La rivolta silenziosa dei tifosi napoletani

La rivolta silenziosa dei tifosi napoletani

Loquor / Torna la rubrica di Anthony Weatherill: “Il calo del 25% delle presenze allo stadio San Paolo di Napoli è più di un freddo dato statistico”

di Anthony Weatherill

“Non muoio neanche se mi ammazzano”.

Giovanni Guareschi

Il calo del 25% delle presenze allo stadio San Paolo di Napoli è più di un freddo dato statistico, è l’incipit di un racconto dai tratti distopici che sta vivendo una delle tifoserie più appassionate e calde della Serie A. Se si osservano solo le apparenze è difficile comprendere una disaffezione verso una squadra, quella del Napoli, che occupa tranquillamente il secondo posto del campionato italiano. In un’annata calcistica dove si registra un lieve aumento generale delle presenze negli stadi di Serie A, il dato del Napoli sembra rappresentare, a mio parere, una sorta di protesta silenziosa dei tifosi azzurri da ascrivere ad una loro triste presa d’atto: il Napoli, come del resto nessuno nell’attuale massimo campionato calcistico italiano, non può competere economicamente e agonisticamente con la Juventus. Dopo gli ultimi anni passati a rincorrere il sogno “scudetto” alla Leicester, alla fine i tifosi partenopei si sono dovuti arrendere alla realtà da incubo che, con la evidente complicità delle classi dirigenti sportive italiane, si è permesso alla Juventus di imporre. Qui non si vuole certo descrivere un semplice gioco di rivalità calcistiche condite da invidie verso il più forte, ma si vuole, piuttosto, sottolineare come in Italia e in Francia, causa fenomeno Paris Saint Germain, si sta rischiando di far scomparire la tradizione del calcio. Riducendo, ribadiamo per l’ennesima volta, uno sport alla stregua di uno spettacolo, dove non ha più importanza la competizione declinata in tutte le sue forme ma solo il portafoglio dei fatturati, in una logica di un mondo da incubo nel quale riesce difficile trovare un fondo del tunnel pieno di luce dal quale uscire.

L’emiro tifoso

Dopo le ultime recenti notizie sulle strategie finanziarie della Juventus, proviamo a tratteggiare sinteticamente alcuni dati di quest’incubo dai colori bianconeri. Se la Juventus venisse eliminata dall’Atletico Madrid andrebbe ad incassare dalla sua partecipazione alla Champions League, al netto del botteghino, una cifra intorno agli 82 milioni di euro. Una cifra monstre composta da varie voci di cui la cosa più impressionante è la quota riservata alla posizione occupata dalla società bianconera nel ranking storico/decennale dell’Uefa: 29,7 milioni di euro. Tale voce sembrerebbe, e non solo sembrerebbe, una tassa di “omaggio al lignaggio”(Voluta da Ceferin, presidente Uefa) a cui ha contribuito, con la sua partecipazione alla massima competizione europea per club, persino il modesto Viktoria Plzen. Un omaggio al lignaggio a cui la Juventus ha potuto accedere grazie anche all’esistenza di un movimento calcistico italiano, che le ha consentito, nel corso degli anni, di strutturarsi come società in grado di qualificarsi per le competizioni europee. Questo perché, ed è quasi banale sottolinearlo, un vertice di una piramide, per quanto alto e maestoso sia, ha sempre bisogno di strutture inferiori per reggersi e manifestare tutto il suo splendore e la sua potenza. Quindi anche una squadra di Lega Pro o di Serie B contribuisce, e ha contribuito, a creare i presupposti europei juventini. A questi 82 milioni ormai certi la Juve sommerà, a partire dalla prossima stagione, i 51 milioni di euro l’anno garantiti dall’Adidas, suo sponsor tecnico. Inoltre, e non certo per ultimo, saranno a sua disposizione i 91 milioni garantiti dalla ripartizione dei diritti tv. Queste sono solo alcune delle voci(come dimenticare, per esempio, i 29,7 milioni di euro provenienti dalla vendita degli abbonamenti?) dei ricchi ricavi della squadra campione d’Italia, che ha letteralmente scavato un profondo solco finanziario tra sé e gli altri club della Serie A. Ma in una vita in cui il segreto, a volte, è quello di non essere mai sazi, ecco quindi un’ improvvisa, e sorprendente, vendita di bond( titoli di debito venduti sul mercato finanziario) dal valore di 175 milioni di euro emessi dalla Juventus al Global Exchange Market di Euronext Dublin. Non contenti di aver venduto del debito a “investitori qualificati”(sarebbe interessante sapere chi siano), gli Agnelli hanno visto le azioni della società bianconera guadagnare in borsa il 2,37% all’annuncio dell’andata a buon fine della vendita dei bond emessi.

L’occasione sprecata dal Qatar

Si è di fronte ad una corsa di accumulo di denaro, e accumulo di conseguente potere nel calcio italiano, che sembra non conoscere fine. Una corsa di cui vari soggetti, a vario titolo, stanno beneficiando. In una serie A che spesso presenta stadi semideserti, solo La Juventus, da avversaria, riesce ad attirare sold out in tutti gli stadi della penisola. Tutto ciò in uno spirito da competizione da lei stessa ucciso, che fa pensare l’assistere alle sue partite come l’esposizione di un fenomeno da baraccone più che ad un evento sportivo dal carattere competitivo. I 108 giocatori sotto contratto, e controllati sotto le varie forme giuridiche consentite dal calcio contemporaneo, ha fatto assumere alla società di Andrea Agnelli un ruolo talmente dominante sul mercato italiano della compravendita dei giocatori, da restare quantomeno perplessi sul fatto come nessuna voce si sia levata a denuncia di questa chiara violazione di ogni regola di antitrust. Anzi, ogni qual volte una timida voce, direi molto timida, si approccia a porre il problema che forse il calcio, essendo uno sport e quindi bene comune, non può essere gestito come una qualsiasi altra attività commerciale o industriale, ecco i rimbrotti(a voler essere eufemistici) giungere alla velocità della luce. “Ma cosa vogliono mai questi ingenui personaggi ancorati ancora al passato? Non si può impedire l’avverarsi del futuro”! Dicono alcuni di questi rimbrotti, prefigurando un calcio moderno fatto di gestioni manageriali, industriali e finanziarie. Un mondo del calcio talmente trasformato, secondo questi alcuni, dove è del tutto normale vendere debito dei club calcistici( scaricando questo debito sui bilanci dei club stessi, e quindi sui tifosi) sui mercati finanziari. “In fondo – dicono – la Juventus o il Manchester United sono ormai delle vere e proprie aziende, che quotano e vendono un prodotto”. Da tempo si è capito come sia impossibile far comprendere a chi vede il mondo come un immenso bancomat, a chi pensa, obnubilato da qualche articolo composto da esaltanti peana a chi nello sport riesce a far saltare fuori soldi anche dalla vendita di autografi, ad una società di calcio alla stregua di una felice succursale camuffata della Goldman Sachs, come l’amore per una squadra di calcio non possa essere venduto ad un tanto al chilo. La cosa sorprendente, invero, è come sia stato facile convincere una moltitudine di persone(orami sempre più di una moltitudine) di un percorso industrial/finanziario ormai imprescindibile per il gioco più amato del mondo.

Parlateci, finalmente, del futuro

Ma la cosa non deve sorprendere visto che si è di fronte ad una Federazione Italiana Gioco Calcio inane al cospetto del gioco esclusivamente mercantilistico portato avanti dal presidente della lega di Serie A e vicepresidente della Federcalcio Gaetano Miccichè. Come tutti i banchieri, perché questo di fatto egli è, appare più interessato alla creazioni di monopoli che alla difesa del diritto alla competizione. Si può dunque sperare almeno in un intervento del “ragazzo” del Circolo canottieri Aniene, in quanto presidente del Coni? Si direbbe di no, visto che a paracadutare Miccichè nel mondo dello sport italiano è stato proprio Giovanni Malagò. Sul silenzio dei grandi giornali sugli evidenti conflitti d’interesse di Miccichè, è meglio stendere un velo pietoso. E’ nello stile(o mancanza di stile?) della classe dirigente italiana mettere un “guardiano del faro” a dirigere il traffico dei loro affari. E quando i tifosi napoletani non hanno visto possibilità di soccorso alle loro aspettative da nessuna direzione, hanno comprensibilmente deciso di andare allo stadio solo quando va in scena della sana competizione, in tutta evidenza non presente nelle vicende sportive dell’attuale Serie A(è triste quando ti lasciano come unica soluzione la diserzione). A Gabriele Gravina, presidente latitante della Federcalcio, e ai tifosi vorrei ricordare un scena di uno dei tanti bei film di “Peppone e Don Camillo”, uscita dalla magnifica penna di Giovannino Guareschi. Una giovane ragazza di buona famiglia cattolica confida a Don Camillo di essere rimasta incinta da un giovane di una nota famiglia comunista. La ragazza teme la reazione negativa dei genitori non tanto per il suo improvviso stato interessante, ma per la matrice politica della famiglia del futuro padre. Allora chiede al suo parroco se non è il caso di “pensare ad estreme soluzioni”(l’aborto), al fine di evitare tragedie familiari infinite. Don Camillo, a quel punto, non si perde in discettazioni morali o teologiche ma, guardando dritto negli occhi la ragazza, gli da un solo e sintetico consiglio: “va a casa e pensa”. Ecco, forse non sarebbe male, per tutti noi, riprendere l’utile esercizio del pensiero. Pensare potrebbe anche portarci ad agire come il comitato dei tifosi dell’Atletico Madrid che, a fronte dei tentennamenti della società madrilena sul rinnovo contrattuale biennale del capitano Diego Godin, ha intimato ai dirigenti dei “Colchoneros”: “Godin è uno di noi e può chiedere ciò che vuole”. E al diavolo gestioni industriali, management forbiti, banche d’affari, calcio del futuro. Caro Gravina: va a casa, e pensa.

Di Anthony Weatherill
(ha collaborato Carmelo Pennisi)


 

RubricheAnthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. dattero - 8 mesi fa

    il post di esempretoro lo metterei nelle scuole welementari,voce Educazione Civica

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  2. Marco Toro - 8 mesi fa

    Io credo invece che i tifosi del Napoli non vanno più allo stadio perché si sono accorti anche loro che il campionato Italiano è tutta una farsa. La lega, la FIGC, gli arbitri sono tutti marionette nelle mani della famigghia Agnelli. La cosa strana non è tanto che i Napoletani non vanno più allo stadio, la cosa strana è che tutti gli altri tifosi ancora ci vanno allo stadio, la cosa strana è che noi del Toro ancora ci andiamo allo stadio a vedere i Derby, io per lavoro mi sposto molto ed è sufficiente andare in qualsiasi città d’Italia e parlare con uno del posto che segue calcio e non tifa giuve ma la squadra locale, che sia Parma, Milano, Udine o qualsiasi città Italiana lui vi dirà che schifa la giuve e che il campionato Italiano è truccato dalla giuve.
    Per fermare il teatro che è diventando il calcio Italiano l’unica cosa che possiamo fare noi tifosi è quella di non andare più allo stadio e smettere di sottoscrivere abbonamenti TV, vedrete che se mancheranno i soldi allora inizieranno a capire che non possono toglierci il calcio come stanno facendo.
    P.S. Se fossi un presidente di una squadra di calcio qualsiasi, contro la giuve non mi presenterei neanche.

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    1. iard68 - 8 mesi fa

      Lo dico da anni. Contro la juv, tutti dovrebbe far giocare la propria gloriosa primavera. E ci vorrebbe un premio per la seconda classificata in campionato.

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  3. G K 72 - 8 mesi fa

    Il sistema è drogato,in Italia ancora di più fatto di regole che vengono però usate dai soliti noti a loro piacere.

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  4. apuano - 8 mesi fa

    Toro Parma 0 a 3 gicatela.hwanka tanka

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  5. André - 8 mesi fa

    Ormai si ripetono sempre le stesse cose, che invece di cambiare peggiorano.
    L’arrivo di Ronaldo non doveva salvare il calcio italiano per alcuni giornalisti?
    Il nostro campionato é come il wrestling: finto. A scuola negli anni ’80/’90 cominciavano a girare le figurine di ‘sti tipi strani in slip. Io preferivo i mezzi busti (Rizzitelli, Abedi Pelé, per esempio). Adesso son tornati di moda gli slip: son calciatori al mare in dicembre, e se va bene c’é la top-moglie per un selfie (non per la vita). Figuriamoci “la maglia”! Sostituita con tatuaggi che mostrano la carenza di carattere ed il cattivo gusto nel disegno. Scusate mi sono un pò perso nelle subordinate ma ci tenevo a scrivere per condividere un pò d’acido biliare.
    I tempi cambiano in peggio.
    Forza Toro!

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  6. apuano - 8 mesi fa

    non ho letto tutto ma e’ ormai ovvio che si cerca di fare un campionato europeo con poche squadre che si dividono i ricavi.si comincia a far vincere nei campionati nazionali le solite note .la crisi della nostra serie c e’ l’esempio di dove si vuole arrivare inserendo le varie Under e cancellando societa’ storiche per i livelli inferiori.il calcio e’ diventato peggio di un mercato dove ogni arrivista e presunto salvatore o mago cerca di fare denaro o non so cosa vedi il caso seleko pro vercelli o per scendere di livello il caso massese.i soldi finiscono a poche societa’ tutto il resto e giungla.la serie c di oggi a livello calcistico non competerebbe con un eccellenza della fine anni novanta.la non ecqua distribuizione del denaro e’ il male del calcio italiano ed e’ il motivo per cui non riusciamo ad avere una nazionale forte.lo stesso discorso vale per ogni altra attivita’ lavorativa nel nostro paese.Siamo un popolo di depressi fisicamente e moralmente paghiamo bollette e basta.sperano di tirarci su di morale con le vittorie della juve o della ferrari ma poi i loro piani si guastano con i tuffi di bonucci e chiellini che fatti in Italia avrebbero preso il massimo dei voti(mi tengo il mio CAPITANO andrea e Zaza ricordando il fottuto derby).Alla fine penso che il calcio rimane uno sport bellissimo e spero che le qualita’ morali vere(non style juve)vengano fuori ….io ho fiducia nel TORO e nel simbolo che rappresenta.ho fiducia nella nostra storia….sono orgoglioso di tutte le lacrime versate….e non vorrei mai vincere in italia o essere in europa come loro.basta fare un paragone tra la curva granata del San Mames e la loro curva a Madrid.non so’ che altro dire buona notte fratelli granata e sopratutto ai non torinesi.

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  7. Esempretoro - 8 mesi fa

    Riprendo il dato che fornisce steacs@ qui sotto (-10%) aggiungendo che esso corrisponde ad una perdita di capitalizzazione di 140mln…
    Ormai è gramigna che infesta i campi, frana che distrugge ogni cosa, peste che infetta la storia e soffoca passioni e bellezza. La convinzione che la vera essenza del calcio sia persa è assoluta e angosciante. Faccio notare (ogni tanto lo scrivo) le valutazioni che alcuni atleti provenienti da quel pianeta di sterco sfiori o l’assurdo. Mezzi giocatori valutati 15/20 mln, plusvalenze enormi attribuite a caso….certo che è sospetto che i vigilanti si voltino, per di più nella stessa federazione che radia una squadra perché ha offeso il “movimento” perdendo 0-20 in 7 contro 11 con un massaggiatore e 6 pivelli. Ma questi dov’erano la Domenica prima e ancora la precedente?
    In un Paese nel quale esistono 2 realtà come queste che credibilità possono avere gli organi di controllo? Certo quella necessaria ai bulimici di Venaria, per il resto non c’è molto, praticamente nulla.
    Grazie quindi 2 volte ai Colchoneros,che non si sono fatti dire “lei non sa chi sono io” ma hanno lottato per sottolineare chi erano loro.
    Anch’io come i lecchini di SKY ho fatto partire il timer, ma sperando che i “materassai” finiscano ciò che è stato mirabilmente iniziato al Wanda.

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    1. apuano - 8 mesi fa

      Il noi abbiamo le palle e’ stata la goduria massima e anche noi granata le abbiamo.non e’ stato un gesto maleducato.il gesto del cholo e’ stato un gesto genuino di uno che conosce l’italia puo’ essere interpretato anche in un modo volgare ma il senso e’ il solito.maleducati sono tutti gli organi che vigilano sul calcio e ogni domenica si inventano regole nuove con il var in italia abbiamo raggiunto livelli assurdi.se craxi e moggi hanno fatto scuola nel calcio e nella vita cio’ che ci aspetta e’ nulla.scoperto l’inganno fatta la nuova regola per depredare soggiogare e poi fare figure di merda .STYLE JUVE STYLE ITALIA.bonucci e chiellini la mafia in TV.

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  8. user-14058632 - 8 mesi fa

    E andiamo, un altro gol per Niang in Europa! Continua così che stai andando bene…!!
    (scusate so che non c’entra con il post ma era urgente)

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  9. steacs - 8 mesi fa

    “il titolo ha segnato un calo del 13% a 1,25 euro per poi assestarsi attorno al -10 per cento.” (Il Sole 24 ore del 21 febbraio 2019)

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    1. turin - 8 mesi fa

      “intanto il club emette il bond e aumenta i debiti. alla borsa piace: le azioni ieri sono salite del 2,37%”(gianni dragoni-sole24ore-13 febbraio 2019). Il giorno delle collocazioni le azioni sono salite come evidenziato nell’articolo; dopo il risultato con l’atletico sono scese, come ricorda steacs. weatherill, se si legge attentamente tutto il periodo, sottilmente invita a pensare che se qualcuno tra la collocazione dei bond e gli ottavi di finale di madrid voleva speculare, lo ha fatto. saluti

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      1. apuano - 8 mesi fa

        farete la fine della speculazione edilizia del 2007 2008.i vostri bond sono basati sul nulla.a presto .

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        1. apuano - 8 mesi fa

          la vostra collocazione in borsa e’ l esempio di cio’ che dicevo e sara’ il pugnale che trafiggera’ il vostro cuore.la storia e’ ciclica.

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