Colantuono ovvero…

(di Luca Sgarbi)

Sempre sul filo del rasoio. Sempre con quel modo di fare che sottintende: “so tutto io”. Spesso indisponente.
Spigoloso. Antipatico. Preparato e fortunato, quindi vincente. In due parole: Stefano Colantuono.
Che piace davvero a pochi, soprattutto a Torino. Che non ne convince la metà più uno neanche a Bergamo,
dove è primo in classifica dopo il pari di…

di Luca Sgarbi

(di Luca Sgarbi)

Sempre sul filo del rasoio. Sempre con quel modo di fare che sottintende: “so tutto io”. Spesso indisponente.
Spigoloso. Antipatico. Preparato e fortunato, quindi vincente. In due parole: Stefano Colantuono.
Che piace davvero a pochi, soprattutto a Torino. Che non ne convince la metà più uno neanche a Bergamo,
dove è primo in classifica dopo il pari di Vicenza. Rasoio. E non poteva essere altrimenti. Con quel pizzetto come segnale distintivo. Con quella testa lucida che ricorda ad alcuni “l’uomo del ventennio”. Ma rasoio anche in senso metaforico.
Il filo del rasoio. Quello che sfiora sempre il Cola. Il filo dell’esonero che arrivò come
una tagliola dopo la sconfitta imbarazzante col Crotone l’anno scorso, quando guidava il granata
più sbiadito che memoria breve ricordi. Quella paura, gelo sottile sulla schiena, che ha assaggiato anche quest’anno. I fischi dell’Atleti Azzurri dopo il kappao col Livorno riechieggiano ancora. Non c’è primo posto che tenga per chi è chiamato a dominare. Non lo sta facendo, ma è in linea di galleggiamento coi piani societari che (per il principio della “sobrietas”) prevederebbero 42 vittorie in 42 giornate, nessuna di meno. Per il momento sono tredici le vittorie, condite da quattro pari e cinque sconfitte. C’è di peggio.
Fortunato. Giocando sulle prime quattro lettere del cognome a Torino gli affiabbiarono un soprannome
non elegantissimo, ma centrato. Per quel gioco che non arrivava mai e quella tendenza positivissima
che lo portava ad un rapporto privilegiato con la Dea Fortuna. Sì dice, meglio fortunato che bravo. Probabilmente sono vere entrambe. Che beatamente vive in Italia dove impera il risultato più che altrove. E il nostro, che stupido non è, lo sa e va dritto al sodo. Risultati. E proprio perchè allena nel Belpaese i numeri parlano. Dal momento del suo reintegro sulla panca del Toro al momento attuale, l’ex giocatore della Roma Futsal (sì, ha fatto anche quello…) ha messo nel pallottoliere ventisei vittorie, undici ics e dieci kappao – alcuni rumorosi, vedi Salernitana…

Ottantanove punti in quarantasette giornate, media da promozione secca.
Questo per dire che, sbeffeggiato-insultato-sopportato, ha portato una squadra modestissima
ad un passo dalla A e ne sta conducendo un’altra al Piano di Sopra. Quindi, alla fine della fiera, dicano quello che vogliono ma il Cola il suo l’ha fatto. Lo dicono i dati. Poi, pazienza, dirà lui, se quasi tutti non si divertono a vedere la sua Atalanta. Lui risponderebbe come fece Ancelotti con Cruijff: “Se non si è divertito, può andare al cinema…”

(foto Dreosti)

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