Stadio di proprietà: per fare cosa?

Stadio di proprietà: per fare cosa?

Loquor / Torna l’appuntamento con la rubrica di Anthony Weatherill: “Sembra quasi che la causa principale di essersi ridotti, in Italia, a retrovia economica del calcio continentale sia proprio il giocare in stadi presi a nolo”

di Anthony Weatherill

“Il futuro dipende da ciò che si fa oggi”

Mahatma Gandhi

 

La Fiorentina è passata in mani americane e, ho appreso da fonti attendibili, anche il Genoa finirà a breve nelle mani di un fondo a stelle a strisce. Inoltre da qualche tempo sono sempre più pressanti le voci di una volontà di Aurelio De Laurentis di cedere il Napoli, sempre ad un fondo straniero. Siamo di fronte ad una definitiva fuga dell’imprenditoria italiana dalla Serie A, e ad un’ennesima presa di pezzi di valore economico/industriale dell’Italia. Il dettaglio che risalta, e in modo abbastanza chiaro, è che non ci si trova di fronte a soggetti economici stranieri di prima grandezza, ma piuttosto a imprenditori e fondi di investimento di media importanza(tanto per capire gli ordini di grandezza: il fondo Elliot, padrone del Milan, gestisce asset per 34 miliardi di dollari, mentre un fondo come Blackrock ha 6000 miliardi di dollari di patrimonio). Se si avesse il tempo e la pazienza per analizzare le storie dei nuovi padroni del calcio italiano, ci si accorgerebbe in modo chiaro come si è alla presenza di chi ha l’abitudine a speculare in mercati in difficoltà e deboli a livello strutturale. Lascio ai lettori il provare ad immaginare in che modo e per quali ragioni queste realtà economiche abbiano deciso di mettere gli occhi sul calcio italiano.

Urbano Cairo e il debito, parte 2

“L’Italia è in grave crisi di sistema, non solo economico produttivo, ma anche sociale e culturale”, ha lamentato nei giorni scorsi il filosofo Massimo Cacciari, denunciando con vigore la totale mancanza, dal 1989 in poi, di una qualsiasi visione della classe dirigente italiana, nella quale il filosofo veneto ha ascritto anche gli intellettuali, per il futuro dell’Italia. Se non si decide di intervenire, ha proseguito Cacciari, il declino presto assumerà il carattere dell’inarrestabile. “Primum vivere deinde philosophari”(prima si pensi a vivere, poi a fare della filosofia) potrebbe rispondere qualcuno a Cacciari, sottolineando come la battaglia delle idee, in una situazione di emergenza economica e sociale, sia del tutto inutile, se non addirittura dannosa.  Precedenza al pensare alla soddisfazione dei primari bisogni materiali, se si tratta delle famiglie, o precedenza alla prossima campagna acquisti, se si tratta dei tifosi. Non si può chiedere, secondo questo qualcuno, alle persone di focalizzarsi sulla visione d’insieme, quando si fatica terribilmente sulle questioni personali. Quindi a nessuno preoccupa se presto, del salotto buono della classe imprenditoriale italiana, rimarrà solo Urbano Cairo(a proposito: presto sarà necessario proteggerlo come i panda in via d’estinzione). Meglio focalizzare i nostri pensieri sulla costruzione(assai necessaria, per carità) degli stadi di proprietà per tutti i principali club italiani, e possibilmente anche per quelli della Serie B. In questi ultimi anni si sono scritti fiumi d’inchiostro su come il gap della Serie A rispetto alla Premier o alla Liga dipenda soprattutto dall’importante anello mancante dello stadio di proprietà.

I tifosi che vogliono lo Sceicco

Sembra quasi che la causa principale di essersi ridotti, in Italia, a retrovia economica del calcio continentale sia proprio il giocare in stadi presi a nolo. E la prosa di questi giornalisti descrittori entusiasti delle proprietà benefiche di uno stadio detenuto come patrimonio di una società appare così convincente e persuasiva, nell’aver risolto nella magica sintesi “costruiamo di corsa uno stadio nostro” il desiderio di trovare la panacea di tutti i mali che attanagliano il calcio. Al Milan che non riesce ad avere risultati degni della sua storia, altri fiumi d’inchiostro sono stati dedicati. Ricordo che quando Paolo Maldini, in pieno caos societario e di risultati sportivi, fu assunto come dirigente della società rossonera, questi fiumi d’inchiostro declinarono verso un unico estuario: il Milan ai milanisti! Questo declinare, a me personalmente, mi ha ricordato un’espressione utilizzata nel “Don Chisciotte”, e precisamente nel “dialogo tra Babieca e Ronzinante”. Il cavallo eroico e magnifico del Cid Campeador osserva: “sei metafisico”. E Ronzinante, l’ossuto cavallo di Don Chisciotte, risponde: “no, è che non mangio”.

Il senso delle cose. Anche nel calcio

Ecco, la realtà spesso è il risultato di come la si guarda. Ed è quasi banale affermarlo. Nel mio guardare, probabilmente molto limitato, quel “Milan ai milanisti” aveva tutti i caratteri del cavallo del Cid Campeador, che rimanda alla speculazione metafisica tutti i problemi evidenti del povero Ronzinante. Il quale se oggi fosse qui ad osservare il calcio italiano, probabilmente formulerebbe una semplice e pragmatica domanda: costruire uno stadio di proprietà per farne cosa? Badate, a tale domanda non si può dare una superficiale risposta, dettata dall’istinto, dall’indignazione e dal facile entusiasmo. Forse sarebbe opportuno provare a darsi una qualche spiegazione sul perché imprenditori abili e ricchi come i Della Valle, si stiano dando alla fuga dalla Fiorentina.

Abbiate cura dell’entusiasmo

Potrebbe succedere, nel tentativo di spiegare ciò, di scoprire delle analogie con Inghilterra e Francia, dove la fuga dei ricchi imprenditori dal calcio è cominciata ancora prima che in Italia. A vederla dal mio punto di osservazione il calcio europeo, una sorta di via di mezzo tra la metafisica e la rappresentazione culturale, è finito nelle mani di cinesi, americani e arabi. Cioè è finito nelle mani di coloro che hanno ancora una loro visione del mondo e vogliono cercare di imporla. E a loro, come è del tutto evidente, abbiamo abdicato ogni nostra idealità sportiva ed identitaria. Noi europei ci siamo rinchiusi nel fortino dei nostri piccoli interessi individuali, alzando un ponte levatoio fra noi e il senso che ogni vita dovrebbe avere.

La fronda contro la Superlega e le buone notizie

Ecco perché un giorno abbiamo pensato come affidare tutti i nostri orizzonti progettuali e culturali ad una moneta senza padre e madre, l’euro, potesse essere inopinatamente una buona e grande idea. La classe dirigente europea prefigurò l’euro come il mezzo ideale per costringere le genti del Vecchio Continente a trovare un’idea e uno scopo comune. Ed esattamente come ora la vulgata del giornalismo e della classe dirigente sportiva vede lo stadio di proprietà come la risoluzione alle evidenti problematiche stringenti del calcio contemporaneo, ieri la classe dirigente europea vide nella moneta lo strumento possibile per costringere i popoli europei a “fare” insieme. Già, ma per fare cosa? Se qualcuno pensa che qualche attività commerciale(ristoranti,bar, rivendite di merchandising, ecc…) siano la via per aumentare il fatturato necessario per allestire una grande squadra, allora sta cadendo nella stessa trappola di chi ritenne l’euro il cammello che sarebbe finalmente riuscito ad entrare nella cruna dell’ago delle differenze europee, amalgamandole. I club inglesi da sempre hanno i loro stadi di proprietà, ma non è da sempre che il calcio inglese ha la predominanza economica detenuta oggi sulle altre leghe.

Venti di battaglia nel calcio

Qualcuno davvero ritiene che un eventuale Ponte sullo Stretto di Messina sarebbe importante solo per attraversare una striscia d’acqua? Chi ritiene il ponte sullo stretto un semplice banale calcolo di costi e ricavi economici, nulla ha compreso dell’esistere. Quindi forse, prima di fare a prescindere, bisognerebbe pensare. E pensando si potrebbe scorgere che le tre uniche grandi realtà sportive continentali non finite in mano arabe, cinesi o americane sono quelle dove i tifosi sono azionisti e soci del club di riferimento. Stiamo parlando di Real Madrid, Barcellona e Bayern di Monaco. Nella totale resa incondizionata della ricca classe imprenditoriale europea, solo i club in mano ai tifosi hanno resistito allo tsunami “cinoamericano arabo” abbattutesi sulle nostre povere teste di europei.

Se un Papa parla di calcio

La storia di questi tre grandi club sta lì a dimostrare l’importanza primaria di come si fanno le cose, ed ecco perché oggi questi sono stati in grado di salvare la propria identità e la propria indipendenza. La nostra classe imprenditoriale, scappando dal calcio, ha dimostrato, anche attraverso lo sport identitario per eccellenza, di non avere più una visione per il futuro di una società e di una cultura che pure li ha resi ricchi e abbondanti nei privilegi. Ha ceduto la nostra indipendenza culturale e la nostra capacità di inventare sogni al peggior offerente. Non sarà uno stadio di proprietà messo su senza un’idea di futuro, a salvarci dalla nostra condizione di nuovi “Ronzinanti” di don chisciottiana memoria. La classe dirigente italiana, in primo luogo quella politica, dovrebbe imparare una salvifica lezione dall’emozione popolare vissuta a Torino e a Roma per gli addii di Daniele De Rossi ed Emiliano Moretti. In quelle emozioni provate dalla gente semplice, si possono trovare tutte le idee e le spiegazioni per il mondo del futuro. Sempre se ci teniamo a questo futuro. Per quanto mi riguarda quelle splendide manifestazioni d’amore dei tifosi granata e giallorossi, mi hanno ricordato una vecchia fotografia di David Beckam intento nel classico movimento preparatorio ad uno dei suoi “cross” leggendari. Sullo sfondo della foto, una marea di tifosi vestiti di “Rosso United” ad osservare rapiti quel gesto tecnico, che rimarrà per sempre stampato nella loro memoria. La memoria… i miei sogni, i vostri sogni, i sogni di chi verrà. Che meraviglia.

Di Anthony Weatherill
(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. Lentini - 3 mesi fa

    non si capisce niente. articolo confusionario, inutile.

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  2. One plastic - 3 mesi fa

    difficile sostenere che il primo editore italiano, che fa della comunicazione il suo business principale, non si gioverebbe della proprietà di una struttura simile in tema di sfruttamento degli spazi e della loro visibilità mediatica, garantita magari dalla stabile partecipazione a tornei europei.
    per trovare i fondi basterebbe legarsi in maniera pluriennale ad uno sponsor, penso alla suzuki per esempio garantendogli la denominazione dello stadio, come fatto dal cesso costruito dai gobbi .
    questi ultimi hanno dimostrato come la proprietà a bilancio di una struttura simile abbia significato dopo le loro vicende giudiziarie.
    avete mai visto il mapei stadium ? spiega come può rendere al massimo un impianto di una società che ha al massimo 5000 spettatori.
    pur non condividendolo, mi complimento comunque per il livello dell’articolo e della discussione.

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  3. Giancarlo - 3 mesi fa

    E’ un articolo di estremo interesse, sul quale si può essere d’accordo o meno, ma che sollecita riflessioni improrogabili, quali riconosciute dagli amici che mi hanno preceduto nei commenti. Il problema sta nella evoluzione del tessuto sociale ed economico, piuttosto che nell’interesse di una classe “padrona” verso il calcio. Molti di costoro gli si erano avvicinati per puro spirito di classe e parecchi ci hanno rimesso le loro fortune, altri, stanchi di rimetterci denari, hanno abbandonato la mischia.
    Cairo, secondo me, ha avuto un approccio nuovo, non subito capito, ma estremamente efficace: ha investito in un’azienda che doveva rivelarsi indipendente economicamente, pure se non estremamente reddituale, utile, anzi, indispensabile alle promozioni del suo gruppo sul mercato. Spero ci sia anche il cuore, ma senza risultati sportivi il fine non verrà raggiunto, perciò un pò di speranza per il futuro possiamo coltivarla.
    Il panorama dell’economia nazionale è estremamente povero. L’Italia sta per essere venduta al primo offerente, pochissime imprese medio grandi sono ormai italiane e ciò si è verificato anche nel calcio. Spazio dunque ad avventurieri di qualsiasi tipo che si spacciano per miliardari americani, arabi, cinesi o russi. Qualcuno ha già dato, se ne è tornato a casa, lasciando delusioni, rimpianti e lacrime. Altri sono sull’uscio. Morale. povera Italia, povera Europa, grazie Cairo.

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  4. cervix - 3 mesi fa

    Concentriamoci su DS e squadra. Per lo stadio c’è tempo.

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  5. robertozanabon_821 - 3 mesi fa

    Bravo Anthony. Ottimi spunti di riflessione. La nostra “identità” deve rifuggire dall’idea imperante di un Calcio globalizzato e appiattito su logiche “mercantili”. La nostra Leggenda è nata dalle emozioni. Riprendiamoci “l’unicità” della nostra Storia e difendiamola con orgoglio. Preferisco il profumo delle nostre trattorie che il discutibile aroma di troppe cucine multietniche. E un buon bicchiere di Barbera. Salute a tutti e Forza Toro.

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  6. dattero - 3 mesi fa

    avete scritto in molti cose interessanti e raziocinanti.
    aggiungo solo una cosa,in famiglia il babbo lavoro’con Olivetti Adriano ed il nonno materno con l’ing Dupre’,figlio del fondatore Michelin.
    industriali,con sogno e visione,ora arricchiti avidi con al max il scioggnooo alla briatore,volutamente minuscolo,ed i risultati si vedono

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  7. bergen - 3 mesi fa

    Caro Weatherill mi spiace contraddirla, dopo la solita premessa che mi piace (e molto) quel che scrive e che sono orgoglioso del livello della discussione granata.

    Il riferimento all’azionariato popolare é utile perché rappresenta un modello in cui si fondono (o cercano di farlo) economia e cultura, finanza e cuore.
    Inoltre sono d’accordo con lei che questa fusione ha il pregio di sottrarre l’industria (minuscolo) del calcio a logiche esclusivamente di mercato, finendo poi per farne beneficiare anche a queste ultime.

    Il motivo della fuga dell’imprenditoria “nostrana” dal calcio é però un altro a mio parere; é più un’estromissione che una rinuncia.

    Nella totale assenza di visione e aggiungerei di regole certe (vedi FFP) e con una sostanziale debolezza (ad essere magnanimi) delle istituzioni, il calcio diciamo europeo, quello delle 55 federazioni, si é trasformato in una industria fallimentare, con poche ma doverose eccezioni.

    Le eccezioni viziose sono quelle di cui ha scritto lei varie volte, delle proprietà (più o meno certe) russo-arabo-cinesi a caccia di storia e identità da pagare a qualsiasi prezzo, che rimuovono ogni resistenza con fiumi di denaro.

    Quelle virtuose sono quelle che hanno potuto (perché dotate di una base consolidata) e saputo (perché attente ai cambiamenti) perseguire un nuovo modello di business.

    Per avere un indizio su chi sono si può leggere il Deloitte Football Money League report, per realizzare che la leva della crescita é rappresentata esclusivamente dalla diversificazione dei ricavi, dalla riduzione della dipendenza dai diritti televisivi.
    Che questi ricavi derivino dallo stadio, dal merchandising, dalla pubblicità, dalle affiliazioni, dalle scuole calcio, dai prestiti dei giocatori non ha importanza e c’é spazio per soluzioni e prospettive variegata.

    E’ un quadro però in cui l’imprenditoria indigena risulta completamente estranea, anacronistica, culturalmente distante, incapace di mettersi in gioco e soprattutto con un incolmabile gap.

    Un esempio?
    Basta confrontare l’Arsenal (di Gazidis) con il Milan.
    Il primo ha un fatturato di quasi mezzo miliardo di Euro, in cui solo 200 milioni vengono dai diritti televisivi mentre oltre 100 milioni derivano dagli incassi delle gare in uno stadio di proprietà che ha una percentuale di utilizzo del 99%. La posizione finanziaria netta é positiva.
    Il secondo fatica a raggiungere i 200 milioni di fatturato complessivo, oltre la metà derivano dai diritti tv, ha perso 400 milioni di Euro negli ultimi 4 anni per un carico di costi fissi insostenibile. E’ tecnicamente fallito a causa dei debiti ed é divenuto proprietà del suo principale creditore.

    L’azionariato popolare é un di più, che aggiunge un elemento di solidità, di collante sociale, della corporate social responsibility e che a mio avviso nel Toro sarebbe ideale proprio per il radicamento culturale e popolare che ha.

    Ma il modello di business da poter perseguire esiste comunque.
    E’ la classe dirigente a essere tristemente inadeguata.

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  8. robert - 3 mesi fa

    Quest’anno c’è la riscossa dei filosofi che non avendo nulla da fare si mettono a scrivere libri o vanno in tutte le trasmissioni tv a dire stupidaggine con la convinzione che la loro opinione valga a peso d’oro.Questi personaggi che sono stati accantonati dalla società cercano in tutti i modi di riemergere facendosi passare come tuttologi o soloni o intellettuali con la speranza che qualcuno li apprezzi.Purtroppo non hanno ancora capito che le loro teorie filosofiche ormai inutili sono passate di moda da due secoli a scapito della tecnologia elettronica e nucleare.In questo articolo vedo il nome di Cacciari che mi impone di stendere un pietoso velo bianco.

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    1. ALESSANDRO 69 - 3 mesi fa

      Robert, non sei obbligato a leggere se non lo trovi interessante. Nessuno ti passerà per le armi per questo……

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  9. Ardi - 3 mesi fa

    La cultura europea è quella più antica e piena di valori. I burocrati europei hanno svenduto valori e aziende a cina usa e arabia, facendoci perdere la nostra millenaria identità in nome della globalizzazione dove noi tutti siamo diventati consumatori seriali

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  10. turin - 3 mesi fa

    quoto alessandro69 e seagul59. weatherill ha cercato di avvertire noi tifosi che un eventuale progetto di stadio di proprietà, per funzionare, ha bisogno di contenuti. e i contenuti di una squadra di calcio sono i tifosi. giusta la similitudine con l’euro, che avrebbe dovuto essere una moneta fatta per il popolo europeo e per unirlo, ma che in realtà i fatti stanno dicendo che è avvenuto esattamente il contrario. appunto perché è stata fatta una moneta priva di contenuti, diventata presto oggetto utile per la speculazione finanziaria a fini di dominio. Complimenti all’articolista che, ancora una volta, ha centrato il bersaglio. saluti

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  11. ALESSANDRO 69 - 3 mesi fa

    Secondo me ,pur nel rispetto totale dei commenti altrui, Seagull’59 è lunico che ha colto il vero senso dell’articolo di Antony Weatherill.
    Il calcio prima che di stadi è fatto dei propri tifosi. senza tifosi non ci sarebbe Stadio, non ci sarebbero procuratori ,presidenti, Calciatori professionisti ecc. ecc. e siccome tutti fanno i loro interessi ,l’unico modo per salvare gli interessi dei tifosi e che essi stessi diventino “Padroni” delle società per cui tifano…….

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    1. alrom4_8385196 - 3 mesi fa

      Giusto ,il calcio è / dovrebbe essere fatto dai tifosi prima che da uno stadio di proprietà . Puoi avere il miglior stadio tutto tuo ma se in campo ci mandi Ajeti , Amauri e Llarrondo non andrai molto lontano .

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  12. CUORE GRANATA 44 - 3 mesi fa

    Stadio di proprietà:utile\poco utile? Non penso sia una questione nell’Agenda di Cairo.Emblematico è il fatto che la Sede(biglietto da visita della Società) da 14 anni è ubicata in pochi mq. in locazione( Gli uffici della CC non sono la stessa cosa)Purtroppo,tramontata quella borghesia illuminata che nel xx secolo ha portato il ns. Paese ad essere tra i più industrializzati,oggi più che a fare impresa si guarda alla finanza.Nel calcio và anche detto che vari imprenditori italiani,non avendo la tempra di Eracle,hanno perso(stanno perdendo)la volontà di contrastare gli innnominabili, Idra parte di una potente holding che in più gode di “favori” di vario genere.Sarà Cairo il “baluardo dell’italianità”nel calcio? Vestirà i panni di un nuovo macchiavellico” Principe?”Grazie in ogni caso ad Anthony per i suoi sempre da me apprezzati articoli.FVCG!!!!

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  13. Seagull'59 - 3 mesi fa

    c’è un unico vero e profondo messaggio che colgo da questo sempre interessante e mai banale articolo di Antony:
    cari tifosi, il futuro della vostra squadra del cuore potrà realizzarsi solo e soltanto se sarete Voi parte e fondamento di esso, proprio come per Barcellona, Real Madrid e Bayern: AZIONARIATO POPOLARE!
    Presidenti, fondi comuni, società terze faranno solo e sempre i loro di interessi, com’è giusto che sia, visto che ci mettono i soldi!
    Lo stadio di proprietà diventa così una conseguenza: chi non desidera stare e vivere a casa sua? nel suo ambiente, coi suoi ricordi e i suoi cari?

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  14. PrivilegioGranata - 3 mesi fa

    Vanni Innav Vinna…
    restano Ninav Naniv Navin Nivan, che sembrano quattro dei nani de Lo Hobbit.
    Ma il migliore direi che è Nianv che ricorda molto da vicino un nostro, per fortuna, ex giocatore.

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    1. Vinna - 3 mesi fa

      Non sono ne Vanni, ne Innav, ne Naniv,ma tu chi sei Granata con in più il Privilegio?

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  15. Vinna - 3 mesi fa

    Articolo che sembra una frittura mista, si va da Don Chisciotte all’euro, dagli Arabi ai Cinesi, dal fondo Elliot al ponte sullo Stretto solo per giustificare Cairo che non ha nessuna intenzione di costruire lo stadio di proprietà, prima di tutto stadio di proprietà significa identità ed orgoglio, in secondo luogo risparmi a lungo termine, introiti, e autogestione del club magari debellando la mania della plusvalenza selvaggia che va tanto di moda,dare ai propri tifosi doverosi comfort fra i quali una visione degna da stadio di calcio è non come quella attuale e per dare alla squadra maggior calore, si prende ad esempio l’Udinese ma ci si dimentica che i risultati scadenti raccolti da quando hanno lo stadio di proprietà sono soprattutto dovuti ai Pozzo che hanno dirottato i loro interessi e i loro mezzi su altre due squadre (Watford e Granada).
    Non dimenticando che una società di calcio con stadio di proprietà aumenta di valore oltre che più appetibile commercialmente parlando, ultimo virgolettato su cinesi, arabi o americani che se seri e strutturalmente forti a me non fanno schifo, investono per interessi propri? Ma perché Cairo investi per far felici i tifosi?

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    1. barbutun - 3 mesi fa

      da una parte si accusa Cairo di non essere tifoso, di pensare solo a plusvalenze e affari suoi, e dall’altra si vogliono arabi, cinesi o americani…sicuramente gente innamorata della nostra storia, attenta ai valori culturali e soprattutto, disinteressata al business… ma per favore!!

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      1. Vinna - 3 mesi fa

        Appunto non tifoso per non tifoso preferisco il non tifoso meno micragnoso o ancora tu credi ancora alla storiella della mamma che chiede al figlio di salvare la squadra per cui tifa e il nostro eroe salva il Toro per accontentare la mamma?
        Ma chi è il tuo scrittore preferito Edmondo De Amicis?

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        1. barbutun - 3 mesi fa

          mai creduto a quella storiella certo, ma come puoi fidarti di più di un fondo di investimento? Chi sono? cosa vogliono? il bene della squadra e dei tifosi? Ma dai…guarda la Roma e il suo presidente americano: gli interessa più la squadra o il business immobiliare? O il mitico qatarino del PSG.. no grazie!!!

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    2. Granata - 3 mesi fa

      vanni, aggiornati, sei rimasto indietro. Il Granada non è più dei Pozzo, che lo hanno ceduto ai cinesi di Desports per 37 mln€ nel 2016!!!! così come le plusvalenze le fanno tutti nel mondo.

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      1. Vinna - 3 mesi fa

        Anche gli stadi di proprietà li fanno tutti.

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        1. Innav - 3 mesi fa

          Ma se manco una sede abbiamo. Il miglior Presidente di sempre è uscito dal container da poco. Io ce lo rimetterei con destino Burundi.

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          1. Luke90 - 3 mesi fa

            Non è il miglior presidente,,. Ho saputo che lascia l’acqua aperta quando si lava i denti (quando se lo ricorda), guida una macchina Diesel e non fa la differenziata..

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        2. Luke90 - 3 mesi fa

          Se intendi che tutti quelli che hanno uno stadio di proprietà, hanno una stadio di proprietà…. come darti torto. Se intendi che tutti hanno uno stadio di proprietà … noi non ce lo abbiamo … gli unici mi pare quindi … non sono tutti…

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  16. Tifoso Obiettivo - 3 mesi fa

    Wow.
    Rifugiarsi nella filosofia politica per giustificare il fatto che una società gloriosa ed identitaria come il Torino giochi in un cesso costruito per le olimpiadi per niente adatto al calcio, non l’avevo ancora visto.
    La differenza fondamentale tra Cairo e gente come Percassi e Giulini è che loro un minimo di bene alle loro squadre lo vogliono.
    Cairo invece è un mero industriale schiavo del guadagno e in questi 13 anni ormai credo che lo abbia dimostrato.
    Felice di essere smentito dai fatti; come uno stadio o un quinto posto o un top player vero, non zaza.
    Ma per ora purtroppo le cose stanno così. Ed è giusto dirlo

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    1. barbutun - 3 mesi fa

      e meno male che sei obiettivo…

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    2. PrivilegioGranata - 3 mesi fa

      Cairo non è un industriale.

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  17. user-14142151 - 3 mesi fa

    sono d’accordo, condivido le riflessioni di Anthony. bel pezzo

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  18. alrom4_8385196 - 3 mesi fa

    Ritengo che la necessità di uno stadio di proprietà per scalare le vette del calcio italiano ed europeo sia una bufala : se non erro l’Udinese possiede un proprio stadio ma non mi risulta che negli ultimi anni abbia fatto sfracelli . Le società di calcio possono vivere tranquille con amministrazioni oculate ed ambizioni proporzionate ai propri mezzi (vedi Toro) oppure mettere sul piatto montagne di denaro ,appoggi politici e mediatici di varia natura sperando di arrivare in vetta ma lo stadio di proprietà con ristoranti e shopping di magliette sono irrilevanti per giungere ai vertici.

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  19. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 mesi fa

    Concordo con le riflessioni di @Ness e purtroppo con Weatherhill quando parla di scomparsa di una visione del futuro da parte della nostra società in generale e italiana in particolare.
    Certo, in due righe si rischia di banalizzare il tutto mentre dilungandosi si esce dalla raison d’etre di questo forum che ci vuole essenzialmente tifosi del Toro e non filosofi , non sociologi, non esperti in economia sportiva.
    Mi limito a prendere atto di questo articolo, a formulare riflessioni personali e a chinare la testa sforzandomi di essere ottimista per il futuro, ma come si evince dal mio nick forse l’ottimismo non è nelle mie corde.

    Auguri a tutti noi e lunga vita al Toro

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  20. granatadellabassa - 3 mesi fa

    Stavolta non sono d’accordo con Anthony.

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  21. Toro71 - 3 mesi fa

    Sarà una semplice casualità, ma da quando le merde di Venaria hanno lo Stadio di proprietà, hanno vinto 8 scudetti consecutivi.
    Cairo faccia costruire uno Stadio da 40.000 posti con l’aiuto di uno sponsor che dia il nome all’impianto. Noi tifosi del Toro meritiamo un Tempio tutto nostro anche perché per noi è una fede tifare per i colori granata.
    Forza Toro.

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    1. alrom4_8385196 - 3 mesi fa

      Scusa ma lo sappiamo tutti come mai il Venaria vince così tanto in Italia e lo stadio di proprietà c’entra assai poco .Ad esempio dal 2008 in Italia è aumentato il consumo di spaghetti ed è crollato il potere d’acquisto dei salari :la povertà di molti italiani è colpa della pasta?

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    2. èunafede - 3 mesi fa

      Lo stadio poi dovremmo anche riempirlo, con una certa costanza. E comunque è corretta l’osservazione di Alrom; l’Udinese e peraltro neanche il Sassuolo mi sembra abbiano fatto sfracelli con lo stadio di proprietà. Sicuramente è un tassello ma potendo spendere dei soldi sinceramente mi porrei altre priorità.
      FVCG

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    3. barbutun - 3 mesi fa

      Oltre allo stadio hanno ottenuto il vero busisness: terreni a 300 € al mq su cui realizzare attività commerciali redditizie (cinema e supermercato) la clinica, il centro sportivo, ecc.
      la capienza dello stadio è poi volutamente sottostimata in modo da riempirlo sempre visto che i simpatizzanti del venaria arrivano da ogni dove (chissà perchè poi :-)))
      è a tutto questo che hanno mirato fin da subito, cioè quando il Delle Alpi venne costruito con la Grande Offesa da parte della Città e cioè non essere andati in ginocchio dal principe a dirgli come Fantozzi: prego “facci” lei

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    4. FORZA TORO - 3 mesi fa

      come lo riempiamo uno stadio da quarantamila posti,quante volte? Nemmeno poi fosse così facile costruirlo con i mille problemi che esistono

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  22. user-13967438 - 3 mesi fa

    La domanda è retorica solo all’apparenza.
    Per scoprirlo basta fare una semplice ipotesi: che potrebbe fare il Torino FC avendo in proprietà lo stadio attuale.
    Di per sè quello stadio vale meno di una banconota falsa… coi vincoli che ha sopra non può essere ristrutturato in modo decente e maggiormente fruibile, nessuno spazio per attività complementari commerciali o di intrattenimento che siano.
    Però, come giustamente osservato, potrebbe essere usato come cartolarizzazione… già… peccato che le spese di gestione e manutenzione ordinaria finiscano per pareggiare annualmente quella cifra.
    Uno stadio moderno deve essere concepito come una struttura dove la partita di calcio settimanale e/o infrasettimanale siano solo uno tra i tanti eventi per l’intero calendario settimanale.
    E qui entrano due ordini di problemi: il primo è che uno stadio vecchio per quanto ristrutturabile (e quello di Torino è tra i peggiori possibili a causa dei vincoli assurdamente stringenti per quattro gettate di cemento merdose degli anni ‘30) resta un prato con attorno qualche pezzo di cemento… non ci infili niente di più produttivo di un seggiolino; il secondo è socio-culturale, perché l’italiota ha la cognizione dello stadio come luogo aggregativo solo per il tempo libero (ad esempio mi è capitato in Germania di andare a dei convegni che erano in sale polifunzionali annesse a uno stadio, comodissime soprattutto per la modularità; ricordo che c’erano almeno 6 convegni diversi quel giorno, se non di più) e forse tra 1.500 anni si può pensare che 1 italiota su 100 concepisca lo stadio come luogo aggregativo di lavoro.

    Papillon

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  23. NEss - 3 mesi fa

    Articolo interessante, che pero’ cade nell’errore che inizialmente attribuisce ad altri.

    D’accordissimo con la questione stadio. Va tanto di moda, ma se fosse un guadagno sicuro tutti lo avrebbero gia’ fatto, specie coi bassissimi tassi di interesse degli anni recenti.

    Molto semplicistica, invece, la critica all’Euro. Non e’ perfetto, per carita’, ma avere un unico mercato, libero movimento di merci e persone, un unico sistema regolatorio etc ha portato vantaggi a tutti noi. Essere protetti da una moneta forte usata da 300 milioni di persone, con il secondo mercato mondiale dopo la Cina (se non erro) e’ un bene, non un male. In passato la lira ha subito pesanti speculazioni e “attacchi finanziari” perche’ piccola e debole. Problemi che ci portiamo dietro ancora oggi per via del debito diventato pesantissimo con i crescenti tassi di interesse. Niente del genere potrebbe succedere con l’Euro.
    La crisi degli ultimi anni e’ finanziaria, non economica. In nome del capitalismo piu’ spinto (prendiamo sempre il peggio dagli usa) la politica ha permesso “ai ricchi” di fare tutto e di piu’. Non solo, ma quando le cose sono andate male molti si sono rifugiati nel famigerato “rendere le perdite pubbliche, privatizzare i guadagni”.
    Quando la pizza e’ passata da 5 mila lire a 5 euro (mentre i salari andavano a 2.5euro) non era colpa dell’Euro; era colpa degli approfittatori e di politica e pubblico che glielo hanno lasciato fare. Qualcuno forse ricordera’ gli avvisi a non lasciarsi fregare perche’ il cambio esatto era 1927 e non 2000lire… quando invece hanno lasciato che 1E equivalesse a 1000 lire!

    Se la generazione attuale e’, per la prima volta nella storia recente, piu’ povera della precedente non e’ colpa dell’Euro. E’ colpa della politica che non solo permette di aumentare la forbice tra poveri e ricchi ma addirittura ne favorisce l’aumento.
    E poi i poveri invece di andare a riprendersi i soldi dai ricchi non fanno altro che azzuffarsi tra di loro per un pezzo di pane.

    Per tornare al calcio, io sono piu’ che favorevole alla visione di “azionariato popolare” supportata da Weatherhill.
    Pero’ e’ molto limitativo scrivere che Barcellona e Real stanno bene grazie all’azionariato solo perche’ si vuole mettere in buona luce tale politica.
    Le squadre succitate hanno avuto la grossa fortuna di essere vincenti quando gli introiti (televisivi) della Champions League sono cresciuti esponenzialmente. Una volta arricchitisi e’ poi diventato molto facile diventare ancora piu’ solidi e ricchi (guardate la classifica del campionato svizzero da quando il Basilea ha iniziato ad avere i soldi della champions, per esempio). La stessa politica “mondiale” a cui accennavo prima, che non solo permette ma addirittura aiuta i ricchi ad essere sempre piu’ ricchi.
    Se gli introiti della champions fossero esplosi 10 anni prima invece di Real, Barcellona e Bayern parleremmo oggi di Milan, Juve e Inter, squadre che nulla hanno a che spartire con l’azionariato popolare.

    E’ una situazione simile a quella capitata (in piccolo) al Torino. Quando gli introiti tv della serie A sono aumentati il torino si trovava in B, non ne ha potuto approfittare ed e’ conseguentemente rimasto indietro. Si guardi la differenza della condizione del Toro 8 anni fa ed oggi, eppure Cairo immette molto meno denare oggi che 10 anni fa.

    Scusate la lunghezza

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    1. èunafede - 3 mesi fa

      Sulla bontà dell’euro, ma soprattutto sulla bontà di chi detta le regole in materia di finanza lassù a Bruxelles potremmo chiedere alla Grecia. Una loro debolezza e inefficienza strutturale (perchè questo è palese) è stata trasformata in un disastro di proporzioni colossali, salvo poi incassare, a disastro ultimato, le scuse dei loro affamatori, che hanno ammesso di aver esagerato…tanto chi se ne fotte dei poveracci che hanno perso tutto. Il discorso sarebbe lungo; non deploriamo l’introduzione dell’euro ma non incensiamolo neanche perchè a fronte di una idea corretta – forse (l’unione a tutti i costi senza un adeguato intervento sulla cultura e sui principi è sempre stata foriera di problematiche) è sulla base dell’applicazione concreta di questa idea che vanno formulati i giudizi. Mi scuso per essere andato completamente fuori tema rispetto alla discussione.

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  24. Bilancio - 3 mesi fa

    Un finanziere saprebbe la risposta.
    Prendiamo ad esempio le banche o le societa finanziarie. Nei bilanci hanno attivita e passivita. Queste risultano alla fine sempre in pareggio. Nelle attivita vengono inseriti anche i beni immobili. In base alle regole bancarie, il patrimonio e’ la base su cui viene calcolato la quantita di crediti/finanziamenti che quella banca o finanziaria puo erogare.
    Diciamo che una societa metta a bilancio un totale di 100 milioni in beni immobili, il moltiplicatore finanziario consente a quella istituzione di erogare fino a 10 volte il valore che ha nelle attivita. Da qui nasce il problema che che la finanza ha superato di 8/10 volte l industria cioe la montagna di denaro circolante e’ superiore di dieci volte tutta la produzione industriale mondiale (e’ una bolla finanziaria)
    Se non ci credete cercate: riserva frazionaria e moltiplicatore finanziario.
    Ora domandatevi: il bayern munich ha lo stadio di proprieta? Come fa ad avere anche i sportelli bancomat a marienplatz?

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    1. Bilancio - 3 mesi fa

      Riassumendo: si autofinanziano. Cosa pensate che sia l exor, un gruppo di buontemponi che giocano a scacchi a zurigo?
      Perche le assicurazioni aprono le proprie banche?
      Perche le case automobilistiche hanno le finanziarie interne che finanziano l acquisto dell auto.
      Finche una casa non e’ pagata…l ipoteca resta alla banca vero? E quell ipoteca dove viene inserita? Nel patrimonio della banca, nelle attivita, bilancia l erogazione del prestito, MA per il fatto di essere un bene per la banca da ad essa la possibilita di erogare ulteriori crediti!!!
      Ogni imprenditore nel calcio ha cercato di chiedere l autorizzazione per costruirsi lo stadio, ma la burocrazia italiana li ha fatti desistere, e mollano l osso.
      In europa invece i colossi calcistici sono societa che sanno di finanza e diventeranno sempre piu grossi.
      Intanto, due giorni fa un altra eccellenza italiana nei formaggi doc e’ stata comprata dalla lactalis francese. Quindi il cacciari, seppure non lo possa vedere, in questo caso ha ragione da vendere.
      Manca una classe dirigente lungi mirante, che conosca le regole del gioco e che giochi a favore dell Italia e che non si svenda anche le mutande. Tra parentesi, il nostro amico gentiloni non sapeva cos altro vendere ai francesi cosi gli ha venduto miglia e miglia di acque marine italiane!!!

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  25. user-13963758 - 3 mesi fa

    nun c’ho capito n’ kzz. ma a parte questo, a me sto stadio di proprietà ha rotto i maroni

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    1. TOROSEMPRE - 3 mesi fa

      Grande

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  26. Diego Madrid - 3 mesi fa

    Scrivo questo post in 1 minuto perché me ne vado a dormire,leggo weaterhill da mesi, è bestiale, non cicca una virgola, ora io mi domando, per scrivere quest’ultimo articolo, ci vorrebbero settimane,i Dati su Elliot e blackr

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  27. ProfondoGranata - 3 mesi fa

    Bella dissertazione, ma quindi lo stadio di proprietà può essere davvero un modo per far crescere la società oppure rischia solo di essere un investimento economico fine a se stesso?! L’articolo non lo chiarisce…

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    1. Granata in America - 3 mesi fa

      Infatti Weatherill fa un po’ un minestrone di concetti. Alla fine secondo me dice che e’ lo stadio di proprietà e’ necessario ma non sufficiente. Il resto, lo deve fare una visione del futuro e questa visione non si può semplicemente basare su concetti finanziari ma deve anche basarsi sulle emozioni della gente che segue la propria squadra con passione.

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  28. andrea.granata - 3 mesi fa

    Avere uno stadio di proprietà. Per farne cosa?
    E aggiungo io: vincere la champions. Per farne cosa? e vincere lo scudetto. Per farne cosa? e avere Cairo presidente. Per farne cosa? o avere un cinese come presidente.. per farne cosa?
    A chi cambia la vita se il Toro vince la champions o lo scudetto o se un presidente è italiano o giapponese??
    La risposta è a nessuno!! Chi è tifoso tifa la squadra del cuore punto e basta, che ci sia ronaldo, cairo, belotti, caputo, marazzina o moggi.. il tifoso tifa e basta, se si vince si è contenti, se si perde ci si incaxxa.. tutto il resto non conta niente. Se ci dovessimo mettere a guardare tutto quello che c’è dietro il calcio non lo guarderebbe piu nessuno, i soldi.. la politica.. la mafia.. il calcioscommesse.. il doping.. e queste cose le sappiamo tutti, ma ognuno di noi ha bisogno di uno svago, di credere in qualcosa.. essere spensierati è essere tifosi, ci si rifugia in un mondo che ti allontana dai pensieri veri, dai problemi di arrivare a fine mese.. stasera è il mercoledì di coppa, pina butta la pasta !!! questa è la realtà, e chi spinge i bottoni e decide tutto questo lo sa bene.

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  29. Tarzan - 3 mesi fa

    Articolo bellissimo. Complimenti

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  30. GlennGould - 3 mesi fa

    Errata corrige. Articolo illuminante.

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  31. GlennGould - 3 mesi fa

    Post illuminante.

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  32. tric - 3 mesi fa

    Pistolotto sproloquiante.

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    1. rogozin - 3 mesi fa

      In due parole, perché probabilmente è la quantità bastevole per farlo, lei ha detto tutto di se.

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