È tutto un attimo

È tutto un attimo

Culto / Torna la rubrica di Francesco Bugnone e il personaggio di questa settimana è Felice Foglia

di Francesco Bugnone

A volte, nel calcio, è davvero tutto un attimo. Bastano pochi secondi per fare qualcosa di importante, di inaspettato. Nessuno ti conosce e, all’improvviso, sei automaticamente nel ricordo di tutti, o almeno di tanti. Ci devono essere le circostanze giuste, ci va un po’ di fortuna, ma quando le componenti vanno a posto finisci nella piccola grande storia di una squadra, anche se solo con una mezza pagina, ma è la tua mezza pagina. A Felice Foglia è successo nel 1997 quando ha segnato una doppietta contro il Como in Coppa Italia, pochi istanti dopo essere entrato in campo. E non una doppietta qualsiasi, ma una doppietta decisiva che ha ribaltato la sconfitta per 4-2 dell’andata.

La Grande Bellezza

Già, perché in riva al Lario era successo di tutto fra campo pesante, errori difensivi clamorosi, un gol in rovesciata di Ferrante, la traversa di Minotti che nega il possibile 3-3, Casazza espulso a cambi finiti con gli ultimi 10’ più recupero giocati con Lentini in porta, stile Ciccio Graziani contro il Borussia Monchengladbach. Senza nessuna diretta radiofonica, è il Televideo a dirmi spietatamente il risultato, senza nemmeno lo straccio di un marcatore. Non potevo credere che il nuovo Toro, che avrebbe dovuto puntare alla promozione guidato dal figliol prodigo Lentini, avesse perso così male contro una squadra di C, per quanto di livello, come i comaschi. E probabilmente non ci avevano creduto neanche a Domenica Sprint, dove diedero come risultato 4-2 per il Toro, anche qui senza lo straccio di una marcatore o di un’immagine. A chi credere? Con internet in casa ancora di là da venire, col cuore pieno di speranza (sicuramente ha sbagliato il Televideo, non aggiornano il risultato perché del Toro in b se ne fregano, mica possiamo aver perso) attendo la Domenica Sportiva come se fosse Re Salomone, tornato sulla terra per dirimere la controversia: a tardissima sera confermano il 4-2 per il Como. Avessi saputo sarei andato a dormire prima.

Il ritorno è di lunedì sera, in diretta televisiva su Tmc (vedi alle voce “circostanze giuste”) e la tristezza per le quattro pere prese ha lasciato il posto alla solita voglia di crederci: 2-0 per ribaltare, nulla di meglio di una bella rimonta per ritrovare colorito. Il Toro attacca, ma non passa. Rischia anche un pochettino (Cecconi a tu per tu con Pastine che sventa) e a fine primo tempo il risultato è ancora inchiodato sullo 0-0Nel secondo tempo le cose si complicano quando Claudio Bonomi, cercando di recuperare un pallone in un eccesso di foga, si fa ammonire per la seconda volta. Buon per noi che Milanetto, all’andata a segno con un tiro bellissimo, si faccia cacciare poco dopo, forse ricordando inconsciamente per chi batte il suo cuore. Dieci contro dieci il leitmotiv rimane lo stesso scritto poco sopra: il Toro attacca, ma non passa. Quello che passano sono i minuti. Siamo arrivati a 68 quando Souness decide che è il momento di inserire Felice Foglia.

Storie maledette

Felice Foglia è arrivato al Toro nel 1994 dal Nola, insieme a Vincenzo Sommese. Ha vinto un Viareggio, è un attaccante mobile, ma al tempo stesso si fa valere in area col suo metro e ottanta. E’ un working class hero. Lido Vieri lo ha fatto esordire in A giovanissimo nella disgraziata stagione 1995/96, poi un anno in prestito alla Juve Stabia e ora di nuovo Toro, per provare a giocarsi le sue carte. Ha già fatto un gol con la nostra maglia, l’anno prima a Gualdo in Coppa Italia, ma praticamente non lo ricorda nessuno, a differenza di quanto accadrà di lì a poco. Perché ci vogliono le circostanze giuste, un po’ di fortuna. Dorigo lascia il posto al numero diciassette granata che va a piazzarsi in area mentre il Toro si accinge a battere un corner da destra. Calcia Lentini, Maltagliati prolunga di testa verso il secondo palo e Felice, inseritosi perfettamente, stoppa di petto, lascia rimbalzare e segna con un gran sinistro che si infila nell’unico spazio possibile. Siamo oltre il concetto di “primo pallone toccato”. 1-0, discorso totalmente riaperto. Al 74’ c’è un pallone vagante al limite dell’area comasca dopo un lungo traversone di Tricarico. Lentini vede Foglia appostato sul lato sinistro dell’area e lo serve di testa. Felice stoppa di petto e lascia partire un sinistro pazzesco che termina la sua corsa sul palo più lontano. Una rete clamorosa, di quelle da mandare in loop. Una rete che, di fatto, vale la qualificazione e che si tatua addosso all’attaccante nolano, che diventa “quello della doppietta al Como”. Ogni volta che penseremo a Foglia, sarà quella la cosa che verrà in mente, dopo pochissimi secondi. Con altri giocatori, anche di più lunga militanza, faremo più fatica, con lui sarà tutto più immediato. Nel suo piccolo diventato un giocatore di culto.

Il paradosso del Professore

La partita la chiuderà Carparelli nel recupero, ma ce ne ricordiamo meno: i più distratti pensano che sia finita 2-0, il video della partita postato su YouTube testimonia soltanto i primi due gol. Felice si è preso totalmente la scena. I giorni successivi sono tutti per lui, per il soprannome “Happy Leaf” che gli dà Souness, per le professioni di umiltà e per le grandi speranze. Alla seconda di campionato, contro il Padova, Foglia lo fa ancora: subentra a Carparelli al 58’, si getta in area perché stiamo battendo un corner e, sulla deviazione di Minotti, la butta dentro per il provvisorio 2-0. Sembra tutto ben incanalato, ma non sa ancora che quello è il suo penultimo centro in maglia granata. L’ultimo sarà nella vittoria 2-0 in casa del Chievo. La stagione personale è tutt’altro che da buttare, vista anche la generosità con cui si spende per la squadra, ma sul palo di Dorigo si infrange anche la sua esperienza al Toro. L’anno dopo va in prestito a Lucca, quindi a Pistoia dove inizia un lungo girovagare che lo porterà a giocare in tutte le categorie d’Italia. Ma che abbia la maglia del Saluzzo o quella dell’Atletico Nola, ogni volta che leggiamo il suo nome, l’associazione sarà sempre spontanea: penseremo a quell’ingresso in campo, a quei due gol. E sorrideremo, forse per un attimo. Ma, d’altronde, non è tutto un attimo?


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