La guerra delle idee

di Luca Sgarbi


Asciutta come un’acciuga. Secca. Essenziale. Sì, ermetica. La serie B, il campionato di chi va al sodo. Dritto all’obiettivo, senza troppi sofismi. Senza barcelonismi, i ghirigori barocchi (e tremendamente efficaci) qui non piacciono. Vincere e basta. E se accade senza girarci troppo attorno chissenefrega. Già detto, è vero. Voglia di ermetismo, di concetto…

di Luca Sgarbi

di Luca Sgarbi


Asciutta come un’acciuga. Secca. Essenziale. Sì, ermetica. La serie B, il campionato di chi va al sodo. Dritto all’obiettivo, senza troppi sofismi. Senza barcelonismi, i ghirigori barocchi (e tremendamente efficaci) qui non piacciono. Vincere e basta. E se accade senza girarci troppo attorno chissenefrega. Già detto, è vero. Voglia di ermetismo, di concetto nudo e crudo. E allora, vi accontento e per una volta non ci giro troppo attorno. 

Prima osservazione: squadra che perde non si cambia. Ovvero Atalanta.
Come retrocedere tra gli applausi (per una volta mi trovo ad elogiare uno stadio e una curva…) e confermare la baracca in toto. Tutti a parlare della campagna acquisti faraonica (meglio, imperiale…vista la biga) di Percassi e a perdere di vista la realtà. Questo è l’undici con cui la nerazzurra ha pareggiato lo “spareggio” col Bologna a maggio: Consigli, Bellini, Capelli, Pellegrino, Peluso; Ferreira Pinto, Guarente, Padoin, Valdes; Amoruso, Tiribocchi. Questo l’undici che ha steso ieri sera il Grosseto: Consigli; Bellini, Capelli, Troest, Peluso; Padoin (22′ st Ferreira Pinto), Barreto, Carmona, Bonaventura; Tiribocchi, Ceravolo. Stessa difesa, stesso concetto a centrocampo e in attacco. Uguale: posto uno a metà campionato.
Seconda osservazione: prima di comprare giocatori, compra un’idea (possibilmente vincente). Ovvero Siena.
Il modello 4-2-4 creato a Bari da Conte nasceva da un’idea precisa e vincente.  Uomo giusto – certamente non simpatico, ma competente – in panchina: Antonio Conte. Difesa solida, gioco offensivo ed esterni-attaccanti. Si possono replicare le idee? Certamente. Usando la cabeza ma soprattutto utilizzando gli stessi protagonisti. Risultato: posto due e la certezza che alla fine sarà o 1 o 2.
Terza osservazione: una macchina perfetta si può comunque migliorare. Cioè Novara.
Battuto a Modena più dagli episodi che dalla sostanza di una gara complessivamente storta. Rimane al numero uno della classifica, ma deve guardarsi dentro. L’undici titolare può portare Tesser fino alla fine, anche perchè i cambi (i Rubino, gli Scavone e compagnia bella) sono all’altezza dei titolari. Però… C’è un però grosso come una casa. Se gli altri si rafforzano e alzano la tacca, la società deve – sottolineo, deve – investire. A costo di rischiare qualcosa.
Quarta osservazione: se sei sicuro di un’idea, portala fino in fondo. L come Livorno.
Deve aver pensato questo Spinelli. Sabato 13 novembre il Livorno era messo maluccio: due sconfitte di fila (con Triestina e Crotone), posizione più che precaria e l’oggetto misterioso Pillon. Ora, dopo cinque vittorie e un pari nelle ultime sei, Spinelli avrà benedetto la sua pazienza. L’amaranto sale, senza rumore, a luci spente. E non è affatto un male.
Quinta (e ultima) osservazione: per quanto tu possa essere contento, potrebbe non bastare. Ovvero Torino.
Non gufata, ma considerazione. E allora bisognerà attingere dal mercato, lasciando”carta bianchissima” a Petrachi. Masucci potrebbe essere molto utile. Il suo tempo a Sassuolo è finito. Esterno classico da elettroshock, meglio cioè a gara in corso per dare la scossa. Magnanelli per molti potrebbe non valere un milione e mezzo di ragioni. Per Petrachi forse sì. E se così fosse avrebbe ragione, perchè è esattamente (per spirito e collocazione) quel che  serve a Lerda. Ognuno ha le sue incognite, ognuno le sue ragioni per essere felice ed infelice. Con quella spruzzata di rammarico e recriminazione che fa tanto Italia. Che fa tanto serie B… e siamo solo a metà.  

(Foto Dreosti)

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