Graziani, Millico e la pioggia sottile

Graziani, Millico e la pioggia sottile

Il Toro nella Testa / Torna la rubrica di Marco Cassardo: “Che giornata il 14 dicembre 1975. Era la mia prima trasferta, arrivammo da Torino in macchina e mio padre, come sua consuetudine, parcheggiò a una distanza siderale fregandosene della pioggia e della temperatura”

di Marco Cassardo

Per mano a mio papà e nell’aria l’odore delle salamelle, quello stadio immenso che metteva soggezione solo a guardarlo. Pioggia sottile, freddo, il Toro fortissimo e quei due là davanti che erano il nostro orgoglio. Bastava dire di essere granata e gli amici ti guardavano con rispetto, dire che eri del Toro era come dire Graziani e Pulici, era portarsi avanti, partivi uno a zero anche in cortile e con gli amici e nei giorni di scuola. Da quel giorno San Siro è diventato la mia idea di trasferta. Anche adesso che vivo a Milano e sono passati 43 anni, anche adesso che il calcio è cambiato e niente è più come prima, quello stadio è la mia idea di fierezza granata.

Che giornata il 14 dicembre 1975. Era la mia prima trasferta, arrivammo da Torino in macchina e mio padre, come sua consuetudine, parcheggiò a una distanza siderale fregandosene della pioggia e della temperatura. Fu una giornata memorabile, ci schieravamo con quella che non era una formazione ma una filastrocca: castellinisantinsalvadoripatriziosalamozzinicaporaleclaudiosalapeccigrazianizaccarellipulici. Se esiste un over 50 che non la conosce, alzi la mano: non è un vero granata. Che giorno quel giorno: Zaccarelli ci portò in vantaggio, fuga sulla sinistra, dribbling a rientrare e botta a infilare Albertosi, urlai come un pazzo, mio padre mi disse di non esagerare, non eravamo al Comunale. Un po’ ci rimasi male, un po’ pensai che aveva ragione. Poi nel secondo tempo loro pareggiarono con Maldera, un gol strano, sono tutti strani i gol che prendiamo, sembrano sempre colpa nostra, mai una volta che ci venga da dire che non potevamo farci nulla; a dieci anni come a sessanta, nulla come il tifo ci rende infantili e privi di senso della misura. Eravamo in mezzo ad altri granata, qualcuno diceva che Castellini era uscito in ritardo, mio padre scuoteva la testa, io ricordo un groppo in gola. Poi a sei minuti dalla fine arrivò la meraviglia, il sigillo inconfondibile della giornata indimenticabile. Claudio Sala se ne andò sulla sinistra e di tacco appoggiò a Salvadori, cross in mezzo e come un angelo comparve in area Ciccio Graziani che in tuffo di testa la buttò dentro. Fu il delirio, io rimasi ammutolito, troppa gioia, esultai in ritardo; mio padre, con la proverbiale coerenza che lo contraddistingueva quando di mezzo c’era il Toro, mi disse di darmi una svegliata. Cosa fai? Non urli? Fatti sentire dai milanesi, siamo mica al Comunale. Molti giocatori corsero dal mister, ricordo Mozzini e Caporale, Gigi Radice era in mezzo al campo con il pugno alzato, era il pugno del riscatto, era il Toro che di lì a qualche mese ci avrebbe regalato la più grande gioia sportiva della nostra vita.

Gigi Radice e undici grandi contro tutti, Gigi Radice e i suoi occhi celesti, Gigi Radice e la sua rabbia dopo la partita dello scudetto, furioso per non aver centrato la quindicesima vittoria casalinga su quindici. Capito ragazzi? Capito cos’è il Toro? E’ vero, ci sono state anche Cittadella e Castel di Sangro, ma noi siamo quelli che hanno dominato il mondo per un decennio, quelli che il giorno dello scudetto hanno maledetto il destino per non aver vinto anche l’ultima partita, quelli che non mollano mai e contro tutte le logiche del mondo sognano un giorno di tornare in cima. Cosi non fosse, non saremmo tifosi, ma simpatizzanti, ragionevoli travet della domenica.

Milan-Torino, altra prova incolore di Zaza. Al Toro mancano i suoi gol

Gigi Radice e il suo ritorno a Torino, Gigi Radice e il secondo posto del 1985: che i pali di quel Torino-Verona 1-2 siano maledetti come i legni di Amsterdam. Gigi Radice, il più grande allenatore della storia del Torino, Gigi Radice che ieri sarebbe stato contento di vedere un Toro capace di andare a San Siro con il piglio autoritario di chi lotta, pressa e gioca alla grande per settanta minuti.  Certo, ieri i gemelli del gol e il poeta non erano in campo, con loro il primo tempo sarebbe finito due a zero, ma bando ai ricordi, il Toro ha convinto per organizzazione di gioco e solidità difensiva. Onore a Mazzarri, dieci trasferte consecutive senza perdere e la quarta miglior difesa del campionato non nascono per caso. Forse manca ancora qualcosa a livello di schemi offensivi, forse manca un giocatore come Ljajic capace di mandare in porta gli attaccanti con una giocata, forse le cose cambieranno quando il Gallo ritroverà una maggiore confidenza con la porta e Zaza tornerà a essere presentabile. Nel frattempo perché non provare a dare qualche chanche a Vincenzo Millico, talento purissimo della Primavera capace di segnare 18 gol in 11 partite? Nel 2016 il Manchester United lanciò in prima squadra il diciottenne Marcus Rashford in una partita di Europa League; prestazione strepitosa, doppietta e da quel giorno una carriera in continua ascesa. Per rimanere a casa nostra, pensiamo a Donnarumma, Cutrone, Zaniolo, Sensi o Barrow, lanciati giovanissimi in Serie A. Perché noi no? Non conta l’età, conta quanto sei forte. E Millico è fortissimo.


Marco Cassardo, esperto in psicologia dello sport e mental coach professionista. E’ l’autore di “Belli e dannati”, best seller della letteratura granata.

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  2. Maroso - 1 anno fa

    Grazie Cassardo del bell’ articolo. Chi ha superato i 50 credo si possa immedesimare in quello che scrivi tanto da desiderare di poter di nuovo respirare quell’ aria frizzante che riempiva i nostri polmoni, assieme all’ orgoglio di essere granata.

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    1. ProfondoGranata - 1 anno fa

      Assolutamente d’accordo. Già scritto: quanto ci mancano quei ragazzi!

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  3. marcohelg_385 - 1 anno fa

    bella storia bell’articolo che tempi…. su liajc penso che come li sta mettendo in campo avrebbe faticato tanto a trovare posto o sarebbe stato l’alter ego di iago…il problema gol a mio avviso sta nelle troppo poche occasioni che creiamo con il 3/5/2 abbiamo tanti cursori e quindi facciamoli giocare a 4 dietro solo con izzo e n’koulou poi ansaldi de silvestri dietro(+ difensivo di ola)a fare la fase difensiva e quella offensiva quando non ce la fanno piu’ abbiamo ola berenguer diiji moretti che occasionalmente fanno i terzini…poi 4 a centrocampo tra cui iago sul centro destra e due punte belotti e zaza (edera)o a volte iago

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  4. SiculoGranataSempre - 1 anno fa

    Ma quei 20 minuti finali… Che sofferenza. Non viglio pensare in quelle condizioni se a posto di Suso, Cutrone e Higuain (a mezzo servizio) c’erano Ronaldo, Dybala e Mandzukic… Con gli strisciati non ci possiamo permettere quel calo. Spero WM si inventi qualcosa. Ad maiora.

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  5. PrivilegioGranata - 1 anno fa

    Ljajic, l’uomo in meno per 8 partite su 10.
    Ieri, come quasi sempre, le occasioni ci sono state per segnare.
    Il problema è che quelli davanti non segnano, non che non si creano occasioni e servirebbe Sua Maestà Ljajic.
    Smettiamola di nascondere la mira sballata di Belotti, Falque e Zaza dietro il ritornello serbo.

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    1. Simone - 1 anno fa

      Solo nel tuo cervello giocava 2 partite su 10. I numeri parlano chiaro

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      1. r.ponzon_195 - 1 anno fa

        Hai ragione !

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      2. granata - 1 anno fa

        Simone, hai ragione. I tifosi parlano per simpatie e antipatie, a prescindere.

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      3. PrivilegioGranata - 1 anno fa

        Che ad alcuni piaccia rimpiangere Ljajic perché ADESSO non c’è è più che chiaro. Come è altrettanto chiaro che se ci fosse, quegli stessi darebbero contro per il fatto di aver tenuto un giocatore da sempre altalenante.
        Si sente anche, e qui sfioriamo il ridicolo, rimpiangere il buon Ljajic come sopraffino battitore di punizioni dirette: ebbene, ne ha messo dentro una contro la gobba (e ci ha fatto godere), ma per il resto le sue punizioni sono sempre state poco efficaci come tiri diretti, migliori invece come assist.
        Ljajic ovunque sia andato ha sempre fatto vedere qua e là sprazzi di grande classe, abbinati purtroppo a una fondamentale indolenza e irrilevanza nell’arco dei 90 minuti.
        La sua storia personale è lì a testimoniarlo.
        Ribadisco: se il Gallo, Falque e Zaza mettessero dentro le palle gol che creiamo, Ljajic sarebbe rubricato come ex giocatore del Toro e basta.

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        1. Simone - 1 anno fa

          Sei in grado di dimostrare con dei numeri oggettivi la altalenanza di ljajic di cui parli xke altrimenti ricadiamo in opinioni strettamente personali

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  6. wally - 1 anno fa

    tutto giusto..ma lasciamo stare Ljajic..non c’è,inutile parlarne…

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    1. Marchese del Grillo - 1 anno fa

      Non c’è lui, ma non c’è nemmeno uno come lui. Questo è il problema e di questo sta parlando Cassardo. In questo Toro mancano fantasia, creatività e imprevedibilità.

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      1. Simone - 1 anno fa

        Esattamente.
        Col suo estro e visione di gioco era capace di mettere i giocatori davanti la porta.
        Ora non abbiamo uno che neanche lontanamente sia in grado di farlo.
        Con uno con quelle caratteristiche saremo un top team, soprattutto quest’anno dove, a parte con le prime 2, ce la si può giocare.

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  7. BIRILLO - 1 anno fa

    Stavolta mi piace tutto l’articolo.. In aria di derby io ricordo un’altra filastrocca…
    O gesu dagli occhi buoni, fai sparire Trapattoni
    O gesu dagli occhi belli, fai sparire anche Tardelli
    O mio caro e buon gesu fai che non ne restin più..
    Non la ricordo tutta..
    Su mi11lico che dire di più ? Aspettiamo questo gioiello con tanta speranza che sia il nuovo Lentini che in più segna un botto di goal.
    FVCG

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    1. Marchese del Grillo - 1 anno fa

      Si sa, Cristo è sopra le parti, e se poi si incazza finisce che invece di far sparire i loro fa sparire i nostri.
      Non lo scomodiamo per queste stronzare terrene.

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      1. BIRILLO - 1 anno fa

        Ciao Marchese, era un bigliettino di fine anni 70 che girava tra noi granata.. Ne son girati di peggiori tra gobbi. Tra l’altro a me Tardelli e Trap sono stati sempre simpatici, e amando anche la nazionale, nel luglio ’82 ho gioito al goal fenomenale di Tardelli contro la Germania.
        Quello era solo sfottò, altri tempi e accettato da tutti, quello che non si tollera invece, credo da ogni versante, sono i riferimenti a Superga e all’Heysel. Ho anche stemperato perchè la parola “sparire” in realtà era un’altra. Ciao!

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  8. wendok - 1 anno fa

    Bell articolo. lo avevo scritto ( di millico ) a commento Delle pagelle, domenica. concordo. e in ogni caso non avrebbe fatto peggio di Belotti o zaza

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  9. André - 1 anno fa

    Bellissimo articolo! Grazie!

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  10. toroscatenato - 1 anno fa

    Sai che lo pensavo anch’io ma non lo volevo dire?
    Capita solo agli altri?

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