Quanto è concreta la crescita del Toro?

Il Granata della Porta Accanto/ Ventura la cita sempre, i dati oggettivi dicono poco: chimera o realtà?

di Alessandro Costantino

 

Nella settimana che sancisce il ritorno del Toro nella parte destra della classifica, raggiunto anche da Milan e Genoa, l’animo del tifoso granata è in realtà diviso a metà tra le classiche “good vibrations” che una prestazione di carattere come quella di Roma di solito si porta dietro e lo scoramento per gli ennesimi “deja-vu” nei risultati e nell’andamento di certe (forse troppe…) partite. E’ chiaro che perdere a Roma può essere messo in conto, così come poteva esserlo col Napoli, con l’Inter a Milano o con la Juve nel derby in casa loro, però alla fine tutte queste sconfitte di misura lasciano molto amaro in bocca, sia per gli episodi penalizzanti che hanno caratterizzato gli arbitraggi di queste sfide, sia per l’incapacità dei nostri di sfoderare una prestazione fuori dalle righe e vivere la propria personale “notte da leoni”. 

Possibile che non si sia riusciti a battere Inter o Milan, che, in un’ annata del genere, tutto sono tranne che due corazzate? Possibile che in due derby non si sia fatto un tiro in porta? Possibile che non si sia riusciti ad avere la continuità di un Parma o gli exploit di Atalanta e Verona?
Sì, è possibile. Sembra incredibile ma è proprio così. D’altronde vox populi dice che senza i gol di Cerci ed Immobile saremmo a lottare con Catania e Sassuolo sul fondo della classifica e senza Ventura e la sua maniacale organizzazione di gioco saremmo probabilmente già retrocessi. Cosa vuol dire questo? Che nel complesso la squadra è mediocre e pertanto è oro colato quanto ha ottenuto finora, cioè la certezza di giocare nuovamente in serie A il prossimo anno. Seguendo questo filo logico mi viene però da pensare: dov’è la crescita tanto sbandierata da Ventura se a otto giornate dalla fine abbiamo appena tre punti più dell’anno scorso? Si obbietterà che la crescita non si misura (solo) coi risultati. Verissimo. Si misura per esempio con il fatto che siamo sempre stati molto lontani dalla zona retrocessione o con il numero di giocatori che sono entrati nel giro delle nazionali e quest’anno sono stati decisamente più dell’anno scorso. Ma che senso ha avere delle eccellenze nei singoli se poi i risultati di squadra non fanno nessun progresso significativo di fatto?

Sono quesiti difficili perchè il tifoso (e spesso anche il presidente…) tende a vedere tutto attraverso la lente deformante del risultato fine a sè stesso: se c’è va tutto bene, se non c’è i problemi si ingigantiscono e allora diventa più complicato far passare il concetto di progetto. Il problema è che il calcio non è una scienza esatta e perciò anche la crescita non si può misurare con criteri meramente oggettivi. Ciascuno di noi ha la percezione soggettiva che questa squadra abbia fatto passi da gigante in questi tre anni eppure è difficile trovare dati numerici significativi che supportino tale teoria.
Voglio credere a Ventura e sperare che la crescita voglia essere in futuro qualcosa di concreto anche in termini di risultati: magari un derby vinto? Un piazzamento tra le prime sei? Una cavalcata in Coppa Italia?
Mancano otto turni alla fine del campionato e due sono le strade che si aprono davanti al Toro, ma soprattutto davanti al suo condottiero: utilizzare due mesi di campionato per fare esperimenti e quindi far giocare chi merita di essere valutato in ottica conferma per l’anno prossimo oppure andare avanti coi “pretoriani” e sperare di portare a casa un piazzamento in classifica che sappia di traguardo raggiunto, oggettivamente parlando e al di là di ogni ragionevole dubbio. Per quale si opterà?

 

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy