Toro, quanti primi passi da fare

Toro, quanti primi passi da fare

Il Granata della Porta Accanto/ La Coppa Italia, i giovani della Primavera e quelli in prestito, il Robaldo e il Filadelfia: tante strade, tutte da percorrere fino in fondo

di Alessandro Costantino

Un lungo cammino inizia sempre con un primo piccolo passo. Questa celebre frase di Mao Tse Tung è applicabile a mille situazioni della nostra vita quotidiana, anche le più difficili, ma al tempo stesso è perfettamente calzante con le vicende del Toro. Spesso in un passato sia recente che lontano i “maicuntent”, come vengono bonariamente chiamati quei tifosi perennemente critici verso la gestione del presidente Cairo, si sono lamentati non (solo) dei risultati nell’immediato del Torino inteso come società a tutto tondo, ma soprattutto della cronica mancanza di quei “primi piccoli passi” che indicassero la prova evidente della strada su cui si dovrebbe incanalare una gestione più”granata” del Toro.

Partendo da questa considerazione mi piace pensare che il 2019 cominci con tanti piccoli passi che possano ridare sempre più orgoglio e dignità a chi tifa per i colori granata nell’epoca del calcio business.

Uno di questi passi potrebbe essere fatto domenica allo stadio Grande Torino, battendo la Fiorentina e andando avanti sulla strada della conquista della Coppa Italia, un trofeo che manca nella nostra bacheca dal 1993 (fa un quarto di secolo proprio a giugno di quest’anno…), ma soprattutto un trofeo che sarebbe il primo dell’era Cairo, eccezion fatta per quelli conquistati dalla Primavera. E’ vero che oggi come oggi vincere qualcosa è sempre più difficile ed è altrettanto vero che vincere non dev’essere il motivo per cui si tifa una squadra, ma quante saranno le decine di migliaia di supporter granata Under 30 che non hanno mai gioito per la conquista di qualcosa che non sia una promozione? (Ri)scrivere il nome del Torino nell’albo d’oro della Coppa Italia significherebbe (oltre a garantirsi un posto in Europa) far godere un’intera generazione di tifosi più giovani dando loro nuovo vigore nel sostenere contro tutto e tutti i nostri meravigliosi colori, ma anche “ricordare” ai più vecchi cosa significa alzare le braccia al cielo sentendo per una notte di aver sconfitto quel destino avverso che sembra sempre avercela un po’ con noi…

Un altro “primo passo” di questo 2019 mi pare possa venire dal mercato, inteso non tanto come acquisti da fare adesso o a giugno (si parla comunque insistentemente di Pereyra), quanto come luogo da non frequentare più di tanto avendo già in casa molte soluzioni pronte per essere utilizzate senza mettere mano al portafogli. Mi viene in mente un Lyanco finalmente guarito e pronto a dimostrare che era un campione in rampa di lancio già nella scorsa stagione, un Bonifazi che alla Spal sta trovando spazio accumulando esperienza in serie A, Milinkovic-Savic e Cucchietti che stanno crescendo prenotando un posto per il dopo Sirigu fra due o tre anni, un Parigini che sta mettendo in saccoccia minuti e presenze con la maglia del Toro gettando le basi per una futura titolarità, magari già nella prossima stagione o un Edera atteso a una seconda parte di stagione lontano da qui per tornarci ancora più forte. E poi ci sono anche Buongiorno, Candellone, De Luca, Giraudo e Segre che possono ancora crescere molto, così come la perla Millico che insieme a Rauti, Kone, Ferigra e De Angelis della Primavera possono essere futuri giocatori in rampa di lancio per la prima squadra. Parliamo di giovani speranze che stanno muovendo i primi passi nel mondo dei professionisti e la cui strada un giorno potrebbe incrociare quella del Toro in serie A: il modello su cui per gran parte della storia di questo club si è basata la gestione tecnica della squadra ed il modello per antonomasia più gradito ai tifosi.

Mi piace poi pensare, e me lo auguro perchè se no sarebbe grave il contrario e scandalosamente inaccettabile, che finalmente nel 2019 ci sia il primo passo per la costruzione del centro sportivo delle giovanili al Robaldo. Un progetto che dovrebbe dare unità e coesione al settore giovanile, ad oggi suddiviso su troppi campi tra città e cintura, e che avrebbe modo di far respirare ai ragazzi un’atmosfera di “casa” dando loro e agli staff tecnici un luogo fisico vero dove mettere radici e dove avere occasioni di confronto e di incontro. Senza dimenticare che c’è ancora in ballo la questione Filadelfia. Servirebbe una mano sul cuore ed un passo deciso del Torino ad investire direttamente perchè almeno il secondo lotto venga completato e il Filadelfia diventi ciò che a più di due anni dalla sua inaugurazione ancora non è: il cuore pulsante del club. Donare soldi alla Fondazione Filadelfia per riavere indietro un impianto completo e finito che soddisfi tutte le esigenze di una moderna società calcistica. Assurdo che non si sia ancora fatto, ma si è sempre in tempo per un primo piccolo passo anche in questa direzione…


Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita

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  1. user-14075351 - 11 mesi fa

    La frase veramente è di Lao tse, e non di Mao…

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  2. fabrizio - 11 mesi fa

    i piccoli passi di Cairo e soci sono quelli del paradosso di Zenone

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  3. Simone - 11 mesi fa

    Lyanco ed edera ci faranno andare in Europa, non un trequartista, loro due

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  4. Vanni - 11 mesi fa

    Mah….siamoapostocosi….se non sarà nel 2019 sarà nel 20-21-22….oppure compralo tu il Toro.

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    1. ddavide69 - 11 mesi fa

      Esatto

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