Urbano Cairo e il debito

Urbano Cairo e il debito

Loquor / “Ecco perché l’elogio di un bilancio senza debiti risuona, soprattutto nella gestione di una società sportiva, come una resa senza condizioni”

di Anthony Weatherill
cairo

“Il debito pubblico è abbastanza

grande da badare a se stesso”

Ronald Reagan

Stiamo vivendo, in Europa, un’epoca germano-centrica, ed è forse per questo che mai come in questi anni il concetto di “debito” viene percepito come una colpa dalla quale bisogna assolutamente redimersi. Questo perché, forse, nella lingua tedesca “debito” e “colpa” sono sinonimi e si esprimono con il vocabolo “schuld”. Si sa come il comune sentire, influenzato fortemente dall’uso della lingua parlata, sia la genesi più importante di ogni mutamento culturale e antropologico.

Il debito vissuto come una colpa ha fatto la sua irruzione anche nel mondo del calcio, creando nuovi miti e nuove leggende, specie nel cosiddetto “Fairplay Finanziario” puntualmente aggirato da quasi tutti i club ricchi. Si assistono, nei vari bar dello sport sparsi nel continente europeo, ad edotte conversazioni tra tifosi su plusvalenze, ricavi, utili, ammortamenti e quant’altro.

L’irruzione della finanza nel calcio ha fatto uscire il John Maynard Keynes situato in noi, dividendo il mondo in chi insegue il sogno di una gestione finanziaria dei club di calcio priva di debiti e in chi, pervicacemente, ricaccia il John Maynard Keynes in qualche anfratto della nostra fragile psiche da tifosi e vuole, sostanzialmente, vincere fregandosene dei “pagherò”. A quest’ultima categoria probabilmente apparteneva Franco Sensi, indimenticato presidente della Roma, che sull’altare della sua passione per il calcio ha praticamente distrutto uno dei patrimoni familiari più ingenti d’Italia, con gli eredi costretti dagli eventi a consegnare armi e bagagli, Roma compresa, ad Unicredit. Alla prima categoria, invece, appartiene di buon diritto Urbano Cairo, che non perde occasione di ribadire, insieme al suo collega Aurelio De Laurentis, la verginità dei libri contabili del suo Torino rispetto ai debiti, totalmente assenti verso le banche. In quest’era prussiana di ferro i comportamenti alla Urbano Cairo sono additati come buon esempio in ogni pubblica piazza, e forse qualcuno, angosciato dai giornali e dai tedeschi ammonitori ad ogni piè sospinto dell’immoralità del debito pubblico italiano, ha finito sul serio per credere il debito come il nemico pubblico numero 1 di ogni intrapresa. Dimenticandosi che forse dovrebbe essere il concetto di “interesse” a dover essere stigmatizzato, specie quando assume il volto di un famelico moltiplicatore di denaro da rifondere al creditore.

Yannis Varoufakis, ex ministro delle finanze della povera Grecia, si è divertito (si fa per dire) qualche anno fa, in una sua pubblicazione, a giocare anche lui su dei concetti linguistici, questa volta greci. “In greco – scrive Varoufakis – “toketos” (parto) e “tokos” (interesse) hanno la stessa etimologia. Per secoli la fede cristiana e quella mussulmana hanno ritenuto una colpa gravissima il prestito a fronte d’interessi. Ci sono interi volumi che descrivono il parto del denaro come qualcosa che avviene nel ventre del serpente che ha indotto al peccato Adamo ed Eva”. E’ interessante come il funambolico e simpatico (almeno a me) economista greco abbia sfidato sul piano della semantica la cultura tedesca, ma temo ciò non sia servito a molto a comprendere le cose nei vari bar sport europei. Infatti è stupefacente come nel calcio ad oggi non si sia aperto un dibattito, in nome di un fairplay teoricamente doveroso nel mondo dello sport, su chi deve ricorrere al debito per finanziarsi e su chi invece non ne ha bisogno perché figlio prediletto di un fondo sovrano. Nessuno che parli di come il tokos faccia partire oggettivamente svantaggiati. Ma questo è un altro discorso, o forse è inerente a ciò che sto tentando di trattare: l’attacco insensato al debito.

Per la nascita del moderno capitalismo mercantile (da separare rigorosamente da quello finanziario), il debito ha giocato un ruolo centrale per la crescita economica delle classi medio/basse. Non sarebbero esistiti, tanto per fare un esempio, i successi imprenditoriali di un Pininfarina o di un Ferrari senza l’espandersi di un concetto del debito vissuto senza nessun complesso di colpa. Ferruccio Lamborghini, figlio di agricoltori, sarà grazie ad un debito con le banche, garantito dall’ipoteca dei pochi poderi agricoli di famiglia, che potrà dare vita ad uno dei marchi italiani più famosi del mondo. Si fa debito per crescere e provare a procurare benessere(il tanto agognato Pil che si alza), perché questo tipo d’azione è all’origine di ogni forma di capitalismo mercantile. Ecco perché le continue dichiarazioni soddisfatte(legittime per carità) di Urbano Cairo che non vuole fare debiti con il Torino, stridono un po’ con l’unico obiettivo imposto ad una qualsiasi squadra di calcio: quello di provare a migliorare i suoi risultati sportivi al fine di essere in condizione di poter vincere qualcosa.

Il fattore rischio è insito, da sempre, in ogni attività umana che prova ad espandersi fino a voler desiderare di provare a superare le Colonne d’Ercole, rappresentazione mitica di ogni limite umano conosciuto. “Perché a definire la ragione – ebbe a scrivere don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione – è la tensione a conoscere l’oltre”. Ma per sfidare le Colonne d’Ercole bisogna rintracciarne un motivo, condito da quella logica ambizione che può spingere persino ad un elogio della follia. “Stay Hungry, stay foolish” (siate affamati, siate folli), disse Steve Jobs in un suo famoso discorso alla Stanford University, laddove la traduzione di “foolish” in follia nel contesto citato dal fondatore della Apple ha un valore positivo, perché fa pensare a imprevedibilità e capacità di pensare in maniera non convenzionale e senza condizionamenti. Con quella frase Jobs invitò gli studenti della famosa università americana a non accontentarsi, a non avere nel proprio orizzonte esistenziale la rendita di posizione come faro.

Non bisogna scomodare Hegel, per ammettere a noi stessi come il mondo sia sempre in continua evoluzione e che restare fermi nelle proprie certezze per paura di navigare nel mare delle incertezze non è sempre consigliabile. Il calcio, piaccia o no, sta cambiando radicalmente pelle e presto sarà solo un lontano ricordo di quelle che furono le sue origini. I cambiamenti richiedono investimenti di capitali di rischio, richiedono il ricorso all’indebitamento. Perché è di nuovi progetti che si sta parlando.

“Denaro e merce non sono capitale fin da principio, come non lo sono i mezzi di produzione e di sussistenza. Occorre che siano trasformati in capitale”. Così si esprime Karl Marx nel Libro I del Capitale, laddove si occupa della “cosiddetta accumulazione originaria”. Non so se Urbano Cairo sia a conoscenza di questa lucida riflessione dell’intellettuale tedesco, ma il consiglio di soffermarsi a rifletterci sopra mi sento proprio di darglielo. Volendo usare come metafora quanto detto da Marx, l’imprenditore alessandrino dovrebbe provare a scacciare dalla sua mente l’elogio del bilancio intonso da debiti, per cercare di trasformare la sua “merce” (in questo caso il Torino Calcio) in “capitale” (in questo caso i tifosi). L’amore per una squadra nasce, spesso, per le storie che essa è capace di raccontare a possibili suoi nuovi adepti. E le nuove storie, nel calcio, sono sempre disegnate da imprese sportive, da qualche partita giunta ad essere indimenticabile nella memoria collettiva.

Certo la paura di fallire è qualcosa di insito dentro di noi, perché spostare confini vuol dire spingersi sempre verso l’ignoto. Quindi l’eccessivo, forse, pragmatismo di Cairo una qualche giustificazione la contiene. Il convincimento del meglio piccoli ma sani, contiene in sé delle stimmate di saggezza di cui sarebbe sciocco non tener conto. Le vicende del calcio contemporaneo, però, richiedono nuove attenzioni strategiche se si vuole rimanere nel mondo dei grandi.

Sporgersi dalla vertigine di un debito è diventato quanto mai necessario, e non è facendo finta di ignorare tale realtà a dare improvvisamente, un giorno, un lieto fine alle cose. Deve essere chiaro a tutti quanti noi che fare debiti e rischiare di fallire devono ancora essere due opzioni possibili, un giusto richiamo alla necessaria libertà umana. Nonostante il main stream imposto da una subdola cultura comunicativa dominante ci abbia fatto giungere ad una conclusione contraria. Rischiare vuol dire poter guardare in faccia una possibile sconfitta, ma anche una possibile vittoria. Tutto rientra in una delle più belle virtù umane: l’audacia. L’unica cosa a spostare confini, a renderci migliori e a renderci degni di essere passati in quest’esistenza. Ed è proprio l’essenza emotiva primordiale dello sport a rammentarci continuamente ciò.

Ecco perché l’elogio di un bilancio senza debiti risuona, soprattutto nella gestione di una società sportiva, come una resa senza condizioni. Vorrei chiudere con una delle più acute considerazioni di Karl Marx: “l’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che entra realmente in possesso della collettività dei paesi moderni è il debito pubblico”. Non sarebbe male riflettere seriamente su questo concetto. In questi tempi incerti coglierne ogni sottotesto contenuto farebbe bene a tutti. Farebbe bene all’impaurita classe dirigente italiana. Farebbe bene persino ad un presidente di una squadra di calcio.


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. È il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

92 Commenta qui

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  1. One plastic - 6 mesi fa

    Mi trovo spesso , per non dire sempre , in disaccordo con la linea editoriale del forum ma al contrario di altri esprimono chiaramente le opinioni di una parte, quella aziendale ovviamente e lo fanno quasi sempre con professionalità maggiore dei forum concorrenti.
    Almeno sappiamo con chi si ha a che fare.

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  2. Marco Toro - 6 mesi fa

    Io credo che con oculatezza, lavoro e programmazione si può mantenere una buona rosa a giocarsi qualificazioni europee ogni anno tenendo i conti in ordine.. Per raggiungere i nostri attuali obbiettivi non serve indebitarsi. A mio parere l’unico grande investimento da fare indebitandosi è sullo stadio e le aree limitrofe per creare una cittadella granata in centro città e permettere alla società di crescere sul campo e nel fatturato.. Purtroppo ormai le società di calcio sono aziende e che ci piaccia o no è così che bisogna trattarle.

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    1. ddavide69 - 6 mesi fa

      Guarda che le aziende si indebitano. Forse ti sei perso qualcosa

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      1. Marco Toro - 6 mesi fa

        Emm.. Guarda che non hai letto bene o non hai capito il mio commento, io ho scritto che il Toro deve necessariamente indebitarsi ma per le per fare fli investimenti fiusti! In questo momento l’unico investimento giusto e sullo stadio e sui tifosi!

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        1. Marco Toro - 6 mesi fa

          *per fare gli investimenti giusti

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        2. turin - 6 mesi fa

          che è esattamente ciò che pacatamente ha provato a spiegare in questo articolo. finalmente qualcuno ci è arrivato. ti faccio i miei complimenti, fratello granata. solo qualcuno con problemi psicologici non risolti ha potuto pensare e scrivere che weatherill abbia incitato cairo alla corsa verso il fallimento. un saluto

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  3. Immer - 6 mesi fa

    Cairo andrà avanti così per poco perché saprà benissimo di lasciare solo ceneri neanche macerie. Ah scusate hs comprato il Toro per uno euro

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    1. policano1967 - 6 mesi fa

      tutto si puo contestare a cairo ma nn quello che hai detto tu.dovesse lasciare lascierebbe una societa sana e con un parco giocatori di propieta.se vuoi contestarlo fallo su altre cose ma nn su questa

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  4. dattero - 6 mesi fa

    ho letto con interesse ,perche’ su argomenti finanziari,poco comprendo.
    letto parecchie versioni
    in tutta la mia ignoranza,faccio le solite domande
    Sulla lungimiranza aziendale ed economica del prorietario dell’fc,sulla sua visione in prospettiva,i risultati,son sotto gli occhi di tutti.
    Ora,come dico sempre,fate un rapporto tra i risultati nel campo economico finanziario e quello sportivo,direi che il dislivello è notevolissimo e chiedetevi come mai

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  5. Rock y Toro - 6 mesi fa

    Una volta però urbano Cairo ha avuto ragione piena, con il badare al soldo, ed è stato quando il Parma è stato escluso dalla coppa. Dopo il Parma è fallito. E il Torino ha partecipato alla EL. E noi s’è goduto. Tutti, anche i maicuntent.

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    1. ddavide69 - 6 mesi fa

      Eh si.. Godiamo quando gli altri sbagano colpo…

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  6. prawda - 6 mesi fa

    Cara Madama sono andato a rileggermi i commenti ed a parte quello che poteva essere stato scritto dall’ufficio stampa di UT, non ho assolutamente letto solo commenti di totale fiducia a Cairo, anzi, diversi, magari di non condivisione totale dell’articolo e ci mancherebbe, ma non sicuramente di appoggio incondizionato alla gestione del Torino. Scrivere quindi che tutti si erano espressi in tal senso mi pare francamente sbagliato e fuorviante, oltre che, ribadisco, poco rispettoso delle opioni altrui.

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  7. marco granata - 6 mesi fa

    Un pezzo che inizia con una citazione di Reagan non può che continuare malissimo e finire peggio.
    Inoltre un suddito di sua Maestà che parla di Europa e di economia lo trovo non solo ridicolo, ma di cattivo gusto.
    Il buon Anthony si porta alle spalle di Giordano, superando in un sol colpo Chiarizia e la Vada nella mia personale classifica de: “ma perché scrivete?”.
    Sogno una fittizia e fantomatica “riunione di redazione” in cui la Nemour giganteggia e castiga gli articolisti scarsi, i perseveranti portatori di refusi e i depositari di scempiaggini e pochezza concettuale.
    Ora pensiamo alle prossime partite di Prima Squadra e Primavera e al nostro stupendo Colore.
    Forza Toro!

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    1. ddavide69 - 6 mesi fa

      E tu perché scrivi ? Per esprimere le tue opinioni. Gli altri fanno lo stesso.

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    2. PrivilegioGranata - 6 mesi fa

      GRANDE MARCO!!!

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    3. turin - 6 mesi fa

      forse scrivono per fare sparare sciocchezze a te e a quelli come te. e in quanto a pochezza concettuale(per non dire altro) tu batti tutti per evidente abilità. quella sul suddito di sua maestà oltre ad essere uno dei luoghi comuni più stupidi rimarca la tua notevole ignoranza. condivido solo la parte finale del tuo commento: decisamente meglio che tu pensi alle prossime partite. Altro non puoi fare.

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  8. user-13967438 - 6 mesi fa

    Ciò che è fuorviante nell’articolo è la mescolanza di concetti di filosofia economica espressi per la finanza pubblica con altri espressi per la finanza privata.
    Nella finanza pubblica vi sono strumenti illeciti alla finanza privata, per decidere deliberatamente che un debito di 100 alla data iniziale all data finale sarà 40 e se al sistema sovrano gira così ti paga 10 e muto.
    Nella finanza privata al contrario il debito iniziale è 100 e quello finale (ammesso che chi apre il portafoglio non sia scemo integrale) sarà sempre 100 più un pizzico di guadagno per chi i denari ha prestato.
    È come far incrociare contro natura un elefante e una balena, sul presupposto che siccome entrambi sono grossi qualcosa ne verrà fuori.
    Invece è chiaro un concetto: nel mondo del pallone che vende fuffa (ovvero intrattenimento) l’esposizione al debito privato ha senso non tanto in relazione sportiva, ma in relazione alla fonte dei ricavi (in primis i diritti televisivi, con il codazzo di ogni tipo di merchandising ivi compreso tra questo il biglietto dello stadio).
    Il fatto, poi, di non aver debito con le banche non significa necessariamente che non si hanno debiti tout court: significa solo che non si hanno debiti con chi di mestiere presta denaro per guadagno.
    L’ingaggio di un giocatore è tecnicamente un debito, come lo stipendio di un qualsiasi dipendente, le tasse sono un debito, ecc… ecc… ecc…
    Il fatto di non aver debiti con le banche significa solo che ad oggi si è fatto un tipo di scelta opportunistica, e che in futuro potrebbe essere perpetuata la stessa linea come no: si manifesta una opzione che di per sè stessa era tanto possibile ieri come domani.
    Non spetta certo ai tifosi, come noi siamo, decidere se accedere allo strumento del finanziamento a debito o no.

    Papillon

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    1. ddavide69 - 6 mesi fa

      ma di decidere se appoggiare o criticare la linea societaria invece si, spetta a noi , a ciascuno di noi.

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    2. prawda - 6 mesi fa

      Io non so quale corso di Contabilita’ di Stato lei abbia seguito ma ho l’impressione che non fosse in un aula universitaria.
      Il fatto di non avere debiti con la banche in un bilancio come quello del Torino significa solamente non voler fare investimenti.
      Ovvio che sara’ Cairo a decidere quale gestione avere, mi auguro ai tifosi sia almeno permesso poterla giudicare ed eventiualmente criticare.

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      1. PrivilegioGranata - 6 mesi fa

        O bella!
        Il Toro attuale fa investimenti grazie alle plusvalenze. Sennò saremmo ancora ai De Vezze e ai De Feudis, ai Genevier e ai Vesovic.
        Autofinanziamento inaugurato con la cessione di Ogbonna e portato avanti fino ad arrivare ad avere tutti i giocatori di proprietà, per la maggior parte fortemente desiderati da altre squadre e cresciuti esponenzialmente di valore: Sirigu, N’Koulou, Izzo, Ansaldi, Meitè (valore attuale su transfermarkt di 30 mln), Baselli, Ola Aina, Falque, Belotti, Lukic, ecc.

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        1. prawda - 6 mesi fa

          Se lei pensa che l’utilizzo di una parte dei ricavi sia fare investimenti, credo che sia proprio inutile qualsiasi dialogo. Semplicemente ignora, nel senso di non conosce, cosa sia un investimento in una azienda.

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          1. PrivilegioGranata - 6 mesi fa

            bravo, bravo…

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          2. prawda - 6 mesi fa

            Grazie, grazie…!

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      2. Luke90 - 6 mesi fa

        @Privilegio mi ha un po’ anticipato.. nel concetto.
        Consentimi innanzitutto di dire che è molto facile parlare quando i debiti li devono fare gli altri. Ci sarà un qualche motivo se l’Italia ha il primato europeo delle aziende che falliscono per insolvenza.
        Credo che quando si parli di sport e, soprattutto, della propria squadra cambino radicalmente presupposti e punti di vista.. quelli che non applicheremmo mai alla nostra vita privata. E’ questo assume tutta un’altra dimensione…
        Con la gestione Cairo, e credo sia indubbio, un miglioramento c’è stato se prendiamo come riferimento il punto di partenza. Certo può non soddisfare, può non essere abbastanza, tutto quello che si vuole ma questo non significa che non ci sia stato.
        Ql.no dirà che è tutto (quelli più talebani) o anche, merito dei diritti tv ecc. ma è anche vero che la legge è del 2008 anno, anno tra l’altro in cui retrocedemmo; e il primo utile (quello da 1mil) ci fu nel 2014 l’anno della plusvalenza di Immobile (quindi senza plusvalenza anche con i diritti tv ci sarebbe stata l’ennesima perdita) … quindi l’impatto degli stessi.. non so quanto sia quantificabile … sull’intera gestione…
        Ma guarda il valore d’acquisto dei giocatori di oggi, i loro ingaggi, e confrontali con quelli di qualche anno fa.
        Se non volevi investire non lo avresti fatto altrimenti sei un pirla. Fossi io, che non voglio investire o non ho ambizioni, tranquillo che 5 o 6 di quelli che tu ritieni intoccabili io li avrei già venduti.. altrimenti non ha senso, o ha, un senso diverso.
        Gli investimenti (poi dobbiamo capire cosa significa) non si fanno con i debiti si fanno con i soldi e i soldi possono arrivare da tante parti.
        Se mi dici devo farne molti di più (di investimenti)… allora è un’altra cosa non è che non si vogliono fare, non se ne fanno quanto qualcuno vorrebbe ma allora non sarà mai abbastanza.. almeno per qualcuno.
        Detto ciò, e ci mancherebbe, uno per criticare quanto vuole … ma è giusto … evitiamo solo di dire che c’è chi si accontenta..
        Nessuno si accontenta si è pragmatici e con i piedi per terra… e non si vive sperando che qualcuno prima o poi faccia quello che qualcuno si aspetta venga fatto. Allora, potrei avercela con il mondo altro che calcio.

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        1. prawda - 6 mesi fa

          Luke90 – Se vuoi dare delle cifre dalle giuste altrimenti si fa solo confusione. La plusvalenza di Immobile e’ nel bilancio 2014, quello chiuso con 17,5M di utili, diventati 10,5M dopo il pagamento delle imposte. Il primo utile ci fu nel 2013. Da un punto di vista economico, utilizzare una parte dei ricavi da plusvalenze non significa fare investimenti. Il problema non e’ fare piu’ investimenti, il problema e’ cominciare a farli. Detto questo l’asticella si e’ alzata solamente perche’ i diritti televisivi sono passati da 44M nel 2014, a 51M nel 2017 e saranno circa 57M nel 2018 e per la stagione 2018/19 saranno circa 61M. Niente di piu’ e niente di meno, poi se siete contenti di un settimo posto in 14 anni, sono felice per voi, ma credo che si abbia almeno il diritto di poter esprimere una opinione diversa.

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          1. Luke90 - 6 mesi fa

            Se ho sbagliato le cifre chiedo scusa .. io vado a memoria purtroppo… non ho un dossier Cairo.
            Ma il concetto rimane lo stesso, a mio avviso. L’asticella non si alza perché aumentano i diritti tv .. si alza perché uno quei soldi li spende ( e non glielo dice il dottore di farlo) non vende i Belotti e gli altri, non aumenta gli ingaggi ecc., non investe nella Primavera.
            Viceversa se si accontentasse, quei soldi se li tiene in saccoccia, vende tutti, compra SOLO scarti e paga tutti una pizza e un caffè.. qual’è il problema … ormai il nome se l’è fatto, lo conoscono tutti…
            Ma non mi pare sia così… diciamo che ogni campagna acquisti è sempre stata migliore della precedente ma non ha reso per come avrebbe potuto. E poi, col cavolo che spende 15 o 17 mil di euro per Niang … col cavolo che, parole loro, Sirigu e Belotti sposavano il progetto….poi, nessuno ha detto che ci si accontenta, è si che l’ho ribadito, .. diciamo che criticare è lecito e sacrosanto me è anche la cosa più semplice e comoda da fare… sono curioso di leggere cosa scriveranno alcuni, se lo faranno, dovessimo qualificarcimper l’EL… li capiremo…

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          2. prawda - 6 mesi fa

            Ti rispondo adesso, se dovessimo andare in Europa sarei felicissimo perche’ tifo Toro da quasi cinquanta anni.
            Per quanto riguarda il resto io ritengo Cairo persona molto intelligente e che sul saper fare i conti ha ben pochi rivali; mi sembra chiaro che una volta tornato in serie a e compreso che con la nuova ripartizione dei diritti televisivi avrebbe anche potuto guadagnarci ha fatto la cosa piu’ logica, ha cominciato a comprare giovani per rivenderli. Il progressivo aumento dei diritti televisivi ha portato ad alzare l’asticella degli ingaggi ed ad aumentare il costo di acquisto ma anche le relative plusvalenze. Quello che non e’ cambiato sono i risultati sportivi, quelli hanno continuato ad essere mediocri e sinceramente non sara’ un eventuale settimo posto quest’anno a modificare questo giudizio.

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        2. ddavide69 - 6 mesi fa

          Tu sei fuori… Non ti rendi conto di ciò che scrivi. Assurdo. Mi piacerebbe capire da te cime farebbero le società a sorgereye a svilupparsi senza tirare fuori un soldo, ridicolo.

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  9. Immer - 6 mesi fa

    Nessuno chiede di indebitarsi fino a fallire a Cairo. Ma di rilanciare il marchio Toro con iniziative per i tifosi e stadio di proprietà. Non come adesso che stiamo vivendo un apatia totale si per il momento va tutto bene ma non si intravede un briciolo di futuro con questa società e nusseno può negare questa mia affermazione perché sarebbe in malafede. Forza Toro

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  10. barbutun - 6 mesi fa

    Ma sto Weatherill, che ora ci ammannisce sto pippone pseudo filosofico economico, è lo stesso Weatherill che non perde occasione per sottolineare come la violazione del fairplay finanziario, lo strapotere economico di certe società e una visione prettamente mercantile del calcio siano il male assoluto, n abbandono dei veri valori, ecc.???
    Certo la leva finanziaria della borsa, o il ricorso al finanziamento delle banche sono strumenti che possono rivelarsi utili o indispensabili in certi momenti. Ma sono scelte. Dovremmo forse additare la prudenza di un Ferrero (quello della Nutella, non il pagliaccio..) perché ha sempre preferito evitare la quotazione in borsa della sua azienda quando tutto i mondo è quotato?

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    1. ddavide69 - 6 mesi fa

      Ferrero (NUTELLA) è l’esempio giusto , la sua società non è quotata in borsa .

      Pero’ ha avuto ampio credito bancario. Dal 1946 a oggi è stata una società a basso indebitamento cresciuta gradualmente, ma non A ZERO INDEBITAMENTO

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      1. PrivilegioGranata - 6 mesi fa

        Una società che ha un PRODOTTO STREPITOSO, la NUTELLA.
        Un prodotto che in Ferrero chiamano la MAMMA e che permette loro di lanciare altre decine di prodotti più o meno di larga vendita, senza correre il rischio di fallire.
        Il Toro, purtroppo, a parte i ricordi più o meno gloriosi di un passato molto lontano, non è proprio un prodotto così rischiesto: i giovani ignoranti vogliono il tutto subito a strisce alla cierresette. E quel che è peggio non è possibile indebitarsi così tanto da competere AD ARMI PARI con i colossi finanziari gobbi, cinesi o paraculi romani.

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  11. Torello_621 - 6 mesi fa

    A due giorni dalla partita della stagione, in trasferta, e si parla di staroba…

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  12. prawda - 6 mesi fa

    Solo qualche giorno fa davanti all’ennesimo articolo che incensava il non avere debiti avevo postato:
    “…..Continuare poi con questa esaltazione del non avere debiti con le banche e’ francamente stucchevole: tutte le principali societa’ al mondo sono indebitate e lo sono semplicemente per poter finanziare il proprio sviluppo, rafforzare la propria crescita e posizione sul mercato; il problema non e’ avere un debito ma le ragioni per cui lo si e’ contratto e la capacita’ di farvi fronte. Per cui il non avere debiti non e’ di per se’ un titolo di merito e non significa assolutamente di essere in una situazione migliore rispetto ad una societa’ che ha invece una esposizione; conferma unicamente la scelta da parte del Torino di non voler fare investimenti……”
    Non mi pare che Weatherhill abbia scritto che si debba annegare nei debiti ma molto piu’ semplicemente che se si vuole fare crescere la propria azienda, societa’, squadra di calcio si debba per primi investire su di essa, pensare di farlo solo attraverso l’autofinanziamento e’ oggettivamente una illusione.
    Il Torino ha chiuso gli ultimi cinque bilanci in utile, complessivamente oltre 60M dopo le imposte, imposte che solo nel 2017 sono state quasi 17M visto che l’utile prima dell’imposizione fiscale ammontava ad oltre 54M. C’erano quindi tutte le condizioni per poter fare una pianificazione pluriennale e programmare uno sviluppo societario perfettamente sostenibile a cominciare per esempio dal volere uno stadio di proprieta’ o anche solo un centro sportivo non in concessione.
    Anche questa volta sono i numeri, per chi ha voglia di leggerli, a dimostrare che i ricavi del Torino non crescono, come d’altra parte non crescono nemmeno i risultati sportivi che restano mediocri, questo proprio per l’assenza di investimenti.
    Se non crescono i ricavi e non basta l’aumento dei diritti televisivi, le distanze con le prime della classe, non solo resteranno enormi ma inevitabilmente tenderanno ad aumentare.

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    1. turin - 6 mesi fa

      concordo su ogni virgola e punto

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    2. ddavide69 - 6 mesi fa

      strano , nessuno di quelli in disaccordo argomentano ma , invece , mettono i meno.

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      1. Grizzly - 6 mesi fa

        Rispetto le vostre opinioni anche se non le condivido (almeno in toto)

        Se non si mettono le cifre sono parole buttate all’aria, indicate un valore di debito ammissibile e proiettiamolo sul lato sportivo (acquisto giocatori e relativo stipendio) e vediamo fino a dove potremmo spingerci senza rischiare il default, io dico che non sarebbe sostenibile arrivare tra le prime 5 (attualmente siamo in corsa per il 6° posto con la gestione attuale).

        Per il discorso dei 60mln, sinceramente non ho sottomano e non ho voglia di leggermi i bilanci del TORO però visto che siete così ben informati potreste anche dire in che modo vengono riportati nei vari esercizi e soprattutto nell’esercizio corrente (non mi pare proprio fossimo in utile), oltre al fatto che non credo siano stati messi nella disponibilità dei soci, o sbaglio? e i primi anni in cui si era in perdita non li contiamo?

        Con tutto il rispetto per i “saputelli” di imprenditoria mi piacerebbe sapere quanti scrivono come se fosse tutto scontato e facile quante volte hanno dovuto affrontare rischi d’impresa di un certo importo con i propri capitali e con decine di lavoratori a carico… parlare senza aver mai avuto a che fare con situazione del genere mi sembra veramente sciocco… troppo facile dire “CAIRO FACCIA DEBITI”, mettete pure delle cifre reali e poi ne possiamo pure riparlare.

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        1. prawda - 6 mesi fa

          Mi sembra sia gia’ stato ampiamente detto che non si chiede certo di annegare nei debiti ma di cominciare almeno a pensare di investire nel Torino, perche’ fino ad ora si e’ solamente giocato con le plusvalenze. Fare cifre non ha alcun senso perche dipende dagli obiettivi che ci si pone, dall’arco temporale, dalla eventuale durata dell’indebitamento, da quale redditivita’ ci si aspetta ed in quanto tempo. Giusto per fare un esempio perche’ il Torino non presenta un progetto sullo stadio di proprieta’ e non deve essere necessariamente il Comunale, ma nemmeno trinceriamoci dietro al discorso delle ipoteche perche’ e’ semplicemente una scusa. Perche’ non presenta un piano di fattibilita’ chiedendo eventualmente alcune aree limitrofe, dove possano essere realizzati attivita’ commerciali al fine di dare un ritorno in tempi piu’ brevi. Per quanto riguarda gli utili sono stati portati a patrimonio netto, non ho mai scritto che siano stati distribuiti, ma chiunque sappia leggere un bilancio sa cosa significa e perche’ sono stati messi li. Sui primi anni di perdita, premesso che sono perdite di esercizio causati quasi completamente dai tre anni di serie b, ti posso far notare che Cairo ha preso una societa’ a costo zero e che oggi solo di rosa ha un valore superiore ai 150M, questo senza contare i benefici di immagine e pubblicitari ottenuti in questi 14 anni, il consolidato fiscale e potrei continuare. Per finire la Cairo Communication ha ottenuto nel 2017 utili per 52M, il Torino da solo ben 37M, insomma mi pare evidente chi abbia fatto l’affare.

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          1. Grizzly - 6 mesi fa

            Fai allusioni sugli utili che però nella realtà sono nella disponibilità dell’azienda… per essere un buon imprenditore devi spendere sempre tutto o puoi (come per l’esercizio attuale) utilizzarlo per migliorare quando ci sono le condizioni?

            Non ti chiedo la cifra esatta, ma l’ordine di grandezza in percentuale rispetto al nostro potenziale economico per poter arrivare a risultati secondo te allineati al tuo pensiero di TORO (1,2,3,4,5 posto? il 6° è già nel nostro potenziale anche se la Lazio è economicamente superiore a noi).

            Che senso avrebbe “buttare” soldi rischiando a livello finanziario senza poter migliorare significativamente la rosa? l’aumento del valore della rosa e degli ingaggi rispetto alle nostre dirette concorrenti non conta nulla per te? non c’è forse la volontà di aumentare la nostra competitività?

            Non capisco alcuni discorsi che fai come ad esempio il valore della rosa che è completamente slegato alla gestione ordinaria???? cosa c’entra con il debito e gli investimenti? il buon Cairo dovrebbe andare a contrattare con le banche e dare a garanzia ad esempio Belotti?

            Il giorno che Cairo dovesse vendere (ammesso che lo faccia), verrà acquistata un’azienda come un’altra e come tale ci sarà un importo che rispecchierà il valore di tale azienda in quel momento sia con utili che con debiti, e quindi? dovrebbe fare debiti fino ad un ipotetico valore stimato da te in 150 mln per sentirsi moralmente a posto? ma lo pensi realmente?

            L’investimento per te ha un significato strettamente legato al debito, quello è il modo di pagarlo, se si hanno utili si possono fare investimenti (come fa Cairo) e ripagarli con questi, facendo un esempio l’acquisto di IZZO è un investimento perché aumenta il valore della rosa, e il potenziale sportivo della società senza fare debiti, se li fai non è un delitto, ma solo un altro modo di fare impresa… dare lezioncine a Cairo su come fare l’imprenditore io ci penserei un po’ meglio, comunque massima libertà di opinione e rispetto a chiunque soprattutto a persone come te che almeno argomentano seriamente le proprie idee.

            Concordo sullo stadio di proprietà.

            Ciao

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          2. prawda - 6 mesi fa

            Ti faccio una premessa, io non voglio dare lezioni proprio a nessuno, pero’ sono tifoso e vorrei vedere la squadra per la quale faccio il tifo da quasi cinquanta anni in un altra situazione.
            Io credo che nei passati 2/3 anni ci siano state delle condizioni che molto difficilmente si potranno ripetere in futuro, vale a dire: lo sprofondamento del livello del campionato italiano con almeno 6/7 societa’ con rose da serie b, le milanesi in grosse difficolta’ economiche e di proprieta’, la Roma con un debito molto pesante e quindi impossibilitata ad acquistare e la Fiorentina con i Della Valle che hanno deciso di tagliare i fondi.
            Insomma vi erano tutte le condizioni non solo per puntare all’EL ma probabilmente anche al quarto posto, anche perche’ l’EL a meno di vincerla non porta come ricavi cifre rilevanti, mentre anche solo la partecipazione ai gironi di CL ha cifre gia’ molto consistenti.
            Ecco perche’ considerato quelli che erano i conti del Torino si poteva a mio parere pensare di spendere quegli utili invece di portarli a patrimonio netto, che significa che possono essere incassati in qualsiasi momento oppure usati per ripianare un eventuale passivo nelle future gestioni.
            L’altro aspetto da considerare e’ che i ricavi non crescono e non crescono per assenza di investimenti; se osservi gli ultimi cinque bilanci del Torino dal 2013 al 2017, potrai vedere che le poste di bilancio relative ai ricavi sono stanzialmente ferme, l’unica che e’ aumentata e’ quella relativa ai diritti televisivi, mi pare chiaro che in una situazione del genere la conseguenza inevitabile e’ quella di non svilupparsi.
            Con l’ultimo bilancio il Torino e’ arrivato al massimo di quanto puo’ spendere per ingaggi, infatti rispetto allo scorso campionato la spesa e’ diminuita e non certo per caso, Cairo non fa mai nulla per caso.
            L’aumento dei diritti televisivi passati per quanto riguarda il Torino dai 35M ad inizio del passato triennio, ai 60M di questo nuovo triennio, ha consentito e finanziato l’aumento degli stipendi, ma Cairo ha sempre impostato come gestione quello di avere ricavi correnti in grado di coprire le spese correnti, questo, anche se di poco nell’ultimo bilancio 2017 non e’ successo, ma e’ stato ampiamente compensato dalle plusvalenze che pero’ non sono entrate ripetibili e soprattutto quest’anno anche con le cessioni di Niang e Ljajic, sempre che si realizzino, saranno decisamente limitate in quanto per Niang la quota di ammortamento da detrarre e’ ancora decisamente consistente.
            Ecco perche’ credo che uno stadio di proprieta’ sia in questo momento dove sono mutate le condizioni in serie a, con le milanesi con due proprieta’ solide, con la Roma che alla fine fara’ lo stadio con quello che questo comporta in termine di ritorno economico, sia l’unica possibilita’ per far aumentare i ricai e con essi la competititivita’ della societa’.
            Purtroppo il mio timore e’ che Cairo veda nel Torino semplicemente una societa’ in grado di portare redditivita’ e non una societa’ sportiva che dovrebbe ambire in primis ai risultati sportivi; questo spiega ampiamente le scelte di gestione, l’aumento degli ingaggi al pari dell’aumento dei diritti televisivi ha consentito di acquistare giocatori che in un domani potranno portare plusvalenze decisamente piu’ significative, ma la chiara scelta di mantenere una societa’ estremamente leggera, priva di proprieta’ immobiliari, con una struttura dirigenziale ridotta all’osso.
            Per concludere fare un investimento significa utilizzare mezzi propri o di altri per sviluppare e far crescere la propria azienda, utilizzare una parte delle plusvalenze non e’ fare investimenti. E’ prassi attuata in qualsiasi societa’ ed il non avere debiti non e’ un titolo di merito come averli non significa essere messi peggio; ovviamente i debiti devono essere sostenibili.
            Non e’ mia intenzione voler far cambiare idea a nessuno, mi piacerebbe soltanto che chi ha una opinione diversa non venisse considerato meno tifoso di chi ritiene Cairo un ottimo presidente.

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          3. Grizzly - 6 mesi fa

            Per quanto mi riguarda non condivido le tue opinioni, ma questo non significa che non le rispetto e che non ti consideri un tifoso vero… anzi forse proprio per questo fai discorsi teoricamente inappuntabili, ma non realistici sul piano finanziario con la nostra realtà rispetto alle altre squadre, impossibile puntare ai primi 4 posti senza almeno triplicare il fatturato o sbaglio? e secondo te avremmo potuto farlo facendo debiti ragionevoli negli ultimi 3/4 anni? non capisco se è una provocazione o dici seriamente.

            Non vorrei fare il puntiglioso, ma tu leghi il concetto di investimento solo ed esclusivamente ad un discorso di apporto economico da parte dei soci, è sbagliato perché sono due concetti separati, che poi la prassi voglia che sia spesso così è tutto un altro discorso. Personalmente ho effettuato operazioni di investimenti utilizzando gli utili per poi avere maggiori entrate e maggiori utili, altre volte ho utilizzato altre fonti, ma questo non è legato per niente al concetto di investimento. Inoltre se ragioni nella direzione di finanziare direttamente le operazioni di mercato per aumentare il potenziale della squadra stai proprio andando nella direzione che il “fair play finanziario” sta cercando di evitare e proprio per questo anche i debiti devono essere commisurati anzi si dovrebbe avere il pareggio di bilancio.

            Per lo stadio trovo corretto puntare ad avere uno stadio che ci permetta di aumentare i ricavi, anche se di entità limitata visti i numeri che abbiamo attualmente, ma che potrebbero comunque aumentare.

            Giusto per fare chiarezza, io non amo Cairo più di quanto non amerei un qualsiasi altro presidente che mi permettesse di andare allo stadio con la consapevolezza di vedere il nostro TORO giocarsela e magari vincere con chiunque, sarà che mi veniva il voltastomaco a vedere la nostra formazione fino a qualche hanno fa, per non parlare di quando siamo andati in serie B con annesse umiliazioni. Tra l’osannare Cairo e il criticarlo sempre credo ci possa essere una via di mezzo ragionevole.

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  13. Madama_granata - 6 mesi fa

    Vedo con piacere che tutti, anche con argomentazioni più dotte delle mie, sono giunti allo stesso risultato: dare fiducia al Presidente Cairo, ed evitare debiti e manovre finanziarie troppo azzardate, che potrebbero ritorcersi contro la Società Torino Calcio.
    Dissentire quindi, su questa questione, dai concetti economico-politico-filisofici di Weatherill.
    Rispetto “ddavide69” che non la pensa come noi, e che argomenta strenuamente e con pazienza in risposta a ciascuno dei co-tifosi il suo parere.
    Non capisco invece “turin” che dice che tutti noi abbiamo “dei mancamenti intellettuali”
    e che “forse capire bene ciò che si legge non sarebbe male”: cito testualmente.
    Insomma, siamo tutti dei cretini che non sono in grado di “capire bene” ciò che l’articolista intende dire!
    Credere che semplicemente dissentiamo dal pensiero di Weatherill, e dal suo, anche senza avere un quoziente intellettuale vicino allo zero, sarebbe avere una troppo alta considerazione di noi?

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    1. turin - 6 mesi fa

      ecco, citare alcune frasi virgolettate, in questo caso le mie, fuori dall’intero contesto in cui sono state scritte non è assolutamente da cretini, ma è assolutamente da persone scorrette. ciò che lei, egregia signora, ha appena dimostrato di essere. e non aggiungo altro perché lei è, appunto, una signora.

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      1. Madama_granata - 6 mesi fa

        Basta che si continui, così come fino ad ora si è dibattuto, nei limiti dell’educazione, e poi è
        giusto che ognuno di noi esprima la propria idea.
        Mi spiace se mi considera “scorretta”: evidentemente ho interpretato male i suoi intenti, o, semplicemente, non riusciamo a capirci.
        Pazienza, ce ne faremo entrambi una ragione!
        Buona giornata!

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    2. prawda - 6 mesi fa

      Mi dispiace ma mi pare che usare la parola tutti sia decisamente sbagliato e poco rispettoso delle opinioni altrui. Lei è contenta del presidente, benissimo, sarebbe educato rispettare chi ha delle idee diverse. Magari limitarsi ad esprimere la propria opinione senza volerla far diventare un pensiero unico sarebbe un primo passo.

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      1. Madama_granata - 6 mesi fa

        Se osserva gli orari in cui abbiamo scritto i vari commenti, vedrà che, tra quelli subito prima e tutti quelli dopo il mio, gli unici ad avere un parere diverso erano appunto “turin” e “ddavide69”.
        Tutti gli altri, concordi o discordi, sono apparsi dopo.
        Non si tratta di essere né maleducati, né irrispettosi dell’altrui parere: si tratta di non averlo ancora potuto leggere.
        Ho parlato riferendomi a coloro che fino a quel momento già si erano espressi.
        Mi è forse sfuggito un precedente commento firmato “Prawda”?
        Se sì, chiedo scusa, altrimenti non vedo la mia mancanza di considerazione verso un concetto non ancora espresso.

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        1. prawda - 6 mesi fa

          Cara Madama sono andato a rileggermi i commenti ed a parte quello che poteva essere stato scritto dall’ufficio stampa di UT, non ho assolutamente letto solo commenti di totale fiducia a Cairo, anzi, diversi, magari di non condivisione totale dell’articolo e ci mancherebbe, ma non sicuramente di appoggio incondizionato alla gestione del Torino. Scrivere quindi che tutti si erano espressi in tal senso mi pare francamente sbagliato e fuorviante, oltre che, ribadisco, poco rispettoso delle opioni altrui.

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  14. Il Poeta del Gol - 6 mesi fa

    Credo che il presidente abbia espresso il suo parere con la chiarezza necessaria sul punto. Fintantoché, nell’attuale contesto, i ricavi operativi (diritti e incassi vari) coprono a malapena i costi operativi (soprattutto stipendi) è periglioso indebitarsi esponendosi al rischio di dovere fare plusvalenze obbligatorie per rientrare. Lo stesso presidente dice che farebbe un po’ di debito fisiologico qualora ci fossero margini di crescita reale.

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    1. PrivilegioGranata - 6 mesi fa

      Esatto.
      Se il prodotto Toro (fa schifo a dirsi, ma sembra che si debba trattare una squadra di calcio/passione come un genere da scaffale al supermercato) è schiacciato dalla concorrenza sleale di finanziarie gobbe, strisciate cinesi e paraculate romane, come è possibile indebitarsi SPERANDO di ottenere risultati migliori di coloro che manipolano mercato dei calciatori e arbitraggi assortiti?
      Ricordiamoci che con arbitraggi equi saremmo quinti in solitaria a 49 punti.

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    2. ddavide69 - 6 mesi fa

      Quindi siccome non si cisa succedera domani, non faccio un cazzo e mi tengo i soldi. Galleggii a metà classifica in attesa di tempi migliori. Chissa se fa lo stesso ragionamento con la cairocommunication e rcs….

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  15. gpmorano - 6 mesi fa

    Il sig. Weatherill è persona di indubbia cultura, un ottimo giornalista, lo seguo regolarmente, ma una giornata storta capita a tutti ed oggi ha “toppato” alla grande. Sia perchè l’esposizione è più adatta al Sole 24 Ore, sia perchè toccando l’argomento ha lanciato un cerino acceso in una tanica di benzina.
    In un momento in cui la nostra splendida tifoseria ha bisogno di tutto meno che essere ulteriormente divisa, un po’ più di sensibilità non guasterebbe.
    Alla redazione di Toro News riconosco il merito di non essere per nulla faziosa e servile verso le “alte sfere” (ha dato a suo tempo pure spazio all’ anti-Cairo per eccellenza, il sedicente tifoso Mario Giordano), ma abbinare a questo articolo una foto in cui il presidente ha un’espressione da “furbetto del palloncino” non è stata una buona idea.
    Da ex giornalista di redazione mi permetto anche di consigliarvi di dare più visibilità a collaboratori che leggo molto bravi ma che magari considerati “minori”. Certi articoli escono e, non si sa bene come, dopo poche ore sono reperibili molto in basso. E quattro-cinque pagine per una rassegna stampa, scusate, ma rasentano il ridicolo.

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  16. user-14142151 - 6 mesi fa

    invece “turin” sarebbe una firma originale? forse è vero, non riesco a capire… 🙂

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  17. Il_Principe_della_Zolla - 6 mesi fa

    Articolo semplicistico, che sfrutta un supposto manicheismo tra cicale e formiche. Infarcito di luoghi comuni.

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  18. LeoJunior - 6 mesi fa

    Noto con grande piacere la qualità degli interventi. Sarebbe facile dare fiato alle trombe della critica contro Cairo inneggiando al debito facile. Apprezzo l’autore, ma non si possono trattare argomenti economico finanziari basandosi su concetti filosofici. Ci sono due questioni:
    – una è quella delle regole. Purtroppo in UE e anche nel calcio, spesso vengono imposte sapendo che ci sarà qualcuno che può disattenderle e altri che devono rispettarle. Ottimo l’intervento di Bilancio (nomen omen!) in questo senso, sulla Germania. Viene facile il parallelo con il Fair Play finanziario ridicolo alla luce di quanto fanno PSG, ManC e altre o i casi di Lazio e altre in Italia
    – ci sono fior di libri sull’utilizzo del leverage rispetto al debito che possono portare anche ad indebitarsi all’infinito se sostenuti da una REDDITIVITA’ positiva. Ma che se diventa negativa ti portano alla fine. Quindi la scelta di indebitarsi è legata alle previsioni di redditività. Se non sono così certe, indebitarsi è folle.
    Poi se vogliamo dire che viviamo in un mondo dove anche chi fallisce, se aiutato, non sparisce e quindi può farlo allora è un altro discorso.
    Io auspicherei che le regole fossero rispettate e fosse premiato chi le rispetta.

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    1. ddavide69 - 6 mesi fa

      La redditività (ROE) è un indice di rapporto fra l’utile e il capitale proprio.

      Non penso che l’utili possa crescere all’infinito se non si prova , magari, ad aumentare il capitale .

      Poi , certo ci sono vari modi per farlo : Cairo segue la strada meno rischiosa , il player trading . E’ un processo lentissimo e non è neppure detto che porti sempre risultati.

      Va bene se devi galleggiare a centroclassifica non certo se devi raggiungere livelli di un certo tipo.

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  19. PrivilegioGranata - 6 mesi fa

    Fino ad oggi ho sottoscritto ogni parola di Anthony Weatherill.
    Da oggi non più.

    E’ giusto indebitarsi come Lamborghini, Ferrari, Pininfarina, ma solo quando il tuo prodotto ha una marcia in più (e non solo in ambito automobilistico) della concorrenza, perché sei pressoché certo che il tuo prodotto sarà vincente.
    In un campionato di 20 squadre, ammesso che tutte si indebitino, ne risulta vincente solo e soltanto una, per tutti gli altri il fallimento sarà più o meno grosso. E allora come la mettiamo?
    E i valori SPORTIVI dove li vogliamo mettere? Maggiore debito = maggiore probabilità di vittoria? Maggiori artifizi finanziari = maggiore riuscita sportiva?
    Mi pare che si inneggi al mercato drogato, ai giri finanziari più loschi, alla spregiudicatezza del mondo della finanza, più che al mondo mercantile già abbastanza squalo di suo.

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    1. turin - 6 mesi fa

      l’unica cosa corretta di questo commento è il “mi pare”. presuppone che forse, mi auguro, non si siano compresi bene i concetti espressi nell’articolo. dire che weatherill abbia voluto inneggiare al mercato drogato o all’equazione “più debiti, più vittorie” è un evidente fuorviare ciò che ha scritto. L’articolista non ha voluto criticare cairo, ha solo fatto delle riflessioni che non riguardano solo il toro ma un contesto più generale. ma qui dentro c’è qualcuno che al solo pensiero che qualcuno critichi il nostro presidente(che io ringrazio sempre ogni giorno) ha degli evidenti mancamenti intellettuali. forse capire bene ciò che si legge non sarebbe male.

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      1. PrivilegioGranata - 6 mesi fa

        Per fortuna ci sono menti illuminate come la tua, che sanno tra l’altro argomentare in modo esauriente ciò che obiettano agli altri.

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  20. user-13814870 - 6 mesi fa

    Ma io dissento un po da questo articolo. Indebitarsi per apparire ciò è chi non si è a casa mia non si è mai fatto…ma adesso va di moda. Apparire Apparire. Preferisco di gran lunga il nostro Presidente. Non vedo quella grande convenienza di indebitarsi di certe altre società che arrancano ogni anno dietro alla…innominabile…senza mai vincere niente. Come dice la mia sorella granata la Madama noi abbiamo già dato….Per ora meglio noi di tanti altri….

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  21. ddavide69 - 6 mesi fa

    Pensate cge idea, l imprenditore invesste, si indebita cresce porta risultati e guadagna più soldi. Naturalmente questo va fatto cum grano salis. Qui invece si fa il ragionamento al contrario non si investe non ci si indebita non si cresce e non si guadagna. Risultato, centroclassifica.

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  22. Garnet Bull - 6 mesi fa

    Ritengo che la chiave di volta per il successo sia il rischio ma il rischio calcolato. Ossia, allungare il passo di anno in anno, senza però farlo più lungo della gamba. E sono sicuro che Cairo sa benissimo, anzi meglio di chiunque altro cosa è giusto per il toro e qual è il modo giusto per arrivare a questo “meglio” lesghere e forza toro

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    1. ddavide69 - 6 mesi fa

      Il. Modo giusto er non rischiare.

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  23. claudio sala 68 - 6 mesi fa

    La gestione disinvolta di Borsano e Cimminelli non ci ha portato così bene, anche se i risultati sportivi ci sono stati segno che comunque nel medio periodo occorre raggiungere una stabilità di bilancio, guadagnare e non solo fare debiti. Non sono un’economista però mi domando se Cairo possa fare un percorso stile PSG, Juve, Chelsea, Manchester city dove le figure presidenziali hanno ben altri portafogli

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    1. ddavide69 - 6 mesi fa

      In imprenditoria se vuoi crescere qualche debito lo devi fare. Portami un esempio di impresa senza debiti di una certa rilevanza. Anche nella vita della maggior parte di noi si è fatto un finanziamento o un mutuo, mica vuol dire essere falliti.

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      1. Granata - 6 mesi fa

        Hausbrandt, Pellini, l’Amarone della Masi Agricola, Vini Ferrari dei fratelli Lunelli,Scarpa calzature, Uteco macchine per stampa, Pettenon Cosmetics, queste per rimanere nel nord est Italia. Vado avanti ?

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        1. ddavide69 - 6 mesi fa

          Eh vai avanti, ma devi anche dire cose esatte.. A parte lunella e masi che non conosco e non so quanto fatturano, le altre quotate in borsa hanno tutte chiesto soldi al mercato e poi ogni società di una certa rilevanza cerca finanziamenti. Solo il Toro non dovrebbe farlo, perché???

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        2. prawda - 6 mesi fa

          Meglio se ti fermi proprio perche’ scrivi inesattezze: la Masi e’ indebitata, il complessivo debito verso le banche al 31.12.2017 e’ pari a 14,6M, come si puo’ evincere consultando il bilancio, con iscrizione ipotecaria sugli immobili della societa’ a garanzia del debito.

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          1. ddavide69 - 6 mesi fa

            certi parlano proprio solo perché hanno la lingua in bocca

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      2. claudio sala 68 - 6 mesi fa

        Le squadre che ho citato non sono un caso… Soprattutto City e PSG hanno fatto il salto con l’arrivo di forti portafogli. Non credo che una banca faccia un mutuo ad un operaio che voglia acquistare un castello… La mia domanda era proprio riferita a quanto effettivamente possa investire Cairo in modo costante per fare un salto di qualità notevole.

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  24. ProfondoGranata - 6 mesi fa

    Ma stiamo scherzando? L’articololista con indubbia proprietà di linguaggio e ricorso a altisonanti paragoni cerca di farci credere che indebitarsi è cosa sana e giusta?!
    Prendiamo il modello “Ferrero” come esempio?!
    Le società di calcio sono aziende. Devono sostenersi con le loro gambe. I soldi da dove provengono? Dalle banche? Va bene ma poi vanno restituiti e se non ci sono ricavi o ricavi a sufficienza? Ovvio.. Sanzioni e fallimento.
    E ci siamo già passati… Tutto dimenticato?
    Dieci Cento Mille Cairo!
    La via per crescere è non fare il passo più lungo della gamba ma piccoli passi in avanti ogni anno.
    Servono più soldi, vero. Ma devono arrivare dai ricavi.
    Non necessariamente plusvalenze. Sponsor. Merchandising. Abbonamenti…
    Ma anche plusvalenze. Ad esempio acquistare più promesse a basso costo. Farle crescere in prestito in altre squadre e poi fare cassa rivendendole quando salgono di prezzo.
    Cairo è un imprenditore oculato e sa il fatto suo. Probabilmente non capisce nulla di calcio, ma per questo ci sono i suoi collaboratori. Ma di certo le sue aziende navigano in ottime acque e tutti i suoi dipendenti lo stimano. C’è sicuramente una ragione..
    Il tifoso guarda solo alla crescita della squadra e vorrebbe vederla crescere ogni anno. Ma la verità è che il sistema calcio è diventata una macchina per fare soldi e per entrare nell’olimpo servono tempo e pazienza.
    Entrando in EL avremo accesso ad un sistema premiante che dovremo saper sfruttare. Puntare alla Champions con continuità significa portare a casa utili necessari a crescere ancora.
    Questa è la strada da seguire.
    Chi troppo vuole…
    FVCG

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    1. ddavide69 - 6 mesi fa

      Chi troppo vuole, che mentalità provinciale. Cosa vorremmo noi?? galleggiare a metà classifica per l eternità? Grande esempio di imprenditoria…

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      1. Granata - 6 mesi fa

        Todd, Tenaris, Parmalat, Stmicroelectronics, Beretta. Ti basta ?

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        1. Granata - 6 mesi fa

          Tod’s non Todd.

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        2. ddavide69 - 6 mesi fa

          Non ho capito

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        3. ddavide69 - 6 mesi fa

          Non ho capito ho capito, guarda che se ti quoti in borsa significa che chiedi i soldi al mercato, quindi hai fatto esempi non corretti.

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          1. Granata - 6 mesi fa

            Io non sono un economista, per carità ma se un azienda ha utili netti e liquidita disponibile mi spieghi dove li ha i debiti ?

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          2. Granata - 6 mesi fa

            Pettenon, per esempio,dà lavoro a 16 mila persone e realizza 5 miliardi di ricavi, uno di utili operativi, 750 milioni di cash. Non è quotata.

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        4. ddavide69 - 6 mesi fa

          Allora ti spiego. Se hai degli utili netti non significa che in passato non hai chiesto finanziamenti in banca o attraversare intermediatori mobiliari. Per quanto riguarda la borsa, io imprenditore quoto la mia società perché ho bisogno di denaro. Vado in una banca d affari, faccio valutare la mia società, porto il progetto in consob che fanno le loro verifiche. Naturalmente sto semplifucando molto. Decido quanto è la quota della mia società che voglio mettere sul mercato, se la quota vale trenta milioni di euro ad esempio, si vede quante azioni si vogliono emettere e si ottiene il valore di ogni singola azione. Anche io nin sono un economista.

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          1. ddavide69 - 6 mesi fa

            che cavolo mitti i meno : porta argomenti altrimenti taci

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  25. Madama_granata - 6 mesi fa

    Con tutto il rispetto per l’autore, sono totalmente convinta della giusta scelta del nostro Presidente che, con oculatezza, non espone la nostra squadra (e se stesso) a catastrofiche débacles, a disastrosi crolli finanziari!
    Noi del Toro, purtroppo, abbiamo già dato.
    In più, lo stesso autore parla del disastro economico della faniglia Sensi, che ha trascinato con sé anche la squadra della Roma.
    Bisogna proprio seguirne il negativo l’esempio?
    Inoltre, facile dire che “bisogna rischiare” con i soldi degli altri, e fare i conti nelle tasche altrui!
    Perché il signor Weatherill non rischia con i suoi, di danari, invece di criticare la gestione del “buon padre di famiglia” di Urbano Cairo?

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    1. ddavide69 - 6 mesi fa

      Guarda che fare impresa significa rischiare. Si chiama rischio di imoresa. Altrimenti fai l operaio come me. Pensi che Cairo abbia fatto nascere la cairocommunication o abbia comprato rcs seza chiedere qualche soldo alle banche? Certo è più facile farti pagare gli stipendi dai diritti tv e far girare gli stessi soldi del player trading. Ti informo che quando Cairo venderà il Toro ci guadagnerà un bel po’ di milioni, altro che rischi…

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    2. turin - 6 mesi fa

      egregia madama, anch’io con tutto il rispetto, è proprio l’esempio che l’autore fa di franco sensi che avrebbe dovuto convincerti che l’articolo non è un invito a cairo di fare spese pazze per poi fallire. ma come si può pensare che una persona sana di mente possa incitare qualcuno a fallire? ti invito a rileggere l’articolo, è possibile che tu possa rivedere qualche tuo giudizio troppo affrettato per il tuo evidente amore per “cairo buon padre di famiglia”. un saluto

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  26. Grizzly - 6 mesi fa

    Premesso che per me questi articoli di “economia” servono solo ad aizzare un po’ di tifosi e non apportano un bel nulla sul lato sportivo ed emozionale del quale mi piacerebbe condividere la passione con altri tifosi del TORO.

    Il concetto di debito così come espresso dall’articolo non ha alcun significato, soltanto un po’ di demagogia spicciola verso chi pensa che Cairo sia un pessimo presidente. Il debito non è un male in assoluto, lo diventa quando non si ha la capacità economica di farvi fronte come nel nostro caso, oppure qualcuno pensa che facendo debiti diciamo per 30/40 mln avremmo risultati decisamente migliori? ma se le altre squadre hanno ricavi almeno 3 volte superiori ai nostri di cosa vogliamo parlare? di quanto dovremmo indebitarci per poter competere oltre il 6/7 posto? e perchè le società al nostro livello non si indebitano maggiormente in modo da poter competere anche loro con le prime 5/6 squadre? solo Cairo è il più fesso che non ama la propria squadra?

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    1. ddavide69 - 6 mesi fa

      Allora é meglio non provare a fare nulla e vivacchiare all infinito senza arte ne parte. Bello.

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      1. Grizzly - 6 mesi fa

        Il problema sta nel fatto che per te quello fatto finora è il nulla e senza ambizioni, per molti di noi non è così, andare a giocarsela contro tutti e poter lottare fino alla fine del campionato per l’Europa League, avere tutti giocatori di proprietà, costruire un settore giovanile di prima fascia, fino a pochissimo tempo fa era utopistico… forse la strada non è di quelle più veloci, ma stiamo crescendo!!!

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  27. Bilancio - 6 mesi fa

    Ciao Anthony,
    Complimenti per l articolo, ma accetti un appunto:
    1) Non dimentichiamoci che i debiti di guerra della Germania furono completamente cancellati (assomiglia un po alla riduzione della penalizzazione dei gobbi che in serie b scesero a -30, pena ridotta poi….)
    2) gli investimenti delle casse dei vari land tedeschi (equivalenti alla nostra cassa depositi e prestiti) hanno prima unito la Germania ovest ed est ed hanno continuato a sovvenzionare l economia tedesca senza che questi veri e propri aiuti di stato venissero ascritti alla voce debito pubblico.
    3) il loro surplus superiore in qualche periodo all 8% , frutto di questi sovvenzionamenti, e’ andato contro tutti i regolamenti europei, ma mai sanzionato visto che….sono loro stessi a comandare la politica monetaria.
    Quanto sopra per NON cadere nella solita probaganda che noi del sud europa siamo sporchi, pigri e cattivoni, ed al nord europa sono un esempio di virtu.
    Tutte balle. Loro fanno i loro interessi e li fanno molto bene…

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  28. RobyMorgan - 6 mesi fa

    Articolo come i precedenti, sempre scritto con una qualità che purtroppo non c’è sempre nel mondo del Calcio: l’intelligenza.

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  29. granatadellabassa - 6 mesi fa

    Fatemi capire. Un paio di settimane fa si criticava il mega debito della juve, oggi si critica il non voler fare debiti. Mah!
    In ogni caso penso che la verità stia nel mezzo. Ci si può indebitare ma con buon senso.

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    1. Esempretoro - 6 mesi fa

      Ti quoto, granatadellabassa, il punto è proprio questo. Credo che nel caso di Cairo, pur apprezzando la mancanza di esposizione con le banche,noi tifosi ci si divida proprio sul limite di questa virtù…
      Contrariamente ad alcuni post di persone ferratissime in temi finanziari io non so indicare una via certa per dare un vero colpo di coda, ma la mia sensazione è che qualcosina in più il pres potrebbe fare (cominciare con Fila terminato, Robaldo operativo e questione Stadio di Proprietà non sarebbe male). Per il resto il detto “chi non risica non rosica” ci sta (i soldi non sono miei).
      Ma per rosicare…. rosico, rosico parecchio anche senza rischi…FVCG

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  30. user-14142151 - 6 mesi fa

    leggo tanta retorica (purtroppo), decontestualizzando molte citazioni. non ce le ricordiamo più le precedenti spregiudicate gestioni? mah!

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    1. turin - 6 mesi fa

      leggo uno che si firma con un numero, che è l’unica cosa decontestualizzata di questa pagina. a volte, quando non si capiscono le cose, si farebbe più bella figura a tacere. ma è evidente come tu non ce la faccia.

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    2. turin - 6 mesi fa

      dimenticavo… articolo splendido e intelligente. come sempre

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