È solo un gioco. Davvero?

È solo un gioco. Davvero?

Sotto le granate / Torna l’appuntamento con la rubrica di Maria Grazia Nemour: “No, non è stata solo una fredda settimana di maggio quella passata, sono stati i giorni che hanno congelato il nostro sogno, un sogno scaldato tra le mani per tutto il girone di ritorno”

di Maria Grazia Nemour

“È solo un gioco, una partita di calcio” dice la fidanzata altifoso dell’Arsenal, in una scena del film ‘Febbre a 90.

Lui la guarda, prima di rispondere: “No, non mi dire così. È la cosa peggiore che potresti dire. Perché mi sembra evidente, che non sia solo un gioco.

No, non è stata solo una fredda settimana di maggio quella passata, sono stati i giorni che hanno congelato il nostro sogno, un sogno scaldato tra le mani per tutto il girone di ritorno.

L’Atalanta che ha portato nello stadio romano un quarto della sua città, quell’Atalanta che da anni lavora per stupire con mezzi contenuti, finanziariamente molto più limpidadella Lazio, della Roma e naturalmente del Milan, ecco quell’Atalanta non si è portata negli spogliatoi la Coppa, e il nostro sogno si è raffreddato in modo preoccupante. Ma l’ipotermia definitiva del sogno è stata opera nostra, domenica, a Empoli.

Una partita, quella di Empoli, che Moretti nel suo commiato curiosamente annovera tra i tre momenti Toro che rimarranno parte indissolubile della sua avventura umana, insieme a Bilbao e il derby granata.

No, non è solo una partita di calcio.

Domenica, gol dopo gol vedevo che la gente al bar abbandonava la sedia, qualcuno rumorosamente, in preda a scatti d’ira. Io, semplicemente, non potevo credere al risultato.

Non ero arrabbiata, ero svuotata.

Non avevo recriminazioni in bocca, solo tanta delusione in faccia.

Sull’1 a 0 ho pensato, abbiamo tutto il tempo.

Sull’1 a 1 ho pensato, ora Iago fa doppietta.

Sul 2 a 1 ho pensato, sarà meglio valutare che non giocheremo un pomeriggio intero.

Sul 3 a 1 ho pensato, no, non andrà a finire così.

Sul 4 a 1 ho smesso di pensare, tanto per non uscire dal bar con gli occhi lucidi.

Il quasi peggior attacco batte la quasi migliore difesa per 4 a 1.

Si può perdere in modo umiliante per troppa voglia di vincere? Forse. L’ho vissuto ma non lo so spiegare.

Il fatto è che questo campionato del Toro non è stato come quello degli ultimi dieci e più anni, ha sgocciolato emozione fino a tarda primavera. Non è stato un calcio d’altitudine in quanto a bellezza, ma siamo comunque rimasti in otto a giocarci la Champions fino alla penultima partita. È vero che anche questa volta non abbiamo raggiunto la meta, ma…c’è stato il viaggio, perché poi fissare la meta è un pretesto per divertirsi nel viaggio.

Gioca da Toro, abbiamo potuto dire. Abbiamo visto in campo, una partita dopo l’altra, i capitani coraggiosi Belotti e Moretti, Izzo il difensorattaccante, Nkoulou che sembra uscito da un film di Spike Lee, Sirigu dei miracoli, Ansaldi l’onnipresente e Rincon il generale del vino che tingegranata, ecco li abbiamo visti in campo un anno intero e abbiamo potuto dire: quello, gioca da Toro.

Perché poi, a essere sincera, perfino io che per natura il bicchiere lo vedo sempre mezzo pienoo al limite aggiungo birraavevo eretto pochi muri del mio castello in aria europeo. Ma devo dire che il campionato mi ha sbronzata ugualmente. Sarà stata la birra. O forse questo Toro. Più la birra.

E se mai capitasse che in Europa ci andassimo al posto del Milan, non sentirei di aver rubato nulla a nessuno. Vincerebbe l’onestà. Brindisi.

Che sia una sconfitta di lava che brucia per 4 a 1 o l’aspettativa della vittoria dell’ultimo colpo di coda in campionato, “No, non è solo una partita di calcio, ma è il brivido di essere lì, in campo, con la testa confusa da mille preoccupazioni e a spalle uno zaino pieno di sassiaccumulati negli anni, ma il cuore senza paure. Il brivido di essere lì e dire: io sono Toro. Un Toro che è molto di più,di una partita di calcio.


Mi sono laureata in fantascienze politiche non so più bene quando. In ufficio scrivo avvincenti relazioni a bilanci in dissesto e gozzoviglio nell’associazione “Brigate alimentari”. Collaboro con Shakespeare e ho pubblicato un paio di romanzi. I miei protagonisti sono sempre del Toro, così, tanto per complicargli un po’ la vita.

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  1. gianni panchieri - 7 mesi fa

    Io prima della partita ho detto a mia moglie:oggi si vince o si perde,il pari non esce,me lo sentivo.Poi finito il primo tempo ho pensato:il secondo tempo ne facciamo tre.Abbiamo pareggiato e l’empoli era sparito,poi brighi si è trovato il pallone caduto dal cielo e lì è cambiato tutto.Io sono convinto che gli episodi in una partita(sopratutto queste partite)sono determinanti.Poi resto convinto che anche avessimo vinto,con il risultato della roma di sabato era già tutto scritto.Andiamo avanti e sempre forza Toro e ai tifosi che mi sono piaciuti tantissimo.

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  2. tric - 7 mesi fa

    Ha ragione, Madama granata, umiliante, anzi deprimente, è che ci sia un sito granata che va a chiedere pareri sul Toro a Luciano Moggi! Vergogna!

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  3. Madama_granata - 7 mesi fa

    “Si può perdere, in modo umiliante, x troppa voglia di vincere?” si domanda l’articolista.
    Si,vorrei rispondere io, si può perdere x troppa voglia di vincere.
    Ma non in modo “umiliante”: solo in modo “doloroso”, secondo me.
    Umiliante sarebbe stato non aver avuto voglua di giocare

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    1. Madama_granata - 7 mesi fa

      Umiliante sarebbe stato non aver avuto voglia di giocare e di impegnarsi.
      I nostri, per troppa voglia di vincere, hanno sbagliato tutto, sono andati in confusione totale, hanno perso lucidità.
      Una delle migliori difese del campionato è stata scardinata, e gli attaccanti hanno perso la via del gol!
      No, x me non è stato umiliante: solo doloroso!

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  4. gigioscal - 7 mesi fa

    perché poi fissare la meta è un pretesto per divertirsi nel viaggio, ecco

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  5. Pikabu - 7 mesi fa

    Emiliano oggi, con le sue parole annuncianti il ritiro, ha reso meno amara la sconfitta di Empoli. Non ero lì a percepire sul campo l’effetto bello e forte di quell’abbraccio finale tra tifosi e giocatori ma lui l’ha fatto rivivere. Ha fatto rivivere un momento da Toro ed ecco che anche Empoli, la difesa quasi più forte che cede all’attacco quasi più debole, ha avuto un suo senso

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