La crociata di Cairo e il futuro del Toro

La crociata di Cairo e il futuro del Toro

Il Granata Della Porta Accanto / Cosa spinge il presidente ad esporsi così tanto rispetto al suo solito e a vestire gli inusuali panni di capo popolo?

di Alessandro Costantino

Non è un continente per vecchi. Romantici. La guerra intestina che si è aperta in Europa tra la Uefa e l’Eca da una parte e le Leghe nazionali ed i club medio piccoli dall’altra, come ben spiegava Anthony Weatherhill qualche giorno fa nella sua rubrica su queste colonne, non ha, ahimè, nulla di romantico alla base. Ogni scontro di potere che si rispetti deve essere ammantato da un velo di ideologia o di sentimento per essere fatto digerire e sentito proprio dall’opinione pubblica, ma le motivazioni che lo generano e gli obiettivi a cui tendono le parti in causa sono di solito molto concreti e di mero interesse economico. Non fa eccezione questa disputa che, a sorpresa, vede Urbano Cairo in prima fila alla guida dello schieramento dei club medio piccoli contro le big. Ora, chiunque abbia seguito negli ultimi quattordici anni le gesta del nostro presidente, può, a ragion veduta, aspettarsi molte cose da lui, ma non che si erga a paladino di una causa filantropica. Cairo è un imprenditore che ha sempre saputo perseguire ottimamente i propri interessi, creandosi quasi dal nulla un impero non certo grazie ai suoi slanci affettivi o passionali. La stessa vicenda della costruzione del Filadelfia, e dell’unico milione messo, è la più lampante dimostrazione di quanto appena detto…

Dal derby esce un Toro più forte

Capirete quindi che l’approvazione verso le parole di Cairo nella sua invettiva a margine della riunione delle Leghe europee in quel di Madrid (“la Super Champions così com’è concepita significherebbe la fine del calcio”) è pari solo allo stupore di vederlo guidare una crociata di principio. E anche l’attacco diretto ad Andrea Agnelli, se da un lato è una cosa da stropicciarsi gli occhi e gonfiare il petto per l’orgoglio per ogni tifoso granata, dall’altro suona sospetto alla luce delle mille occasioni avute in passato di fare lo stesso e mai sfruttate. Cosa spinge Urbano Cairo ad esporsi così tanto rispetto al suo solito e a vestire gli inusuali panni di capo popolo? Sia chiaro, io condivido in pieno la posizione che ha preso riguardo l’ipotetica Super Champions dell’Eca e le sue conseguenze e spero vivamente che lotti fino in fondo assieme a Tebas e agli altri rappresentanti dei club medio piccoli per difendere quel poco di essenza sportiva che è rimasta nel calcio moderno, però non posso non domandarmi perché proprio adesso.

Certo la difesa dell’orticello Torino è un buon movente, ma non mi pare abbastanza, o quanto meno non mi pare sufficiente a scaldare il cuore di un presidente che non è noto per essere un tifoso appassionato e viscerale. Vorrei illudermi che il presidente si stia spendendo così tanto perché prevede una presenza fissa del Toro in Europa nelle prossime stagioni e dunque ci tiene a che le porte delle coppe restino il più aperte possibili per ottenerne un beneficio pro domo sua. Però l’Europa è stata frequentata solo una volta dal suo Toro e anche quest’anno è ancora da conquistare sul campo in queste tre ultime giornate, quindi ben lontana dall’essere una certezza (a proposito, se malauguratamente non ci si qualificasse, della rosa attuale cosa accadrebbe, smantellamento o rilancio?).

Uniti per il Toro: svestiamo i panni da “maicuntent” per una sera

C’è quindi una doppia chiave di lettura per spiegare gli ultimi accadimenti: la prima vede un presidente ambizioso, con amicizie di peso nel calcio internazionale, che si espone per il futuro europeo del suo Torino, la seconda un abile politico che cavalca un tema molto sentito dalla massa di tifosi scontenti e che gli garantisce visibilità e prestigio a livello personale. Ovviamente mi auguro che sia la prima la versione più vicina alla realtà, più che altro perché sono sempre in attesa che gli allori raccolti in questi anni dal presidente si bilancino prima o poi con quelli che raccoglierà la squadra e, di conseguenza, i suoi tifosi, cioè noi. La prima cartina tornasole delle mosse presidenziali, comunque, saranno gli arbitraggi delle prossime tre partite: da lì capiremo già molto della bontà o meno, in sede di stanza dei bottoni, della strada intrapresa da Cairo. Sperando per una volta di vedere un finale diverso dal solito…


Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.

 

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  1. DavideGranata - 7 mesi fa

    Ci era stato detto che, in serata, Cairo e Giovannone si sarebbero incontrati tra loro a Roma, in una saletta dell’aeroporto. Un incontro organizzato dal sen. Roberto Salerno, tifosissimo granata e, come già ho detto nelle scorse puntate, uno dei pochi politici che non cercò mera visibilità nella vicenda, ma rese un importante servizio alla causa. Fu lui, nei giorni più caldi, l’unico che interloquì con Giovannone ed interloquì con lui non dandogli arditi suggerimenti, come invece precedentemente fatto da una sua consulente, ma prospettandogli l’oggettiva situazione. In quella sede, a nostra notizia, Cairo avrebbe personalmente definito con Giovannone il saldo del credito di quest’ultimo per i noti 180 mila euro, da lui versati nelle casse del Toro ad inizio agosto. Una definizione dovuta che, mi era stato anticipato da Salerno, Giovannone avrebbe accettato. Cosa avvenne durante quell’incontro tra Cairo e Giovannone? Non ne ho la più pallida idea. So esclusivamente che trovarono un accordo, ma nulla so se Giovannone ricevette solo i 180 mila euro o se percepì una somma maggiore o minore. Quando chiesi lumi al riguardo all’amico Roberto Salerno, mi disse che neppure lui era a conoscenza di quanto concordarono i due; mentre loro discutevano, mi disse di esser stato fuori dalla saletta. Mi giunse mesi dopo voce, non so però quanto affidabile, che il tutto si risolse nella mera restituzione a Giovannone dei predetti 180 mila euro. (Fonte Toro.it, Libro-Intervista in 11 puntate all’Avv. Gigi Marengo)

    Su ciò è sin’anche inutile disquisire, tanto è palese la scarsa propensione societaria al curarsi della storia granata, una storia che è unicum mondiale. Salvo l’apparizione annuale a Superga, vedo solo un arido deserto. Il Filadelfia pare quasi subito dal Torino f.c., dopo che Comune e Regione lo hanno ricostruito con un minimo intervento di Cairo. Un intervento ristretto ad un milione di euro, laddove avrebbe invece dovuto esser la società stessa a ricostruirlo. La allora semplice plusvalenza di Ogbonna era più che sufficiente per realizzare tutti i lotti. E dico “pare subito dal Torino f.c.” perché la sua sistematica chiusura ai tifosi ne snatura completamente l’essenza primaria, rendendolo niente più che un semplice campo di allenamento. Il Fila è però ben altra cosa rispetto ad un campo di allenamento e nasce aperto alla gente granata. Rispettare la nostra storia, vuol quindi dire tenerlo aperto. E non mi si annoi con la storiella dell’allenatore che vuol allenare a porte chiuse. La società ha solo da imporne l’apertura… non penso che un allenatore si dimetterebbe per tale “imposizione”. Poi lo stadio di proprietà. Il Toro, con il Fila, fu la prima squadra in Italia ad avere lo stadio di gioco in proprietà, altro unicun granata. Ebbene, e qui si che mi girano ad elica gli zebedei, il Toro poteva nuovamente essere la prima squadra, dell’epoca moderna, a giocare in uno stadio di proprietà. Il Delle Alpi diventò infatti lo stadio ufficiale dei gobbi solo dopo l’intervento di ristrutturazione del 2011. Noi avremmo invece giocato la prima partita nel nostro stadio, fresco di ristrutturazione olimpica a qual punto concordata con la società, già nel 2007/2008. Bastava rilevarlo dal Comune, come peraltro promesso da Cairo a Chiamparino durante le calde giornate di trattativa di cui ho parlato. Una promessa non mantenuta di cui non si lamentano certo i gobbi. Se fosse stata mantenuta, avrebbero perso il podio di prima squadra in Italia ad avere lo stadio di proprietà. All’epoca il Comunale sarebbe stato acquisito con circa 11 milioni di euro o probabilmente meno, vista la necessità del Comune di coprire la spesa straordinaria sopportata per lo stadio a seguito del fallimento Cimminelli. Un investimento che ho sempre ritenuto dovuto, da parte di chi era arrivato a Torino da messia milionario e aveva acquisito il Toro a costo zero, regolarmente iscritto alla serie B e senza un euro di debito pregresso. Una acquisizione che significava ricollegare il Toro alla sua storia, oltre che porlo nell’empireo delle squadre leader italiane. Lo stadio era lì, bastava prenderlo e per prenderlo bastava versare nelle casse societarie quel denaro non speso per l’acquisizione del Toro. Due operazioni omesse su cui sono molto critico verso l’attuale gestione, ma, al tempo stesso, due operazioni ancor oggi praticabili. Per acquisire il Fila, facendolo così tornare patrimonio esclusivo del Toro come sempre fu dal 1926, basta liquidare la quota immessa in Fondazione da Comune e Regione. Per il Comunale, basta avviare la trattativa per la sua acquisizione con il Comune. La semplice plusvalenza di Zappacosta probabilmente basterebbe per entrambe le operazioni. Chissà se Cario vi provvederà… ho forti dubbi, visto che non l’ha fatto per tredici anni. E restando in ambito di scarsa attenzione societaria verso la nostra storia, non si può poi omettere di evidenziare come i gobbi, copiando una precisa idea del nostro progetto societario del 2005, abbiano creato ed organizzato nel 2010 la Legend con i loro ex, mentre in casa Torino f.c., casa della più antica associazione ex calciatori italiana, nulla si è mosso per coinvolgerli in attività culturali e promozionali, dandogli la giusta e dovuta visibilità. (Fonte Toro.it, Libro-Intervista in 11 puntate all’Avv. Gigi Marengo)

    Il calcio si fa con passione e ambizione, non con un programma excel e tanto meno con l’attitudine al risparmio. Qualche lettore, nei commenti sulle scorse puntate, ha affermato che il nostro progetto era utopia. Ha ragione. Era utopia, ma solo rincorrendo l’utopia si realizza qualcosa di nuovo, qualcosa di affascinante. Nell’utopia risiede il sogno, mentre se si riduce tutto alla “paura di fallire” ed ai “conti in ordine” non si volerò mai alto, si resterà sempre solo al pian di babi. Poi il Toro stesso è utopia, quella magnifica utopia che ci ha reso capaci di resistere nei decenni alle legioni del potere calcistico italiano, nella città ove loro hanno sede ma di cui noi abbiamo chiavi e vanto. Senza sogni c’è solo il grigiore imprenditoriale amministrativo, scevro da ogni passione e collegato al solo risultato economico. Se poi, oltre a rinunciare ai sogni, si elabora un progetto societario con un programma excel impostato esclusivamente sull’ammucchiare ricchezza, si supera persino il grigiore e si cade nel nulla. Nel calcio, più che in ogni altra attività, chi non risica non rosica e noi, da tredici anni, non rosichiamo nulla, sempre solo brodini riscaldati e pasta precotta. Borsano, con tutte le sue criticità, ci fece sognare. Oggi sogniamo solo più che il campionato finisca in fretta, per non dover sopportare quella anonima mediocrità in cui ci siamo trasformati. Sogniamo poi un’estemporanea partecipazione a EL, con sogno che sistematicamente svanisce al giungere di ogni primavera. Quella EL che le squadre di blasone pari al nostro tutt’al più considerano un contentino, il regalo di un’annata storta, mentre a noi è venduta quale miraggio e summa di vita. E se dal campo passiamo all’extra campo, nulla più ci viene dato di stimolante; ci risulta difficile sin’anche discutere di calcio al bar. Non sappiamo cosa dire. Non condanno, anzi apprezzo, il tenere i conti in ordine, ma tra il tenere i conti in ordine e l’ammucchiare denaro c’è di mezzo l’oceano. Il presidente di una società di calcio deve reimpiegare gli utili, deve usare gli utili per far crescere squadra e strutture, per dare nuovi orizzonti al sodalizio. In una società di calcio, conti in ordine significa un giusto indebitamento rispetto al fatturato, lo attesta sin’anche la FIGC con i suoi parametri economici. Significa accontentare al meglio le pretese dei tifosi, ricorrendo all’indebitamente bancario sino ad un livello di rischio controllato ed accettato dalle carte federali, per poi superare quel livello con l’immissione a capitale di soldi propri dei soci. Chi ha voluto il giocattolo calcio, solitamente paga un prezzo per giocarci e lo paga immettendo denaro proprio in società… e questo per me è un assioma, non un parere, visto che ciò accade in praticamente tutte le società di calcio. Invece da noi no. Nel Torino f.c. (fonte Bilancio depositato 2017, da sito luckmar.blogspot.com) non v’è alcun debito verso le banche o verso terzi finanziatori. Addirittura non v’è debito verso i soci. Ma non basta. Non solo non vi è quel giusto debito che è proprio di tutte le nostre avversarie, con i rispettivi Presidenti più o meno largamente finanziatori, ma vi è pure un accumulo. Una mucchio di denaro fermo sui conti societari. E non mi interessa se sono 30 o 60 o 90 milioni, grave è di per se che esita un mucchio di denaro fermo, qualunque sia la sua entità. Denaro che potrebbe essere usato per acquisire lo stadio in proprietà e riportare la proprietà del Fila al Toro. E non lo si userebbe neppure tutto; ci sarebbe ancora di che operare significativamente sul mercato. Quel mercato invece in larga misura fatto di inseguimenti sotto traccia di giocatori a basso costo, a volte improponibili. Mai il Torino f.c. è protagonista sui veri colpi di mercato; quelli li fanno gli altri, spesso su di noi regalandoci plusvalenze. E noi tifosi pateticamente a discutere, persino litigare tra noi, sull’opportunità di avere Donsah piuttosto che Verissimo o a magnificarci per il ritorno di Bruno Peres, elucubrando su moduli di gioco per cui già sappiamo mancheranno validi giocatori ed interpretarli. Un mercato con nomi ipotizzati in granata che mi lasciano indifferente, tutti nomi magari buoni per la Spal o per il Sassuolo. Ma noi siamo il Toro, tutta un’altra cosa. Quel Borsano che ci regalò un grande sogno, ci faceva discutere su Martin Vaschez e Casagrande, Scifo e Cravero, Lentini e Benedetti, Policano e Bruno… Oggi rifiuto persino di discutere di mercato e mi disturba il leggere i pezzi che ne parlano… articoli con nomi deprimenti. Non invidio chi, come voi della redazione, è costretto a scrivere su tanta pochezza, su tanto nulla.

    Questo supera ogni altro mio malessere. Vedere il Toro sistematicamente umiliato dai gobbi, per tredici lunghi anni, mi provoca conati a ripetizione. Ho persino smesso di andare a vedere il derby; non posso reggere a ciò che succede in campo. Un tempo il Toro era spesso più debole dei gobbi, ma negli scontri diretti usciva quel valore aggiunto che era il granatismo ed erano gli zebrati ad avere paura di noi, non noi di loro. Ora non più; il Torino f.c. è divenuto il loro agnello sacrificale, i loro sei punti sicuri in classifica. E la cosa non mi stupisce. Lasciando fuori dalla società chi quel granatismo l’ha vissuto sulla propria pelle per anni, difficilmente si può poi pensare di ritrovarlo nelle nuove leve. E se quel granatismo è estraneo al vertice societario, come si può pretendere l’abbiano i ragazzi in campo. Da tifoso granata, non posso concepire un Toro supino dei gobbi, così come mi genera ribrezzo ogni politica societaria finalizzata a buone relazioni e non disturbo al manovratore. Capisco che il mondo degli affari richieda diplomazie tra i grandi operatori, ma se si vuole avere il Toro, occorre prima esser antitetici alla gobba e alla famiglia di cui la gobba è lo storico giocattolo, poi e solo poi si può pensare agli affari. Quanto mi incazzo nel sentire De Laurentis, Della Valle, Moratti parlare male dei gobbi, mentre la voce granata è zitta, sistematicamente zitta.

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  2. DavideGranata - 7 mesi fa

    Sotto la guida di Renato Zaccarelli il Torino ottenne la promozione nel campionato 2004-2005. A causa però di problemi finanziari mal gestiti dal presidente Cimminelli, il Torino non fu ammesso alla nuova stagione sportiva con il conseguente fallimento societario. Il 16 agosto 2005 la FIGC accettò il ricorso presentato da una cordata d’imprenditori facenti capo all’avv. Pierluigi Marengo e affidò ufficialmente alla Società Civile Campo Torino il titolo sportivo del Torino Calcio, permettendole inoltre l’iscrizione al campionato di Serie B. (Fonte Wikipedia).

    Un pensare ad una riserva mentale di Cairo sulla vicenda che non fu solo mia, ma anche di Giancarlo Laurenzi che, in quel frangente, scrisse: “Non tornano i conti: due giorni fa Cairo urlò di non temere i cingolati della Juve, ieri si è arreso alle pistole ad acqua di Marengo. Non tornano le motivazioni della retromarcia: per lui causa infame sono gli ingaggi di giocatori acquistati da altri, il suo avvocato Trombetta ha convinto Chiamparino che il guaio sarebbero invece i dipendenti del Torino di Cimminelli riassunti dai lodisti per sbrigare le faccende domestiche. Cioè: magazzinieri, centralinisti, bigliettai, indispensabili eroi da 1200 euro al mese. L’archivio racconta che due anni fa l’Urbano fece lo stesso ad Alessandria, davanti alla carcassa di un club di C2 (che infatti fallì): offerta, interviste, pubblicità e fuga…. Gazzoni confessa che da poco Cairo gli ha chiesto il Bologna.” (La Stampa 21/8/2005 prima pagina). La confusione era quindi massima ed il mondo granata ribolliva sempre più di ora in ora, mentre sotto il mio studio sostavano gruppi di tifosi, che si ingrossavano e s’incazzavano con il passare del tempo. Lo stesso Sindaco Chiamparino, anche lui probabilmente sconcertato dalla rigida non volontà di Cairo di onorare i contratti in essere, dichiarò a Tuttosport (21/8/2005): “Ciascuno faccia bene i suoi conti. È brutto illudere i tifosi e poi far avere loro questo choc. Cairo li ha fatti sognare e credo che avesse messo in conto di doversi assumere qualche onere”. E, a mio parere, fu proprio questo rifiuto ad onorare i contratti la chiave di lettura di quanto avvenne successivamente. Se Cairo avesse infatti accettato i contratti sottoscritti prima del suo arrivo, come da noi, Giovannone compreso, chiestogli in ambito della conferenza stampa del 19 agosto, tutto sarebbe immediatamente filato liscio. Il tempo per tenere l’Assemblea Straordinaria Soci, già convocata per il 24 agosto, poi tranquillamente dal notaio a sottoscrivere le cessioni quote. Una piena linearità operativa che, ritengo, avrebbe evitando quei tumulti di piazza caratterizzanti l’ultima settimana di agosto e di cui fecero le spese un rappresentante della forza pubblica, vari tifosi e la struttura di un hotel. E questo per non parlare di quanto dovemmo subire Rodda ed io ed ancor più, molto più, Giovannone e Padovano. Una bruttissima pagina di storia granata e cittadina che, a mio parere, si sarebbe evitata, con la semplice accettazione da parte di Cairo dei su indicati contratti.(Fonte Toro.it, Libro-Intervista in 11 puntate all’Avv. Gigi Marengo)

    Divenne (Torino F.C.) agli effetti di legge di proprietà Cairo il 2 settembre, allorché, nell’ufficio dell’assessore Peveraro, tutti noi sedici soci del Torino f.c. procedemmo a cedere a lui, con atti a rogito della notaio Francesca Ciluffo, le nostre quote, ricevendo cadauno la somma di €625,00, con 16 assegni bancari a firma Urbano Cairo, tratti su Unicredit conto corrente n.30049854 filiale di Milano San Marco, per un totale di 10 mila euro. Questa fu la totale somma corrisposta da Cairo per l’acquisto del 100% delle quote di proprietà della società Torino f.c., con squadra regolarmente iscritta al campionato di serie B e la dotazione di cui ho parlato nei precedenti capitoli. Una somma da lui versata che mi rimborsava di quanto avevo precedentemente versato per costituire la società. Un semplice ed esclusivo rimborso; non misi quindi in tasca neppure un euro e, come me, nulla misero in saccoccia Sergio Rodda e gli altri soci. Si era lavorato per due mesi ventre a terrà esclusivamente per amore del Toro e ciò ci sarebbe bastato se… ma di ciò dirò la prossima settimana. Aggiungo solo che, in quella sede e mentre il notaio stava predisponendo gli atti nel salone principale, mi recai in una stanza adiacente per un tu per tu con Cairo e gli dissi: “ora è tutto finito, il Toro è tuo e ti chiedo solo 15 abbonamenti nei distinti centrali da regalare ai soci che ti stanno cedendo le quote… solo 15 perché sia io che Rodda non ti chiediamo nulla”. Quei 15 abbonamenti non arrivarono mai, probabilmente se ne scordò… (Fonte Toro.it, Libro-Intervista in 11 puntate all’Avv. Gigi Marengo)

    Una trasparenza che non ho rilevato sulla vicenda Sisport. Perché la struttura Sisport non fu locata direttamente dal Toro, ma venne locata dalla Mp Service srl di Urbano Cairo (fonte Bilancio depositato 2017) e poi subaffitta da questa al Torino f.c. a 400 mila euro l’anno? Certamente tutto lineare, sicuramente quei 400 mila euro, che la Mp Service srl ha ricevuto annualmente dal Torino f.c. per la Sisport, sono l’esatto costo sopportato da quest’ultima per mettere a disposizione l’impianto. Non discuto e non penso nulla di male su quest’operazione, però lamento una mancanza di trasparenza verso i tifosi che legittima perplessità. E dalla comparazione tra la vicenda Sisport e la vicenda Filadelfia mi sorge un’ulteriore perplessità a cui non riesco a darmi risposta. Perché il Torino f.c. tanto discusse con la Fondazione Filadelfia per avere il nuovo impianto a soli 205 mila euro annui, quando pagava 400 mila per la Sisport? Un impianto, il Fila, peraltro neppur paragonabile a quel fatiscente sito Sisport, con il famoso container dentro cui veniva presentato al mondo il Toro. Una perplessità che mi rode particolarmente, perché quei 195 mila euro annui di differenza sul canone locatizio consentirebbero, se incassati dalla Fondazione, l’apertura da parte di quest’ultima di un mutuo per oltre 3,5 milioni di euro, ovvero l’esatto occorrente per finire il Fila nella sua componente storica, tra cui il museo. Son certo che una seria motivazione societaria su entrambe le questioni qui sollevate vi sia e saremmo tutti felici di conoscerla nei suoi dettagli. Basterebbe pubblicare sul sito ufficiale del Torino f.c. il contratto di locazione sottoscritto tra Mp Service srl e proprietà Sisport, in uno con la comparazione costi tra Sisport e Fila, e le mie lamentele di carenza di trasparenza verso i tifosi sulle vicende gestionali svanirebbero. Una pubblicazione di documenti e numeri che, se vi fosse, ritengo farebbe del bene in primis alla società. (Fonte Toro.it, Libro-Intervista in 11 puntate all’Avv. Gigi Marengo)

    Trovo, e su ciò mi ripeto sul già detto, assolutamente inaccettabile che il Toro, nella sua città, si riduca a una sede di poche decine di metri quadri, quale quella di via Arcivescovado, ed abbia i suoi primari uffici operativi a Milano. Il Toro è Torino, non Milano; tutto ciò che è Toro deve essere torinese e in città. Torino e il Toro devono essere il nostro Villaggio di Asterix, baluardo inconquistabile dalle legioni dell’impero zebrato. I gobbi siano pure la signora d’Italia, ma mai dovranno essere il simbolo della nostra città. Invece, in questi tredici anni, loro si son sempre più posizionati in Torino, con stadio, museo e attività promozionali varie, mentre noi siamo in larga misura emigrati a Milano, a partire dagli uffici, per giungere ad un CdA totalmente milanese, suddiviso tra famiglia e aziende di Cairo. Nessun uomo simbolo della nostra storia al suo interno. La città di Torino esclusa dal Torino f.c.. La storia granata altrettanto fuori dal Torino f.c.. Una torinesità granata che fu dimenticata sin dal primo giorno di questa gestione. Il nostro progetto andava invece nella direzione opposta… bastava copiarcelo. (Fonte Toro.it, Libro-Intervista in 11 puntate all’Avv. Gigi Marengo)

    Rodda e Marengo usciranno definitivamente di scena il 24 agosto (2005), quando sarà ratificato il cambio di ragione sociale e sarà varato l’aumento di capitale del nuovo Torino Football Club. “Poi, il pomeriggio stesso, potremo trovarci davanti a un notaio e dare il via libera alle cessione”, ha detto un Marengo quasi in lacrime, dopo aver ricevuto le contestazioni di alcuni ultras. “Noi ci facciamo da parte, ma dov’era Cairo quando c’era da garantire la fideiussione e presentare i documenti per il Lodo Petrucci? Se il Toro oggi è in B invece che in C2 o tra i dilettanti vuol dire che qualcosa di buono lo abbiamo fatto”, ha detto non senza amarezza Sergio Rodda. (Fonte Toronews)

    Sempre nel 2016 il gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA) decide il disimpegno da RCS. Il 15 aprile l’assemblea dei soci di FCA approva la scissione finalizzata alla distribuzione ai propri azionisti delle azioni di Rcs detenute dal gruppo. La scissione diventa efficace il primo maggio, l’azzeramento delle azioni è terminato il 9 giugno.

    Nel maggio 2016 Cairo Communication, società per azioni presieduta da Urbano Cairo attiva nel settore editoriale, lancia un’offerta pubblica di scambio e acquisto (OPAS) delle azioni RCS. Il 15 luglio Cairo vince con il 48,8% contro la cordata concorrente (International Media Holding, guidata da Andrea Bonomi, che si ferma al 37,7%). Il 3 agosto 2016 Cairo assume le cariche di presidente e amministratore delegato di RCS MediaGroup. (Fonte Wikipedia)

    …e potrei continuare all’infinito nell’elencare tutte le nefandezze di Urbano Cairo, in questi 14 anni.

    Complimenti a Costantino che ha centrato il nocciolo della questione: altro che “passione Toro”…!!!
    Solo business, affari e immagine che l’avvio di una Superlega da parte di Agnelli e Soci toglierebbero totalmente al mandrogno, con gravissime ripercussioni sui suoi “affari personali” e sul suo business.

    Dopo 14 anni e il libro pubblicato dall’Avv Marengo, non avete ancora capito una emerita fava sul mandrogno di Masio…!!!

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  3. CUORE GRANATA 44 - 7 mesi fa

    A volte Costantino è stato criticato per essere “un po’ troppo aziendalista” in questo articolo non lo è ma viene egualmente criticato…Il punto, a mio parere, è che la “scansione” indicata da Granata dimostra tempi di attuazione pari ad” ere geologiche.”..e quindi..FVCG!!!!

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  4. robertozanabon_821 - 7 mesi fa

    Per brevità ometto una serie di considerazioni che andrebbero fatte con documentata e doverosa puntualità. Mi limito alle conclusioni. Caro Presidente: è ora di fare una Squadra fortissima. Siamo in “guerra” contro il potere e i “veti incrociati” di insospettabili nemici lo dimostrano. Diamo fastidio perché non siamo stati invitati al “banchetto” delle Sette Sorelle. Siamo il brutto anatroccolo ed è ora di trasformarci in Cigno Reale. Toro contro Tutti!!!! Sempre e “solo” Forza Toro!!!!

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  5. Granata - 7 mesi fa

    Mi stupisce che chi scrive un articolo non si documenti a fondo. Scrissi diverso tempo fa che Cairo diede voce ai suoi intenti per il Toro e cioè, prima il raggiungimento dell’autofinanziamento, poi una squadra stabilmente qualificata in Europa per aumentare il seguito dei tifosi e poi investimenti in strutture di proprietà. In questo preciso ordine. Ovvio che se gli equilibri vengono sconvolti per interessi di pochi , lui, Cairo, difenda i propri che poi sono anche i nostri.

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    1. GlennGould - 7 mesi fa

      Ciao @granata. Esattamente.
      Questo articolo mi lascia senza parole. Neanche la stampa e tuttosport messi assieme sarebbero riusciti a pubblicare, per contenuto e tempismo, un pezzo simile.
      Sono basito.

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      1. Mimmo75 - 7 mesi fa

        Ciao e ben ritrovato. Io non capisco…non è messa in discussione la bontà della crociata e mi pare che il consenso sia unanime. Non capisco, dicevo, tutto questo stupore per un articolo che prova a ragionare sulle motivazioni che han spinto Cairo ad agire così. Passione o freddo calcolo imprenditoriale? Che c’è di male a ragionarci sopra senza far venir meno il sostegno in una battaglia giusta? Per me è una riflessione che è giusto porsi per un semplice motivo:il vero futuro del Toro. Perché se a muovere Cairo è solo il freddo calcolo imprenditoriale rischiamo di venir abbandonati al primo offerente se dovesse passare la linea ovina. E visto che ci ritroveremmo in un torneo fortememte impoverito non ci sarebbe da aspettarsi sceicchi ma avventurieri. Se, invece, a muovere Cairo è la passione per il calcio e per il Toro si potrebbe stare sereni perché troverebbe il modo e le forze per andare comunque avanti. Non mi sembra un quesito da poco e, ripeto, è giusto porselo. Poi ognuno ha la propria opinione. La mia l’ho espressa sotto e non mi ripeto.

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      2. Granata - 7 mesi fa

        Ciao @Glenn , voglio sperare che chi ha scritto abbia voluto esorcizzare un suo pensiero. Ci sono commenti anacronistici ed articoli altrettanto fuori tempo,senso,contesto. Spazio a tutti.

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  6. alrom4_8385196 - 7 mesi fa

    Penso che Cairo sia tutto tranne che sprovveduto . In particolare l’ “ultimo ” Cairo ha tutta la mia approvazione e certi articoli ,tipo questo, che appaiono su giornali e pure sul ns sito dimostrano che affermando certe cose ha colpito nel segno. L’ ECA è stata messa su da uno che , vincendo poco o nulla in Europa , ha voluto trovare un’altra strada per sentirsi importante ed ha radunato alcune società ricche più altre italiane di medio valore che si sono accodate al più forte sperando di ottenerne dei vantaggi. Anche Cairo come soldi non è messo male ed avrebbe potuto aggregarsi a questa “elite ” farlocca ma se non lo ha fatto è perché crede ancora ,secondo il mio parere , che si possa fare calcio senza rinchiudersi in torri d’ avorio riservate a pochi noti personaggi . Poi ovviamente il buon Urbano tiene d’occhio i propri affari ma forse pensa che ci sia un limite a tutto , anche nel voler ammucchiare soldi e prestigio a tutti i costi .

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  7. Policano - 7 mesi fa

    Gobbi di merda vogliono la super Cazzola… Squadre invitate…sovvenzioni arbitri Fiat..

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  8. user-14153144 - 7 mesi fa

    Ragazzi ma chi in ita vuole la superlega?
    I gobbi perché sanno che hanno terra bruciata qui in Italia…è evidente che senza aiutino e doping amministrativi vari avrebbero vinto un terzo dei loro scudetti
    Sono avidi,vogliono sempre più soldi per sperare di vincere
    Il Milan perché andando avanti così in Europa è destinato a non vincere più..oltre al fatto che si dovrebbe sbattere in Italia per qualificarsi
    L Inter che per vincere il triplete Moratti si è levato pure il sangue e i cinesi non sono fessi,sennò avrebbero già ripreso mourigno e garantirgli un budget illimitato….
    Quindi io sostengo tutta la vita Cairo,indubbiamente ha fatto degli errori che ha pagato e imparato a non farli più e questo anno ne è la prima dimostrazione
    Da tifosissimo del toro preferisco soffrire ,rammaricarmi,esultare tutte le domeniche ONESTAMENTE piuttosto che essere radiato per poi piangere miseria e farmi riammettere in b e vincere solo rubando…poi non ci dimentichiamo le favole Verona,Mainz,Lione,Leicester…Ajax

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  9. GlennGould - 7 mesi fa

    Articolo che mi stupisce. E che dimostra la assoluta libertà che Cairo, per altro giustamente, lascia a questo portale.
    Personalmente a fatica sono riuscito a leggere sino in fondo. E’ dagli anni 70 che un presidente granata non si schiera contro i gobbi, per altro così apertamente, che difende gli interessi del toro (e di conseguenza suoi, ovvio), e l’autore dell’articolo cosa fa? Si chiede perché, gli fa le pulci, blablabla.
    Assurdo, incredibile.

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  10. ninjiagranata2 - 7 mesi fa

    Hai ragione il discorso sul peso nella stanza dei bottoni e’ il tipico modello ed esempio che il Venaria FC sa dare all Italia intera

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  11. Mimmo75 - 7 mesi fa

    Il nocciolo della questione risiede nella domanda che pone Costantino: perché solo ora, dopo quasi 3 lustri, Cairo tira fuori le unghie? Mai lo abbiamo visto così, tutt’altro! La risposta è che solo ora vede messa a repentaglio la possibilità di poter fare calcio tenendo i conti in ordine, come vuole e sa benissimo fare. Non sto dicendo che tema di non poter guadagnare con il Toro, non lo ha mai fatto, gli utili sono tutti in cassa e il suo compenso è tra i più bassi della serie A (cercate su internet), irrisorio. È che vede, come lui stesso dice, il serissimo pericolo di un impoverimento dei campionati nazionali, cioè fatturati in drastico calo da un lato e bassissime possibilità di accedere alla SuperChampions (soldi soldi soldi), non essendo tra gli “invitati”. Gli stanno rompendo il giocattolo proprio sul più bello. Un giocattolo pazientemente costruito in questi anni con la politica della formichina. Un gioiellino di efficienza e autosufficienza finanziaria ed economica che sta iniziando a produrre (finalmente) anche risultati sportivi. Sul più bello glielo stanno rompendo. E allora difende IL SUO MODO DI FARE CALCIO. Legittimo, fa bene. Ma la passione verso i nostri colori ha avuto 15 anni di tempo per dimostrarla e mai lo ha fatto fino in fondo. Ha il mio freddo sostegno in questa battaglia.

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  12. torosempre - 7 mesi fa

    Concordo con MV, l’unica spiegazione e’ che Costsntino si sia venduto al vero nemico, ossia la potente famiglia che vuole la riforma.

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  13. torosempre - 7 mesi fa

    Concordo con MV, l’unica spiegazione e’ che Costsntino si sia venduto al vero nemico, ossia la potente famiglia che vuole la riforma.

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  14. MV - 7 mesi fa

    Mi spiace perché Costantino scrive spesso cose condivisibili, ma questo articolo è delirante. Cairo vorrebbe farsi bello agli occhi dei tifosi scontenti della Superleague? Ma poi in Italia quanti sono questi scontenti? Se monociglio va avanti è proprio perché in Italia sotto sotto ai tifosi delle big (la maggioranza quindi) va bene la Superleague.
    Poi, il dubbio che Cairo agisca non perché tifoso, ma per difendere i suoi interessi, mi pare quanto meno ingenuo. È ovvio che è così: tutelare gli interessi economici del Toro significa volerne la crescita.
    Infine, questa storia per cui ha ricevuto dal Toro più di quanto abbia dato è davvero stucchevole. Il problema è sempre lo stesso: se l’impresa-Toro era così conveniente in termini economici e di visibilità, perché nel 2005 non si è presentato nessuno. NESSUNO. Se davvero era questo grande affare, perché NON C ERA UN CANE a salvarci?

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    1. Giaguaro 66 - 7 mesi fa

      semplice, perché Cairo è più furbo che stupido e ha investito bene il denaro della buonuscita che Berlusconi, volente o nolente ha dovuto riconoscergli…ricordo che ha comprato 100 anni di Storia con 1M di tifosi in giro per il mondo, cioè il Toro, per 1,5M€! Se li avessi avuti io con la successiva copertura delle banche al suo posto avrei fatto la stessa cosa. Per farti un esempio, gente come Ferrero, Del Vecchio che hanno aziende che fatturano 10Billion $ non ne hanno bisogno delle grane del calcio e dei tifosi, anche se magari sono appassionati e hanno la loro squadra del cuore. Solo gli Emiri che stanno diversificando e i Cinesi che ambiscono a comprare il mondo, negli ultimi anni stanno investendo nel football, ma 14 anni fa quando Cairo ha acquistato il Toro dal fallimento il mondo della finanza era diverso

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  15. user-14003131 - 7 mesi fa

    Speriamo bene…

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