Argentina)

SPETTATORI: 69.000

NOTE: espulso Zidane al 110′

 

 

LA SEMIFINALE ITALIA – GERMANIA:

Martedì 4 luglio 2006

Dortmund, Westfalenstadion

Germania – Italia 0 – 2 (dts)

Marcatori: 119′ Grosso, 121′ Del Piero

GERMANIA (All. J. Klinsmann): Lehmann, Friedrich, Mertesacher, Metzelder, Lahm, Schneider (83′ Odonkor), Kehl, Ballack, Borowski (73′ Schweinsteiger), Klose (111′ Neuville), Podolski.

ITALIA (All. M. Lippi): Buffon, Zambrotta, Cabbavaro, Materazzi, Grosso, Camoranesi (91′ Iaquinta), Gattuso, Pirlo, Perrotta (104′ Del Piero), Totti, Toni (74′ Gilardino).

ARBITRO: Archundia (Messico)

SPETTATORI: 65.000

 

L’OTTAVO DI FINALE CONTRO L’AUSTRALIA:

Lunedì 26 giugno 2006

Kaiserslautern, Fritz Walter Stadion

Italia – Australia 1 – 0

Marcatore: 95′ Totti rigore

ITALIA (all. M. Lippi): Buffon, Zambrotta, Materazzi, Cannavaro, Grosso, Perrotta, Pirlo, Gattuso, Toni (56′ Barzagli), Gilardino (46′ Iaquinta), Del Piero (75′ Totti).

AUSTRALIA (all. G. Hiddink): Schwarzer, Moore, Neill, Chipperfield, Sterjowski (82′ Aloisi), Culina, Grella, Cahill, Bresciano, Wilkshire, Viduka.

ARBITRO: Luis Medina Cantalejo (Spagna)

NOTE: espulso Materazzi al 50′

SPETTATORI: 46.000

 

 

LA ROSA DELL’ITALIA:

Gianluigi BUFFON (portiere): 7 presenze, 690 minuti, 2 reti subite
Angelo PERUZZI (portiere): 0 presenze
Marco AMELIA (portiere): 0 presenze
Christian ZACCARDO (difensore): 3 presenze, 157 minuti, 0 reti
Fabio GROSSO (difensore): 6 presenze, 600 minuti, 1 rete
Fabio CANNAVARO (difensore): 7 presenze, 690 minuti, 0 reti
Andrea BARZAGLI (difensore): 2 presenze, 124 minuti, 0 reti
Alessandro NESTA (difensore): 3 presenze, 197 minuti, 0 reti
Gianluca ZAMBROTTA (difensore): 6 presenze, 600 minuti, 0 reti
Massimo ODDO (difensore): 1 presenza, 23 minuti, 0 reti
Marco MATERAZZI (difensore): 4 presenze, 364 minuti, 2 reti, 1 espulsione
Daniele DE ROSSI (centrocampista): 3 presenze, 176 minuti, 0 reti
Gennaro GATTUSO (centrocampista): 6 presenze, 553 minuti, 0 reti
Francesco TOTTI (centrocampista): 7 presenze, 467 minuti, 1 rete
Mauro German CAMORANESI (centrocampista): 5 presenze, 351 minuti, 0 reti
Simone BARONE (centrocampista): 2 presenze, 39 minuti, 0 reti
Simone PERROTTA (centrocampista): 7 presenze, 616 minuti, 0 reti
Andrea PIRLO (centrocampista): 7 presenze, 667 minuti, 1 rete
Alessandro DEL PIERO (attaccante): 5 presenze, 169 minuti, 1 rete
Luca TONI (attaccante): 6 presenze, 485 minuti, 2 reti
Alberto GILARDINO (attaccante): 5 presenze, 307 minuti, 1 rete
Vincenzo IAQUINTA (attaccante): 5 presenze, 187 minuti, 1 rete
Filippo INZAGHI (attaccante): 1 presenza, 29 minuti, 1 rete

COMMISSARIO TECNICO: Marcello LIPPI

 

LA ROSA DELLA FRANCIA:

Mickael LANDREAU (portiere): 0 presenze
Fabien BARTHEZ (portiere): 7 presenze, 660 minuti
Gregory COUPET (portiere): 0 presenze
Jean-Alain BOUMSONG (difensore): 0 presenze
Eric ABIDAL (difensore): 6 presenze, 570 minuti, 0 reti
William GALLAS (difensore): 7 presenze, 660 minuti, 0 reti
Mikael SILVESTRE (difensore): 1 presenza, 90 minuti, 0 reti
Lilian THURAM (difensore): 7 presenze, 660 minuti, 0 reti
Gael GIVET (difensore): 0 presenze, 0 reti
Willy SAGNOL (difensore): 7 presenze, 660 minuti, 0 reti
Pascal CHIMBONDA (difensore): 0 presenze
Patrick VIEIRA (centrocampista): 7 presenze, 587 minuti, 2 reti
Claude MAKELELE (centrocampista): 7 presenze, 660 minuti, 0 reti
Florent MALOUDA (centrocampista): 6 presenze, 506 minuti, 0 reti
Vikash DHORASOO (centrocampista): 2 presenze, 9 minuti, 0 reti
Zinedine ZIDANE (centrocampista): 6 presenze, 559 minuti, 3 reti, 1 espulsione
Alou DIARRA (centrocampista): 2 presenze, 73 minuti, 0 reti
Frank RIBERY (centrocampista): 7 presenze, 516 minuti, 1 rete
Sidney GOVOU (attaccante): 4 presenze, 59 minuti, 0 reti
Sylvain WILTORD (attaccante): 7 presenze, 206 minuti, 0 reti
Thierry HENRY (attaccante): 7 presenze, 636 minuti, 3 reti
Louis SAHA (attaccante): 3 presenze, 30 minuti, 0 reti
David TREZEGUET (attaccante): 3 presenze, 111 minuti, 0 reti

COMMISSARIO TECNICO: Raymond DOMENECH

 

CAPOCANNONIERE: Miroslaw KLOSE (Germania)

 

GLI STADI DEL MONDIALE:

Berlino: “Olympiastadion”, capienza: 76.176 spettatori
Dortmund: “Westfalenstadion”, capienza: 66.981 spettatori
Francoforte sul Meno: “Commerzbank-Arena”, capienza: 48.132 spettatori
Gelsenkirchen: “Veltins-Arena”, capienza: 53.804 spettatori
Amburgo: “AOL Arena”, capienza: 51.055 spettatori
Hannover: “AWD Arena”, capienza: 44.652 spettatori
Kaiserslautern: “Fritz Walter Stadion”, capienza: 48.500 spettatori
Colonia: “Rhein Energie Stadion”, capienza: 46.120 spettatori
Lipsia: “Zentralstadion”, capienza: 44.199 spettatori
Monaco di Baviera: “Allianz Arena”, capienza: 66.016 spettatori
Norimberga: “Frankenstadion”, capienza: 41.926 spettatori
Stoccarda: “Gottlieb-Daimer-Stadion”, capienza:54.267 spettatori

 

Fatti e curiosità del Mondiale.

In Italia, per la prima volta, la Rai non trasmise tutte le partite del Mondiale, ma solamente una al giorno. I diritti per la trasmissione di tutti gli incontri furono infatti acquistati da Sky.

Le squadre esordienti al Mondiale furono sei: Ucraina, Angola, Costa d’Avorio, Togo, Ghana e Trinidad & Tobago.

La Serbia/Montenegro partecipò per la prima ed unica volta al mondiale con questo nome: infatti il 3 giugno 2006 il Montenegro divenne uno stato indipendente. Si creò così una situazione piuttosto singolare, in cui al Mondiale partecipò una Nazione di fatto non più esistente.

I cartellini gialli estratti durante il Mondiale furono ben 345, mentre i rossi furono 28 (nuovo record assoluto). La partita col maggior numero di espulsioni e ammonizioni fu l’ottavo di finale tra Portogallo e Olanda (4 rossi e 8 gialli).

Nessuna tripletta venne realizzata durante il Mondiale.

L’Italia confermò la “regola del dodici”: dal 1970, infatti, gli Azzurri arrivano a disputare la finale ogni dodici anni.

Al Mondiale di Germania tutte le quattro squadre giunte alle semifinali furono europee. L’ultima volta in cui ciò accadde fu in Spagna nel 1982 e anche in quel caso trionfò l’Italia.

Per la prima volta nella storia dei Mondiali, un giocatore fu espulso alla terza ammonizione. Accadde al Croato Simunic per mano dell’arbitro inglese Graham Poll durante Croazia-Australia valida per la terza giornata del girone F. Il fatto non costò l’annullamento della partita in quanto l’Australia, danneggiata dal fatto, non fece ricorso in quanto si qualificò lo stesso al turno successivo.

La Svizzera venne eliminata dal torneo agli ottavi senza mai perdere e addirittura senza mai subire gol, fatti esclusi i rigori che le costarono l’eliminazione contro l’Ucraina.

Per la prima volta nella storia dei Mondiali la partita inaugurale e la finalissima vennero dirette dallo stesso arbitro: l’argentino Horacio Marcelo Elizondo.

 

 

Un po’ di calcio:

Italia – Australia:

http://www.youtube.com/watch?v=i-qH5SRjNwM

Italia – Ucraina:

http://www.youtube.com/watch?v=oePhxY88ASY

Italia – Germania:

http://www.youtube.com/watch?v=g7_2qI-VQYM

Italia – Francia:

http://www.youtube.com/watch?v=4HAuvJhDh8g

 

Altri sport:

Cerimonia inaugurale Torino 2006:

http://www.youtube.com/watch?v=kPZRs1gcIrk&feature=related

Pattinaggio (Fabris):

http://www.youtube.com/watch?v=8i0RKQEV2_w

Sci di fondo (Di Centa):

http://www.youtube.com/watch?v=naG8By60zOM

Ciclismo (Bettini):

http://www.youtube.com/watch?v=DgGNU0kAVCQ

 

 

 

Col racconto sui Mondiali di Germania si conclude questo mio viaggio all’indietro nel tempo e nello spazio che mi ha portato dal 1970 fino ai giorni nostri. E’ stato un percorso lungo e faticoso, ma mi sono davvero divertito molto a farlo.
Spero, cari amici, di non avervi annoiato troppo.
Penso, giunto al termine di questa lunga stagione calcistica iniziata con molte speranze e terminata nella maniera più triste, di meritami un po’ di vacanza.
Credo che tornerò a raccontarvi le mie storie di Toro, di sport e di vita dal prossimo mese di settembre.
Un abbraccio e un ringraziamento a tutti coloro che con i loro commenti, i loro apprezzamenti e le loro critiche hanno saputo rendere più interessante questa rubrica.
Un ringraziamento particolare va quindi a Mercurio Granata, alla Silvia e a South Harrow. E anche a tutti i personaggi, spesso inconsapevoli, dei miei racconti tra cui cito un po’ alla rinfusa Baffo, il Dark, il Polacco, Carola, il Cinese, l’amico Marsigliese.
Grazie infine a Oppi che ha creduto in me e mi ha dato fiducia. E a Laura, dolce e paziente compagna, assistente e prima lettrice

.
A presto.

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