Natale in ”Casa Torello”

Natale in ”Casa Torello”

Bisturi / Il pensiero di Guido Regis

di Guido Regis

Beh! Inutile negarlo, forse.

Per dirla nel gergo ormai di largo utilizzo, ma a me per nulla gradito, “tanta roba” in casa granata, questo Natale.
Tre vittorie consecutive in serie A, una con la Lazio alla fine della peggior partita del campionato, ma che ha visto un cinismo tanto invocato, oltre che un catenaccio con il coltello fra i denti, consentire alla compagine granata di ottenere i tre punti.
Poi una bella vittoria stile “Ventura new age”, tutto difesa e ripartenze, contro un Udinese che in casa non poteva fare altro che attaccare per provare a tenersi fuori dalla zona pericolosa.
Quindi finalmente una partita da Toro d’altri tempi, la prima di questi tre anni.
Il torello ha mangiato l’erba come chiedeva il grande Orfeo ai suoi negli anni settanta.
Pur con un Pasquale insufficiente ed un Darmian a tratti spaesato (ma sempre di buon livello), il Torello si è fatto Toro per 90′ e ha dimostrato unitamente, da Padelli a Ciro, di non volere assolutamente ne perdere ne pareggiare, pur finendo sotto di uno e consentendo al Chievo di impostare un catenaccio difensivo ad oltranza.
Ne è scaturita davvero una grandissima prestazione sotto ogni punto di vista, che ha messo in luce in modo definitivo le potenzialità, già intuite in molti altri match, di questo gruppo.
Si è vinta così una partita difficilissima, la più difficile e quindi la più vera, che ha testato le possibilità di trasformare questo brutto anatroccolo in un possibile cigno, questo torello in un possibile Toro.
Risultato: settimo posto, un po’ più vero e solido di qualche giorno fa, ed un sereno Natale per tutti, pro e contro, scettici, saggi critici, critici a prescindere, ottimisti cechi o con lenti a contatto appannate.
Dopo la sosta le prove giuste.
Una difficile ma abbordabile trasferta a Parma e un match in casa contro una “grande” di questo campionato.
Staremo tutti con il fiato sospeso per vedere se, in primis, gli arbitraggi continueranno ad essere regolari come inaspettatamente avvenuto in queste ultime settimane, e se il gruppo avrà davvero metabolizzato che oltre alla “conoscenza” ed agli “schemi”, per fare il salto di qualità ci si deve produrre in un furore agonistico, che un di era caratteristica unica ed irripetibile del Toro.
Mi dispiace però, ma a questo punto, devo come sempre svolgere il mio compito “formativo” a molti sgradito, ma a me destinato da uno strano “destino”, perdonate la doverosa epanalessi.
Vorrei che sia il sottoscritto e sia coloro, tanti o pochi, che la pensano come me, non finissero come Luca nella famosa tragicommedia di Eduardo “Natale in casa Cupiello”.
Non solo perché mi spiacerebbe morire esausto e distrutto dalle tante e stupide miserie ed incomprensioni generate all’interno della famiglia granata, ma soprattutto perché questo sarebbe, come voleva insegnarci Eduardo, il trionfo tragicomico della sciocchezza sulla saggezza, della ricchezza e avidità, sulla miseria e povertà, stupida quanto buffa degli esseri umani, che presuntuosamente non sanno redimersi nemmeno quando ogni cosa spiega il loro errore, e si ringalluzziscono quando una parvenza di gloria sembra dar loro ragione.
Il Toro prima squadra è settimo, non primo o secondo, solo la Primavera è saldamente prima, ma sbirciate la situazione del resto delle giovanili e vi accorgerete che li qualcosa è cambiato in peggio, e deve fare riflettere.
La prima squadra ha 25 punti e alla salvezza ne mancano 15, 5 vittorie in sostanza, un niente forse ma ancora una montagna, se l’orologio s’inceppa.
E’ per questo che il Presidente, appena sentite le prime dichiarazioni infide di alcuni giornalisti, che hanno iniziato a candidare il Toro ad un posto in Europa, si è affrettato a calmare tutti con parole che non avevano assolutamente il tono della circostanza, ribadendo che prima si doveva pensare alla quota 40, poi si sarebbe discusso di altro.
Comunque, anche se per qualche strana alchimia il Torello di quest’anno sfiorasse o raggiungesse inaspettatamente un posto in Europa, posizione che per’altro già meriterebbe oggi se non ci fossero stati i soliti “abbagli” di varie giacchette gialle, anche se l’anno prossimo il presidente ed i suoi collaboratori proseguiranno in questo percorso virtuoso, assicurando a Ventura altri elementi di pregio, magari a costi meno contenuti, consentendogli di lottare addirittura per il primato, la mia certezza non verrà scalfita in alcun modo.
Anzi, ve lo dico a chiare lettere, questa società, con la filosofia di questa tifoseria, con questi meccanismi, persino con un cantiere Filadelfia aperto o magari anche ultimato, o un miracoloso ottavo scudetto conquistato, non sarà mai il Toro, ma solo un suo surrogato, magari vincente per un certo periodo, ma destinato a riprendere un cammino di sofferenza.
Magari a qualcuno, forse a molti, un futuro roseo così disegnato potrebbe anche andare bene.
“Tantissimissima roba” ci toccherà sentire.
Certamente anche io ne sarei felice, ma continuerei ad ammonire tutti, esattamente come ho iniziato a fare nell’ormai lontano 2006.
Se questo Presidente non si deciderà a coinvolgere la tifoseria in tutte le sue realtà non solo come fruitore dello spettacolo ma come attore partecipante e decidente, ripartendo dal Circolo Soci e da ToroMio per arrivare alle donne e uomini delle curve, se non saprà o non vorrà leggere nel presente tedesco per intuire il futuro europeo, come altre società stanno iniziando a fare, se i tifosi continueranno a voler vivere di luce riflessa e affidarsi esclusivamente ai destini ed umori di un imprenditore, con tutto quello che ne consegue, la storia del Toro non modificherà di molto il copione già visto in questi ultimi trent’anni.
Comunque oggi godiamoci questo bel Natale in casa Torello; il finale per quest’anno, facendo i dovuti scongiuri, non sarà tragicomico.

www.toromio.net

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