Toro, l’Europa dev’essere uno stimolo non pura illusione

Toro, l’Europa dev’essere uno stimolo non pura illusione

Il Granata della Porta Accanto/ Un obbiettivo più ambizioso per evitare il finale dell’anno scorso e tanto spazio a chi ha voglia di “mangiare l’erba”


Siamo tornati coi piedi per terra. E’ questa la frase più sentita nel dopo Toro-Samp e, non lo nego, un fondo di verità lo possiede. Secondo la maggior parte di chi l’ha utilizzata…

di Alessandro Costantino

Il Granata della Porta Accanto/ Un obbiettivo più ambizioso per evitare il finale dell’anno scorso e tanto spazio a chi ha voglia di “mangiare l’erba”


Siamo tornati coi piedi per terra. E’ questa la frase più sentita nel dopo Toro-Samp e, non lo nego, un fondo di verità lo possiede. Secondo la maggior parte di chi l’ha utilizzata la sconfitta coi blucerchiati unita a quella col Bologna, due sconfitte casalinghe piuttosto brucianti, avrebbero segnato per la squadra di Ventura la fine del sogno di inseguire un posto in Europa. Il quale, Ventura, si è affrettato a spiegare a tutti che nessuno all’interno del Toro ha mai parlato di Europa, nè di salvezza, ma semplicemente di parte sinistra della classifica e che quindi gli attuali 36 punti certificano il pieno rispetto della “tabella di crescita” stilata in estate. 

Ora, io non discuto che questa squadra abbia fatto meglio di quanto qualità tecnica e pronostici avessero concesso ed infatti domenica scorsa non sono uscito dallo stadio triste o arrabbiato. Per me questi ultimi risultati (3 sconfitte nelle ultime 4 partite) non sono nient’altro che il calo fisiologico di una squadra che veniva da un periodo al di sopra delle proprie aspettative. E’ normale in questi casi, dopo aver dato e raccolto molto, tirare il fiato soprattutto mentalmente e così rallentare sensibilmente la propria corsa. Qualche uomo chiave, tipo Cerci, non è al top (ma sarebbe inumano se lo fosse dopo aver “tirato la carretta” per mesi e mesi), gli episodi arbitrali continuano a penalizzarci, infortuni e squalifiche azzoppano un meccanismo preciso quasi quanto un orologio svizzero: sono tutti elementi che spiegano, in gran parte, questo calo del Toro degli ultimi tempi. Io non ci vedo niente di strano e specialmente non ci vedo nessun campanello d’allarme. Almeno per ora. Il calendario si fa difficile, è vero, mancano ancora 4 punti alla virtuale salvezza, ma questa squadra ha la tempra e la maturità per non cedere di schianto in questo rush finale.

Detto questo, comunque, a me spiace che non si parli più di Europa: non perchè penso che davvero ci sia la possibilità di andarci, quanto perchè credo che porsi un obbiettivo un pochino più difficile e arduo a questo punto del campionato possa essere uno stimolo in più per i giocatori a non abbassare la guardia nel finale di torneo. Sicuramente ha ragione Ventura quando dice che quello che importa è la crescita e non i meri risultati, ma la tanto sbandierata crescita passa anche per la capacità di alzare l’asticella della pressione, di pompare il livello dell’autostima e di confrontarsi con orizzonti un pochino più ampi.

Quello che bisogna evitare quest’anno è un finale in calando come quello dell’anno scorso culminato con quella scialba e un tantino squallida partita col Genoa. Col vantaggio psicologico di essere già salvi ad appena due terzi del campionato, non è reato pretendere che società e squadra liberino la mente dalle paure degli ultimi anni di A ed inizino a giocare per vincere il più possibile anche rischiando qualcosa se necessario (non come nel derby per intenderci…). Non si può buttare via un patrimonio di tranquillità aspettando una “salvezza ufficiale”, bisogna avere il coraggio di alzare l’asticella senza illudere nessuno: mi piacerebbe che qualcuno dalla società ci dicesse che ci proveranno davvero e che se andrà male almeno non si sarà lasciato nulla di intentato. Checchè ne dica Cerci, il quale deve aver sentito quei pochissimi fischi sollevatisi dall’Olimpico domenica, la gran parte dei tifosi ha applaudito sinceramente i giocatori del Toro perchè avevano comunque dato tutto in campo (a parte il primo quarto d’ora).

Un tutto che non è bastato per acciuffare almeno un pareggio ma che ha visto gran parte della squadra non mollare sino al 93esimo. Ribalto l’ottica della critica di Ventura a Maksimovic: non dovrebbe essere contento un allenatore se un suo giocatore pur sotto di due gol nei minuti di recupero si arrabbia con l’arbitro nella foga di voler comunque caricare a testa bassa fino alla fine? A me tifoso del Toro fa più piacere vedere un giocatore che non si dà per vinto fino all’ultimo piuttosto che un altro che magari sullo 0-2 tira già i remi in barca. Maksimovic è stato ingenuo perchè facendosi ammonire ha messo in difficoltà la squadra per la trasferta di Milano, ma per come ha giocato e per lo spirito che ha dimostrato, io ne vorrei a bizzeffe di giocatori come il serbo nel mio Toro. E se Vesovic ha la sua stessa tempra non esiterei un attimo a buttarlo nella mischia nella disperata partita contro l’Inter: dove non arriva la testa, spesso ci arriva il cuore. Che il montenegrino sia un cuore Toro tutto da scoprire?

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