I tifosi che vogliono lo Sceicco

I tifosi che vogliono lo Sceicco

Rubriche / Torna Loquor: “Attenti, quindi, a desiderare il ricco arabo, perché nella vita a volte c’è una sola tragedia a superare il desiderio, ed è quello di soddisfarlo”

di Anthony Weatherill

“Alla fine, desidero solo le cose

                                                                       che mi distruggeranno”

Sylvia Plath

 

Quando è successo che abbiamo dimenticato di non essere eterni? C’è stato un momento esatto in cui ci siamo distaccati dal compito di imparare, preservare e tramandare? Vedendo andare in fiamme la basilica di Notre Dame mi è rivenuta in mente una domanda fondamentale di Gaston Balchelard, grande filosofo della scienza: perché ci si abitua a qualcosa? Notre Dame in fiamme era( la speranza è che possa tornare presto ad esserlo) una delle abitudini granitiche dei parigini, una di quelle cose che a un certo punto diventano scontate nell’esistenza degli uomini. Ecco perché in poco tempo, e dal giorno dopo il disastro, gli uomini più ricchi di Francia hanno messo mani alla loro ricchezza  destinando ingenti somme per la ricostruzione di una delle anime dell’Europa. Non si può fare a meno delle proprie abitudini, perché esse ci fanno sentire parte di un destino comune e impediscono di farci precipitare in un caos senza senso. Certo i cambiamenti, ad un certo punto, sono qualcosa di fisiologico e anche benefico, ma questo se parliamo della storia dei nostri bisogni e delle nostre motivazioni. Ma quando ha essere intaccata è l’abitudine ad un bene comune, allora la prospettiva cambia completamente. C’è stato un momento, nella storia del movimento calcistico europeo, in cui l’abitudine è stata praticamente stravolta da un evento di cui ancora non siamo particolarmente consci. E non mi sto riferendo alla legge Bosman, che di fatto non ha poi cambiato un granché nella condizione dei calciatori avendo semplicemente spostato il potere sul mercato dai club ai procuratori, ma a quando la Qatar Investment Authority ha fatto, nel 2011, il suo ingresso nel mondo del calcio europeo con l’acquisizione della Paris Saint Germain. Il fondo sovrano del Qatar, con un patrimonio stimato in miliardi di dollari a disposizione difficili da quantificare, ha immediatamente dopato finanziariamente tutto il movimento calcistico del vecchio continente. Una cosa avvenuta impunemente sotto gli occhi indifferenti e omissivi della politica e delle autorità calcistiche europee e mondiali. L’allora presidente della repubblica francese, Nicolas Sarkozy(sì, proprio quello dell’intervento militare in Libia effettuato senza avvertire preventivamente l’Italia, che nel Paese nordafricano aveva molteplici interessi), aveva speso tutto il suo prestigio per favorire e far prosperare questa penetrazione nel calcio continentale di uno stato straniero, perché la Qatar Investment Authority è il forziere di uno stato con i suoi confini e i suoi interessi geopolitici. Utilizzare l’asfittica Ligue 1 come cavallo di troia per sedersi al tavolo  del calcio mondiale che conta, è stato il capolavoro della famiglia Al Thani, da sempre padre padrone dei destini del piccolo e ricchissimo emirato. A nulla sono valsi i dubbi posti dall’allora ministro dello sport francese Chantal Jouanno, immediatamente minacciata da Sarkozy di farla saltare dalla poltrona occupata.

La lezione dei tifosi del Toro

Monito effettuato con una tale aggressività da far meritare all’allora inquilino dell’Eliseo la non tanto commendevole definizione, da parte del quotidiano “Liberation”, di “dodicesimo uomo del Paris Saint Germain”. Bisogna qui ricordare che il Qatar ha la terza riserva al mondo di LNG(gas naturale liquefatto) e le infrastrutture per lo sfruttamento dei giacimenti sono in mano a due società, di cui una è, guarda caso, la francese “Technip”. Nel 2017 questo colosso francese dell’ingegneria e delle costruzioni per l’industria dell’energia,  si è fuso con l’azienda americana “FMC Technologies”  dando vita alla “TechnipFMC”, che ha nel Qatar una delle sue principali zone strategiche. La Francia quando ha in ballo i propri interessi, come il caso Libia insegna, non bada molto alle sottigliezze ed ha addirittura concesso la Legion d’Onore, la massima onorificenza francese, all’ emiro Tamim bin Hamad al-Thani. Il Qatar ha fatto di tutto per avere il favore dei salotti parigini che contano, e quel “fare di tutto” in genere si coniuga con un fiume di soldi fatto scivolare in molte direzioni. Molte aziende francesi, per esempio, sono coinvolte nei mondiali di calcio del 2022. Da Alcatel a Le Meridien, ad Accor, ed altre ancora. Ma cosa hanno spinto i delegati Fifa ad assegnare dei mondiali di calcio ad un Paese piccolo come l’Abruzzo e senza nessuna rilevanza nella storia del calcio? Quali meriti sportivi hanno rintracciato in questo emirato? Che tipo di operazione prospettica è? E soprattutto: perché al Qatar interessa tanto prendere una posizione dominante nel mondo del calcio? Anni fa un ambasciatore americano a Doha(capitale del Qatar) scrisse in un rapporto “che presto il Paese con le connotazioni di un impresa familiare con un seggio all’Onu presto si sarebbe trovato con talmente tanti soldi da non saperne che fare”, quindi si può escludere una famiglia Al Thani attenta al calcio come un possibile moltiplicatore delle fortune del loro fondo sovrano.

Urbano Cairo e il debito, parte 2

Qualche articolo pubblicato in questi anni ha tentato di far accreditare la tesi, a giustificazione della bulimica mole di investimenti nel calcio di questo piccolo emirato un tempo praticamente disabitato, di una smodata passione per il calcio da parte dell’attuale emiro qatarino.  Far passare il teorema del “ricco scemo” voglioso di togliersi un capriccio è sempre stato uno dei più riusciti espedienti dei creatori delle “fake news”, perché non c’è niente di meglio che banalizzare un problema per non farlo più apparire come tale. Dietro questo presunto ricco scemo c’è la sceicca Mozah bin Nasser, ossia colei che lo ha messo al mondo,  vera eminenza grigia di questo forziere travestito da fondo sovrano diventato presto la Lampada di Aladino del calcio mondiale, e non solo di questo. E’ la sceicca Mozah a volere la nascita, nel 1996, del canale satellitare Al Jazeera, che nel 2010 avrà un ruolo fondamentale come cassa di risonanza delle primavere arabe, presto diventato un punto di riferimento mediatico di tutta la cultura araba, e che nel 2012 promuove la nascita di “beIN Sports”, network globale di canali sportivi. A capo di questa nuova piovra mediatica del mondo dello sport, la sceicca non poteva che mettere l’uomo tuttofare della famiglia Al Thani, ossia quel Nasser al Khelaifi che in quanto a cariche ricoperte riesce a far impallidire un vero cultore di poltrone come Luca Codero di Montezemolo. Sembra non indignare e non sorprendere nessuno, nemmeno la grande stampa, l’evidente conflitto d’interessi in cui è coinvolto Al Khelaifi, in quanto beIn SPorts detiene, tra i tanti diritti di sfruttamento mediatico del calcio, quelli della Ligue 1, campionato da anni dominato da quel Paris Saint Germain presieduto proprio dal “nostro” caro Nasser. Non importa alla grande stampa, non importa alla Uefa, non importa alla Fifa e non importa alla politica francese. I soldi, e il loro potere seducente e corruttivo, hanno ormai prevaricato su tutto, e hanno fatto perdere di vista il concetto tanto caro al buon senso di prestare attenzione al rovescio di ogni medaglia, un rovescio di cui tra qualche anno i popoli europei potrebbero essere chiamati a pagarne il conto. Ma questo rovescio non deve essere stato tenuto in considerazione dai delegati Fifa quando nel 2010 assegnano l’organizzazione dei mondiali del 2022 al Qatar. Nessuno ha mai potuto sapere, perché niente di ufficiale è mai stato detto, il motivo per cui la candidatura qatarina è stata preferita alle altre, candidature molto più interessanti e prospettiche per il mondo del calcio. Ecco perché il sospetto di movimenti corruttivi sui delegati Fifa, da parte del Qatar, sono stati sollevati da più parti. Sospetti che il Qatar ha respinto sempre sdegnosamente, ma senza mai convincere appieno. “Non mi interessa da dove vengano, voglio solo i migliori in circolazione”, con questa filosofia la sceicca Mozah ha dato mandato ai suoi uomini di comprare tutto ciò che è comprabile nel mondo dell’arte e dello sport, nel chiaro tentativo di impossessarsi dell’anima e del tempo libero dell’Occidente. La strategia ha compreso, e comprende, anche far essere il piccolo regno presieduto da suo figlio il maggiore finanziatore delle moschee costruite o da far costruire nei territori di cultura cristiana. Questa donna, inserita da Forbes tra le cento donne più potenti del mondo, in una delle rare interviste concesse(al periodico Vanity Fair) non ha fatto mistero su quale sia il suo modello di riferimento, ossia l’egiziano  Gamal Abd el Nasser, uno degli storici leader dell’anticolonialismo e del panarabismo.

Urbano Cairo e il debito

Colui che nazionalizzò il Canale di Suez, considerata dal mondo mediorientale una delle grandi vittorie contro l’occidente. I tifosi di tutta Europa  sognano l’avvento di uno sceicco arabo nella proprietà delle loro squadre, ma devono sapere che è un gioco del quale si conosce l’inizio ma del quale non si conosce la fine. Il calcio è entrato, in quanto bene comune di primaria importanza alla stessa stregua di una cosa come l’acqua, nel pericoloso e delicato gioco della geopolitica. Bisogna stare attenti, quindi, a cosa oggi l’uomo occidentale desideri. Fino al giorno prima del rogo che l’ha distrutta, non si riuscivano a trovare pochi milioni di euro per ristrutturare e preservare Notre Dame. Solo dopo la sua perdita, in poche ore si sono trovati quasi un miliardo di euro per la ricostruzione. Dobbiamo perderle le cose prima di apprezzarle come preziose e vitali abitudini. Attenti, quindi, a desiderare il ricco arabo, perché nella vita a volte c’è una sola tragedia a superare il desiderio, ed è quello di soddisfarlo. (Il racconto della dinasty qatarina continua la settimana prossima, e vedremo se i soldi, almeno nello sport, possono davvero tutto)

 

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


 

Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

 

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  1. turin - 4 mesi fa

    egregio zolla(principe lo si mette a persone di bel altra levatura), continua pure ad offendere con battute pseudo spiritose imparate da tuo nonno, sicuramente goloso di ovetti kinder. non c’è problema. di una cosa ero sicuro, e cioè che il mio invito di argomentare le tue critiche a weatherill su ciò che ha scritto su nasser non sarebbe da te stato accolto. sei prevedibile come un asino messo su un autostrada americana a cinque corsie. la percorreresti sempre come se ti trovassi su una mulattiera di campagna. un buon terapeuta potrebbe risolvere parte dei tuoi problemi, ma sei troppo arrogante per chiedere aiuto. ed allora non ti rimane che venire in un forum di calcio, a criticare a destra e a manca gli articolisti che ne sanno evidentemente più di te. Internet è stata una grande invenzione, e non fa niente che ogni tanto si debbano sopportare tipi come te che nella vita non vedevano l’ora di avere a disposizione una tastiera per raccontare al mondo l’esposizione mediocre di sé a cui il mondo stesso da sempre è disinteressato. ti direi di rassegnarti a questo dato di fatto, ma so bene che non lo farai. è più forte di te. comunque, per la tua rimanente poca salute mentale, ti rinnovo l’invito: lascia perdere la lettura di questi articoli, ti fanno stare troppo male.

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  2. Vanni (CAIROVATTENE) - 4 mesi fa

    Certo che convocare due come Singo e Damascan fa vedere il livello tecnico altissimo di questa società.

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  3. Vanni (CAIROVATTENE) - 4 mesi fa

    Se proprio devo sperare, che almeno venga il verduriere tifoso con il cugggino ragioniere: sarebbe già un salto notevole in avanti.

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  4. Vanni (CAIROVATTENE) - 4 mesi fa

    Ma poi come si fa a paragonare i Cairo, Lotito, Preziosi, Ferrero,ADL agli sceicchi. Moralmente sono uguali ma in pratica c’è un mondo di soldi. Preferisco gli sceicchi anche se non scemi.

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  5. bergen - 4 mesi fa

    Penso che la parte più interessante dell’articolo sia la distorsione provocata dal fiume di soldi con cui il fondo sovrano é partito alla conquista dell’Europa.
    Rimanendo infatti nel calcio (lungi da essere come si vede il vero obiettivo), il risultato che hanno ottenuto le corrotte istituzioni europee é stato un impoverimento del calcio stesso, più marcato ancora nelle federazioni (come la nostra) dove decadimento morale ed iniquità nella distribuzione delle risorse rendono ragione del 54° posto dell’Italia nel ranking di Transparency International.

    Impoverimento che si misura anzitutto con la progressiva erosione dell’audience, dal vivo come in tv, e con il dissesto finanziario di moltissime società, che sembrano sempre più dei morti viventi.

    Per scongiurare le critiche di utopismo, cito spesso gli Stati Uniti, dove quanto a capacità di trasformare ogni cosa in un business di successo sono maestri.
    Tutte le riforme che hanno introdotto negli anni recenti, spesso al prezzo di forti cambiamenti, sono state improntate ad obiettivi diametralmente opposti a quelli europei, ovvero di favorire l’equilibrio e la trasparenza nelle competizioni.
    Mi riferisco ad esempio al tetto degli ingaggi nell’NBA (con libertà di distribuzione all’interno del team) od al VAR della NFL. Chi avesse visto come funziona quest’ultimo (con 2 chiamate per tempo per ciascun allenatore col meccanismo del bonus/malus, la visione pubblica – da casa – delle immagini e la spiegazione dell’esito da parte dell’arbitro di fronte a 80.000 spettatori al microfono da centrocampo) capirebbe come si fa a far funzionare il sistema con regole certe e precise e come la capacità di funzionare cambi la percezione della regola. In altre parole l’opposto di quanto fatto dall’UEFA e, manco a dirlo, dalla FIGC italiana.

    Anche il risultato però é stato l’opposto, ovvero la trasformazione di ogni campionato in una macchina da soldi, moltiplicando spettatori e pubblico.

    Purtroppo non é pensabile che il sistema europeo si auto-riformi e l’unica strada é quella delineata dall’esplosione della bolla. Forse non siamo ancora al big one ma ci sono fuochi ovunque.

    Buona fede granata.

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  6. Vanni (CAIROVATTENE) - 4 mesi fa

    In compenso al Toro abbiamo il beduino di Masio.

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  7. dattero - 4 mesi fa

    tante multinazionali europee e americane hanno uffici in paesi arabi,pure sedi importanti,direi e molto strategiche.
    due ricchissime famiglie arabe hanno investito in francia e nella perfida albione,in quanto che hanno visto grosse possibilita di sviluppo,sportivo e non.
    non si son avventurate in germania,spagna,olanda e tantomeno da noi.
    non è stato invaso un territorio,si son sfruttate opportunita’.
    per me,se uno sceicco vuol provare col mio povero Torello,l’accolgo con simpatia totale.

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    1. Vanni (CAIROVATTENE) - 4 mesi fa

      È ci mancherebbe che qualcuno storcesse la bocca. Il City vince scudi ed è sempre tra le prime in CL, idem Chelsea e United. Il PSG vince scudi ed è sempre lì in CL. Il nostro befuino manco vince il Mamma Cairo, solo dei collari x il cammello.

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  8. Vanni (CAIROVATTENE) - 4 mesi fa

    Sarà ma io preferisco un povero sceicco che un ricco mandrogno. È come paragonare la R.Reagan alla Garibaldi.Portaerei entrambe.

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  9. prawn - 4 mesi fa

    Il calcio italiano affonda nel fango con o senza sceicchi, le prime due squadre, che hanno staccato tutti per un anno intero sono uscite da Champions ed Europa league.

    Nel 2012 ero spesso ad Amsterdam per lavoro ed ero diventato ‘amico’ del tassista che mi veniva a prendere all’aeroporto.
    Un giorno mi chiede la classica domanda sul calcio, di dove sei? Juventus? Gli rispondo Juve merda e lui si ricorda ovviamente del Toro.
    Parliamo un po’ di come il calcio sia cambiato e di come l’Ajax e il toro siano scomparsi dall’Europa.
    Lui mi fa, si, ma stanno investendo qui, vedrai, tutto cambierà, i giovani, le società, tra qualche anno ritorniamo forti, ce ne vorranno almeno cinque.
    Ecco, la profezia si è avverata.
    E Cairo che ha fatto in quegli anni?
    Non credo ci sia bisogno di ricchi proprietari esteri, credo che si debba puntare secco sui modelli dell’Ajax, dell’atletico Bilbao.
    Credo si possa giocare bene con dignità e grinta anche senza non vincere mai niente, ma finché si comprerà certa gente tanto per comprare e finché si terranno i talenti granata in panca o in prestito non si andrà mai da nessuna parte.
    Che Cairo assumi gente da realtà come queste se in Italia non c’è nessuno che riesca a riprodurre i processi e i meccanismi.
    Purtroppo mi tocca nominare l’Atalanta ancora una volta, unica squadra che fa trasparire un po’ di questa sana proficua organizzazione societaria.

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    1. Esempretoro - 4 mesi fa

      Grande analisi, sono d’accordo al 200%…in effetti la storia del mondo insegna che spesso un’idea viene a chi non ha denaro per pagare coloro deputati a stabilire il COME.
      Se Wilbur Wright non avesse cocciutamente inseguito col fratello un’idea, staremmo ancora a guardarci solo i piedi…anch’io non mi fido di questi signori, essere troppo ricchi ha sempre significato schiacciare chi meno poteva. Questa roba, che piace tanto ai venariesi, la ritengo la morte del calcio in quanto competizione sportiva. L’Ajax l’altra sera non ha vinto una partita, ha riacceso la speranza che qualcosa di diverso ed a misura d’uomo è possibile… Ciao

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    2. Torello_621 - 4 mesi fa

      Grande analisi. Assumiamo te il tuo taxista come prossimo DS.

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  10. Mimmo75 - 4 mesi fa

    Apprezzo molto la rubrica e la leggo sempre con molta attenzione anche se arrivo sempre alla stessa conclusione: sono considerazioni romanticamente fuori dal mondo. Un mondo che cambia (in bene o in peggio, ma tant’è) mosso dalla ricerca di sempre maggior ricchezza materiale. E’ sempre stato così, anche nei tempi in cui la passione pura la faceva ancora da padrona, o non saremmo a questo punto, no? E andrà sempre così perchè si tratta di un meccanismo insito nella natura umana. Ognuno di noi cerca il maggior benessere possibile per se e i propri cari, dallo sceicco al più umile degli operai. Il benessere non è solo legato al possesso di beni materiali ma anche all’arricchimento dello spirito. Le vittorie arricchiscono lo spirito. Per vincere servono i soldi. Brutto ma è così.

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  11. Il_Principe_della_Zolla - 4 mesi fa

    Amenità assortite per una conclusione tra il banale e il consolatorio: tenetevi Cairo, che va bene così. Come diceva mio nonno, “i soldi non fanno la felicità, sapessi la miseria”.

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    1. èunafede - 4 mesi fa

      Bello cogliere il senso profondo delle cose. Va bene il pragmatismo ma ricondurre tutto e sempre a Cairo o no sconfina nel paranoico. Ogni tanto concediamoci qualche riflessione sulle miserie del genere umano e pallonaro, non fa male.
      FVCG

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      1. Marcogol - 4 mesi fa

        bravo sono daccordo, paranoici e ossessionati da cairo questa è la loro vera motivazione. veramente noiosi.

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      2. Il_Principe_della_Zolla - 4 mesi fa

        Bello fare il moralista da salotto. Se aspettassi Weatherill per fare riflessioni sulle miserie del genere umano sarei ben preso. Probabilmente è il caso tuo, tanti auguri. Da per me, trovo le considerazioni dell’articolista degli esercizi di stile, banali e indigesti. Tralascio ad esempio di commentare le considerazioni su Nasser, per carità di patria.

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        1. turin - 4 mesi fa

          tralasci perché sei un asino, che sai insultare più che argomentare. quest’articolo è tutto tranne che moralista. dicci la tua su nasser, genio della lampada. dai che aspettiamo. magari dall’alto della tua terza media. raramente mi è capitato di leggere una persona così invidiosa e rancorosa, che l’unica cosa che sa fare è criticare ossessivamente urbano cairo. questo è l’unico esercizio di non stile ogni volta che ti leggo sui commenti di toronews. e nonostante tutti ti spernacchino continui in questa tua pratica. ma sono a conoscenza dell’esistenza delle persone a cui piace il sadomaso.

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          1. turin - 4 mesi fa

            ah, e su nasser, weatherill, non ha fatto una considerazione bensì ha raccontato un fatto. ma dopo il tuo inciampo sulla parola amenità, non mi sorprende come tu confonda i fatti con le considerazioni. se hai un minimo di coraggio, prova a dire a tutti noi quale sarebbe la considerazione che l’articolista avrebbe fatto su nasser. quale sarebbe la sciocchezza o bugia che weatherill avrebbe raccontato sul leader egiziano. dai prova a dire, tanto qualsiasi sito internet sancirebbe quanto tu sia asino. ripeto, l’invidia è una brutta bestia. mi scuso se il mio non mettere maiuscole turbi la tua sensibilità, ma gradisco le minuscole e spero proprio tu possa fartene una ragione. Un consiglio: non leggere gli articoli di questa rubrica se ti fanno così male allo stomaco. Continua a frequentare gli articoli che parlano di cairo, così soddisfi la tua voglia onanistica repressa. lascia agl’altri la fatica di leggere questi brutti articoli di weatherill. questo sempre per salvaguardare la tua sensibilità, ovvio.

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    2. turin - 4 mesi fa

      di banale ci sei sicuramente tu che citi la frase del nonno, che vorrebbe essere caustica e graffiante, e invece finisce solo per dimostrare di non aver capito il famoso detto dei soldi non fanno la felicità e l’articolo che sostieni di aver letto. l’aver accostato questo articolo a cairo dimostra solo non la tua banalità, che è evidente, ma solo lo stato fobico in cui sei immerso. approfitto dell’occasione per invitarti a consultare un buon vocabolario, magari, ma non ne sono sicuro, riusciresti a comprendere bene quando usare la parola “amenità”.

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      1. Il_Principe_della_Zolla - 4 mesi fa

        Consultare un vocabolario: detto da uno che non mette le maiuscole, inverte i lemmi (cosa vuol dire nella tua lingua “dimostra solo non”? sei uzbeko per caso?), che si industria a smontare la mia attribuzione di amenità (intendo proprio amenità, caro mio; lo so che non ci arrivi, ma cosa vuoi che ci faccia?), è commento tra lo sconveniente e il ridicolo.

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        1. turin - 4 mesi fa

          qui di ridicolo ci sei solamente tu. faresti meglio ad omettere principe e a lasciare zolla, l’unica cosa che davvero ti rappresenta e dove bisogna stare attenti nel calpestarla, perché sotto ci si poterebbe trovare qualcosa di sgradevole, tipo lo sterco di asino

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          1. Il_Principe_della_Zolla - 4 mesi fa

            Una progressione impressionate nei commenti, a dimostrazione di qualcosa fuori del comune. Lo so che per gente come te il foglietto di istruzioni delle sorprese degli ovetti Kinder equivale all’enciclopedia britannica, ma c’è di che sorprendersi comunque della pochezza di certi commenti.

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  12. Toro Nel Cuore - 4 mesi fa

    Diverse considerazioni da fare : io non credo che avere solo i soldi porti al sicuro successo e i fatti lo dimostrano. Bisogna avere competenze e strategie ben definite ( esempio troppo facile quello dell’ajax ).
    All’estero gli esempi degli sceicchi del Paris e del City dimostrano questo , in italia pensate alle dissennate gestioni dei cinesi e dell’americano pallotta.
    Un esempio positivo per me e’ il presidente dell’Atalanta e anche quello del Sassuolo , gestione sportiva impeccabile sia della prima squadra che del settore giovanile e anche della parte economica con la costruzione del nuovo stadio.
    Invito il nostro presidente a prendere spunto da questa gestione intelligente e competente.
    Personalmente non voglio uno sceicco stupido ma un presidente che faccia le cose per bene sia per la prima squadra sia per il settore giovanile ed inoltre costruisca una casa tutta nostra dove giocare le partite. Ma tanto lo so gia’: chiedo troppo!
    Sempre Forza Toro!

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  13. Immer - 4 mesi fa

    Se per sbaglio volessimo vincere qualcosa lunica strada è lo sceicco. Cairo ha qualcosa di arabo ma con lui non vinceremo mai niente 14 anni insegnano spero,è solo una lenta agonia…….

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  14. G K 72 - 4 mesi fa

    Standing ovation!!!

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  15. Grande Torino - 4 mesi fa

    Grande articolo, come sempre tanti stimoli alla riflessione.

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