L’incredibile bellezza dell’attimo granata

L’incredibile bellezza dell’attimo granata

Il Toro nella Testa / E’ questa la nostra idea di calcio, a Venaria e altrove non possono capire; noi granata siamo collezionisti di attimi.

di Marco Cassardo

Quando la vita rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri lottano strenuamente per risalirvi sopra. Gli antichi connotavano il gesto di tentare di risalire sulle imbarcazioni rovesciate con il termine “resalio”. Come scrive Pietro Trabucchi nel suo “Resisto dunque sono”, è probabile che derivi da qui il concetto di “resilienza”, la qualità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità.

In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre.

In tema calcistico, invece, resilienza vuole dire Toro. Siamo noi i paladini massimi della capacità di reagire a qualsiasi attentato del destino. Siamo sopravvissuti alla madre di tutte le tragedie, Superga. Siamo sopravvissuti alla morte drammatica di Gigi Meroni, alla convivenza coatta con una delle squadre più potenti e arroganti del mondo, alla sequela di banditi e fanfaroni che si sono succeduti alla guida del Toro tra Sergio Rossi e Cairo; siamo sopravvissuti ai tre legni di Amsterdam e al fallimento del 2005, a Umberto Agnelli che voleva annientarci proponendo una delirante “fusione” e a una città che, senza mai riuscirci, ha sempre fatto di tutto per farci sentire figli di un dio minore e ha permesso che andasse in rovina il Filadelfia, tempio del calcio mondiale, sacrario calcistico che in qualsiasi altro luogo del pianeta sarebbe stato tutelato come patrimonio inalienabile di cultura e identità.

Esistono però alcuni attimi di “granatismo” che valgono più di qualsiasi trattato scientifico sulla resilienza e sulla capacità di risorgere dalle proprie ceneri. Ieri abbiamo avuto la fortuna di viverne uno. A nove minuti dalla fine stiamo incredibilmente perdendo in casa contro il Sassuolo, i sogni d’Europa stanno svanendo nel modo più assurdo contro una squadra che dalla mezz’ora del primo tempo gioca con un uomo in meno. Lo stadio è tanto gremito quanto attonito, è il solito Toro, tradisce sul più bello, maledetti.

Volare come farfalle e pungere come api

E invece no. Meitè taglia dentro per Zaza, sinistro a incrociare ed è il gol del due a due. Palla al centro, la magia sta per compiersi, è una specie di nemesi dovuta alle centinaia di bambini presenti allo stadio, alla muraglia granata del Grande Torino e a tutti noi che continuiamo a credere nell’incanto del pallone alla faccia dei pagliacci che vogliono un calcio a inviti. Non è neanche passato un giro d’orologio dal gol del pari; Meitè allunga sulla destra per De Silvestri, cross in mezzo … ed eccola lì l’ebbrezza granata, è una rovesciata meravigliosa, un sublime gesto acrobatico, è la storia del Torino che ha attraversato il Novecento, è passata da Libonatti, Gabetto e Pulici per arrivare sulle spalle del Gallo. E’ un gol che vale molto più dei tre punti e della corsa europea, è un gol che ci riappacifica con il senso più intimo della nostra passione granata e alimenta quell’aura di unicità a cui teniamo più di ogni altra cosa.

Belotti; è incredibile la capacità di emozionarmi di questo ragazzo. E’ la mia idea di calcio, la mia idea di Toro. E’ questi gol pazzeschi alla Pulici che ti tolgono il fiato da quanto sono belli. E’ calciare un rigore alle stelle, non beccarne una per quarantacinque minuti, sbuffare e maledire il mondo, poi rientrare in campo come un animale ferito, risalire sull’imbarcazione, trascinare la squadra, compiere la meraviglia e correre pazzo di gioia per tutto il campo. Per me Il Gallo è un ponte con gli anni 70, con la mia infanzia, con le partite allo stadio viste insieme a mio padre. Per me il Gallo è l’eco di Pulici che si tuffa a filo d’erba e insacca il gol dello scudetto, è Corso Traiano imbandierato dopo la vittoria di un derby, è la Fiat Mirafiori laggiù in fondo. Per me il Gallo è giocare fino a che in cortile fa buio.

E’ questa la nostra idea di calcio, a Venaria e altrove non possono capire; noi granata siamo collezionisti di attimi.


 

Marco Cassardo, esperto in psicologia dello sport e mental coach professionista. E’ l’autore di “Belli e dannati”, best seller della letteratura granata.

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  1. dattero - 1 mese fa

    gustato parola x parola

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  2. alètoro - 1 mese fa

    Splendido articolo per cui esprimo vivi complimenti all’autore. Alè TORO !

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  3. RM74 - 1 mese fa

    Miraflowers Granata. Fiume di bandiere in corso Traiano.

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  4. user-14266824 - 1 mese fa

    Fanfaroni

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  5. user-14204460 - 1 mese fa

    Bravo Cassaro, hai centrato il punto,noi siamo speciali,non molliamo mai davanti alle avversità. Sono nato in Svizzera e noi italiani sempre boicottati ma orgogliosi di esserlo. Mia zia che da piccolo tenta di farmi diventare juventino ,poi torno in Italia nel 1974 e da lì comincia la magia con Pulici e lo scudetto del 76. Un amore e un modo di vedere la vita che non rinnegherò mai.

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  6. Marchese del Grillo - 1 mese fa

    A P P L A U S I
    Grazie Marco!

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  7. user-13814870 - 1 mese fa

    sig. Cassardo ha scritto una cosa meravigliosa che solo noi del Toro possiamo capire. tanta tragedia tanta sofferenza. Hanno cercato di anniettarci in ogni modo invece noi siamo qui. Piano piano sempre più forti e ORGOGLIOSI . Penso che il cambiamento del nostro Presidente sia avvenuto perché l’ha capito anche lui che noi non siamo come gli altri. Grande Presidente Grande Capitano e Grandi tifosi . Piano piano i bimbi crescono e ce ne sono già tanti che amano il Toro.

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  8. granatadellabassa - 1 mese fa

    Articolo poetico, racconta l’essenza del tifo granata.
    Bravo Cassardo.

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  9. Toro Nel Cuore - 1 mese fa

    Concordo pienamente! Per quel che mi riguarda essere del Toro e’ stato solo destino , scelta di vita. Sin da piccolo avevano cercato di portarmi verso altre squadre ma non mi ero mai emozionato , poi un giorno nel 1972 vidi un derby che il Toro vinse 2-1 e mi emozionai tantissimo. Da allora ho perso poche partite e ne ho viste di tutti i colori. Pero’ noi granata siamo orgogliosi di cio’e nonostante la bacheca sia miseramente vuota siamo sempre li. Toro e’ scelta di vita contro arroganza e potere dei forti , Toro e’ amore vero verso questi colori in tutte le avversita’.
    Che ne sanno i tifosi dei boys di venaria , che ne sanno! Troppo facile per loro!!!
    Sempre forza Toro

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  10. robertozanabon_821 - 1 mese fa

    Rus cume el sang, fort cum el Barbera. Me grand Tűrin. La Storia del Toro è impregnata di Tragedia e quindi di Poesia. I nostri “attimi” restano impressi per sempre nei nostri Cuori e nelle nostre menti, dopo che “quell’attimo” ci tolse dalla attualità per consegnarci alla Leggenda. Abbiamo timore ed insieme desiderio di vivere “attimi” da Toro, fatti anche di soddisfazioni e di vittorie che vogliamo e dobbiamo inseguire e replicare. Queste sono le emozioni che ci rendono unici. E orgogliosi di esserlo.

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  11. Pikabu - 1 mese fa

    Cassardo perfetto

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  12. Vecchiotifoso - 1 mese fa

    Mi hai fatto ricordare quando la domenica su un balcone di corso Traiano, guardavo i miei coetanei giocare a pallone giù in cortile, ed io non potevo essere dei loro perché per colpire forte il pallone il giorno prima, avevo dato un calcio anche al bidone che riceveva la spazzatura dal condotto che raggiungeva ogni piano.
    E lì sul balcone, ascoltavo la radio. imprecavo e maledivo i Puja i Ferrini e il…..”è lui, è lui è Gianni Bui” e gli altri del Toro che non riuscivano a buttarla dentro. E quando finalmente il gol arrivava, in un attimo era come se mi prendessero e mi portassero sul tetto del mondo.
    Soffrire, imprecare , gioire.
    Il futuro non era ancora cominciato, ma a questo bambino, il toro aveva già insegnato il meccanismo della vita.

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  13. user-14180296 - 1 mese fa

    il TORO è un´idea. Meravigliosa. E le idee meravigliose non muoiono mai… Forza magico!!!

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  14. SemperFidelis - 1 mese fa

    Toro, non ci sono parole per spiegare l’accanimento del destino, e allo stesso tempo come l’araba fenice risorge dalle sue ceneri.
    Una squadra che chi la segue chiamarlo tifoso lo si sminuisce perchè il tifo sconfina abbondantemente nella fede.
    Belotti incarna lo stile granata, sacrificio, grinta, un po rozzo allo stesso tempo magnifico merita la fascia di capitano alla pari di Moretti.
    Il Toro di quest’anno deve essere le fondamenta di un ciclo da consolidare e portare a casa i frutti nei 3 / 4 anni successivi, sperando che le rivali per EL (milan e roma) trovino sul loro cammino partite vere e non amichevoli consentendo al Toro di qualificarsi.
    Comunque e Ovunque Forza Toro

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  15. user-13664072 - 1 mese fa

    bello non serve aggiungere altro.

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  16. André - 1 mese fa

    Attimi che diventano storia!

    FORZA TORO!!!

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  17. ninjiagranata2 - 1 mese fa

    Articolo assolutamente fantastico, racconta tutto il fantastico mondo granata , grazie

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