Toro, l’essenza dell’essere granata

Toro, l’essenza dell’essere granata

Saldature / Quando rivedremo una squadra simile per spirito e passione a quelle degli anni ’60 e ’70?

di Beppe Pagliano

Archiviata la sosta per gli impegni delle varie nazionali, occupate a giocarsi un posto ai prossimi campionati europei, domenica prossima all’ora di pranzo il Toro sarà impegnato in una partita importantissima contro il Sassuolo, le ultime prestazioni hanno fatto sì che la stessa società abbia ridimensionato gli obiettivi stagionali, riconsiderando la salvezza come principale risultato da centrare.

Motivo per cui una vittoria concederebbe una salutare boccata d’ossigeno sia soprattutto per la classifica, sia per il prossimo impegno che vedrà la squadra di Ventura affrontare la Juventus nello stadio di periferia, ma di questo ci occuperemo la prossima settimana.

Diciamoci la verità, il nostro morale di tifosi non è particolarmente alto, sarò ripetitivo, ma al termine della passata stagione ci aspettavamo il fatidico salto di qualità, ma purtroppo, i risultati parlano chiaro, abbiamo fatto un bel salto indietro e ci ritroviamo per l’ennesima volta a sperare nelle disavventure dei vari Chievo, Cesena, Parma, Empoli etc. etc.

Quanti di voi giovedì scorso si sono sintonizzati su RaiSport ed hanno guardato lo speciale sullo scudetto del Toro nel 1976?

Ebbene, per chi come il sottoscritto, ha la fortuna di serbare vivi ricordi di quell’annata memorabile è stato un ritorno al passato, un amarcord vissuto con un misto di malinconia ed orgoglio. Dovevo ancora compiere 10 anni, ma ancora oggi ricordo perfettamente, ad una ad una, le varie partite di quel campionato, ricordo chi segnò le varie reti, ricordo le emozioni di me bambino allo stadio, l’orgoglio di entrare a scuola il lunedì mattino, ma sopra ogni cosa ricordo l’abbraccio a mio padre nel momento in cui Pulici mise a segno il gol all’ultima giornata contro il Cesena e poi la sofferenza causata dall’autorete di Mozzini ed infine a scudetto conquistato la mia arrabbiatura, simile a quella di Gigi Radice, per non avere stabilito il record di punti conquistati sul campo amico, e come dimenticare i rimbrotti di mio padre e delle altre persone adulte che mi dicevano: “Fate fùrb fòl, at capita pi nèn tant prest na giurna parèi”, per i non piemontesi traduco in un “Fatti furbo stupido, non ti capita più tanto presto una giornata così”.

Quanto furono profetiche quelle parole!

I giovani che hanno assistito al programma, probabilmente hanno avuto modo di capire un po’ meglio quello che noi vecchi brontoloni intendiamo per essere del Toro!

Avete notato con quale senso di appartenenza i vari Sala, Zaccarelli, Pecci, Pulici, Santin, Salvadori, Castellini parlano di quel Toro?

L’affermare che il Toro non è una squadra di calcio, ma un’ idea, deriva da quel Toro degli anni sessanta e settanta, un Toro fatto da dirigenti innamorati del granata, da giocatori che prima di essere giocatori erano uomini, figli di quei tempi e di quel contesto sociale in cui era lecito ribellarsi al Potere e poi da una tifoseria coesa, che vedeva nel Toro, un modo per ribaltare lo Status Quo imposto.

E poi c’era il Filadelfia, quel luogo magico, in cui i giovani ragazzi capivano di entrare dove realmente il tempo si era fermato, esisteva uno zoccolo duro di giocatori che forgiava questi ragazzi e chi di loro non aveva le caratteristiche da Toro, cambiava aria, perché è innegabile, che a questo mondo, non tutti hanno la fortuna di essere da Toro.

E cosa dire di allenatori come Giagnoni e Radice che pur non avendo mai avuto modo di entrare in contatto con la maglia granata, appena entrati al Filadelfia, capivano all’istante quale immensa fortuna aveva regalato loro il destino, diventando così, all’istante, i trascinatori di tutto il mondo granata.

Da tutto ciò si capisce il perché molti di noi sono così critici verso il Toro attuale, certo il calcio, così come il mondo è cambiato, ma è innegabile che siamo in mano ad una società lontana anni luce dalla nostra idea di Toro; un allenatore che continua a ricordarci che fino a tre anni fa giocavamo a Cittadella, ma a cui vorrei controbattere che vent’anni fa eliminavamo il Real Madrid, ed è parte della nostra Storia pure quello e poi ci sono i giocatori, raccattati qua e là, alcuni con caratteristiche da Toro, altri meno, altri ancora diametralmente distanti da quello che è un giocatore da Toro, abbiamo inoltre esempi di giocatori che hanno indossato le maglie di tutte le categorie giovanili, arrivando in prima squadra ed ora giocano nella Juventus e non perdono occasione di ricordarci che noi siamo una piccola realtà!

So che è impossibile vincere Coppe e Scudetti, ma vorrei che in parte quel Toro ritornasse in vita, vorrei rivedere in campo i nostri giovani, vorrei rivedere gente che da l’anima per la maglia granata, vorrei tornare a sentire totalmente mio il Toro e a quel punto anche una salvezza all’ultima giornata di un campionato tribolato, avrebbe tutto un altro sapore.

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