Toro, l’Europa è già nostra

Toro, l’Europa è già nostra

Gargarismi / Il pensiero di Domenico Catagnano

di Domenico Catagnano

Quando tante, troppe cose stanno andando per il verso giusto, la beffa (eufemismo) è dietro l’angolo, e noi lo sappiamo benissimo. La corsa europea sembrava in discesa: l’Inter che taglia fuori la Lazio, l’Udinese che rimonta in extremis due gol al Verona, l’Atalanta che sempre al fotofinish dà il colpo di grazia al Milan. E noi che passiamo in vantaggio col Parma che a un certo punto rimane pure in dieci. Troppo bello, troppo semplice, ma troppo poco da Toro. A noi le cose facili non sono mai piaciute, e allora, contro un avversario che aspettava solo il colpo del ko, siamo riusciti a farci dare un rigore contro (beffa nella beffa, penalty respinto e gol sulla ribattuta) e a rimanere in dieci con Ciro che si è fatto espellere senza di fatto aver commesso un fallo.

Robe da non crederci. E quindi robe da Toro.

Insomma, questo sesto posto e questa Europa League ce li dovremo conquistare all’ultima giornata a Firenze, alla facciazza della mala sorte e degli arbitri. E speriamo che incontrare una squadra senza stimoli e “amica” non sia un freno alla furia che dovremo mostrare al Franchi. Dobbiamo giocare da Toro, fino all’ultimo. Ma al di là del risultato non dimentichiamoci che noi, la nostra Europa, l’abbiamo già conquistata. 
Classifica reale alla mano siamo lì, ma con una classifica virtuale “depurata” dai torti arbitrali e dalle nostre ingenuità, avremmo, senza esagerare, sette-otto punti in più.

Ciò rinforza il senso di quello striscione apparso in Maratona poco prima della partita col Parma: “Comunque vada, grazie ragazzi“. Grazie perché in casa Toro il risultato è sì importante, ma non è fondamentale. A noi basta sapere di poter contare su gente che ce la mette tutta, che lotta su ogni pallone e che esce dal campo con la maglia sudata. Ecco, questo Toro, con tutti i suoi limiti e le sue ingenuità, ha dimostrato di avere un’anima viva, e questo può andare bene.

Pazienza se non vinceremo a Firenze, pazienza se non andremo in Europa, e pazienza se non abbiamo battuto il Parma. Il sesto posto è importante ma, a questo punto, non fondamentale. Sarà più bello raggiungerlo, ma sarà altrettanto bello ricordare quest’annata per i dribbling di Cerci, i gol di Immobile, le discese di Darmian, la sicurezza di Glik, la precisione di Moretti, la crescita di Padelli, il rendimento di Vives, l’estro di El Kaddouri, la tenacia di Meggiorini

Il Toro di questa stagione ha rappresentato la faccia bella del calcio, che non per forza vuol dire vincente. Ha riavvicinato la gente allo stadio in un’annata dove i Genny la carogna, le banane in campo, gli striscioni infami hanno gettato ombre su quello che rimane ancora il gioco più bello del mondo. Il pensiero, in tal senso, corre anche a Xavier Zanetti, che, al di là del nerazzurro, è stato un simbolo del calcio di questi anni. Che c’entra con noi? Troppo facile dire che sarebbe stato uno da Toro, altrettanto scontato affermare ci piacerebbe che uno tra i nostri ragazzi diventasse una bandiera come lui. Ma c’è un altro particolare che lega con un filo sottilissimo l’argentino ai granata. Il suo soprannome è Pupi. Inutile dire chi ci ricorda.

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